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Recensione: Gaijin Salamander, il guerriero che anela alla pace

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Gaijin Salamander – Samurai a Sangue Freddo è un fumetto confezionato da Massimo Rosi (storia), Ludovica Ceregatti (disegni), Renato Stevanato (colori) e Mattia Gentili (lettering e design). Il titolo nasce come primo esperimento di collaborazione fra l’associazione culturale DOUbLe SHOt e la casa editrice Leviathan Labs e – possiamo dirlo fin d’ora – l’esperimento è riuscito in pieno. Abbiamo infatti tra le mani un prodotto di qualità, sotto tutti i punti di vista.

La trama, quando un episodio cambia la storia

La storia di Gaijin Salamander affonda le proprie radici in un Giappone feudale popolato da Rane antropomorfe che vedono il loro Paese invaso dalle Lucertole straniere, giunte sulle loro rive con l’intento di aprirsi una nuova base mercantile in Oriente. Con il passare del tempo gli invasori a sangue freddo si fanno strada in un Giappone ricco di storia e dedito alla propria cultura, soggiogando le Alte Cariche dello Stato fino ad arrivare al fianco dell’Imperatore.

Per molto questa è stata la terra di grandi eroi… una terra solcata da forza di volontà e onore. Una terra fatta per l’acciaio. Per la destrezza e per la devozione alla propria arte.

Ma se l’invasione per i primi periodi aveva ancora i tratti di un pacifico, ancorché subdolo, scambio di merci e culture, una morte spezza questo equilibrio… e porta la guerra.

Un giorno il Comandante Coda-Corta, figlio del Generale delle Lucertole Claude Grosso-Sauro e stimatore della forza e delle usanze dei Samurai, era a passeggio con lo Shogun Gonfia-Gote – fondatore di una scuola di spada molto famosa in Giappone – e i due vennero attaccati da un gruppo di banditi. Per sfuggire all’aggressione, vista la schiacciante superiorità numerica dei nemici, Coda-Corta e Gonfia-Gote si gettarono in un lago vicino ma la Lucertola accidentalmente morì annegata.

Il pretesto diede la possibilità al Gen. Grosso-Sauro di iniziare la conquista delle terre del Giappone, conquista che trova la strenua resistenza dello Shogun e dei Samurai, in particolare di un Gaijin – uno “straniero” – senza nome.

I personaggi e il disegno, un appagante contrasto

I personaggi che animano il fumetto Gaijin Salamander sono tutti contenitori di grandi emozioni: il protagonista senza nome è mosso dall’amore, lo Shogun Gonfia-Gote sente sulle proprie spalle tutto il peso di una cultura che senza di lui sarebbe cancellata completamente, il Comandante di Alto Grado John Philip Sputonero non vuole altro che la guerra; questo coacervo di forti emozioni però è contrastato dai disegni e dalle atmosfere, i primi sono semplici e le seconde – con poche eccezioni – pacate.

I personaggi che sono al centro della storia, ben caratterizzati e con il loro posto preciso all’interno della trama, sono al tempo stesso curati e semplici nel loro disegno. Un’espressione appena accennata – in pieno stile Samurai –, una veste con qualche piega scossa dal vento, un paio di grandi occhi gialli che fanno percepire al lettore un’emozione al confine fra l’animalesco e l’umano. Ma non si faccia ingannare il lettore, nonostante questa semplicità i soggetti sono riconoscibili a colpo d’occhio grazie allo stratagemma del “particolare”: ogni personaggio principale ha un segno distintivo, che lo caratterizza a livello visivo e lo rende diverso da tutti gli altri – nel caso del protagonista sono notabili delle macchie gialle sul corpo -.

Ciò, presumibilmente, è stato fatto per sopperire alla mancanza di una riconoscibilità fisiognomica – che l’occhio e il cervello umano attuano inconsciamente per distinguere i vari volti delle persone – visto che i protagonisti sono animali. L’espediente ha colto nel segno, dopo qualche pagina non ci accorge nemmeno più che i protagonisti non sono esseri umani.

Passiamo ora alle atmosfere, candidate per rubare il posto di protagonisti visivi ai personaggi. Abbiamo anticipato che tutto il fumetto, nonostante i forti argomenti trattati, è avvolto da un alone di calma e pacatezza. I colori degli sfondi sono tenui, dominano il verde, il marrone, il blu e solo uno schizzo di sangue dal rosso acceso o una vivida fiamma spezzano le morbide tonalità. I flashback in particolare eliminano completamente ogni colore forte, essi sono coperti da una patina in simil-pergamena che dona un misto di sacralità e nostalgia. Fanno eccezione a questa flemmatica predominanza solo un paio di scene, altamente concitate, che si accendono dei toni dell’arancione e del giallo, ma sono solo questo: eccezioni in una regola di calma e tenuità.

