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Dota Dragon’s Blood: la recensione dell’anime Netflix

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Il matrimonio tra Netflix e le serie in stile anime – che siano queste effettive produzioni della terra del Sol Levante o soltanto ispirate ad esse – si è dimostrata, negli anni, un’unione piuttosto fruttuosa. Anche lasciando da parte le decine di serie i cui diritti sono stati acquistati “soltanto” per la capacità di mostrarle sul portale del titano dello streaming, la quantità e la qualità di serie originali prodotte da Netflix in questa nicchia (sempre che sia ancora definibile tale) si stanno rivelando sempre più sorprendenti.

Una nicchia nella nicchia nella quale il portale sembra decisamente credere sono gli anime tratti da (o ispirati a) importanti IP videoludiche. Dopo un fortunato e apprezzato adattamento di Castlevania e un decisamente meno apprezzato adattamento di Dragon’s Dogma, Netflix ha recentemente puntato su un altro gigante della scena videoludica – stavolta occidentale: DOTA 2 (Defense of the Ancients), celebre MOBA dell’altrettanto celebre Valve. Il risultato dell’unione dell’IP della casa di Gabe Newell e gli sforzi produttivi di Studio Mir (rinomato, tra le altre cose, per aver animato Avatar: The Legend of Korra) è una serie di otto episodi intotolata Dota: Dragon’s Blood. Una serie che, come si avrà modo di approfondire nel corso di questa recensione, rappresenta per Netflix qualcosa di decisamente più affine, in qualità, alla positiva esperienza di Castlevania.

Dota Dragon’s Blood: le premesse e l’ambientazione

Quando ci si confronta con la prospettiva di iniziare a guardare una serie ispirata a un universo narrativo già prestabilito il – legittimo – timore è sempre uno: sarà qualcosa di adatto soltanto ai fan sfegatati? O sarà accessibile e godibile anche per i totali neofiti?

Dal punto di vista di un totale neofita, possiamo confermarvi che Dota: Dragon’s Blood non è assolutamente un racconto indirizzato soltanto ai fan storici del videogioco. Per quanto non dubitiamo che Studio Mir abbia inserito qua e là citazioni e chicche apprezzabili da quel pubblico, ogni singolo pilastro della narrativa (dall’ambientazione, agli elementi fondanti della trama, ai personaggi e la loro storia) viene reso immediatamente e magistralmente accessibile fin dai primissimi episodi.

È certo complice il fatto che l’ambientazione sia, in generale, qualcosa di decisamente “familiare” a pressoché qualsiasi fan del genere fantasy. Lungi da noi, comunque, associare a questa familiarità una connotazione negativa: pur avvalendosi di capisaldi del genere (elfi, draghi, demoni e compagnia cantante), Dota: Dragon’s Blood non lo fa in maniera scontata o banale. Il mondo in cui si svolgono le vicende di questi otto episodi è ricco di personalità e di colore, dettagli interessanti che contribuiscono a distaccare il worlduilding quanto basta dallo stato di “generico mischiaticcio di Tolkien e World of Warcraft”.

Dota Dragon’s Blood: i personaggi e la trama

Per quanto importanti per comprendere ed apprezzare a fondo ciò che sta accadendo a schermo, il mondo e le sue regole passano in secondo piano se rapportati alle vicende e a come queste si intrecciano con i personaggi principali e le loro motivazioni.

Difficile identificare un vero protagonista in questo Dota: Dragon’s Blood. L’approccio scelto alla narrazione è uno piuttosto diversificato, e Davion, il cavaliere drago, per quanto spesso messo in copertina come apparente fulcro e centro degli eventi non è tanto più un protagonista di quanto lo fosse Eddard Stark nella prima stagione di Game of Thrones.

L’analogia con la popolare serie HBO non è così campata per aria: la trama segue i punti di vista di numerosi personaggi, con un ventaglio che si allarga mano a mano che gli episodi procedono. Diversamente da Game of Thrones, tuttavia, i vari punti di vista e le varie sotto-trame restano pressoché sempre “localizzate”, vicine e interconnesse tra loro, spesso l’una propedeutica alla risoluzione o alla migliore comprensione dell’altra.

Questa struttura fatta di continue interconnessioni, diversi punti di vista e occasionali salti nel tempo costituisce sia la forza, sia l’occasionale debolezza dell’opera nel suo complesso. Per quanto infatti le motivazioni dei personaggi e i loro rapporti vicendevoli siano entusiasmanti e spingano lo spettatore a voler sapere di più (Dragon’s Blood rientra tra le poche serie che abbiano “costretto” chi scrive di fronte allo schermo per finirla in un solo giorno), più ci si avvicina alla fine più ci si rende conto che la quantità di trame ancora aperte e relazioni non del tutto esplorate avrebbe richiesto molti più episodi per ricevere una completa giustizia; o, se non altro, episodi più lunghi. Il problema risulta particolarmente evidente soltanto nell’ultimo episodio, in cui le varie sotto-trame che compongono l’intrigo complessivo della prima stagione giungono a una conclusione forse troppo affrettata e, soprattutto, troppo concomitante.

