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Bridgerton: quando Jane Austen incontra Gossip Girl

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Se non avete sentito parlare di Bridgerton probabilmente siete rimasti senza connessione internet a casa fino a questo momento. Bridgerton è la serie Netflix del momento – è disponibile sulla piattaforma dal 25 dicembre 2020 – e si basa sul primo della serie di nove romanzi scritti da Julia Quinn, nome d’arte di Julie Cotler.

Ognuno dei libri è incentrato su un membro diverso della famiglia Bridgerton e sulla loro ricerca del vero amore. Tutto viene condito dal commento e dalla narrazione ironica e dalla penna tagliente di Lady Whistledown, una misteriosa dama autrice di alcuni fogli scandalistici che tengono col fiato sospeso tutta l’aristocrazia di Londra.

La serie è stata ideata da Chris Van Dusen ed è prodotta da Shonda Rhimes. Entrambi hanno lavorato ad altri prodotti di successo come Scandal, Private Practice e, soprattutto, Grey’s Anatomy.

C’è chi l’ha amata e chi l’ha odiata. Chi ha gridato al capolavoro, chi l’ha reputata un grosso ‘meh’ e chi, invece, ha quasi urlato ad un presunto scandalo da eccessivo ‘politically correct‘. Volete sapere perchè? Allora vi conviene proseguire nella lettura.

Bridgerton: di cosa parlano i romanzi e la serie?

Bridgerton

Come abbiamo accennato, Bridgerton è una collana di romanzi (nove in totale) scritti tra il 2000 e il 2013 dall’autrice statunitense Julia Quinn. La serie è incentrata sulle vicende e sui personaggi che ruotano attorno ai Bridgerton, appunto, una famiglia dell’alta borghesia londinese. Il primo romanzo, a cui si ispira la prima stagione della serie, è ambientato nel 1813, curiosamente lo stesso anno di pubblicazione di Orgoglio e Pregiudizio. Protagonista indiscussa della serie è Daphne Bridgerton, la sorella maggiore. La storia narrata è quella della relazione tra lei e il neo Duca di Hastings Simon Basset.

La prima stagione, in sintesi

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Come già anticipato, la serie è ambientata nel 1813 quando, sul trono d’Inghilterra, siede la Regina Charlotte, reggente per conto del marito George che soffre di infermità mentale. Siamo agli albori della nuova stagione di eventi sociali inaugurata, come sempre, dal debutto in società delle giovani donne dell’alta borghesia londinese. Tra di esse, Daphne Bridgerton che si assicura il favore della regina Charlotte e si guadagna dunque il nomignolo di “Diamante della Stagione” e uno stuolo di corteggiatori.

Nel frattempo, Simon Basset, da poco investito del titolo di Duca di Hastings a causa della morte del padre, fa ritorno a Londra in visita all’anziana mentore Lady Danbury, donna ben inserita nei ranghi della nobiltà e dell’alta borghesia di Londra. Simon è anche un vecchio amico di Anthony, fratello maggiore di Daphne.

Pochi giorni dopo, la famiglia Featherington, dirimpettaia dei Bridgerton, accoglie in casa Marina Thompson, lontana cugina del capo famiglia. Anche lei, come le tre cugine, e Daphne, è alla ricerca di un pretendente degno di condurla all’altare.

Alla narrazione si affianca il tagliente commento di Lady Whistledown, una specie di misteriosa Gossip Girl ante-litteram. La donna, autrice di alcuni fogli di stampo scandalistico distribuiti in tutta Londra, sembra essere molto bene informata sui pettegolezzi grandi e piccoli che riguardano i protagonisti. L’operato della donna cattura l’interesse dell’aristocrazia e, in particolare, la regina Charlotte sembra essere una assidua lettrice dei fogli da lei redatti.

Nel corso delle otto puntate che compongono la stagione (ognuna della durata di un’ora) si dipanano i rapporti tra protagonisti e comprimari. La prima stagione, in particolare, è incentrata sul rapporto conflittuale tra Daphne e Simon.