La forza delle tradizioni e degli insegnamenti

Non si può fare una recensione di Gaijin Salamander senza dedicare un commento agli insegnamenti che vengono evidenziati all’interno dell’opera. Il protagonista conosciuto come Gaijin è una Lucertola alla quale il grande Maestro Pugno-Sashimi insegna la Via della Spada, mentre questo evidente contrasto aiuta a caratterizzare il personaggio occorre soffermarsi sulla filosofia che sta alla base del Codice dei Samurai. I concetti di forza, dedizione, sacrificio e vita vissuta con la consapevolezza della morte enfatizzati nel fumetto sono piuttosto lontani dalla nostra filosofia occidentale – e anche questo è sottolineato nelle differenze fra le Rane giapponesi e le Lucertole straniere – ma sono ciò che fa di un Samurai un Samurai.

Un guerriero non è uno con grandi muscoli, o tecniche incredibili, figliolo. Quelli che pensi siano guerrieri non lo sono… essere guerrieri significa autopossedersi. Avere una propria centralità. Essere vuoti, e consapevoli.

Arriverai al punto in cui la tua mente si focalizzerà sul momento… In un mondo dove la morte è cacciatore, ragazzo mio, non c’è tempo per il rimpianto o il dubbio. C’è tempo solo per decidere.

Con queste parole il Maestro Pugno-Sashimi impartisce una grande lezione al suo alliveo Gaijin, una lezione che racchiude tutto il Credo dei Samurai e che potrebbe servire – oggi più che mai – per capire che molte delle cose che noi riteniamo importanti, non lo sono affatto. Beni effimeri non sono nulla se paragonati alla consapevolezza del proprio essere e del momento in cui si sta vivendo, la vita è troppo breve per perdersi in frivolezze passeggere, abbiamo solo tempo per decidere e agire.

Sono questi insegnamenti ciò che le Rane, all’interno di Gaijin Salamander, stanno tentando di proteggere. Non cercano di tutelare i propri beni, mai una volta i Samurai – a differenza delle Lucertole – fanno riferimento all’oro o alle proprietà. Ciò che lo Shogun Gonfia-Gote vuole è solo preservare una cultura fatta di tradizioni millenarie, le stesse tradizioni che identificano un popolo e gli danno un posto nel mondo.

Gaijin Salamander: considerazioni

Questa recensione, che non ha la velleità di essere completa, ha voluto dare una prima infarinatura a chiunque si voglia avvicinare alla lettura di un fumetto che, nonostante veda animali come protagonisti e una morale finale, non va preso alla leggera come una favola di Fedro (anche se si potrebbe aprire un dibattito sui suoi scritti, leggeri solo all’apparenza).

Gaijin Salamander è un comic profondo e ben scritto che affronta argomenti come la guerra, l’amore e la morte in maniera decisa e diretta; nonostante sia agilmente fruibile da chiunque – le scene di violenza non sono poche ma sono molto smorzate – si presta anche ad una lettura ben più profonda e introspettiva, magari accompagnata da una conoscenza dei fatti avvenuti in Giappone nella seconda metà del diciannovesimo secolo.

Se avete voglia di un fumetto bello a tutto tondo, dai disegni alla scrittura, dalla caratterizzazione dei personaggi ai temi affrontati, Gaijin Salamander di DOUbLe SHOt e Leviathan Labs è ciò che fa per voi. Non vi fate ingannare dalla presenza di Rane e Lucertole, la sua forza sta tutta nella semplicità dello stile, negli insegnamenti che trasmette e nelle riflessioni che fa scaturire nel lettore più attento.

Se siete alla ricerca di altri titoli da leggere trovate qui le nostre recensioni: Metro Zone, Anomalia, Oblio.

Giurista appassionato di videogiochi che ama passare delle ore a guardare anime e serie tv, sembra una descrizione strampalata ma quando si aggiunge anche un sano amore per la palestra... il risultato è ancora peggio. Eppure una volta ero capace di vendermi bene.

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Fumetti e Cartoni

Dylan Dog Oldboy 13

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Dylan Dog Oldboy 13 è il nuovo numero della serie Oldboy di questo mese. Si presenta con due emozionanti storie, edite dalla casa editrice Sergio Bonelli Editore.

Il morso del cobra

La storia è scritta da Alberto Ostini e disegnata da Francesco Ripoli e inizia con il ritrovamento di un corpo nei pressi di un fiume.

Nel frattempo Dylan, sistemando il suo studio, ritrova una particolare noce, regalo di una sua carissima amica di quando erano bambini, di nome Tiffany. E decide di andare a trovarla. Tiffany, soprannominata “sweet blue”, fa la escort e conosce bene la vittima del fiume: Lady Jess.

Tuttavia non è un caso isolato e si vocifera che un particolare soggetto soprannominato Riverman sia responsabile di tutti questi omicidi.

Cortesie per le vittime

Quest’episodio vede protagonista un killer soprannominato “killer gentile” per via della sua particolare pratica nel narcotizzare le vittime prima di ucciderle, affinché non provino dolore.

Natalie si reca da Dylan Dog, spiegando che il suo ex marito, Gustav, ultimamente soffre di attacchi di violenza, cui seguono questi omicidi. Scoltand Yard però non crede alla storia della signora; sarà compito del nostro indagatore dell’incubo risolvere la questione.

