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Recensione: Anomalia, storie di mostruosità moderna

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Ognuno è anomalia, unica e irripetibile, proprio come i racconti presentati in questo volume di Double Shot e Mojo Autoproduzioni. Anomalie vere e proprie, con mostri e racconti inspiegabili, ma anche l’anomalia della normalità e della noia. Tutti piccoli tasselli che insieme formano un unicum, coerente e frammentato allo stesso tempo, come solo le anomalie possono essere. Per questo risulta impossibile una recensione dell’intero volume senza prendere in considerazione le singole storie, pagine e persino vignette che ci vengono presentate sfogliando l’albo edito da Double Shot.

Perché è vero, c’è una strana coerenza nelle anomalie, un fil rouge che le unisce, ma ognuna rimane unica e irripetibile, con sfumature che appaiono nuove a ogni lettura.

I figli del mare

Dopo una breve introduzione di Lorenzo Palloni il volume si apre con la prima storia di Michelangelo Tani, I Figli del Mare. La prima tavola ci accoglie con i suoi colori tenui, acquarellati, lungo la costa in un paesino diroccato. Un paese in cui l’anomalia apparentemente è l’arrivo di un circo. Il protagonista Earwyn ne rimane subito affascinato, o meglio, rimane affascinato e ossessionato solamente da uno dei freak che danno spettacolo della loro unicità: Riva, il mostro marino.

Tra i due nasce presto un’amicizia, entrambi sono unici a modo loro, allontanati dalla società per le loro stranezze. Se però Riva ha trovato un equilibrio nel circo, lo stesso non si può dire di Earwyn, che viene letteralmente preso a pesci in faccia dalla società che lo circonda.

Un amore/ossessione che presto porta Earwyn alla violenza e alla pazzia, causata dall’abbandono dell’unica persona che non lo facesse sentire un’anomalia, e che porta la storia a una tragica conclusione.

Perché essere unici, o anomali, non vuol dire rimanere soli o incompresi. Ne I Figli del Mare vengono mostrati due modi diversi di essere anomalie, due modi di affrontare il mondo. Quello di Riva, un’anomalia esterna, dell’aspetto, e che riesce a trovare il proprio equilibrio nel piccolo mondo che si è creata, e quello di Earwyn, dove l’anomalia è più difficile da comprendere poiché interna allo spirito. Una diversità all’apparenza invisibile, che ha col tempo creato un muro attorno a lui, un muro contro cui alla fine finisce per scontrarsi.

Essere unici non significa per forza essere soli.

The Slaughter House

L’intera vicenda viene raccontata dai tratti abbozzati in nero e azzurro e dai discorsi concisi e sferzanti di Ferrara e Romani. Non è una storia che si presenta chiara fin dall’inizio, ma che si scopre pian piano. Un’anomalia sotto gli occhi di tutti, ma che viene ignorata per vivere meglio.

Ci troviamo di fronte a un racconto distopico di un vicino futuro (oppure che stiamo già vivendo?), realistico nei tratti crudi, che rivela la sua vera natura solo nelle ultime tavole. The Slaughter House è una riflessione su come certe anomalie non siano nascoste ma volutamente ignorate. La scelta è tra: ignorare e vivere oppure conoscere e morire?

Una volta scoperti i simulacri su cui si basa la nostra società, possiamo accettarli e continuare a vivere come prima?

Solitudo

La storia di Natoli e Piergentili dalle prime pagine sembra solamente la giornata di un nonno normale. Niente di strano, niente di anomalo. Solo quando l’uomo viene lasciato solo nella notte scopriamo i lati più intimi della sua persona, la profonda solitudine che lo attanaglia e la voglia di intimità che sembra in ogni modo negata.

Negata dalla sua età, dalle persone che lo circondano e da lui stesso.

L’uomo protagonista si ritrova rinchiuso in una placida normalità, una vita perfettamente normale a cui però manca qualcosa. Qualcosa che riesce a trovare grazie a una vita parallela, che un nonno e padre di famiglia non dovrebbe avere secondo i canoni della nostra società. Un’esperienza nata attraverso lo schermo di un computer e che si materializza nella forma di una donna. Un’esperienza vera, ma comunque distaccata e solitaria, quasi nulla di più che una transazione d’affari che permette per poche ore di non sentire la terribile solitudine che ci circonda.

Ogni uomo è un’isola, e nasconde segreti e desideri.

Visualizzato

La prima cosa che si nota sfogliando le pagine di questa storia di Antonio Marino è il tratto: scuro, graffiato e brutale, quasi confusionario. Non c’è modo per l’occhio di soffermarsi sui dettagli, sulla scena singola, ma si viene catapultati in un mondo in bianco e nero dove non esistono sfumature.