Che la storia tenga incollati allo schermo, comunque, è indubbio: complici anche dei personaggi variegati e ben costruiti, il comparto narrativo complessivo di Dragon’s Blood si presenta solido, appassionante e ricco di una componente umana fatta di inaspettatamente sottili sfumature di grigio. Ben lungi dall’accontentarsi di una fiaba di luce contro oscurità e buoni contro cattivi, Dragon’s Blood orchestra una convincente storia di conflitti interni ed esterni, di personaggi fondamentalmente positivi, ma corrotti e spinti al limite della propria e altrui morale da un mondo e da vicende spietate.

Il comparto tecnico

Visivamente parlando, Dota: Dragon’s Blood sa essere un gioiello. A partire dai design dei personaggi, distinti e ben fatti, in grado di dare già un’ottima prima impressione di quelle che ci si possa aspettare dalle caratteristiche caratteriali più e meno evidenti, passando per l’animazione 2d, pulita nei momenti più tranquilli e dinamica e frenetica nelle frequenti, ben orchestrate scene d’azione. Suddetta azione è tuttavia spesso accompagnata anche da modelli 3d, che non si amalgamano sempre troppo bene con gli sfondi e al resto dei personaggi. Nulla di fastidioso o che distragga troppo, comunque – specie se lo si compare ad altre, già citate produzioni come Dragon’s Dogma.

Una particolare nota di plauso al casting dei doppiatori, farcito di nomi di tutto rispetto. Dalla tormentata, dolorosa e fatalista performance donata da Troy Baker alle labbra dell’Invocatore, a quella più leggera e scanzonata (ma puntellata di sprazzi d’ira e dolore) donata da Yuri Lowenthal a Davion, pressoché tutte le performance attoriali donano all’animazione ulteriore peso, ulteriore pathos e ulteriore credibilità.

Il resto del comparto tecnico, pur non distinguendosi in maniera plateale, tiene egregiamente in piedi il tutto, contribuendo a fornire un quadro visivo e uditivo d’insieme in grado di immergere lo spettatore nel fantastico, pericoloso e crudele mondo di Dragon’s Blood.

Tirando le somme

Dota: Dragon’s Blood è una serie coinvolgente, con un cast interessante e profondo e una trama che, anche se forse un filo troppo veloce e leggermente pasticciata a tratti, premette e promette grandi cose per il futuro. Nella speranza che l’apprezzamento del pubblico rifletta l’effettiva qualità del prodotto, possiamo affermare con una buona dose di certezza che, con Dragon’s Blood, Netflix potrebbe aver trovato un potenziale, promettente nuovo Castlevania.

Letterato e giornalista di formazione, scansafatiche poliedrico di professione. Il mio super potere è la capacità di interessarmi di pressoché qualsiasi cosa e dedicargli un’attenzione media di 7,8 secondi. Con le dovute eccezioni. Quando non perdo tempo, lavoro. Quando non lavoro, scrivo. Quando non scrivo, consumo media o gioco di ruolo. Quando non consumo media e non gioco di ruolo, perdo tempo. Il cerchio della vita.

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Bleach: nuova cover per il capitolo speciale del ventesimo anniversario

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Bleach: nuova cover per il capitolo speciale del ventesimo anniversario

Bleach è tornato alla ribalta negli ultimi tempi principalmente per due ragioni: la prima di queste è la conferma che arriverà l’adattamento anime dell’ultima saga del mangala Guerra Sanguinosa dei Mille Anni – anche se ancora non si conosce il periodo di uscita, la seconda ragione è stata la pubblicazione del capitolo speciale per il ventesimo anniversario dell’opera. Proprio a quest’ultimo riguardo è stata pubblicata una nuova cover per la versione digitale del capitolo.

La nuova immagine è stata condivisa attraverso Twitter dal profilo ufficiale di Tite Kubo, l’autore di Bleach. Eccola qui:

L’immagine mostra il protagonista delle vicende, Ichigo Kurosaki, in quella che sembra essere una maniera “malvagia”, passateci il termine. Occhi quasi bianchi, ombre sul viso e un sorriso maligno ci consegnano un protagonista che ha ben poco di rassicurante e, sicuramente, faranno ricordare ai fan di lunga data lo Spirito di Zangestu, noto anche come Ichigo Bianco (White Ichigo) oppure Hollow Ichigo.