In questo capitolo scritto da Giovanni Di Gregorio e disegnato da Montanari & Grassani, la storia risulta molto incalzante e avvincente, amalgamandosi bene ai disegni così suggestivi del duo.

Conclusioni 

Dylan Dog Oldboy 13 è senza dubbio un album particolare. I due episodi sebbene diversi, gli ho trovati entrambi molto intriganti e validi. In entrambi i casi gli autori danno sfoggio di ottime tecniche narrative contribuendo a creare pathos e colpi di scena ben preparati e strutturati.

È da un po’ che, ad essere onesti, gli albi della serie Dylan Dog Oldboy sono molto standardizzati, con picchi di qualità sia verso il basso che l’alto. Considerando sempre che, sebbene la struttura tecnica narrativa e grafica siano quasi esclusivamente sempre salde, le opinioni personali possono essere varie e divergenti.

Se non avete ancora letto il numero precedente potete recuperarlo, rimaniamo in trepidante attesa del prossimo Oldboy.

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Fumetti e Cartoni

Samuel Stern 31: Il corpo e il sangue

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samuel stern

Torna con il numero di giugno Samuel Stern 31Il corpo e il sangue”. Edito dalla Bugs Comics e scritto e disegnato dalla coppia Savegnago-Acunzo.

Samuel Stern 31: la trama

La storia inizia nel XVI con Alexander e Tom che, a bordo di una barchetta, finiscono in una grotta che risulta essere per loro fatale. 

L’agente Cranna viene convocato dall’ispettore Pulford di Girvan, per degli strani casi che si stanno verificando nella sua città. 

Questa serie di coincidenze così particolari gli fa supporre di qualche strano male o qualche possessione. Così, dopo aver avuto un incontro con Claire, finito male, Cranna si rivolge a Samuel Stern per il caso.

Infatti Claire Fox, dopo aver ucciso il marito, si stava cibando dei suoi organi; alcuni boy-scout hanno dissotterrato e divorato alcuni cadaveri e il taglialegna Earl Mills ha staccato e mangiato l’orecchio ad un amico. 

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Narrazione e disegni

Marco Savegnago ci abitua sempre molto bene con le sue storie così fortemente suggestive. Un viaggio in questa narrazione cruda e climatica, in cui il macabro e la paura la fanno da padrone.

Si abbinano alla perfezione i disegni di Vincenzo Acunzo che riesce a catturare ed immortalare nelle tavole la violenza ed il terrore che questa storia suscita, riuscendo a restituire al lettore l’ambientazione così fortemente efferata.

Conclusioni

Samuel Stern 31 è un titolo che ho trovato interessante. Mi è piaciuto molto e forse spezza anche il ritmo che stava assumendo la serie nei precedenti albi. Un’ambientazione così realistica con crimini così crudi rendono la storia molto vicina al lettore, trovando un macabro “affascinante” dal punto di vista horror.

Un punto decisamente a favore della narrazione sono le indagini dello stesso Samuel Stern che cerca di risolvere ed andare in fondo alla faccenda sviscerando i vari indizi, il tutto creando una trama variegata e interessante.

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Fumetti e Cartoni

Dylan Dog 429: La bestia della brughiera

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Dylan Dog 429 è il nuovo albo dell’omonima seria edita da Sergio Bonelli Editore. L’episodio di questo mese è intitolato “La bestia della brughiera” e vede come autori Luigi Mignacco e Corrado Roi, due pietre miliari di Dylan Dog.

Dylan Dog 429: la trama

La storia inizia con Dylan Dog che si risveglia in un ospedale, nell’ambulatorio di Deepwitch in Cumbria. Una volta destatosi lo accoglie l’infermiera che lo ha medicato. È stato trovato privo di sensi in fondo ad una scarpata. Dylan rammenta solo che camminava nella brughiera quando un mostro l’ha attaccato, lui era riuscito a cacciarlo, ma non ricorda altro.

Il dottor Stewart non gli crede, ma Dylan realizza di non sapere più chi sia. Non ricorda il suo nome e niente prima dell’incontro con il mostro: non ha nemmeno documenti addosso.

Le cose si complicano all’arrivo del sindaco Cork e i signori Morrison e Tumber, che voglio indagare sull’accaduto.

Narrazione e disegni

Luigi Mignacco, ormai fondamentale autore per la testata, narra questa storia con saggezza e interesse, destando curiosità e alternando sequenze più dinamiche a tavole apparentemente più tranquille ma che aiutano a creare un ritmo incalzante.

I disegni del nostro amato Corrado Roi, è inutile dirlo, sono capolavori, come pennellate su una tela vanno a descrivere le vignette di ogni tavola con esperienza, creando una simbiosi con i testi e le situazioni.

Conclusioni

Dylan Dog 429 “La bestia della brughiera” è un albo che calca le orme dell’horror classico divergendo però in alcuni punti.

L’ambientazione della brughiera e dei mostri ci riporta subito a tutte quelle storie che seguono il filone inglese dei licantropi (diffusi in moltissimi media, non solo nel fumetto). Tuttavia prende questi pilastri ricamandoci sopra una storia dal retrogusto confortante ma dal sapore innovativo.

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