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Film e Serie TV

In arrivo in autunno la docuserie “Marvel 616” su Disney+

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Disney+ ha diffuso due video (che trovate di seguito) che mostrano un’anteprima di Marvel 616, la nuova docuserie originale che indagherà storia, cultura pop e fan che ruotano attorno all’Universo Marvel. Non mancherà spazio per parlare anche dei protagonisti di questo mondo e quindi autori e personaggi che continuano a raccontarci le storie dei nostri eroi preferiti. La serie arriverà su Disney+ per l’autunno del 2020.

Marvel 616 è prodotta da Marvel New Media con Supper Club; i produttori esecutivi della serie sono Joe Quesada, Shane Rahmani, Stephen Wacker, John Cerilli, Harry Go e Sarah Amos per Marvel, Jason Sterman, Brian McGinn e David Gelb per Supper Club.

Il primo video è tratto dall’episodio Higher, Further, Faster diretto dall’attrice e regista Gillian Jacobs, che presenterà le autrici di Marvel Comics e il loro impegno nel raccontare storie di affermazione della propria identità e di inclusione.

Il secondo video Lost and Found è un estratto diretto nella versione integrale da Paul Scheer, e accompagna l’attore e comico alla scoperta dei personaggi Marvel Comics dimenticati e ritrovati.

Daily Nerd è un Magazine di cultura Nerd e Geek. Non si tratta semplicemente di riportare notizie, ma di approfondire e riflettere sulla cultura che ci circonda.

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Film e Serie TV

Su Apple TV+ arriva “Drops of God”, la dramedy ispirata al manga di Tadashi Agi e Shu Okimoto

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drops of god

Apple TV+ ha annunciato l’acquisizione di “Drops of God”, la nuova dramedy multilingue franco-giapponese di Legendary Entertainment, adattata dall’omonima serie manga bestseller del New York Times, creata e scritta dal pluripremiato Tadashi Agi, con artwork di Shu Okimoto e pubblicata da Kodansha.

Composta da otto episodi, “Drops of God” è interpretata da Fleur Geffrier (“Das Boot”, “Elle”) nei panni di Camille Léger e Tomohisa Yamashita (“The Head”, “Tokyo Vice”, “Alice in Borderland”) nei panni di Issei Tomine ed è prodotta da Les Productions Dynamic in associazione con 22H22 e Adline Entertainment. 

Trama

La serie si apre con il mondo della gastronomia e dei vini pregiati in lutto perché Alexandre Léger, creatore della famosa Léger Wine Guide e figura emblematica dell’enologia, è appena morto nella sua casa di Tokyo all’età di 60 anni.

Il compianto Alexandre lascia una figlia, Camille (Fleur Geffrier), che vive a Parigi e non vede il padre dalla separazione dei suoi genitori, avvenuta quando lei aveva nove anni. Camille vola a Tokyo per assistere alla lettura del testamento di Léger e scopre che suo padre le ha lasciato una straordinaria collezione di vini, la più grande al mondo secondo gli esperti. 

Ma, per rivendicare l’eredità, Camille deve competere con un giovane e brillante enologo, Issei Tomine (Tomohisa Yamashita), che suo padre ha preso sotto la sua ala protettrice e che nel testamento di Léger viene indicato come il suo “figlio spirituale”. Ma la sua connessione con Issei è realmente solo spirituale?

Produzione

Scritto e ideato da Quoc Dang Tran (“Marianne”, “Parallel”), prodotto da Klaus Zimmermann (“Borgia”, “Trapped”) e diretto da Oded Ruskin (“No Man’s Land”, “Absentia”), “Drops of God” uscirà nel 2023 su Apple TV+, Giappone escluso. La serie è presentata in collaborazione con France Télévisions e Hulu Japan.

Kodansha, una delle più grandi case editrici giapponesi, è stata fondata nel 1909 e a oggi vanta una vasta gamma di attività editoriali. Da sempre impegnata nella promozione della lettura, offre numerosi premi letterari, come il Premio Noma e il Premio Yoshikawa, che riconoscono agli autori di maggior talento i contributi per il miglioramento della cultura editoriale.

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Film e Serie TV

Alice in Borderland, ne vale la pena? Decisamente sì

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Alice in Borderland main cast

Alice in Borderland è serie originale Netflix giapponese basata sull’omonimo manga di Haru Aso. Dopo il successo della prima uscita, la seconda stagione è arrivata su Netflix nel dicembre 2022, per catapultare nuovamente gli spettatori tra i giochi mortali del Borderland, insieme ad Arisu e agli altri protagonisti della serie.

