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Film e Serie TV

Strappare lungo i bordi: Zerocalcare, la serie Netflix e quello che nessuno dice

Strappare Lungo i Bordi, a mesi dall’uscita, è ancora una delle serie Netflix più potenti in circolazione grazie al messaggio di Zerocalcare.

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Sono trascorsi diversi mesi dalla pubblicazione, su Netflix, di Strappare lungo i bordi. La serie, nata da un’idea di Michele Rech, in arte Zerocalcare, è stata un successo di pubblico e critica. Il debutto sulla piattaforma streaming il 17 novembre. Oltre al soggetto e alla sceneggiatura, Rech firma anche la regia. La produzione è affidata a Bao Publishing e Movimenti. Le animazioni sono state realizzate da DogHead Animation Studio.

Quella che state leggendo non è una recensione. Non ha la pretesa di esserlo. Non conosco così approfonditamente gli altri lavori di Rech e non mi sono mai cimentato nel format e non mi interessa farlo ora. Credo, tra l’altro, che un prodotto del genere richieda di essere valutato da un punto di vista molto più intimo e soggettivo. E poi, una recensione l’abbiamo già fatta non molto tempo fa.

Si tratta, per lo più, di un riassunto corredato dalle impressioni e dalla riflessione di chi vi scrive. Qualcosa che non succede spesso su queste pagine. Insomma, se state leggendo significa che ho deciso di condividere qualcosa di molto intimo con voi.

Questo pezzo sarà diviso essenzialmente in tre parti. La prima sarà un riassunto sommario della serie il più possibile privo di spoiler. La seconda, invece, un focus su due dei personaggi della serie. L’ultima riprenderà i temi anticipati nella prima e nella seconda parte e sarà il fulcro su cui ruoteranno le considerazioni e l’invito alla riflessione.

Nel corso della lettura vi imbatterete in alcuni video musicali. Si tratta di canzoni provenienti dalla colonna sonora di Strappare lungo i bordi. L’intento è quello di fornirvi un assaggio dei brani che è possibile ascoltare nelle varie puntate. Sul finale del pezzo ci saranno anche due estratti dell’ultimo episodio della serie.

Strappare lungo i bordi: di cosa parla?

La serie, come abbiamo detto, ha debuttato lo scorso novembre su Netflix. In sei puntate, di circa 20 minuti ciascuna, ripercorriamo la storia – molto romanzata – della vita di Rech attraverso il suo alter ego Zero.

Strappare lungo i bordi ci narra il percorso di crescita compiuto dal personaggio a partire dall’infanzia, poi l’adolescenza e infine l’età adulta. Il tutto attraverso aneddoti e flashforward inframezzati da siparietti ironici con gli altri personaggi. Protagonisti della serie, insieme a Zero gli amici Secco, Sara e Alice. Del main character ci viene presentata anche  la coscienza, impersonata dall’Armadillo e interpretata da Valerio Mastrandrea.

Il trait d’union dell’intera serie, ciò che dà inizio alla storia è il viaggio che il trio di amici storici composto da Zero, Sara e Secco deve compiere. Lungo tutto il percorso presentato in Strappare Lungo i Bordi, Rech approfitta del proprio personaggio per raccontare una storia di vita. L’autore ha specificato come l’opera non sia però autobiografica. Non del tutto, almeno.

Per comodità ripercorreremo questi eventi in ordine cronologico e senza scendere nel dettaglio per evitare spoiler.

Si comincia dalle elementari. Il piccolo Zero conosce lì Sara e Secco coi quali stringe un’amicizia che andrà avanti per il resto della loro vita. Durante l’infanzia, Zero si scontra immediatamente con la frustrazione per avere deluso una maestra che credeva molto nelle sue capacità. L’evento lo getterà nello sconforto mitigato poi solo dalle riflessioni dell’amica Sara. Già in questo momento si presenta anche il tema del rapporto con l’autorità – in questo caso scolastica – a tratti conflittuale, a tratti rassegnato.

fili d'erba strappare lungo i bordi

Ma non ti rendi conto di quant’è bello? Che non ti porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?

