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Film e Serie TV

Chi era Ragnar Lothbrok? Il leggendario re di Vikings tra mito e storia

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Il re incontrastato di Vikings, serie tv di History Channel, è sicuramente Ragnar Lothbrok. Un umile contadino che riesce a raggiungere il potere grazie alla sua astuzia e forza, oltre che intuizione. A lui è attribuito l’attacco al monastero di Lindisfarne e tante altre imprese, ma chi era veramente Ragnar Lothbrok? È veramente esistito?

La serie tv

Partiamo dal presupposto che, nonostante Vikings sia una serie coinvolgente, ben strutturata e scritta, è ben lontana da essere storicamente accurata. Leggende e miti si intrecciano ad avvenimenti reali, personaggi storici a immaginari, ma è utile per immergersi nel mondo dei vichinghi dell’800, nel periodo che ha letteralmente sconvolto gli equilibri geopolitici dell’Inghilterra.

Nella serie Ragnar Lothbrok è un contadino che, come molti vichinghi, si dedica a razzie e conquiste, ma a differenza degli altri ha un’intuizione geniale. Decide di rischiare tutto e partire verso l’Inghilterra, senza nemmeno sapere dove si trovi esattamente o cosa lo aspetti in quelle terre. Inutile dire che è un successo, e che torna a casa con grandi ricchezze e gloria. Da lì, dall’attacco a Lindisfarne, comincia la sua storia. Eppure nella saga originale non è esattamente così.

La Saga di Ragnarr Loðbrók

Se volete leggere la leggenda di Ragnar Lothbrok vi consigliamo il libro edito da Iperborea: “La Saga di Ragnarr”.

Ragnarr Brache di Cuoio

Se ancora conosciamo Ragnar e le sue imprese è grazie alla saga che ci è stata tramandata principalmente da tre fonti: la Ragnarssaga Loðbrókar (la saga di Ragnarr Loðbrók), Ragnarssona Báttr (il Racconto dei figli di Rganarr) e il nono libro delle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus.

La saga, per quanto spesso ripresa, è radicalmente diversa dalla serie tv. Qui Ragnar non è infatti sposato con l’amata Lagertha, bensì con Thora, figlia dello jarl Herrauðr, il quale la promette in sposa a chiunque riuscirà a uccidere un terribile serpente. Il mostro viene sconfitto da Ragnar, grazie a uno stratagemma da cui deriva il suo nome (Loðbrók significa brache di cuoio): indossa dei pantaloni e un mantello di cuoio rinforzati con pece, e grazie a questo espediente riesce a proteggersi dal veleno e dal sangue del serpente.

Sposa quindi Thora e ha due figli, ma non si tratta di Björn, bensì di Eirekr “cappello di vento” e Agnarr. Dopo poco però Thora muore a causa di una malattia, e Ragnarr torna a viaggiare in cerca di nuove avventure. Proprio durante una di queste incontra Kráka.

Kráka

In Norvegia la nave di Ragnar si ferma, e lì i suoi uomini incontrano una donna “senza eguali”, tanto che la sua bellezza li distrae a tal punto da fargli bruciare le vivande che stavano preparando. Allora Ragnar decide di incontrarla, ma solo se lei si presenterà

non vestita, né nuda; non sazia, né digiuna; e anche che non sia sola, ma neanche accompagnata da alcun uomo

Questa parte è poi stata ripresa dalla serie tv, e si tratta di una delle più caratteristiche della leggenda, dato che Kráka si presenta a lui vestita solo dai suoi capelli biondi e una rete da pescatore, accompagnata da un cane e mentre mangiava un porro. I due si sposano, ma lei impone di aspettare tre giorni, altrimenti il loro primo figlio nascerà senz’ossa. Il desiderio è tale però che Ragnarr non riesce a resistere, e così il loro primo figlio, Ívar, nascerà con cartilagine nelle gambe, al posto delle ossa, e viene soprannominato inn beinlausi (senz’ossa). Alle sue mancanze fisiche però compensa grazie a una mente brillante e astuta. Dopo di lui nascono Björn “fianchi di ferro”, Hvítserkr e Rögnvaldr.