La storia si apre con una scena di un reality tv, criticato dai due protagonisti della storia per la sua banalità. Ben presto però veniamo catapultati nel bel mezzo dell’azione, quando due loschi e inquietanti figuri si presentano alla porta dei due protagonisti. Sono vestiti uguali e parlano all’unisono, come una cosa sola.

Tutto nella norma, si tratta solamente di due “predicatori da portone”, ma la verità colpisce i protagonisti in tutta la sua potenza poche ore dopo, al loro risveglio. Entrambi, quando parlano, dicono le stesse cose, proprio come le due persone che li hanno visitati. Decidono quindi di indagare, di capire cosa gli sta succedendo, e così vengono catapultati nella setta del visualizzato, dove gli adepti indossano tutti maschere e parlano in coppia, come le spunte blu di whatsapp. Non c’è scampo.

A meno che tu non tolga la visualizzazione, che è un po’ quello che fanno i protagonisti. Non si allineano, si ribellano e scappano, inseguiti dagli altri adepti che comunicano tra loro proprio grazie ai messaggi di whatsapp, lodando il loro leader supremo.

Un’omologazione che viene rivelata in tutta prepotenza solamente quando gli adepti tolgono le maschere, rivelando il nulla che sono diventati annientando la loro personalità.

Una storia inquietante e strana, che si conclude come un ciclo, un eterno ritorno da cui non si può fuggire in alcun modo. Con una coppia si apre e con una coppia si chiude, in un ciclo senza fine.

In Panchina

In Panchina di Alessandra Marsili ci accoglie con i suoi colori caldi, accoglienti, e il disegno preciso e chiaro. È la storia semplice ma intensa dell’incontro di due anomalie che riescono a completarsi. Due persone che nella loro mente nascondono universi separati ma incredibilmente simili, e del loro avvicinarsi. Entrambe diverse, entrambe “anormali” nelle loro passioni e modi di essere.

Un incontro da cui nasce un sentimento che è impossibile trasmettere a parole, paragonabile a due stelle che si scontrano e creano qualcosa di nuovo, meraviglioso e unico. Per quanto le nostre strade possano sembrarci strane, troveremo sempre qualcuno che ci accompagna lungo il percorso.

Proveranno sempre a cambiarci, a renderci uguali agli altri. Bisogna proseguire per la propria strada, in direzione ostinata e contraria.

Nero Fumo

Nero Fumo di Paquini e Ferrari già dalle prime tavole mantiene la promessa implicita nel titolo. Il segno è fumoso, nero e denso, come la storia. Una vicenda, quella raccontata, che si concentra sulle nostre paure più intrinseche e nascoste, le più irrazionali e strane che però possono risultarci letali.

Si presenta come una “detective story”, un noir dalle tinte paranormali che più si avvicina al paranormale più entra dentro la psiche umana, analizzandola e destrutturandola, fino a spogliarla mostrando le sue paure e debolezze più profonde.

Ci sono solo due opzioni in questo mondo bianco e nero: accettare le nostre paure e convivere con loro, o soccombere e lasciarsi trascinare nell’oscurità. Sfruttare la paura o esserne schiavi. Ma anche questo ha un prezzo, come tutto.

Omen

Omen di Luca Testi all’inizio potrebbe sembrare un semplice fumetto con ambientazione medievale, un high fantasy qualunque, ma ben presto si rivela qualcosa di più. Una riflessione cinica quanto realista – nonostante la presenza di fatine – delle anomalie, che quando si presentano arrecano paura e stupore. Un po’ come il mostro di Frankenstein, un’anomalia buona trasformata in mostro dalla società che lo ha maltrattato, il protagonista si vede allontanato dai coetanei e dal resto del paese. Un comportamento che, in qualche modo, lo rende mostruoso agli occhi degli altri, un’erbaccia da estirpare e bruciare.

Eppure è molto di più perché, usando le stesse parole del “medico”, dinnanzi a qualcosa che non conosce, dinnanzi a un’anomalia, questo mondo reagisce con timore, seminando caos puro. Ma quello che per una farfalla è caos, per un ragno è normalità.

A volte dall’oscurità non c’è scampo e si cerca disperatamente di resistere, ma alcuni forse sono destinati, prima o poi, a cadere nel baratro.

Anomalia: la copertina

Una menzione d’onore va alla copertina, disegnata da Marino Resta. I colori accesi, il segno preciso e la composizione armonica seppur piena di elementi sono una porta perfetta per il volume. Anche l’uso dei colori, dove predominano il verde e il blu, donano uno strato di significato ulteriore al tutto. Il fil rouge è presente anche qui, nella placidità in cui la donna protagonista della copertina galleggia nella sua stanza, circondata dalle carpe e dagli oggetti di vita di tutti i giorni, che al contrario rimangono immobili. Un’anomalia nell’anomalia, che apre e chiude questo volume.

Se, come a noi, vi è piaciuto Anomalie, vi consigliamo anche un altro volume sempre edito Double Shot e Mojo Autoproduzioni: Oblio.

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