Sara

Avanti veloce fino all’adolescenza. Siamo nel 2001. Zero a questo punto frequenta l’ultimo anno di superiori. Durante l’anno del G8 di Genova, al quale Zero afferma di avere partecipato, il trio di amici fa la conoscenza di Alice che si unisce al gruppo. In questo periodo cominciano anche le turbe sentimentali del protagonista. Cominciano anche i veri e propri dubbi sul futuro. La domanda “cosa vuoi fare da grande” inizia a farsi largo nella mente di Zero fino a diventare un tarlo persistente che condizionerà anche la sua vita adulta.

la domanda mi devasta zerocalcare

La domanda mi devasta

Zero

A proposito della maturazione di Zero, sono molti i temi che vengono affrontati. Sebbene si tratti pur sempre della storia personale dell’autore è possibile rintracciare tratti comuni con gli altri appartenenti alla sua generazione (Rech è nato nel 1983) e anche, in parte, a quella immediatamente successiva. Tutti, comunque, riassumibili con il grande tema della ricerca del proprio posto nel mondo. Questo è uno degli argomenti di fondo di Strappare Lungo i Bordi.

La scelta di una professione da perseguire tenendo conto della propria passione e l’inevitabile compromesso a cui il capitalismo ci costringe. Fare il fumettista, sì. Ma bisogna pur pagare le bollette per evitare di finire sotto un ponte. Un obiettivo apparentemente semplice come la ricerca di stabilità e indipendenza si traduce poi nell’inevitabile scontro con la realtà.

armadillo-strappare-lungo-bordi

Il punto debole der capitalismo è che è boccalone, perde troppo tempo se ce deve controlla’ tutti. E’ vulnerabbile… ai cazzari

Armadillo

Barcamenarsi fra tanto precariato e lavoro grigio nella speranza di rimpolpare abbastanza un curriculum da inoltrare atavicamente a qualunque indirizzo email a portata di click. Una pratica che reca l’illusorio conforto di stare almeno provandoci. Ma il conforto non dura a lungo e viene spazzato via da quell’ansia – per alcuni gestibile, per altri meno – che segue la ricezione di una risposta e precede l’appuntamento per un colloquio vero e proprio.

Zerocalcare Strappare Lungo i Bordi

In pratica io passavo er tempo a cerca’ lavoro perché me serviva pe’ campa’, ma quando ‘o trovavo me volevo soltanto ammazza’ piuttosto che annacce. Che poi è na grande sintesi de come campano 3 miliardi de persone a sto mondo!

Zero

Anche il rapporto con il tempo e il suo avanzare inarrestabile vengono trattati in maniera più o meno evidente. La lente principale attraverso la quale Zero affronta il discorso è l’esperienza da insegnante di ripetizione. Una professione temporanea che lo mette a stretto contatto con generazioni successive alla sua. Un rapporto spesso conflittuale ma anche a volte fecondo.

Attraverso la stessa lente viene sfiorato quel desiderio – più o meno latente – che ognuno di noi ha nel voler fare la differenza. Almeno una volta, almeno nella vita di qualcuno. Che poi è un po’ quello che spero di fare con questo articolo. Se avrò aiutato anche solo una persona potrò ritenermi soddisfatto. 

Noi esseri umani da sempre coviamo il desiderio, anzi, la necessità di dare testimonianza del nostro passaggio su questo pianeta attraverso gli insegnamenti lasciati a chi ci succederà. Per un approfondimento sul tema, oltre alla visione di Strappare lungo i bordi, può essere utile ripescare Metal Gear Solid 2. In particolare nel dialogo tra Solid Snake e Raiden. E per un confronto “Il gene egoista” di Richard Dawkins.

Pensieri e angosce che vengono vissute da Zero anche, e soprattutto, in un continuo confrontarsi con i suoi amici più stretti e, per estensione, anche al mondo che lo circonda.

Quest’ultimo tema sarà fondamentale per tutta la serie, per la sua conclusione e per la sua filosofia di fondo.