Le vere origini di Kráka

Negli anni però le cose cambiano, e Ragnar si innamora della figlia del re Eysteinn di Svezia, Ingibjörg. Decide di ripudiare Kráka, ma la voce giunge alla moglie che decide quindi di rivelargli le sue vere origini. Non è figlia di umili contadini, bensì di SigurðrFáfnisbani, cioè “uccisore del drago Fáfnir”, e Brynhildr, mentre il suo vero nome è Áslaug. Per provare la cosa profetizza che il prossimo figlio nascerà con un serpente nell’occhio, e lo chiameranno Sigurðr. Così accade e Ragnarr decide di non sposare più Ingibjörg.

La guerra in Svezia

Il re Eysteinn, oltraggiato per il rifiuto di Ragnar, rompe l’alleanza. I figli di Ragnar e Thora decidono quindi di attaccare il re, con esiti disastrosi. Entrambi muoiono, ma vengono vendicati dai fratelli e dalla stessa Áslaug, che prende il nome di Randalín (nome adatto a una valchiria). Da qui in poi i figli di Ragnar compiranno grandi imprese e razie, tanto che la loro fama inizierà ad oscurare quella del padre.

La morte di Ragnar

Ragnar, vedendo il grande successo dei figli, decide di partire nuovamente alla ricerca di avventure e gloria attaccando l’Inghilterra. Prima di partire Áslaug gli regala una tunica magica, in grado di proteggerlo da ogni ferita. La spedizione però comincia nel peggiore dei modi e le navi naufragano. Iniziano così le scorribande, ma ben presto si trova ad affrontare le forze del re Aelle, e viene sconfitto. Il Re, ignaro della sua vera identità, lo imprigiona in una fossa di serpenti per cercare di farlo parlare, ma solo una volta tolta la tunica i serpenti lo attaccano, uccidendolo. Prima di morire però Ragnar riesce a pronunciare le sue ultime parole, con cui svela la sua vera identità:

 “Strepiterebbero i porcellini se sapessero quello che il verro patisce”

La vendetta dei figli

La saga di Ragnar si potrebbe qui dire conclusa, ma è quasi d’obbligo menzionare la vendetta dei figli. Ívar si finge infatti amico di Aelle, e richiede come pagamento in cambio della morte del padre solamente il terreno che può essere contenuto all’interno di una pelle di bue. Aelle acconsente, e Ívar crea una corda con la pelle, talmente lunga da riuscire a edificare una città al suo interno. Secondo alcune fonti si tratterebbe di Londra, per altre di York. Dopo anni di collaborazione, però, decide di agire. Compra la fedeltà dei vassalli di Aelle e chiama i suoi fratelli con i loro eserciti, che invadono l’Inghilterra e sconfiggono l’esercito (molto scarno) di Aelle. La sua punizione è terribile: decidono di infliggere il supplizio dell’aquila, ovvero di aprirgli la schiena e staccare la gabbia toracica dalla spina vertebrale, in modo da creare delle ali simili a quelle di un’aquila.

Il Ragnar Storico

Nelle Gesta Danorum ritroviamo invece un Ragnar più “storico” e l’autore attinge dalle vite di diversi condottieri e re, unendo fantasia a realtà. Ci sono vari candidati per il Ragnar storico, i principali sono:

  • Horik I, re danese morto nell’854
  • Ragnar Lodbork o Reginherus, jarl proprio alla corte di Horik I, che assediò parigi nell’845 (impresa che viene mostrata nella serie tv)
  • Il re danese Reginfrid, morto nell’814
  • Il padre di alcuni capi della Grande Armata danese che creò caos e scompiglio nell’Inghilterra nella seconda metà dell’800.

Proprio nella Grande Armata Danese troviamo molti riferimenti a Ragnar, come lo stendardo raffigurante un corvo.

Una cosa è certa, è ormai impossibile ricostruire la storia vera di Ragnar Lothbrok e dei suoi figli, ma la leggenda, anche dopo più di mille anni, riesce ancora ad affascinare migliaia di persone.

 

Silvia Pegurri



Daily Nerd è un Magazine di cultura Nerd e Geek. Non si tratta semplicemente di riportare notizie, ma di approfondire e riflettere sulla cultura che ci circonda.