Tra nuovi game e momenti di introspezione

Per fare un veloce recap, Alice in Borderland segue la storia di un gruppo di ragazzi che si sono ritrovati catapultati in una versione distopica di Tokio, dove l’unico modo per sopravvivere è partecipare a giochi mortali la cui difficoltà è determinata da carte da gioco. Con la prima stagione i protagonisti erano riusciti a superare il gioco del 10 di cuori, che aveva creato qualche problema nell’oasi felice che i giocatori erano riusciti a ritagliarsi. È accaduto di tutto, c’erano katane, sparatorie, flashback, momenti di riflessione profondi, e Chishiya che si è improvvisato 5 minutes craft per dare fuoco a Niragi (Dori Sakurada). 

Un finale che sicuramente lasciava ben sperare per questa seconda stagione, dove i protagonisti Ryōhei Arisu (Kento Yamazaki), Yuzuha Usagi (Tao Tsuchiya), Hikari Kuina (Aya Asahina) e Shuntarō Chishiya (Nijirō Murakami, per cui tantissimi fan sono diventati accaniti simp) devono superare i game delle figure, rimasti fino a quel momento avvolti dal mistero. La ripartenza non dà tregua ai personaggi, che dopo un breve momento di sollievo si trovano all’improvviso nel game del Re di Picche, dove il Re armato fino ai denti gioca al tiro al bersaglio con loro.

Alice in Borderland main cast della serie originale Netflix 2020-2022

La seconda stagione punta, oltre che a esplorare nuovi game, ad approfondire ulteriormente i protagonisti, separandoli e dislocandoli in giro per Tokio, ognuno con uno scopo preciso in mente. Chi vuole trovare un senso, chi vuole scoprire cosa si cela dietro questi game, chi ancora piano piano sta cedendo e pensa che non sarebbe così male smettere di combattere e rimanere per sempre nel Borderland. Non c’è mai la reale preoccupazione che uno dei protagonisti venga trapassato da un laser, ma ugualmente lo spettatore può rimanere investito dalle situazioni in cui ognuno di loro si ritrova, domandandosi se sarebbe mai possibile sopravvivere a qualcosa di simile – la risposta è che forse noi saremmo morti nei primi minuti del game di Picche, perché non abbiamo la plot armor.

Modi diversi per arrivare alla stessa morale

All’interno della serie, Arisu, Usagi, Kuina e Chishiya sono sicuramente i personaggi più interessanti e quelli che vengono approfonditi di più. Arisu è il protagonista indiscusso dell’anime: partito come disoccupato senza prospettive, nel Borderland si ritrova spesso a essere il leader che trascina, motiva tutti a sopravvivere e trovare un senso nei giochi, dando speranza.

È lui Alice, deve trovare lui la soluzione finale per far uscire tutti dal Borderland e in questa seconda stagione diventa molto più consapevole del suo ruolo. Il suo legame con Usagi è la spinta definitiva che lo porta a perseguire questo obiettivo, anche se i dubbi sono dietro l’angolo. Dubbi che nutre anche Usagi stessa, che invece rappresenta il Coniglio Bianco, un po’ per il nome (Usagi significa letteralmente “coniglio”), ma soprattutto per il fatto che soprattutto in questa seconda stagione Arisu deve continuamente “inseguirla”, perdendola e ritrovandola nel Borderland, cercando di buttare giù il muro che Usagi si è costruita intorno.

Usagi durante il gioco della Regina di Picche

Ad accompagnarli ci sono altri personaggi più o meno ricorrenti, alcuni dei quali si pensava fossero morti ma che scoprono all’ultimo di essere anche loro nel cast principale e quindi devono finire i giochi. Tirando le somme comunque, ogni personaggio risulta funzionale a un aspetto diverso della trama e del percorso di Arisu. Alcuni ci riescono in modo più incisivo, altri meno, ma arriva il momento in cui ognuno riesce ad avere un momento di gloria.

La serie ci presenta personaggi che pur incarnando archetipi riescono a risultare complessi e umani, con motivazioni e desideri comprensibili, anche se talvolta discutibili. La seconda stagione ne esplora l’evoluzione psicologica, mostrando come la pressione del gioco possa cambiare una persona e come queste esperienze possano influire sulle loro relazioni con gli altri.

