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Mercoledì Addams Netflix poster con ombrello Mercoledì Addams Netflix poster con ombrello

Film e Serie TV

Mercoledì è la nuova serie più vista su Netflix

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Mercoledì (Wednesday) è la nuova serie hit di Netflix firmata da Tim Burton, uno spin-off tutto dedicato al personaggio di Mercoledì Addams, interpretata da Jenna Ortega.

La serie esplora a fondo Mercoledì, ora cresciuta e alle prese con personaggi altrettanto fuori dall’ordinario. Perché si sa, essere adolescenti è maledettamente complicato, soprattutto quando i tuoi genitori decidono di mandarti in una scuola sperduta nel nulla solo perché hai fatto divorare un ragazzo dai piranha. Inaccettabile.

Mercoledì Addams Netflix poster con ombrello

Mercoledì Addams interpretata da Jenna Ortega

Mercoledì è la primogenita di Morticia e Gomez Addams, coppia benestante dagli interessi “particolari”, e grazie all’iconica interpretazione di Christina Ricci tutti la ricordano per le sue trecce e il gusto per il macabro. Bambole decapitate, macheti per il compleanno, e quel cinismo di fondo hanno reso il personaggio di Mercoledì difficile da confondere con altri sullo schermo. 

Christina Ricci non abbandona del tutto l’universo della famiglia Addams, perché nella serie torna a vestire i panni della Signorina Marilyn Thornill, prima docente “normale” di Nevermore, la scuola in cui Mercoledì viene mandata all’inizio della serie. Ricci passa così il testimone a Jenna Ortega, che mette in scena un’interpretazione tutto sommato fedele all’idea che abbiamo di Mercoledì: pallida, inespressiva e con lo sguardo penetrante. Così penetrante che Ortega nel corso della serie sbatte le palpebre solo una manciata di volte (qualcuno le ha contate), quando il personaggio si trova a provare più sentimenti del dovuto. Per il resto, Mercoledì rimane stoica, fredda, calcolatrice al limite dell’opportunismo. 

Netflix ballo vestito nero Jenna Ortega

A Mercoledì non importa dell’adolescenza, delle amicizie, o dell’essere come sua madre. Per questo quando i suoi genitori la spediscono a Nevermore non è per nulla entusiasta, salvo poi ricredersi quando capisce che qualcuno le dà la caccia per ucciderla, particolare che rende il tutto decisamente più divertente per lei. Perché la serie si basa su un mistero ben preciso: una serie di morti sospette provocate da un mostro di qualche tipo, che sembra volere qualcosa proprio da Mercoledì. La storia non è perciò il semplice susseguirsi delle giornate scolastiche, ma un giallo che la protagonista si trova a dover risolvere per scoprire qualcosa anche di sé stessa e del passato della sua famiglia.

Mercoledì vs la Famiglia Addams

Mercoledì si trova per la prima volta sullo schermo lontana dalla sua famiglia, a Nevermore, una scuola per ragazzi bizzarri ed emarginati. Una sorta di Hogwarts dalle tinte horror, con vampiri, sirene, gorgoni, lupi mannari, dove per ragioni di trama le lezioni sono poche e gli eventi extra-scolastici risultano all’ordine del giorno. In mezzo a questa serie di personaggi stravaganti, Mercoledì e le sue inquietanti premonizioni risultano la cosa più normale della scuola. Un’arma a doppio taglio per la serie, che rischia di inserire il personaggio in un mondo che le appartiene, ma che al tempo stesso la fa risaltare meno. Nonostante questo, Mercoledì diventa una mosca bianca anche a Nevermore, per via della sua stessa resistenza all’idea di uniformarsi alle regole della scuola e evitare di mettersi nei guai. Questo tentativo di rendere Mercoledì diversa in altro modo da un certo punto di vista è un buon espediente, d’altra parte non sempre funziona. Mercoledì come personaggio viene assorbito da Nevermore e ciò che rimane a volte sembra solo essere l’adolescente restia a trovare amicizie.

La famiglia Addams poster serie Netflix di Tim Burton

Quella che Mercoledì mette in atto infatti sembra una piena ribellione adolescenziale, contro Nevermore e prima di tutto contro i suoi genitori. È qui che si trova forse uno dei punti più deboli della serie: il rapporto tra Morticia (Catherine Zeta Jones), Gomez (Luis Guzmán) e Mercoledì stessa. Gli Addams mancano irrimediabilmente di chimica. Per quanto si sforzino e per quanto le loro battute facciano trapelare quell’idea di famiglia amorevole e comprensiva che incarnano, Morticia e Gomez non riescono a essere del tutto convincenti.