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Film e Serie TV

Trailer ufficiale per WandaVision, in arrivo su Disney+

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Diciamo che questo periodo non è il più fortunato per tutti gli amanti del cinema e dell’intrattenimento. La pandemia ha dato del filo da torcere a tutte le produzioni di film e serie tv, che ora stanno cercando di tornare a pieno regime pur con tutte le difficoltà del caso. Nonostante ciò non arrivano solo brutte notizie, infatti è stato pubblicato il primo trailer ufficiale di WandaVision, la nuova serie dedicata ai personaggi Marvel Wanda Maximoff e Visione che arriverà a fine anno su Disney+.

Qui sotto potete trovare il trailer, in italiano, tratto dal canale YouTube Marvel Italy:

WandaVision si propone come una serie piuttosto singolare, come si vede anche dal trailer, sarà un ibrido nato dallo stile delle sit-com americane anni ’50 con l’inserimento dei personaggi dell’universo Marvel che abbiamo imparato a conoscere e amare sul grande schermo – appunto Wanda e Visione –. Altrettanto particolare, poiché accade assai raramente, il fatto che gli attori che vestiranno i panni dei due protagonisti sono gli stessi che li hanno interpretati al cinema: Elizabeth Olsen e Paul Bettany; inaspettatamente torna anche Kate Dennings nei panni di Darcy, personaggio secondario che aiuta Jane Foster nelle sue ricerche e che abbiamo visto nella serie dei Thor.

Insomma WandaVision ha le carte in regola per diventare uno spin-off che riaccenda nei fan la voglia di Marvel, il tutto comodamente sul piccolo schermo di casa. Appuntamento a dicembre su Disney+.

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Film e Serie TV

The Croods: a new age, data di uscita e trailer della saga preistorica!

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Arriva nelle sale americane il 25 novembre The Croods: A New Age (Universal Pictures). Questo secondo capitolo sarà diretto da Joel Crawford, che ha lavorato a diversi film della DreamWorks Animation, tra cui Trolls e il franchise di Kung Fu Panda, e prodotto da Mark Swift (Captain Underpants: The First Epic Movie, Madagascar 3: Europe’s Most Wanted).

Trama

I Croods sono sopravvissuti alla loro buona dose di pericoli e disastri, scappando da bestie preistoriche con mille zanne e sono riusciti perfino a scampare alla fine del mondo, ma ora dovranno affrontare la loro più grande sfida: un’altra famiglia!

La famiglia dovrà cercarsi una nuova casa e quando scoprono un idilliaco paradiso recintato che soddisfa tutti i loro bisogni, pensano che i loro problemi siano risolti… tranne che per una cosa, un’altra famiglia vive già lì: i Bettermans.

I Bettermans, con la loro elaborata casa sull’albero e invenzioni sorprendenti, diciamo che sono giusto un paio di gradini sopra i Croods sulla scala evolutiva. Quando accolgono i Croods come ospiti non passa molto tempo prima che le tensioni si intensifichino tra la famiglia delle caverne e la famiglia moderna.

Proprio quando tutto sembra perduto, una nuova minaccia spingerà entrambe le famiglie in un’avventura epica fuori dalla sicurezza del loro mondo, che le costringerà ad abbracciare le loro differenze e trarre forza l’una dall’altra per costruire un futuro insieme.

The Croods: A New Age vede il ritorno di Nicolas Cage nei panni di Grug Crood, Catherine Keener nei panni di Ugga Crood, Emma Stone nei panni della loro figlia, Eep; Ryan Reynolds nel ruolo del fidanzato di Eep, Guy; Clark Duke come Thunk e Cloris Leachman come Gran.

A loro si uniscono le voci di Peter Dinklage (Il Trono di Spade della HBO) nei panni di Phil Betterman, Leslie Mann (Blockers) nei panni di Hope Betterman e Kelly Marie Tran (Star Wars: Episodio VIII-Gli ultimi Jedi) nei panni della loro figlia, Dawn.

Qui trovate un primo teaser trailer (attenzione è in tedesco, ma fa ridere lo stesso).

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Film e Serie TV

Mulan: tutte le ragioni per non vederlo #BoycottMulan

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È ormai da qualche anno che la Disney ci ha abituati all‘uscita dei suoi live action, film che riprendono la magia delle vecchie pellicole animate e le ripropongono a un nuovo pubblico abituato a un tipo diverso di animazione e intrattenimento. Lo ha sempre fatto, però, strizzando l’occhio ai vecchi fan, quelli che sono cresciuti con i cartoni Disney: Il Re Leone, Cenerentola, La Bella e la Bestia, Aladin e… Mulan. Quest’ultimo, uscito su Disney+ e non al cinema come previsto a causa della pandemia in corso, è ispirato a forse uno dei più amati classici Disney.