E allora noi andavamo lenti perché pensavamo che la vita funzionasse così, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere. Perché c’avevamo diciassette anni e tutto il tempo del mondo.

Zero

Le esperienze raccontate da Rech attraverso Zero sono state, in parte, romanzate. Questo, sia per mantenere quella privacy cui ha diritto ognuno di noi sia per poter fornire allo spettatore un appiglio che serve per potersi identificare con i protagonisti. Sfido chiunque, anche chi non ha visto la serie, a dire di non avere provato nella sua vita almeno una delle sensazioni descritte in queste righe.

Da questo momento in poi ci saranno veri e propri spoiler. La lettura è quindi consigliata a chi ha visto Strappare Lungo i Bordi. Purtroppo mi è impossibile affrontare l’argomento principale senza, per forza di cose, raccontare cosa succederà nelle puntate finali

Alice, l’Armadillo e Secco: l’importanza degli ‘outsider’

Alice viene presentata nella primissima puntata di ‘Strappare lungo i bordi’. Si tratta di una ragazza di 18 anni proveniente da Biella trasferitasi a Roma per frequentare lì l’università. Amica di Sara, come lei coltiva e insegue il sogno di diventare, un giorno, insegnante. Si unisce al gruppo composto anche da Secco e Zero. E proprio col protagonista si instaura un rapporto particolare.

alice incontro zero

Ero così innamorato che ho pensato “Sai che c’è? Io a questa non je dico proprio ‘n cazzo de niente, senno’ divento rosso come n’aragosta, lei pensa che so’ ‘nsottone, invece devo sembra’ super truce che nun me ne frega ‘n cazzo”

Zero

L’amicizia tra i due ha tutti i connotati per diventare un vero e proprio amore che però non riesce a concretizzarsi a causa di uno Zero impacciato e condizionato, nelle prime battute, dalla sua coscienza Armadillo. Quest’ultimo, presente in ogni puntata, non rappresenta solo la coscienza di Zero ma anche, paradossalmente, l’unico punto di vista esterno. Fare i conti con la propria coscienza significa, per Zero, confrontarsi con un sé altro. Una entità sepolta nella sua mente eppure separata dal resto.

Ed è proprio grazie all’Armadillo che possiamo avere conferma dei sentimenti ambivalenti di Zero per Alice. Come se seguisse idealmente una parabola sentimentale, l’Armadillo consiglia prima un approccio cauto e prudente. In un secondo momento, quello che avrebbe potuto far di Alice e Zero una coppia, l’Armadillo sceglie di non essere presente.

Se se te vai, te raggiungo cor coso… Come se chiama là, er coso… Ah sì, te raggiungo cor cazzo

Armadillo
Strappare lungo i bordi alice

Per me non è importante che tu ci sia sempre, ma devo sapere che quando tu sei con me, ci sei davvero, lo capisci?

Alice

Zero, in sostanza, nell’unico momento in cui lascia a casa la coscienza sceglie, ancora una volta, di non oltrepassare un limite che si è auto-imposto. Non è chiaro se la decisione sia dipesa da un certo timore per l’impegno sentimentale o dal rifiuto di arrivare a coronare un desiderio latente approfittando di un momento di particolare debolezza di Alice. Prendendosi anche lo sfottò dell’Armadillo per questo. Perché non rischiare?

armadillo strappare lungo i bordi

Sei cintura nera de come se schiva la vita. Quinto Dan

Armadillo

Quest’ultima, come detto, non è una presenza costante all’interno del gruppo. Il suo comportamento è simile a quello di una sinusoide che incontra gli assi cartesiani solo a intervalli. Questo è dovuto, anche, alla natura delle relazioni che instaura. Relazioni tossiche che la segneranno profondamente e che provocano tanta rabbia e dolore anche nei suoi amici. In questo modo, Rech esprime, pur non approfondendo – supponiamo per rispetto – il tema della violenza nei rapporti di coppia. Allarme sociale ancora fin troppo presente anche da noi in Italia.