Cast: i protagonisti e i gregari della serie

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Chi compone il cast di Bridgerton? Partiamo immediatamente dai membri principali della serie: Daphne è interpretata da Phoebe Dynevore. Il ruolo di Simon, invece, è stato affidato a Regé Jean-Page. A Golda Rosheuvel è invece andato il ruolo della regina Charlotte. La scelta della talentuosa attrice britannica ha scatenato le ire di alcuni spettatori. Secondo questi ultimi, il fatto che ad interpretare la reggente al trono sia un’attrice di colore è sintomo di ‘eccessivo politically correct’.

Lady Danbury, la mentore di Simon, è interpretata invece da Andjoa Andoh. L’attrice ha spesso calcato i palcoscenici britannici ed è un voto noto della tv inglese avendo partecipato a serie di successo come Doctor Who e Casualty. Al cinema, invece, è stata al fianco di Morgan Freeman/Nelson Mandela in Invictus.

Passiamo ora ai comprimari Anthony (Jonathan Bailey) è il maggiore dei fratelli Bridgerton e ha ereditato dal defunto padre il titolo di Visconte. Benedict (Luke Thompson) è il secondogenito. Seguono Colin (Luke Newton), Eloise (Claudia Jessie), Francesca (Ruby Stokes), Gregory (Will Tilston) e Hyacinth (Florence Hunt). Chiude il clan Bridgerton la madre, Violet (Ruth Gemmell).

Passiamo ora ai Featherington. I coniugi Archibald (Ben Miller) e Portia (Polly Walker). Le figlie: Prudence (Bessie Carter), Philippa (Harriett Cains) e Penelope (Nicola Coughlan), quest’ultima grande amica di Eloise. Completa la famiglia, Marina Thompson (Ruby Barker).

Bridgerton: la nostra opinione – i pregi

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Specifichiamolo immediatamente, così mettiamo subito i forconi infuocati in mano ai puristi: abbiamo visto la serie con doppiaggio italiano. Niente sottotitoli, niente lingua originale. Siamo aperti però al dialogo e al confronto. Se avete visto la serie in lingua originale e avete apprezzato un qualche aspetto che a noi può essere sfuggito, saremo lieti di ascoltarvi.

Ci tocca specificare, inoltre, un secondo punto. Ci siamo approcciati alla serie con la consapevolezza di trovarci dinanzi ad un prodotto pseudo-trash e consapevole di esserlo. La descrizione data nel titolo (Jane Austen incontra Gossip Girl) non è nostra ma è proprio quella fornita dalla stessa Netflix ed è proprio con questo filtro che Bridgerton chiede di essere guardata.

Sebbene l’impostazione della trama sia abbastanza classica – se avete letto Orgoglio e Pregiudizio, Daphne e Simon ricorderanno molto da vicino Elizabeth e Darcy – l’intreccio riesce a incollare sulla poltrona per tutta la durata della serie.

Tra le interpretazioni che maggiormente ci hanno colpito ne vorremmo segnalare quattro in particolare, tutta molto convincenti a nostro avviso. Regé Jean-Page (Simon) ma con qualche riserva, Andjoa Andoh (Lady Danbury), Golda Rosheuvel (Queen Charlotte) e Ruth Gemmell (Violet Bridgerton) hanno rappresentato per noi le prove attoriali più convincenti.

In merito alla regia, non possiamo certo dire brilli di estro creativo o scelte azzardate. Ogni episodio, infatti, vede una personalità diversa dietro la macchina da presa. Ma il lavoro è stato fatto con buon mestiere e la grammatica cinematografica è rispettata senza mai far storcere il naso se non in un paio di inquadrature al massimo in tutta la stagione.

Posto speciale, invece, ci teniamo a riservarlo alla musica. L’arrangiamento, secondo gli stili del 1813, di brani come Bad Guy di Billie Eilish o Girl Like You dei Maroon 5 è, forse, tra le cifre stilistiche che più abbiamo apprezzato della serie.