Anche la relazione oppositiva tra Mercoledì e Morticia manca di mordente, sembra non esserci un vero legame come accade invece quando la protagonista si relazione con personaggi come Enid, Tyler o la Preside Weems, per fare degli esempi. Certo, la famiglia Addams non compare in modo così esteso durante la stagione da fare di questa mancanza un problema insormontabile, ma nei momenti più fiacchi dei vari episodi ci sono loro. Un peccato, considerato che invece con Mano la protagonista riesce ad avere interazioni molto più interessanti e i due hanno un rapporto davvero stretto e convincente, nonostante uno dei due sia una mano incapace di parlare.

Un assortimento di personaggi di cui non ci si può fidare?

Mercoledì si ritrova a interagire, volente o nolente, con tutte le persone che bazzicano tra Nevermore e la città dei normali di Jericho, stringendo un rapporto particolare con Enid Sinclair (Emma Myers), lupo mannaro un po’ tardivo. Il rapporto con Enid è interessante, perché la ragazza è il completo opposto di Mercoledì. La stanza di dormitorio che condividono viene divisa al millimetro e l’entusiasmo di Enid sembra difficile da conciliare con l’anaffettività della protagonista, che rimane concentrata sul suo mistero da risolvere.

Enid Synclair con la divisa di Nevermore

Questo è il modo in cui Mercoledì sembra voler interagire con chiunque. Di tutti i personaggi che passano sullo schermo, da Enid fino a Tyler, Xavier, Eugene, Bianca, e persino i suoi genitori, Mercoledì sembra voler fare del suo meglio per trattarli come strumenti utili ai fini della sua storia. La serie ci mostra più volte come Mercoledì non si fidi di nessuno e ogni personaggio diventa un sospettato da tenere d’occhio e di cui dubitare. Questo meccanismo a volte funziona, a volte no. Alcuni sospetti fanno dubitare anche allo spettatore, mentre in altri casi Mercoledì sembra giungere alla conclusione perché, a furia di accusare tutti, prima o poi arriva al colpevole. 

Nonostante l’iniziale proposito di non legarsi a nessuno, la “morale” della serie è far capire come anche Mercoledì deve potersi affidare a qualcuno per risolvere il mistero. A modo suo, nel corso delle puntate, arriva quindi a dimostrare attaccamento e lealtà nei confronti dei suoi amici e mentori. Una parentesi qui va dedicata anche al rapporto tra Mercoledì e la Preside di Nevermore, Larissa Weems (Gwendoline Christie). La Preside riconosce il suo talento, anche se i guai che combina la ragazza non aiutano la reputazione della Scuola. Mercoledì, d’altro canto, abbraccia appieno la filosofia “non fidarti di nessuno” (le uniche eccezioni sembrano essere Enid e Eugene) ed è guardinga anche nei suoi confronti. Nel corso della serie sviluppano un rapporto madre-figlia che diventa quasi più convincente di quello tra la protagonista e Morticia.

Mercoledì e Tyler triangolo romantico vestito nero di Jenna Ortega Netflix serie

Non tutte le relazioni però funzionano in modo impeccabile e alcuni personaggi ricorrenti mancano un po’ di spessore. La chimica, a differenza della famiglia Addams, risulta comunque migliore, anche se altalenante in alcune situazioni. Enid e Mercoledì sono certamente il duo che funziona meglio, completandosi a vicenda. Una coppia perfetta secondo alcuni (tanto che hanno già un nome: Wenclair), anche se il triangolo romantico della serie è tra Mercoledì, Xavier e Tyler. Xavier è uno studente di Nevermore, capace di dare vita ai suoi disegni, che Mercoledì aveva già incontrato in passato. Tyler invece è un “normie”, una persona comune che per una serie di ragioni si trova invischiato negli eventi della serie.

Entrambi rimangono stregati da Mercoledì, che sembra rimanere indifferente alle avance, concentrata sulla missione e sui segreti che nasconde Nevermore. E per quanto comunque le interazioni tra Mercoledì, Xavier e Tyler siano interessanti e ben costruite, viene difficile non pensare ai due ragazzi come completi sottoni

Questo sembra essere un problema che diversi personaggi si trascinano per gli episodi a più riprese. Tutti sembrano stare con Mercoledì per ragioni imperscrutabili, visto che lei come detto tratta le persone tendenzialmente come se fossero rimpiazzabili. Senza fare troppi spoiler, ovviamente questa dinamica non dura per sempre e prima o poi Mercoledì si trova a prendere consapevolezza della cosa.