Ogni personaggio diventa portatore di un determinato modo di pensare e reagire alle difficoltà che incontra nel Borderland. Kuina ad esempio, che per l’estetica un po’ ricorda il Brucaliffo, dopo essere scesa a patti col suo passato nella prima stagione, ora riflette sulla necessità di avere con sé compagni di viaggio fidati piuttosto che continuare da sola. Come lei, anche Chishiya intraprende un percorso isolato dal resto del gruppo, sfruttando la sua intelligenza per sopravvivere a game di Cuori e Denari. Nonostante lo scarso minutaggio, il personaggio di Chishiya è tra quelli che per i fan “buca lo schermo“.

Sguardo enigmatico e un po’ strafottente, arrogante e calcolatore (seppur edulcorato rispetto al manga), Chishiya è anche tendenzialmente annoiato e privo di spinte per dare un senso alla propria vita. Mentre Arisu all’interno del Borderline trova una ragione per continuare, Chishiya va ancora con l’auto-pilota, affronta i game ma non riesce a trovare una motivazione profonda. Rispetto alla prima stagione, da Stregatto che osserva la situazione dall’alto, lontano da tutti, in attesa di godersi il chaos che scaturisce da ogni gioco, poco a poco anche Chishiya rimane sempre più investito da Arisu. E alla fine diventa lui stesso protagonista di uno dei momenti più interessanti della stagione, dove comprende finalmente quel senso che gli sfuggiva e intravede la speranza di cui Arisu aveva sempre parlato sin dall’inizio.

Alice in Borderland: i protagonisti Chishiya in primo piano, Arisu e Kuina sullo sfondo

Alice in Borderland: una sorta di Squid Game giapponese?

Qualcuno se l’è chiesto e la risposta a questa domanda molto probabilmente è: no. Per quanto entrambe le serie ruotino attorno a un gruppo di persone che, volenti o nolenti, si trovano costretti a partecipare a sfide mortali per sopravvivere, le due opere presentano importanti differenze che riflettono poi anche le culture da cui derivano. 

Squid Game ha un’estetica, personaggi e tematiche molto diverse da Alice in Borderland, riprende temi sociali legati all’economia coreana che sono molto cari alle serie tv di questa nazione, e l’approfondimento dei personaggi viene affrontato in maniera diversa. Alice in Borderland è giapponese dall’inizio alla fine: si respira proprio l’atmosfera da anime (solo, in live action), cosa che non rende la serie meno seria e attuale, dal momento che offre anche più momenti di riflessione e introspezione dei personaggi rispetto a Squid Game. 

Le due serie sono apprezzabili per ragioni diverse e sicuramente la popolarità di serie tv con tematiche distopiche e sociali ha aiutato entrambe a raggiungere la loro attuale popolarità nel pubblico di Netflix.

Alice in Borderland, Arisu e Usagi durante un game

Alice in Borderland, la pecca è il finale lento

Anche questa seconda stagione gli autori hanno esplorato ogni tipologia di game (cuori, fiori, picche e denari) e lo hanno fatto rendendo ogni sfida unica e creativa, senza dimenticare la morale di fondo. Insomma, Alice in Borderland non si è fatta mancare di nuovo nulla: giochi ingegnosi, personaggi con incredibili plot armor, momenti romantici, epifanie e un tizio nudo. Un insieme di elementi che in realtà permette alla serie di passare da momenti assurdi e divertenti (per lo spettatore, per i personaggi che stanno per morire meno) a situazioni in cui ognuno si ferma per riflettere a fondo su ciò che rende davvero una vita degna di essere vissuta. Il tutto senza che le scene vengano tagliate con l’accetta, rendendo la visione fluida e mantenendo lo spettatore immerso nel Borderland. 

Il difetto della seconda stagione non sono atmosfera o tematiche in sé, ma la velocità con cui viene affrontato il tutto. Se nella prima parte di Alice in Borderland tutto si sviluppa con un ritmo un po’ più incalzante, questa seconda stagione fa il contrario: parte con mitra spianato e tensione, per rallentare inesorabilmente sul finale. Il che può avere senso, dal momento che la storia volge poco a poco al suo termine, eppure non funziona del tutto. Negli ultimi episodi i momenti di introspezione e le scene di circostanza per dare una pausa tra i game vengono dilatati a volte in modo eccessivo. Arrivati sul finale sembra esserci un climax, ma viene tranciato da dialoghi che anziché mantenere il ritmo lo rallentano ulteriormente, facendo quasi arrancare uno dei game più importanti della serie. 