Bridgerton: la nostra opinione – i difetti

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Quei pochi difetti trovati sono, per lo più, legati alla trama della serie e ad alcune prove attoriali non del tutto convincenti. Partiamo proprio da quest’ultima voce, a nostro avviso la più grave.

A soffrire maggiormente la cinepresa sembrano essere i personaggi di Marina, Peneolpe e Colin. Chiariamoci: il problema non è tanto la prova attoriale dei rispettivi interpreti. Ognuno di loro, infatti, rimane coerente rispetto al vissuto del personaggio nel contesto cui è inserito. Ma, quest’ancora di salvezza sembra essere offerta effettivamente solo alla prova attoriale di Ruby Barker. Marina, infatti, vede giustificata ogni sua azione come vittima degli eventi e come prima vittima e poi aspirante artefice del suo proprio destino. Specularmente opposto il personaggio di Penelope, curiosamente il più legato a Marina e con Colin finirà con l’inaugurare un triangolo insoluto.

Nicola Coughlan offre una interpretazione a tratti al limite del macchiettistico, con timidezza e imbarazzo decisamente posticci agli occhi dello spettatore. Senza infamia e senza lode la prestazione di Luke Newton, visibilmente a disagio nel ruolo di Colin. Evidentemente gli occhi da pesce lesso si sposano bene con le labbra a ‘bocca di trota’.

In questo stesso ambito è bene segnalare alcune interpretazioni che, sebbene non disastrose, hanno entusiasmato meno rispetto ad altre. Claudia Jessie, nel ruolo di Eloise rimane interessante, con una certa coerenza interna fino alla fine ma, a tratti anche lei presenta dei cenni fin troppo macchiettistici o ‘da manuale’ di scrittura. Si salva in corner anche il ruolo di Portia Featherington alias Polly Walker. Il suo personaggio, sebbene non centrale, presenta tutta la sua complessità in maniera egregia soprattutto negli ultimi episodi.

Chiude questo paragrafo, come già anticipato prima, una regia fin troppo piatta e manualistica. Certo, non ci si poteva aspettare maggiormente da un prodotto che, fin da principio, fa intendere di non voler essere preso troppo sul serio. Diciamo che i vari registi hanno fatto il loro lavoro senza osare oltre. La risoluzione finale delle varie linee narrative, inoltre, non può che essere imputata esclusivamente all’autrice dei romanzi originali. Gli autori della serie si sono preoccupati di riprodurli a schermo.

Bridgerton: la nostra opinione – critiche giuste o ingiuste?

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Fin dal cast reveal e dopo l’approdo su Netflix avvenuto il 25 dicembre, Bridgerton è stato sommerso di pesanti critiche. Secondo molti, vedere persone di colore inserite nell’alta borghesia, fino alla corona, inglese di inizio diciannovesimo secolo è stata una forzatura fatta in nome del politically correct.

Sebbene da un lato potremmo anche comprendere tali critiche, non ci sentiamo di condividerle per diverse e giustificate ragioni che elencheremo di seguito. Fin dal momento in cui abbiamo premuto sul pulsante Play della piattaforma di streaming ci siamo messi davanti allo schermo consapevoli che non avremmo assistito ad un dramma storico ma ad un prodotto che ha il suo fulcro nel sentimentalismo tipico dei romanzi di Jane Austen e nell’interpretazione a schermo degli stati d’animo dei personaggi.

Grazie a questa consapevolezza, o forse per indole, non ci siamo affatto curati del colore della pelle di quello o quell’altro personaggio. La loro prova attoriale è stata più che convincente e tanto è bastato per farceli piacere.

Chi si lamenta del fatto che la regina Charlotte fosse bianca e non nera si sarà lamentato allo stesso modo che le musiche che accompagnavano i balli della serie siano state composte oltre 200 anni dopo i fatti narrati? Noi non lo crediamo.