La storia Disney originale di Mulan ci insegna che non importa di che sesso tu sia, delle aspettative della società o delle difficoltà che ti troverai davanti, l’importante è l’impegno e la costanza. Se metti tutta te stessa in quello che fai nulla è impossibile, nemmeno salvare la Cina. Bene, il nuovo film Disney insegna che se vuoi essere rispettata dai tuoi colleghi uomini e salvare la Cina devi avere i superpoteri, l’alternativa è stare a casa ed essere un side character dimenticabile.

Il messaggio che passa è totalmente diverso, ma non è nemmeno l’unico problema che trapela dalla pellicola. Prima di parlare del film in sé però voglio concentrarmi sulle motivazioni che hanno spinto molti utenti e fan a boicottarne l’uscita. Ragioni ben più serie e reali di qualunque buco di trama o scelta registica poco azzeccata.

Mulan e la politica

Il film è stato creato prendendo in considerazione le maggiori problematiche degli ultimi anni. Giusto, è impensabile che i film, anche se remake, non si evolvano con il tempo per seguire i gusti e la sensibilità del pubblico. Il problema qui però risiede nell’uso strumentalizzato di temi delicati e complessi come l’eguaglianza, la libertà e la forza individuale.

“L’attivismo” di Disney è, mi dispiace dirlo, solo di facciata. Perché nonostante nel film venga più volte ripreso il tema della diversità, dell’uguaglianza e della libertà, nella vita reale queste problematiche sono state bellamente ignorate.

Molti fan si sono infatti organizzati per boicottare il film a causa delle dichiarazioni dell’attrice protagonista, Liu Yifei, che nel 2019 si era schierata a favore della polizia di Hong Kong e contro i manifestanti che richiedono l’indipendenza di Hong Kong dalla Cina.

Un’altra problematica, sempre legata alla Cina e alle sue politiche oppressive verso le minoranze, è invece più recente, e imputabile direttamente alle scelte di Disney.

La Walt Disney Company afferma nel suo rapporto sulla responsabilità sociale e nella dichiarazione sulla politica sui diritti umani che sono:

Impegnati a condurre affari in modo etico e responsabile. Rispettiamo e sosteniamo i principi internazionali volti a proteggere e promuovere i diritti umani, come descritto nella Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione sui principi e diritti fondamentali nel lavoro dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

Peccato che questo impegno non sia stato rispettato nella creazione di Mulan. Il Film infatti è stato girato nella regione dell’East Turkestan, regione in cui il governo è accusato di aver creato dei veri e propri campi di “riforma” per la comunità Uiguri. Nei crediti finali del film è ringraziata l’agenzia di sicurezza governativa della provincia dello Xinjiang, dove circa un milione di Uiguri sono detenuti senza aver commesso veri e propri crimini, se non quello di appartenere a un’etnia di minoranza mussulmana ritenuta pericolosa dal governo cinese, e quindi da dover “rieducare”.

Il governo cinese afferma che i suoi campi di detenzione nello Xinjiang sono necessari per migliorare la sicurezza, ma diverse fonti riportano i trattamenti disumani perpetrati contro gli Uiguri, che dopo il periodo di “rieducazione” vengono sfruttati come manodopera a basso costo, se non a costo zero.

Un film che racconta la storia di emancipazione di una ragazza contro una società che la opprime, quindi, è stato creato proprio grazie a un governo accusato ripetutamente di negare diritti ai propri cittadini, ricorrendo più volte alla violenza. Per protesta è nata anche una petizione, che potete firmare QUI.

Dopo questa premessa, a mio parere obbligatoria, passiamo alla recensione del film in sé.

La sceneggiatura

La storia di Mulan la conosciamo tutti, bene o male. La giovane Mulan, ribelle ed estroversa, decide di partire per unirsi all’esercito imperiale cinese per sostituire il vecchio padre, salvandolo così da morte certa in battaglia. È un percorso di formazione che unisce momenti scanzonati a scene drammatiche, senza dimenticare una morale di base che fa da fil rouge per tutto il film.