Alice in Borderland poster con Usagi e Arisu sopra la carta del 7 di cuori

Gli ultimi momenti nel Borderland non sono intrisi di adrenalina, ma di grandi riflessioni sull’amicizia e su ciò che davvero ci porta ad andare avanti ogni giorno. Pensieri e dialoghi che portano con sé una morale coerente con la storia e i suoi personaggi, ripercorrendo ciò che è accaduto dall’inizio e dando una chiusa alle sfide affrontate sino a quell’istante. Chi non è però amante delle lunghe conversazioni sul senso della vita, però, è avvisato, perché come detto il ritmo cala vertiginosamente e gli appassionati dell’azione pura potrebbero non esserne felici. Viene da chiedersi se c’era un modo per bilanciare meglio lo “spiegone” finale e la tensione che prima di allora era stata centrale per la serie. 

Tirando le somme comunque, Alice in Borderland rimane un’ottimo originale Netflix, che è riuscito a vedere la luce in fondo al tunnel delle serie cancellate senza ragione e ha trovato la sua conclusione, andando in pari con il manga. Consigliatissima è la visione in lingua originale con i sottotitoli (così potete simpare meglio per Chishiya) e Reddit aperto sul cellulare, perché tanti stanno ancora speculando su cosa dovrebbe rappresentare il Joker. Idee?

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Romantic Comedy Natalizia: 6 consigli per scriverne una

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Ashley Greene in Christmas on My Way romcom

Una Romantic Comedy Natalizia (o romcom natalizia) è un po’ il Michael Bublé del cinema: appena inizia la stagione, state certi che ve ne comparirà una su ogni canale in cui finirete facendo zapping. Perché se Michael Bublé riesce a prendere il controllo delle radio, una Romantic Comedy Natalizia ha la capacità di insinuarsi ovunque, anche sulle piattaforme di streaming. Non fa prigionieri tra piste di pattinaggio, recite natalizie e biscotti di pan di zenzero.

E puoi star certo che avranno tutte la stessa trama. Uguale identica, tanto che potresti persino scrivere tu una romantic comedy natalizia e presentarla a Netflix per il prossimo anno.

Step 1: l* protagonista perfett*

Il personaggio principale di una romantic comedy natalizia è, solitamente, una donna, ma per il bene della gender equality può essere anche un uomo. 

Qualsiasi sia il sesso, o l’orientamento sessuale, poco importa: ciò che conta è che sia una persona con un lavoro di successo nella Grande Città e una vita sentimentale disastrosa a inizio film. 

Quest’ultima caratteristica è fondamentale, perché lo scopo di vita di ogni single a Natale in una romcom è di trovare l’anima gemella prima dei titoli di coda. Per poter fare questo, il nostro Protagonista dovrà affrontare sfighe incredibili e figure da cioccolataio senza tregua perché si sa, se arrivi single a Natale sei anche un po’ sfigato.

Ashley Greene in Christmas on My Way romcom
Ashley Greene in Christmas on My Way, perché anche i vampiri festeggiano il Natale

Step 2: il ritorno alle origini nel paesino sperduto

Qui abbiamo addirittura due opzioni per sviluppare i dilemmi personali del nostro Protagonista.

Opzione 1 – una vita di rimpianti
Il nostro Protagonista pensava di aver trovato il lavoro dei suoi sogni, ma ora lo stress, la solitudine e perché no, magari anche il capo stronzo stanno mettendo alla prova le sue scelte di vita.

Opzione 2 – vicissitudini della vita
Il lavoro va alla grande. Il nostro Protagonista è un wedding planner, scrittore, grafico, cuoco di successo e per una serie di vicissitudini si trova (costretto) a dover tornare nel suo paese natale per un evento di qualche tipo. 

Quale che sia l’opzione, il risultato non cambia. Il nostro Protagonista è bloccato per l’intera durata delle vacanze natalizie nel paese natale (ah-ah), insieme ad amici d’infanzia e parenti invadenti. Evviva.

Emilia Clarke e Henry Golding in Last Christmas romantic comedy natalizia
Emilia Clarke in Last Christmas con un vestito assolutamente in palette, va’ che armocromia

Step 3: una Romantic Comedy Natalizia in palette

Ovviamente, nevica. Ovviamente, il paese d’origine del nostro Protagonista è la versione a grandezza naturale di Chinonsò, dove tutti attendono trepidanti l’arrivo dell’evento natalizio dell’anno avvolti dalla neve. Qui ci si può davvero sbizzarrire: caccia al tesoro natalizia, contest della miglior torta natalizia, recita di Natale, scambio dei regali con il Babbo Natale segreto e così via.