C’è, però, una nota stonata in tutto ciò. Una frase che ci ha quasi costretti a far caso alla multietnicità del cast. Tale frase rappresenta un classico esempio di ‘Too Much Information’ non richiesto che ha interrotto la nostra sospensione dell’incredulità, come se fossero delle scuse anticipate e maldestre rivolte a chi poi determinate critiche alla serie le ha effettivamente mosse. L’ingrato compito è affidato a Lady Danbury nei primi episodi ma non andremo oltre. Ogni cosa potrebbe essere spoiler.

In conclusione

In definitiva, consigliamo Bridgerton? Dipende. Siete alla ricerca di un dramma sentimentale con cui svagarvi per una durata totale di 8 ore? Allora sì. Assolutamente.

Siete alla ricerca di un prodotto impegnato e che contenga al suo interno la verità storica? Forse è meglio cercare qualche lezione di Alessandro Barbero su YouTube.

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Considerato mezzo scemo da chi lo conosce solo a metà, ha preso il primo controller in mano a 5 anni e a quella età pare essersi fermato. Porta la sua competenza ovunque serva sul web. Il suo sogno nel cassetto è avere la sua pagina su Wikipedia.

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Peaky Blinders: si lavora alla sesta e ultima stagione

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Peaky_Blinders

Arriva l’inizio della fine per Peaky Blinders. La sesta stagione sarà anche l’ultima della serie secondo lo showrunner Steven Knight. Il creatore della serie ha reso nota la decisione con un comunicato stampa rilanciato da Variety.

La famiglia Shelby, secondo quanto annunciato da Knight, sta per affrontare grosse difficoltà. Lo stesso showrunner, però, ci ha tenuto a ribadire la sua convinzione che la prossima sarà la stagione migliore della serie. Il racconto, conferma Knight, non è finito e Peaky Blinders proseguirà anche in altre forme.

Abbiamo già visto, ad esempio, come alla serie sia stato dedicato un videogioco. Non è detto, inoltre, che non possano arrivare a breve anche spin-off o sequel incentrati su altri protagonisti della serie BBC prodotta in collaborazione con Netflix.

La sicurezza del nostro cast e della troupe è la nostra prima priorità. Grazie a tutti i fan di ‘Peaky’ che sono stati così saldamente di supporto e pazienti. I copioni di Steve sono incredibili e segnano la fine di una storia epica che ha intrattenuto pubblico fin dall’inizio nel 2013, ma il mondo di ‘Peaky Blinders’ andrà di certo avanti, ha detto Knight.

Al momento, purtroppo, non si hanno effettivi indizi sulla messa in onda della sesta stagione. I lavori hanno accumulato un importante ritardo a causa della pandemia di coronavirus che ha già afflitto altre produzioni della piattaforma di streaming.

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Quarta stagione di Le Terrificanti Avventure di Sabrina

La quarta e ultima stagione di Le Terrificanti Avventure di Sabrina ha, in qualche modo, superato se stessa. Nel bene e nel male.

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È stato fatto notare già una volta, almeno su questi lidi, come Sabrina si stesse inevitabilmente avviando a diventare il nuovo Riverdale, ben noto al pubblico target (e forse ad un colpevole pubblico un po’ più cresciuto) per i suoi risvolti più o meno assurdi, più o meno coerenti con la trama e con la tendenza a lasciare attori bellocci a petto nudo per più del tempo necessario. Ebbene, terminata la quarta e ultima stagione, Le Terrificanti Avventure di Sabrina ha, in qualche modo, superato se stessa. Nel bene e nel male, più nel male che nel bene.

Eccovi dunque la recensione dello show di Netflix; attenzione agli spoiler!

Sabrina, quarta stagione: trama dichiarata e trama effettiva

La terza stagione ci aveva lasciati con non una, ma ben due Sabrine: una Morningstar, figlia di Lucifero, a tirare le fila dell’inferno, e una Spellman a godersi la vita da adolescente media nel regno mortale. Se un capo della trama è quindi tirato da due copie della stessa streghetta dal dubbio senso della morale, che potrebbero da sole gettare l’intero universo nel caos (l’esistenza di due Sabrine è di per sé un paradosso temporale), dall’altro l’inarrestabile Father Blackwood si è fatto ancora una volta portatore di sventure, dopo aver richiamato orrori eldritchiani tra i mortali.

