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La soundtrack di Cowboy Bebop sbarca su Spotify

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Su Spotify sono arrivate le soundtrack di Cowboy Bebop, l’anime diretto da Shinichirō Watanabe. Spotify ha creato una playlist apposita, ma sono anche disponibili i due album singoli: Cowboy Bebop e  Cowboy Bebop Vitaminless.

Le musiche sono state composte da Yojo Kanno e hanno preso vita grazie alla band Seatbelts.

 

La trama

È un anime fantascientifico prodotto da Sunrise e diretto da Shinichirō Watanabe che segue le avventure di un gruppo di cacciatori di taglie spaziali. È ambientato nel lontano 2071, ed è apprezzata per la sua grande profondità nell’affrontare temi come solitudine, esistenzialismo e il passare del tempo. Spile Spiegel e il suo socio Jet Black sono i protagonisti, che si spostano da pianeta a pianeta alla ricerca di criminali grazie alla loro astronave, il Bebop appunto. Nel corso delle loro avventure alla compagnia si uniranno anche Ein, Faye Valentine e Radical Edward.

Daily Nerd è un Magazine di cultura Nerd e Geek. Non si tratta semplicemente di riportare notizie, ma di approfondire e riflettere sulla cultura che ci circonda.

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Eventi

Giornalismo a fumetti, ecco 3 opere che sono un must!

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Come prepararci al corso di giornalismo a fumetti con Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso? Ecco 3 titoli di graphic novel imprescindibili.

Marco Rizzo, giornalista professionista e scrittore siciliano, è tra gli autori italiani più rappresentativi nel filone del graphic journalism. Autore di saggi e inchieste, ha scritto anche per Wired, L’Unità, La Lettura, è editor e traduttore per Panini Comics e pubblica opere di impegno civile con Feltrinelli Comics, BeccoGiallo, Tunué. 

Con Feltrinelli Education cura il “Corso di giornalismo a fumetti” e queste sono le tre opere che chiunque, a dovrebbe leggere, parola di Marco Rizzo.

MAUS di Art Spiegelman

È giornalismo: una lunga intervista, una delle tecniche principe del giornalismo, accompagnata da precise ricostruzioni storiche. Non è giornalismo: il figlio intervista il padre, l’oggettività lascia spazio alle emozioni, i personaggi sono rappresentati come animali antropomorfi. 

Eppure, “Maus” è un capostipite del graphic journalism proprio perché emoziona e informa, approfondisce e suggestiona. Un libro potente, che ha aperto la strada al riconoscimento del graphic journalism e in generale del fumetto di realtà tra il grande pubblico e nel settore, tanto da vincere un Pulitzer

IL FOTOGRAFO di Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre e Frédéric Lemercier 

Nel 1986 il grande fotoreporter Lefèvre è in Afghanistan al seguito di Medici Senza Frontiere per documentare la guerra. Anni dopo, il fumettista Guibert raccoglie le foto e le testimonianze dell’amico e le trasforma in un unico racconto, intervallando di tanto in tanto le vignette con le foto. 

Il risultato da un senso di attendibilità e immedesimazione anche se è presente un tramite. Giornalismo per interposta persona, ma così preciso da risultare veritiero.

PALESTINA di Joe Sacco

Forse il capostipite del graphic journalism più puro: un giornalista/fumettista si reca sul posto, raccoglie informazioni e documentazione visivo, tornato a casa il materiale viene messo in ordine e riportato come un unico grande racconto. 

“Palestina” è una graphic novel ma anche un reportage, in cui il narratore diventa protagonista solo quando necessario, dove la meticolosità del tratto si accompagna alla precisione del racconto. Ancora oggi, uno degli standard da raggiungere per chiunque voglia fare informazione dal campo, che sia a fumetti o no.

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Fire Force: conto alla rovescia per la fine del manga

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Che Fire Force il manga di Atsushi Ōkubo fosse ormai arrivato alla fine si sapeva da almeno un mese, ma adesso c’è la conferma che si concluderà tra due capitoli, oltre a quello da poco uscito.

La notizia sta facendo discutere gli appassionati, divisi tra chi sperava in altri capitoli e chi invece arrivati a questo punto crede si tratti di una decisione giusta presa da parte del mangaka giapponese. Per il momento non sono arrivate conferma su una possibile trasposizione anime anche di questa parte finale della serie.

Fire Force (En En no Shouboutai) è la seconda opera di rilievo di Ōkubo, arrivata direttamente dopo Soul Eater – e il suo spin-off Soul Eater Not! – il manga è pubblicato sulla rivista giapponese Weekly Shōnen Mangazine dal settembre del 2015.

Dal fumetto ne è derivato anche un adattamento anime, che al momento conta due stagioni, e tutta una serie di corti.

Il manga

La serie ha fatto il suo debutto sulle pagine di Weekly Shonen Magazine nel 2015, riscuotendo un buon successo tanto da essere trasposta per il piccolo schermo in un anime di David Production. Per ora in Giappone sono stati pubblicati 32 volumi.