Ah, non scordiamoci poi che tutto deve abbracciare l’estetica natalizia, dagli addobbi cittadini, all’arredamento delle case, fino ai completi coordinati. Tutto il palette insomma. E nevica, l’abbiamo già detto che nevica?

Insomma, scegliete tra quella serie di cose che porterebbero il Grinch a dare fuoco all’albero di Natale e avete fatto.

Cameron Diaz e Jude Law in The Holiday romcom natale
Jude Law ci svela che il vero segreto di Silente era aver recitato in The Holiday

Step 4: il love interest

È bello, popolare, fa un lavoro che lo tiene solitamente a contatto con la natura o con le persone del paese. Ma è anche introverso, burbero, chiuso al punto da rasentare la maleducazione o comunque del tutto disinteressato rispetto al nostro Protagonista. 

In una Romantic Comedy Natalizia è molto più probabile che sia odio-a-prima-vista e non amore. Soprattutto, uno dei due deve odiare il Natale o almeno mal sopportarlo per qualche ragione struggente che si scopre solo verso la fine.

Se solo il miracolo del Natale potesse far vedere loro quanto sono perfetti come coppia, eh?

Rose McIver e Ben Lamb in A Christmas Prince
A Christmas Prince è una Romantic Comedy Natalizia con un vero principe, che vuoi di più?

Step 5: l’incomprensione, il vero cuore di una Romantic Comedy Natalizia

Noi sappiamo che loro sono fatti l’uno per l’altra (o in generale, l’un* per l’altr*), ma loro proprio non ne vogliono sapere. Almeno, non all’inizio, perché per una serie di situazioni assolutamente non forzate per ragioni di trama, poco a poco i due Protagonisti inizieranno a provare del tenero. Proprio qui è preferibile inserire un momento sulla pista di pattinaggio – e se il nostro Protagonista non sa pattinare è meglio.

Non può andare tutto liscio però, perché ricordiamoci, sono pur sempre single a Natale. Ci deve essere quindi un equivoco improvviso che li allontanerà prima del punto di svolta.

Anche qui abbiamo l’imbarazzo della scelta: uno dei due crede che l’altro sia ancora innamorato del vecchio partner, o che stia lasciando il paese. Oppure ancora un ex geloso fa delle insinuazioni, uno dei due ascolta uno stralcio di una conversazione fuori contesto e tanto altro.

John Cusack e Kate Beckinsale in Serendipity romantic comedy natalizia
John Cusack fa jackpot in Serendipity, un film cui (spoiler) si baciano sulla pista di pattinaggio E nevica

Step 6: la soluzione, il lieto fine e la neve (di nuovo)

Niente da temere, però, rimane pur sempre una Romantic Comedy Natalizia e i titoli di coda sono vicini. I due Protagonisti si riuniscono sul finale, quando incredibilmente si accorgeranno che forse (forse) comunicare è meglio che presumere il peggio di qualcuno o qualcosa e tenersi tutto dentro.

Incredibile, davvero.

E così tutto è risolto. I Protagonisti si baciano sotto il vischio o sotto la neve, in lontananza ci sono campane di qualche tipo che suonano e perché no, magari c’è anche gente che guarda (forse i parenti impiccioni). A questo punto, il Natale è salvo e tutti possono festeggiare in un’atmosfera calda, famigliare e ricca – davvero, avete mai visto famiglie povere in una Romantic Comedy Natalizia? Hanno tutti la villa.

E poi certo che nevica, che domande.

Michael Urie e Philemon Chambers in Sigle all the Way Single per Sempre film romcom natale netflix
Netflix sperimenta fuori dalle regole dei romcom classici con Sigle All The Way, dove la coppia principale è LBGT+

Romantic Comedy Natalizia, vista una viste tutte

Con questo bagaglio, anzi, con questa slitta di conoscenze ora puoi andare a scrivere la sceneggiatura perfetta per una perfetta Romantic Comedy Natalizia che andrà in onda su un canale tv sconosciuto all’umanità o su Netflix. 

Comunque vada, le persone continueranno a preferire Love Actually, ma almeno ti sarai divertito a racchiudere tutti gli stereotipi possibili di un romcom in un solo film. Che dire, che lo spirito del Natale sia con te.

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