Messi di fronte ad un pericolo apparentemente ben più grande di maghi, streghe, demoni e re infernali, i due universi, capitanati dalle due Sabrine, si ritroveranno inevitabilmente a dover accettare più di un compromesso per respingere terrori cosmici antichi quanto il tempo stesso.

Con questi, pochi, brevi punti salienti si potrebbe dire pienamente riassunta la trama della serie. Peccato che il focus della serie si sia, per buona metà dell’intera stagione, spostato su tutt’altro. Sì, gli orrori eldritchiani sono arrivati, con l’episodica cadenza del “fuori uno, dentro il prossimo”, Father Blackwood in pole position ad annunciarli uno dopo l’altro; esattamente come gli interessi e i ritorni amorosi di Sabrina.

Sono proprio questi interessi, questi ritorni e questi conflitti sentimentali a dettare inizialmente il ritmo alla serie. In fondo, cosa sono degli esseri in grado di far sparire l’universo, se paragonati ad un’adolescente single?

La nostra opinione – I difetti

Per quanto ogni singolo episodio della quarta stagione di Sabrina meriterebbe probabilmente un paragrafo a sé per essere decostruito (e demolito) un pezzettino alla volta, sottoporre un lettore ignaro ad un supplizio simile e porsi quesiti senza risposta sarebbe oltremodo crudele. Sarà quindi il caso di ridurre le domande ad una sola: perché?

Opere lovecraftiane abusate

Perché sporcare la magnificenza di concetti e opere lovecraftiane, che hanno ispirato capolavori, almeno fino al giorno prima del concepimento di quest’ultima serie di Sabrina, e ascriverli al ruolo di “cattivo della settimana” per amor di trash e dramma adolescenziale? Perché in fin dei conti, episodio dopo episodio, una soluzione campata in aria dopo l’altra, il serpente si morde la coda e il circolo ricomincia da capo. Sabrina ha 16 anni, è sola, vuole un fidanzato perché tutti i suoi amici sono accoppiati, arriva l’orrore cosmico (discutibile) dallo spazio, viene messo sott’olio in quindici minuti ma Sabrina ha sempre 16 anni, è sempre sola e vuole pur sempre un fidanzato.

Perché ridurre un concetto come l’Oscurità (o la Nebbia) Senza Nome, semplice Oscurità per amici e parenti, ad una decina di minatori morti armati di piccone che sgambettano allegramente per Greendale spegnendo le luci e, solo se approcciati, in grado di uccidere per soffocamento? Perché ridurre un concetto così ampio ad una pozzanghera nelle miniere?

Ve lo diciamo noi, perché: perché Sabrina possa entrare in questa pozzanghera, avere dubbi sui suoi rapporti con le persone che la circondano (“ho 16 anni, sono da sola, nessuno mi vuole veramente bene, voglio un fidanzato”, l’avete già sentito da qualche parte?) e riscoprirsi inaspettatamente fan numero uno di se stessa (complice il fatto di avere un clone uguale a lei in tutto e per tutto) e di non aver bisogno di nessun altro. Questo fino all’episodio successivo, in cui i problemi saranno irrimediabilmente gli stessi, solo che l’orrore non sarà più una pozzanghera, ma un ometto dismesso che vive per strada e vuole solo un pasto caldo e una pacca sulla spalla. Alla faccia dell’orrore cosmico.

La protagonista

Opinioni sull’utilizzo improprio di elementi lovecraftiani a parte, la stessa protagonista non è esente da critiche. Sabrina – non Kiernan Shipka, l’attrice, che, poverina, fa solo il suo lavoro – arrivata a quasi diciassette anni non sembra aver ancora capito che le proprie azioni hanno delle conseguenze; complice anche il fatto che qualunque conseguenza delle sue azioni, per quanto catastrofica sulla carta, sia semplicisticamente risolta dal provvidenziale lampo di genio di Ambrose, allineamento cosmico favorevole, gara di canto o matrimonio in corso.