Mercoledì nascosta sotto il letto insieme a Mano - serie Netflix

Cos’altro attende Mercoledì?

Mercoledì riesce a risolvere una parte del mistero anche grazie all’aiuto dei suoi nuovi compagni e a un certo punto quasi ci si aspetta che il colpevole urli “Maledetti ficcanaso!”, mentre qualcuno si mangia Scooby Snacks sullo sfondo. Perché alla fine il mistero è solo uno dei mezzi che la serie usa per veicolare il suo messaggio. 

Mercoledì accetta il percorso che la porta a trovare nuovi amici, senza dover per questo diventare “normale” e rinunciare alla sua identità extra-ordinaria. La morale di fondo sembra voler trasmettere allo spettatore la consapevolezza che, quando si cercano compagni di avventura, è giusto farlo senza svendere la propria identità, trovando qualcuno che può accettarci per come siamo senza doverci uniformare a ciò che viene considerato normalità.

Tirando le somme, Mercoledì non è sicuramente la serie evento dell’anno, né quella meglio pensata in assoluto, ma è un buon prodotto di Netflix. Il personaggio iconico e l’estetica della serie hanno contribuito a renderlo infatti l’originale Netflix in lingua inglese più visto nella storia della piattaforma, superando anche Stranger Things

Un ottimo risultato che fa sperare anche in un aumento del budget per gli effetti speciali, in alcuni casi un po’ carenti. Al di là di questo, Mercoledì rimane una serie capace di mischiare horror e comicità senza snaturare la protagonista. Intrattiene, è piacevole da guardare e, soprattutto per chi ama farlo, scorre liscia lisca in binge watching.

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Anime e Manga

Empire Of Shit: il film (italiano) in collaborazione con Shintaro Kago – Intervista al Regista

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Empire Of Shit: È italiano il nuovo film in collaborazione con il mangaka Shintaro Kago, autore di “Principessa del castello senza fine”, “Fraction”, ”Anamorphosys” e tanti altri titoli cult per i fan del genere.

Il regista infatti è Alessio Martino: Salerno, classe ‘2000, laureando in Cinematografia presso l’accademia delle Belle Arti di Napoli.

Questa storia inizia nel 2021, quando Kago e Martino incrociarono le loro strade grazie alla partecipazione di quest’ultimo al Contest Cinematografico Unco Film Festival, in cui il famoso mangaka partecipava in qualità di organizzatore e giudice. Martino presentò allora il suo corto “Brief Clisterization of Ideology”, ambientato in un mondo distopico, con la quale si aggiudicò il secondo posto.

Un anno dopo, nel 2022, Martino partecipò nuovamente al concorso con il film “The Formidable Wave that Destroyed and Recreate the World”, aggiudicandosi questa volta il primo premio: la merda d’oro.

Vi è infatti un tema comune in queste opere: la merda.
Ed è infatti da questa idea, che Martino presentò a Kago nel 2023, che nasce The Empire of Shit.

La trama è apparentemente molto semplice:

Una giovane donna desidera che le sue feci abbiano un profumo gradevole, e il suo desiderio si avvera. Questo scatena la cupidigia del suo fidanzato, che vede un’opportunità di lucro in questa straordinaria qualità, trasformando una situazione intima in un’impresa commerciale bizzarra e surreale. Ci sarà però un’escalation di eventi, che porterà ad un finale inaspettato.
Se tutto ciò vi ha incuriosito: non sentitevi soli, anche noi vorremmo sapere di più su cosa aspettarci, e proprio mossi da questa curiosità, abbiamo intervistato Alessio Martino, il regista di Empire of Shit.

Ciao Alessio, innanzitutto grazie per averci concesso questa intervista, perdonami ma la peculiarità del progetto mi porta a saltare alcune domande di rito e passare direttamente a questa:

alessio-martino-regista-di-empire-of-shit-con-shintaro-kago


Perché la Merda?

Ed è questa la domanda che ogni autore vorrebbe sentirsi porre. Scherzi a parte, sia io che Kago abbiamo molto a cuore il tema della merda perché nessuno gli dà il giusto peso. Che sia una commedia o uno Splatter la merda finisce sempre per essere del grottesco fine a se stesso ma fermandoci a riflettere sopra la materia di scarto ci si può trovare una grande fonte di riflessione.