Strappare lungo i bordi zero alice

Secco, dal canto suo, rappresenta l’immagine speculare del protagonista. L’atteggiamento, agli occhi di Zero, menefreghista, rappresenta uno dei tanti modi coi quali le difficoltà vengono affrontate. Quella di Secco, ci viene spiegato più avanti, non è affatto una vita facile. Al contrario.

Alle difficoltà della vita il personaggio risponde sollevando un muro. Ci possono essere diverse chiavi di lettura al riguardo. Potrebbe trattarsi di un menefreghismo di facciata. Potrebbe essere un modo di vivere nella negazione nel – disperato – tentativo di allontanare da sé le difficoltà. Oppure, più semplicemente, potrebbe trattarsi di una rassegnazione. Una versione potenziata della filosofia che Sara suggerisce a Zero.

Da questo momento in poi inizierà la terza e ultima parte. Per me la più intima e importante

Strappare lungo i bordi: il nemico dentro

Da adesso in poi non utilizzerò più quel ‘voi’ che converrebbe adoperare ad un redattore o giornalista che si rivolga ad un vasto pubblico. Da questo momento, parlerò direttamente a te che leggi, come se ci stessimo guardando negli occhi, sebbene a distanza.

Il viaggio che Zero, Secco e Sara intraprendono non è uno dei più semplici. Non per difficoltà logistiche ma dal punto di vista emotivo. Il loro obiettivo è raggiungere Biella per porgere l’estremo saluto ad Alice. Un avvenimento che costringe Zero a interrogarsi sul modo in cui ha condotto la sua vita fino a quel momento. Il continuo confronto con gli altri diventa insensato nel momento in cui si rende conto che, alla fine, chi più chi meno, siamo tutti nella stessa barca.

sara zero secco

E semo pure stupidi. Perché se impuntamo a fa’ il confronto co le vite degli altri. Che a noi ce sembrano tutte perfettamente ritagliate, impalate, ordinate. E magari so così perfette solo perché noi le vediamo da lontano

zero

Forse sulle prime il piglio ironico col quale Zero ci ha raccontato la sua storia ha ingannato anche te. Ma man mano che le puntate scorrevano hai sentito anche tu una connessione sempre maggiore con lui e con chi lo ha accompagnato nel corso della serie.

Non è un caso, non sei il solo. Non sei solo. Quest’ultima frase vorrei te la stampassi in testa perché, al posto tuo, avrei avuto bisogno di sentirla anche io. Non sei solo.

zerocalcare

Zero, con ogni puntata, ci ha preparato per il climax finale culminato aumentando, poco alla volta, il carico delle ansie e delle insicurezze quotidiane che abbiamo affrontato, affrontiamo e affronteremo crescendo. Certo, ci mette sempre qualche battuta o qualche momento comico per controbilanciare. Però in realtà ci prepara ad affrontare quello che è stato il leit-motiv nascosto di tutta la serie; la depressione. Il male silenzioso. The Enemy Within per dirla col nome che le hanno dato i Rush.

Non so te ma io, fino ad ora, non ho incontrato articoli che affrontassero davvero apertamente questo aspetto di Strappare lungo i bordi. Forse non faceva bene al SEO, forse non volevano spaventarti. Questo non lo so. Non so nemmeno esattamente perché lo sto facendo io. Credo sia perché sento che se non lo facessi non renderei giustizia al lavoro fatto da Zerocalcare. Non posso parlare della sua opera senza citare l’argomento più importante.

C’è anche un altro motivo. Non voglio mentirti. Non dopo averti fatto arrivare fino a qui promettendoti l’onestà. Ne sto parlando perché ho bisogno di farlo, almeno una volta. E lo sto facendo adesso perché credo sia il momento giusto.