“Impossibile”, dirà, chi sta leggendo quest’opinione e non avrà visto la serie. “Ci puoi scommettere, invece”, sarà la triste risposta.

Ma che ci crediate o no, gli scrittori se ne sono resi conto! Alla fine. A serie non rinnovata. E quindi hanno fatto pagare la più grande e la più grave delle conseguenze a Sabrina. In modo quasi totalmente ingiustificato. Ma hanno fatto comunque in tempo a trovarle un fidanzato che stia con lei per sempre.

“Dopo quanto abbiamo letto finora? Impossibile”, dirà, chi sta leggendo questa recensione e non avrà visto la serie e sarà arrivato fin qui a leggere. “Ci puoi scommettere di nuovo, invece”, sarà la ancor più triste risposta.

La trama

In generale, Sabrina poteva essere gestito molto meglio a livello di trama e di avvenimenti: la consequenzialità degli orrori da affrontare è fine a se stessa fino all’ultimo e non viene data loro rilevanza per più di un episodio a testa (a parte il più grande e il più grave, chiaramente, a cui viene dedicato ben un episodio e mezzo). Certo, con otto episodi e otto orrori eldritchiani cos’altro si poteva fare? La serie non corre, vola pur di comprimere tutto in questi soli otto episodi, e la fretta è purtroppo la causa di una gestione della trama e degli avvenimenti che di stellare ha ben poco.

L’immancabile episodio di musical (o canto), che nella stagione prima si era concretizzato con lo spettacolo delle cheerleader della Baxter High è, in qualche modo, ancora più insopportabile e allo stesso tempo più irrilevante del precedente. Sabrina Spellman ha sempre una soluzione: non si sa come, non si sa perché, ma le sue soluzioni, per quanto sulla carta sciocche e inconsistenti, per qualche motivo funzionano.

La nostra opinione – i pregi

Dopo quanto appena scritto, sembrerà assurdo che la quarta serie di Sabrina possa avere dei pregi. Ma se una serie simile fosse un disastro fatto e finito, non ci sarebbe stato motivo per arrivare in fondo ad otto episodi interi.

Gli attori

In primis, gli attori: gli immancabili membri della famiglia Spellman e Miss Wardwell / Lilith sono probabilmente le presenze che più spezzano una lancia in favore di questo show. Michelle Gomez (Miss Wardwell / Lilith), Lucy Davis (zia Hilda), Miranda Otto (zia Zelda) e i loro personaggi, a cui è estremamente facile affezionarsi, sono senza dubbio tre buoni motivi, tra gli altri, per non buttare alle ortiche non solo una stagione, ma un’intera serie.

Impossibile non menzionare, in termini di attori e personaggi, il ritorno come guest star di tre anime care a chiunque abbia visto lo show televisivo di Sabrina, Vita da Strega. Ebbene sì: chiunque si sia lamentato, ancora alla prima stagione, che Salem non fosse più il pupazzo parlante di un gatto, ma un gatto vero, può mordersi la lingua e mangiarsi le mani, perché Salem-peluche è stato promosso a niente meno che terrore eldritchiano. Assieme a lui, fanno la loro comparsa le zie Hilda e Zelda della serie Sabrina, Vita da Strega nello stesso episodio, ambientato in un universo alternativo. Quindi tutti a bordo sul treno della nostalgia e lasciate che questa serie vi strappi un sorriso sincero. Almeno uno.

Le ambientazioni

In seconda posizione, il setting. The Chilling Adventures of Sabrina è indubbiamente uno show né carne, né pesce, un teen drama a tema horror sovrannaturale, esattamente come Riverdale è un teen drama con elementi thriller. Ciò che Sabrina fa indubbiamente meglio di Riverdale sono gli sfondi, i luoghi e la scenografia: la parte di realizzazione dei fondali, degli ambienti, delle luci risulta efficace anche agli occhi di qualunque profano del cinema e della regia. Insomma, la parte di “estetica horror” è molto più credibile e molto meglio realizzata della parte “teen drama” e, se alla lunga i problemi sentimentali di Sabrina stancano, di certo non stancano gli ambienti e le atmosfere dark del setting di Greendale.