Qual è il processo creativo dietro le scelte più audaci, sia visivamente che a livello narrativo?

Il divertimento. Quando il progetto è nato c’era una sola idea chiara in ballo: un Gojira fatto di cacca. Questo è uno di quei progetti dove il perno centrale su cui tutta questa macchina deve muoversi è proprio il divertimento. Dai costumi alla recitazione, tutto deve essere motivato dalla voglia di sperimentare e divertirsi su qualcosa che non si prenderà mai abbastanza sul serio… e forse proprio per questo sarà molto più seria di quanto essa stessa crede.

Hai lanciato una campagna indiegogo per finanziare questo progetto: qual è il tuo end-goal?  

Prendere i soldi e scappar… cioè! volevo dire, realizzare un lungometraggio. Anche se sembra un’impresa titanica il goal finale sarebbe quello di poter estendere la durata del film al punto tale da darle un corpo vero, e con esso verrebbero tutte quelle fantastiche chicche in più, come la storia manga prequel disegnata da Kago

Come hai attirato l’attenzione del Maestro Kago?  

Ma, di per sé è stato un evento molto organico. Ero a Lucca Comics per girare un documentario, lui era lì come ospite e gli ho semplicemente chiesto di prenderci una birra insieme (le birre alla fine furono molto più di una). Da lì Kago mi ha dichiarato tutto il suo interesse nel voler dedicarsi da anni ad un progetto cinematografico senza avere però mai il tempo per poterlo fare effettivamente. E da quì è arrivata la mia proposta…

Quanto influisce la presenza del mangaka sulla produzione del film?  

Tantissimo. Sotto ogni aspetto. Il progetto senza di lui non esisterebbe proprio. Tutto l’aspetto visivo della fabbrica, dei mostri (Coff, coff… scusatemi per lo spoiler), della palette cromatica e del taglio narrativo è tutto frutto della sua vena artistica che noi come troupe stiamo concretizzando. 

arte-ufficiale-firmata-shintaro-kago-per-il-film-empire-of-shit

Che emozioni pensi scaturirà il tuo corto nel pubblico?  

Così come ti dicevo riguardo il processo creativo, io spero diverta. Spero davvero che lo spettatore si senta annichilito da tutta la follia che gli verrà tirata addosso e che l’unica cosa sensata che si senta di fare sia ridere. Se poi restassero shockati e traumatizzati al punto tale da volerci denunciare, beh se la vedranno con i legali miei e di Kago!!

Posso avere anche io dei gadget?  

No. Scherzo! Se la campagna supererà il goal base, ci saranno belle sorprese per tutti i donatori, ma non posso dire altro ora.

Ti ringrazio nuovamente per averci dedicato del tempo parlandoci del tuo progetto.  

Ma grazie a te per avermi dedicato il tuo. E come dice la nostra mascotte Mr. Unkoman: “Unko! Unko! Unko!”.

Cari lettori, non sappiamo esattamente cosa aspettarci, ma l’hype c’è, e sicuramente ciò che fa più piacere è vedere un talento emergente nostrano mettersi in gioco.

Potete anche voi finanziare questo progetto tramite la campagna indiegogo!

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Film e Serie TV

Il Padiglione sull’Acqua, un viaggio estetico e poetico nel rapporto tra Carlo Scarpa e il Giappone

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Il documentario Il Padiglione sull’Acqua è un viaggio, estetico e poetico, nell’immaginario
dell’architetto veneziano Carlo Scarpa e nella sua passione per la cultura giapponese.
Il Giappone rappresentò per l’architetto un universo ispirazionale ma fu anche il luogo dove
egli morì, nel 1978, all’apice della sua carriera, ripercorrendo misteriosamente i tragitti del
poeta errante Matsuo Bashō.

Attraverso le impressioni suggerite dal filosofo giapponese Ryosuke Ōhashi, la narrazione si
sviluppa lungo il filo di una domanda, la domanda sul senso della bellezza. La possibilità̀ di
questa riflessione accomuna qui le opere scarpiane e l’estetica tradizionale giapponese.
Venezia, nella veste di porta verso l’Oriente e luogo di nascita di Scarpa, e l’esplorazione
incantata delle sue opere, sono l’occasione per rievocare la poetica ed episodi emblematici
della vita dell’architetto.

Essi sono restituiti attraverso le parole del figlio Tobia, dagli allievi Guido Pietropoli, Giovanni Soccol e Guido Guidi, e dal ricercatore J.K. Mauro Pierconti. Un sentimento di nostalgia colora tutta la narrazione. Una nostalgia per quell’evento raro che è la nascita di un artista. Seppur ora abbia abbandonato questa terra, lascia in dono le sue opere e la meraviglia che esse tuttora suscitano.