Il capitolo speciale, dal titolo “No Breaths from Hell”, era stato pubblicato lo scorso agosto sulla rivista giapponese Weekly Shōnen Jump – proprio in occasione dell’anniversario di cui parlavamo – e con le sue 74 pagine sembrava essere molto più che un semplice capitolo celebrativo. Molti fan, infatti, sperano che questo non sia altro che un incipit per una nuova avventura di Ichigo e compagnia.

Noi speriamo davvero che sia così.

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Love All Play: ecco il nuovo trailer dell’anime sul badminton

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Il sito ufficiale di Love All Play, anime tratto dal romanzo di Asami Koseki ha condiviso un secondo trailer per la serie sportiva in arrivo nella primavera 2022. È stato, inoltre, comunicato che Natsuki Hanae (Ken Kaneki in Tokyo Ghoul, Tanjirō Kamado da Demon Slayer, Masamune Makabe da Masamune-kun’s Revenge) darà la voce al protagonista Ryō Mizushima.

L’azienda di prodotti sportivi YONEX supervisiona e collabora con la produzione per il design dell’anime, il team aveva dato il proprio supporto già nel 2018 ad un’altra serie sul badminton, Hanebado!

Nella key visual, che potete vedere qui sotto, si legge la scritta: “L’occasione di una vita, con il raggiungimento della maggiore età, colpisce alla velocità di 400 km/h, love-all play!!”. Il sito dell’anime fa notare come la velocità iniziale del volano dopo uno smash rende il badminton, per gli esperti, lo “sport più veloce del mondo”. Il titolo della serie nasce dall’affermazione “love-all” riferita al punteggio iniziale della partita.

Produzione

Hiroshi Takeuchi (Peacemaker Kurogane, Blade & Soul, Zunda Horizon) dirige l’anime per Nippon Animation e OLM. Tomoko Konparu (Uta no Prince-sama – Maji Love 1000%, Nodame Cantabile) scrive e supervisiona le sceneggiature con Miharu Hirami (Rossana, Una giungla di avventure per Kimba), Shingo Irie (All Out!!, Kuroko no Basket) e Michiko Yokote (Cute High Earth Defense Club LOVE!, Genshiken, Shirobako). Riko Kaneda si occupa del character design, mentre Yuki Hayashi (My Hero Academia, Welcome to the Ballroom, Shaman King) compone le musiche.

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Le Bizzarre Avventure di JoJo Stone Ocean: ecco la intro ufficiale

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Le Bizzarre Avventure di JoJo Stone Ocean: ecco la intro ufficiale

Le Bizzarre Avventure di JoJo è un’opera di fama mondiale, nata dalla penna del l’immenso maestro Hirohiko Araki nel lontano 1987, che nel corso dei decenni ha conquistato milioni di lettori in ogni dove. Se da una parte, però, abbiamo un’opera cartacea che può vantare una pubblicazione pressoché ininterrotta dai suoi inizi, meno costante è stata la versione animata, che solo negli ultimi anni ha visto una produzione continua e coerente. Questa produzione è infine giunta a Stone Ocean, la sesta parte che vede come protagonista Jolyne Kujo e che ha anche una nuova intro.

Qui sotto potete vedere la sigla ufficiale di apertura degli episodi, come caricata sul canale YouTube di Warner Bros. Japan Anime:

Questa la sinossi dell’opera:

Florida, Stati Uniti, 2011. Dopo un incidente d’auto con il fidanzato, Jolyne Kujo cade in una trappola ed è condannata a 15 anni da trascorrere nella prigione statale di massima sicurezza di Green Dolphin Street, nota anche come “l’Acquario”. Mentre si trova sull’orlo della disperazione, riceve dal padre un ciondolo che risveglia in lei un misterioso potere. “In questo mondo ci sono cose più terribili della morte, e ciò che succede in questo carcere è una di queste”. Il messaggio di un misterioso ragazzino che appare davanti a Jolyne, eventi inspiegabili che si susseguono, l’orribile verità raccontata dal padre durante una visita e un nome, DIO… Riuscirà Jolyne a uscire da questa prigione? I destini della famiglia Joestar e di DIO s’intrecciano da secoli. Che lo scontro finale abbia inizio!

La produzione dell’anime è in mano allo studio David Production (Code Geass, Soul Eater, Fire Force, Le Bizzarre Avventure di JoJo) ed è pubblicato sulla piattaforma di streaming Netflix e i primi 12 episodi sono usciti oggi primo di dicembre 2021.

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