Frustrazione post fine serie a parte, resta l’immancabile certezza che Sabrina sia una serie conscia delle sue insensatezze, dei suoi artifici narrativi, del peso sbilanciato verso il teen drama assurdo piuttosto che verso una vera e propria serie horror. A rimarcare questo fatto, c’è l’incontestabilmente consapevole battuta di Caliban versione alternativa, nell’universo sitcom già precedentemente citato, che, non più attore, ma parte della crew a supporto della regia ammette di poter se non altro decidere autonomamente quando sia il caso di togliersi la maglietta.

Dunque, se tra le intenzioni iniziali c’era un deragliamento controllato da horror a teen drama, a molto teen drama e poco horror, Sabrina ha certamente rispettato quanto si è proposta di fare. E uno show coerente con se stesso non può che essere debitamente elogiato per essere, se non altro, costante con ciò che vuole offrire al pubblico.

Le Terrificanti Avventure di Sabrina, quarta stagione – sì o no?

Non si può dire che il tempo dedicato alla visione della quarta stagione di Sabrina sia stato tempo buttato. Paragonare Sabrina a Riverdale è forse offensivo nei confronti di Sabrina (per certi versi, lo è nei confronti di Riverdale, data l’imminente uscita di una quinta stagione), o forse no. Sono state ore di una qualità discutibile, buona per gli occhi, un po’ meno buona nel momento in cui si è tentato di applicare semplici nessi logici alle immagini che scorrevano sullo schermo. A cervello acceso, la quarta stagione delle Terrificanti Avventure di Sabrina è stato un viaggio tribolato. A cervello spento, d’altro canto, si è trasformata in un guilty pleasure di notevole rilevanza.

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Eventi

Il musical di Bridgerton? Su Tik Tok sta già succedendo

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bridgerton musical tik tok

Bridgerton, la nuova e fortunatissima serie Netflix, ha fatto molto parlare di sé. Alcuni l’hanno amata, altri odiata. Una sola cosa è certa, sono rimasti in ben pochi a non aver visto almeno un episodio. Questa Bridgerton mania, oltre a far schizzare alle stelle la vendita dei romanzi da cui la serie è tratta, ha spinto anche la giovane cantante Abigail Barlow a creare un Musical che presto è diventato virale su Tik Tok.

Precisiamo, al momento il progetto del musical di Bridgerton è allo stato embrionale, ma potete già trovare le prime canzoni. Presto i video, a cui si sono aggiunti vari artisti, sono diventati virali, tanto che l’account ufficiale di Netflix li ha condivisi.

Bridgerton: il musical

Non ci resta che aspettare e sperare che questo magnifico progetto veda la luce, magari proprio come è successo con Ratatouille: The TikTok Musical, progetto che, sempre nato su Tik Tok, è sbarcato online con un evento streaming che ha raccolto oltre un milione di dollari per The Actors Fund.

Bridgerton: la trama

Bridgerton segue le vicende di Daphne Bridgerton, la figlia maggiore della potente famiglia Bridgerton mentre fa il suo debutto nel competitivo mercato matrimoniale di Regency London. Sperando di seguire le orme dei suoi genitori e trovare il vero amore, le prospettive di Daphne inizialmente sembrano non essere messe in discussione. Mentre suo fratello maggiore inizia a escludere i suoi potenziali corteggiatori, il foglio dello scandalo dell’alta società scritto dalla misteriosa Lady Whistledown pone Daphne sotto una cattiva luce. Entra in gioco il desiderabile e ribelle Duca di Hastings, scapolo impegnato e considerato match ideale dalle mamme delle debuttanti. Nonostante i due affermino di non volere nulla di ciò che l’altro ha da offrire, la loro attrazione è innegabile e le scintille volano mentre si trovano impegnati in una crescente battaglia di ingegni e mentre affrontano le aspettative della società per il loro futuro.

Sei interessato a sapere di più su Bridgerton? Leggi la nostra recensione!

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