Nel Live Action inizialmente ritroviamo la stessa atmosfera originale: colorata, allegra e dinamica. Il problema sorge quando il film inizia a prendersi troppo sul serio, e quest’atmosfera a volte quasi scanzonata e i colori accesi stonano con le scene più drammatiche e serie. Il tutto è reso più confusionario da scene di combattimento la cui resa scenica è intervallata da cambi improvvisi di prospettiva, rallenty che spezzano l’azione e coreografie che più di un combattimento ricordano quelle di un balletto.

I personaggi

Nel cartone originale ogni personaggio era talmente ben caratterizzato da rimanere impresso nella mente dello spettatore. Nessuno era inutile e tutti avevano un ruolo ben preciso, da Shan Yu, villain spaventoso quanto temibile, a Mushu, spalla comica che accompagna Mulan nel suo percorso stemperando le parti più serie con momenti di comicità ormai iconici.

Nel film questa caratterizzazione manca, totalmente. Alla fine della pellicola risulta difficile ricordarsi i nomi di qualunque personaggio che non sia la stessa Mulan, tanto che alcuni dei suoi commilitoni sono quasi intercambiabili fra di loro. Nessuno risalta e quello che rimane è una landa desolata di piattezza. Non c’è quindi molto da dire se non che tutti i personaggi sono dimenticabili, persino la stessa Mulan che da eroina piena di difetti e pregi, umana in tutte le sue sfumature, diventa una Mary Sue che fin dall’inizio sa combattere meglio di tutti, è più intelligente e scaltra, e soprattutto indipendente nonostante la società che la imprigiona in un ruolo che non le appartiene. Trovare un difetto che la renda umana e credibile è impossibile.

Le omissioni

Aveva fatto molto scalpore l’omissione di Mushu, personaggio iconico del franchise originale, anche se ormai datato e rappresentate uno stereotipo un po’ forzato – agli occhi dello spettatore moderno – della Cina. Nonostante nel cartone fosse uno dei cardini della storia, qui sarebbe stato di troppo, e la decisione di sostituirlo è, a tutti gli effetti, ottimale. Risulta però forzata la presenza dello spirito guida di Mulan, che invece di essere un drago è una fenice. Fenice che, oltre ad apparire qualche volta nello schermo svolazzando nel cielo per “dare forza” a Mulan non fa altro. Praticamente è un aquilone molto carino che la segue senza un vero e proprio motivo, senza la sua presenza nulla sarebbe cambiato.

Una omissione che però si è fatta sentire è quella di Li Shang. Il motivo è stato spiegato dal produttore Jason Reed:

Abbiamo scisso il personaggio di Li Shang in due: uno è diventato il Comandante Tung, figura paterna e mentore di Mulan durante il corso del film; l’altro è Honghui, un pari della ragazza all’interno della squadra. (…) Penso che in un’epoca come quella del movimento #MeToo, avere un ufficiale al comando che è anche un interesse amoroso e sessuale potesse mettere a disagio. Pensavamo non fosse appropriato.

Peccato che quest’omissione, o meglio sdoppiamento, abbia creato ben due personaggi assolutamente dimenticabili, e tolto una grande fetta di visibilità LGBTQ+ che sarebbe potuta essere esplorata molto meglio. Nell’originale Li Shang è sì un superiore di Mulan e interesse amoroso, ma durante il loro percorso di formazione e avvicinamento non viene mai mostrato alcun atteggiamento “problematico” da parte sua, nemmeno quando scopre che si tratta di una donna. L’interesse, sottinteso per gran parte del film, si realizza solamente alla fine, quando Mulan è a tutti gli effetti al pari – se non superiore – a Li Shang.

Il suo personaggio, inoltre, introduceva la tematica della bisessualità nella storia, anche se solamente sottintesa e mai esplorata del tutto (stiamo parlando della Disney e del 1998, dopotutto). Per molti membri della comunità LGBQT+ è stata tolta un’occasione di esplorazione del tema a favore di una emancipazione femminile che, ad essere onesti, era molto più presente nell’opera originale. Perché sì, sul finale si intuisce che tra i due è sbocciato l’amore, rimane però il mistero: come è successo? In tutte le scene precedente, in cui tutti credevano che Mulan fosse un uomo, la tensione tra i due era inesistente. Per non parlare Honghui, dallo charme inesistente.

Le aggiunte

I cambiamenti nei confronti dei personaggi non finiscono qui, infatti Bori Khan – equivalente di Shan Yu – è accompagnato dal suo fedele falco, che in questo nuovo adattamento è una donna: la strega Xianniang.