La trama

Il manga si svolge in un futuro in cui l’innalzamento del livello del mare ha fatto crollare i continenti e causato la scomparsa di molti paesi. Una parte del Giappone ha evitato il peggio e ora quel che resta dei suoi abitanti si è riunito nel piccolo impero di Tokyo, dove la Chiesa del Sacro Sol e le Industrie Pesanti Haijima hanno sviluppato l’Amaterasu, un perpetuo impianto di energia termica.

Nell’anno 198 dell’era solare a Tokyo si forma una speciale forza di vigili del fuoco chiamata Fire Force per combattere crescenti incidenti di combustione umana spontanea in cui gli esseri umani si trasformano in inferni viventi chiamati Incendiati.

Mentre gli Incendiati sono casi di prima generazione di combustione umana spontanea, le generazioni successive possiedono la pirocinesi pur mantenendo forma umana. La Fire Force è stata formata unendo le persone con questi poteri ed è composta da otto Brigate indipendenti.

Shinra Kusakabe è un giovane pirocinetico di terza generazione che ha guadagnato il soprannome di “Orme del Demonio” per la sua capacità di sviluppare fiamme dai piedi e si unisce all’Ottava Brigata speciale sia per estinguere gli Incendiati che per indagare sulle cause del misterioso incendio che ha ucciso la sua famiglia 12 anni prima.

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Fumetti e Cartoni

Vietnam Horror di Leviathan Labs: la storia che ancora non conoscete

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Oggi vi presentiamo uno dei nuovi volumi usciti dalla ricca fucina di Leviathan Labs: Vietnam Horror, una storia di Massimo Rosi con i disegni di Vito Coppola. Un volume che raccoglie più storie (Cuore di tenebra, Tunnel rats, Burning sun, Eclipse) che ci fa diventare spettatori di uno dei fatti storici più dolorosi e cruenti dell’età contemporanea, la Guerra del Vietnam appunto, nella quale però si insinueranno eventi ancora più inquietanti e drammatici.

Trama

Il terrore e la paranoia serpeggiano sui campi di battaglia, ma qualcos’altro sconvolge un plotone in piena guerra del Vietnam. Un plotone americano si perde nella foresta vietnamita. Alle loro spalle una montagna, nel cui cuore si nascondono gli ultimi disperati abitanti della zona che, per scacciare l’invasore occidentale, saranno disposti a fare di tutto, anche a costo di perdere le loro anime, anche a costo di portare sulla Terra una creatura ancestrale e vorace.

L’orrore oltre la storia

La guerra del Vietnam è stata uno dei conflitti più controversi mai combattuti. Le vittime, tra soldati americani (e prima europei), sudvietnamiti, vietcong, civili e bambini sono centinai di migliaia. Negli anni registi, scrittori, poeti, fotografi e sceneggiatori hanno raccontato il loro Vietnam, e onestamente non credevo che ancora si potesse tirare fuori qualche idea originale, ma i ragazzi di Leviathan Labs ci hanno ancora una volta stupito.

Vietnam Horror infatti inserisce nella storia elementi horror in modo così naturale e semplice da riscrivere una nuova verità storica: sotto la montagna si cela una male la cui scoperta cambierà ogni cosa e una terribile ferita, un segno molto particolare, darà il via ad eventi raccapriccianti.

Le atmosfere tipiche del Vietnam, un inferno senza fine, fatto della disperazione tanto degli abitanti del luogo che dei soldati americani, le cui espressioni raccontano una guerra che di epico ed eroico aveva ben poco, si mescolano creando un incubo, che poi è lo stesso che molti dei soldati stanno avendo. I nervi sono tesi, tutti si aspettano un agguato da un momento all’altro e la sensazione è quella di una lenta ma inesorabile discesa nella follia.

Il ritmo del fumetto è incalzante. Rosi, come sempre, riesce a inserire qui e lì dei colpi di scena sono ben studiati che ci fanno tenere alta l’attenzione e aumentano quel senso di spaesamento che si percepisce in tutta l’opera.

I personaggi rappresentano un po’ i vari “tipi” di soldato americano: c’è quello che non ha niente da perde, quello che ancora ci crede e chi ha abbandonato ogni ideale e spera solo di tornare a casa presto. Sono tutti personaggi “vivi”, che combattono anche con i fantasmi del proprio passato e con una vita che non sempre è stata generosa con loro.

Il bianco e il nero si sposano perfettamente con le atmosfere del fumetto e Coppola ha il merito di dare alla storia una rappresentazione incredibilmente realistica. Gli elementi della narrazione e quelli orrifici sono gestiti in modo equilibrato e consapevole e questo rende i momenti di pathos ancora più forti e drammatici.

Insomma, il Vietnam aveva ancora qualcosa da raccontarci e siamo certi che gli appassionati del genere potranno apprezzare Vietnam Horror. Un fumetto che riscrive la storia aggiungendo alla tragedia l’orrore di un male misterioso che fa ancora più paura della morte.

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