Carlo Scarpa il Giappone

Carlo Scarpa amava definirsi «bizantino nel cuore, un europeo che salpa per l’Oriente» e proprio come l’artista veneziano, Stefano Croci e Silvia Siberini viaggiano attraverso le ispirazioni nipponiche che lo hanno guidato nella sua costante ricerca del senso della bellezza.

Per farlo, in Il padiglione sull’acqua si fanno guidare dalle ispirazioni del filosofo Ryōsuke Ōhashi e dalle testimonianze del figlio Tobia Scarpa, degli allievi Guido PietropoliGiovanni Soccol e Guido Guidi, del ricercatore J.K. Mauro Pierconti, degli artigiani Paolo e Francesco Zonon e della maestra di ikebana Shuho Hananofu.

Nel 1978 Carlo Scarpa tornò in Giappone. Nessuno sa con precisione quali fossero i suoi intenti. Il celebre architetto giapponese Arata Izosaki ha ipotizzato che stesse ripercorrendo le stesse tappe del poeta errante Matsuo Bashō, riportate nel diario di viaggio Lo stretto sentiero verso il profondo nord, ma purtroppo morì a seguito di una tragica caduta e non raggiunse mai la meta anelata.

Lasciò incompiute delle opere, che lo resero ancora più celebre, come il Memoriale Brion a San Vito di Altivole in provincia di Treviso, scelto anche da Denis Villeneuve tra le location del prossimo capitolo di Dune.

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Film e Serie TV

Constellation: svelato il trailer del nuovo thriller psicologico con Noomi Rapace e Jonathan Banks

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Apple TV+ ha svelato il trailer di “Constellation”, il nuovo thriller psicologico composto da otto episodi intepretato da Noomi Rapace (“Millennium – Uomini che odiano le donne”, “Non sarai sola”, “Lamb”, “Seven Sisters”) e dal candidato all’Emmy Jonathan Banks (“Breaking Bad”, “Better Call Saul”). La serie farà il suo debutto su Apple TV+ il 21 febbraio con i primi tre episodi seguiti da un episodio a settimana, fino al 27 marzo.

Creata e scritta da Peter Harness (“Il commissario Wallander”, “The War of the Worlds”), “Constellation” ha come protagonista Noomi Rapace nel ruolo di Jo, un’astronauta che torna sulla Terra dopo un disastro nello spazio e scopre che alcuni pezzi fondamentali della sua vita sembrano essere scomparsi. La serie è un’avventura spaziale ricca di azione che esplora i lati più oscuri della psicologia umana e segue la disperata ricerca di una donna nel tentativo di svelare la verità sulla storia dei viaggi spaziali e di recuperare tutto ciò che ha perso.

Cast Constellation

Nel cast della serie figurano anche James D’Arcy (“Agent Carter”, “Oppenheimer”), Julian Looman (“Emily in Paris”, “Mallorca Crime”), William Catlett (“A Thousand and One”, “Coppia diabolica”), Barbara Sukowa (“Passioni violente”, “Hannah Arendt”) e con la partecipazione di Rosie e Davina Coleman nel ruolo di Alice. Diretta dalla vincitrice del premio Emmy Michelle MacLaren (“Shining Girls”, “The Morning Show”, “Breaking Bad”), dal candidato all’Oscar® Oliver Hirschbiegel (“La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler”, “The Experiment – Cercasi cavie umane”) e dal candidato all’Oscar® Joseph Cedar (“Footnote”, “Our Boys”).

Produzione

Prodotta da Turbine Studios e Haut et Court TV, “Constellation” è prodotta esecutivamente da David Tanner (“Small Axe”), Tracey Scoffield (“Small Axe”), Caroline Benjo (“No Man’s Land”), Simon Arnal (“No Man’s Land”), Carole Scotta (“No Man’s Land”) e Justin Thomson (“Liaison”). MacLaren dirige i primi due episodi ed è produttrice esecutiva insieme a Rebecca Hobbs (“Shining Girls”) e al co-produttore esecutivo Jahan Lopes per conto della MacLaren Entertainment. Harness è produttore esecutivo attraverso la Haunted Barn Ltd. La serie è stata girata principalmente in Germania ed è stata prodotta da Daniel Hetzer (“Monaco – Sull’orlo della guerra”) per Turbine Studios, Germania.

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