Una figura di troppo, che con Mulan condivide il potere del Qi – una specie di Forza alla Star Wars – e che proprio per il suo potere è stata ostracizzata e bandita da tutti, tranne che da Bori Khan. È lo specchio distorto della protagonista, quello che sarebbe potuto succedere anche a Mulan se non avesse scelto la via del bene.

Peccato che ogni scelta riguardante questo personaggio risulti quantomeno fuori luogo. Fin dall’inizio troviamo buchi di trama nella sua presentazione: prende la forma di un soldato sfuggito alle forze di Bori Khan e si presenta alla corte imperiale, rivelando sì informazioni strategiche al funzionamento del piano degli invasori, ma anche “presentandosi” e di fatto spiattellando l’arma segreta degli invasori. A cosa è servito?

A nulla se non a rendere più chiara la sua posizione nella storia, cosa che sarebbe potuta essere fatta in moltissimi altri modi.

Un altro problema risiede nella sudditanza nei confronti di Bori Khan. Perché sì, è una strega potentissima che può mettere in difficoltà – se non sconfiggere – un intero battaglione da sola, ma è la serva di uno scimmione con la caratterizzazione e il carisma di un tagliacarte. Bori Khan infatti le ha promesso che sarà libera di usare i suoi poteri una volta che salirà al potere, ma che comunque rimarrà una serva. Il senso logico di questa faccenda sfugge.

La parte forse più fastidiosa del suo arco narrativo però risiede nella sua (SPOILER, anche se prevedibile) morte. Ci vengono mostrate scene e scene in cui sia Mulan che Xianniang schivano frecce, combattono alla Bruce Lee e fanno acrobazie degne del Cirque du Soleil, eppure Xianniang si sacrifica, intercettando la traiettoria di una freccia scagliata da Bori Khan e diretta verso Mulan. Una freccia che era lontana da Mulan, facilmente schivabile (se decidiamo di seguire la logica interna del film) o, comunque, intercettabile in altri modi. La sua morte è semplicemente una scusa per dare un arco narrativo di redenzione al personaggio, senza però degnarsi di continuare la sua storia.

La sua presenza nel film è totalmente strumentale al messaggio di girl power e alleanza femminile contro un mondo patriarcale che questo film vuole propinare, senza rendersi conto che le stesse tematiche erano state trattate molto meglio e molto più approfonditamente nell’originale. Xianniang è paragonabile a un oggetto che viene mosso di qua e di là a seconda delle esigenze di trama, senza una vera e propria coerenza interna o un arco di crescita degno di essere definito tale.

Il potere del Qi di Mulan

Il problema più grande però risiede nel personaggio stesso di Mulan, o meglio nel suo Qi (no, non il quoziente intellettivo). Questo aspetto è ripreso dalla tradizione cinese, in cui il Qi (氣) è un’energia interna che pervade ogni cosa, e permette di essere in armonia con il mondo, oltre a diventare degli esperti di arti marziali allenandosi con un bastone in un campo senza alcuna supervisione.

Nell’originale Mulan era speciale proprio perché era una ragazza normale, qui è speciale perché una forza sovrannaturale ha deciso di manifestarsi in modo più forte nel suo spirito. Oltre al fatto che il Qi, e quello che significa e i poteri che comporta, non sono mai spiegati approfonditamente, non se ne capisce il senso. È un’aggiunta inutile che stravolge la storia, rendendo l’intero arco narrativo di Mulan piatto e quasi inesistente.

Mulan qui è un’eroina senza macchia né difetto, che non viene smascherata per errore ma decide di rivelare a tutti che è in verità una donna, decidendo di accettarsi così com’è. Ovviamente il tutto fatto attraverso una sequenza scenica in cui, nel bel mezzo di una battaglia, decide di sciogliersi i capelli (che magicamente sono già in piega, è questo uno dei tanti effetti del qi?), togliendosi l’armatura e… be’, nient’altro. A quanto pare basta questa cosa a trasformarla da uomo a donna.

In conclusione, se volete rivivere la storia di Mulan, potete riguardare il film d’animazione classico, oppure leggere la ballata originale, anche se vi posso assicurare che anche quest’ultima ha poco a che fare il il nuovo film Disney.

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