Te ne sto parlando perché ho rischiato di essere Alice e non sono ancora fuori pericolo. Non voglio annoiarti con i dettagli. Ma tutto è cominciato tanto tempo fa ed è poi esploso all’inizio del 2020. Da quel momento è stata una discesa ripida e costante fino ad aprile del 2021. Ci sono andato davvero molto vicino. Fino ad allora pochissime persone a me molto vicine sapevano. Poi, in una notte particolarmente nera, ci ho provato. Quello è stato il momento in cui sono stato costretto a chiedere aiuto. Credimi, non è stato facile. C’è stato bisogno di andarci molto vicino e di ‘fallire’ nel tentativo.

strappare lungo i bordi fuoco
alice-fuoco-strappare-lungo-bordi

E certe volte quel fuoco te basta… e certe volte no

Zero

Prima che arrivasse Strappare Lungo i Bordi non avrei saputo spiegarti il disagio che ho vissuto e che sto vivendo. La storia di Alice però è un po’ anche la mia e, attraverso di lei, posso raccontartela.

Perché è importante parlarne? Nel nostro paese, nel solo 2017 (è il dato più recente messo a disposizione dall’Istituto nazionale di Statistica e riportato da Epicentro), si sono tolte la vita circa 4000 persone. In proporzione, 7 persone ogni 100.000 in Italia. Sebbene si tratti di un dato in miglioramento rispetto ai 20 anni precedenti (-14%) è ancora decisamente alto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 700.000 ogni anno in tutto il mondo, un numero che però nasconde quello dei tentativi che si stimano essere di gran lunga superiori.

Arrivare ad una decisione irreversibile è frutto sempre di un disagio interiore – ed esteriore – che si reputa incolmabile. Gli esseri umani sono dotati di un innato istinto di sopravvivenza che non è facile aggirare a meno che non si verifichino condizioni psicologiche e sociali davvero molto gravi. Il disturbo depressivo, dunque, è tra i percorsi che conducono a tale destinazione, uno dei più trafficati. Non l’unico, sia chiaro, ma uno dei tanti.

strappare lungo i bordi funerale alice

Riconoscere i segnali di una crisi depressiva, informarsi presso uno specialista che sappia come intervenire è molto importante per evitare che la situazione degeneri dove tu, e nessun’altro, vorrebbe davvero mai trovarsi. L’OMS ha stimato che a soffrire di forme più o meno gravi di depressione sia circa il 5% della popolazione mondiale.

Delle volte il problema non è nemmeno riconoscere che stia accadendo qualcosa. Il problema è confessarlo. Dirlo ad alta voce, per tanti, ancora troppi, significa appiccicarsi addosso uno stigma. Si prova a combattere da soli ma è una battaglia che da soli non la si può vincere. Hai provato It Takes Two? Stessa cosa, non puoi e non potrai mai portarlo a termine se non hai qualcuno al tuo fianco che ti aiuti. Persino il Parlamento ha, alla fine, dovuto riconoscere la serietà del problema. Spesso anche un disagio di tipo economico impedisce l’accesso ad aiuti efficaci e tempestivi. L’introduzione del cosiddetto “bonus psicologo” non può che essere accolto positivamente in tal senso.

Parla più spesso con la tua famiglia, con i tuoi amici, con le persone che ami. Non puoi mai essere sicuro di cosa provino. Non sempre si ha il coraggio di ammettere apertamente di aver bisogno di aiuto. Spesso le persone che amiamo hanno bisogno di un appiglio esattamente come i polmoni hanno bisogno di ossigeno.

Alice-strappare-lungo-bordi

Le persone so complesse: hanno lati che non conosci, hanno comportamenti mossi da ragioni intime e insondabili dall’esterno. Noi vediamo solo un pezzetto piccolissimo di quello che c’hanno dentro e fuori.

Sara

Magari sei proprio tu ad averne bisogno. Non posso saperlo con certezza. Però so che se sei arrivato a leggere fino a qui, in qualche modo, sei stato toccato anche tu da quello che è successo ad Alice. Abbiamo in comune almeno questo, io e te.

Oppure, forse, ti sei sentito più vicino a Secco o a Sara. Il primo a rappresentare la resilienza usata come autodifesa da un mondo che altrimenti l’avrebbe schiacciato. La seconda, invece, la dimostrazione che non esiste sconfitta nel cuore di chi lotta.

L’importanza di partire da te stesso

Ti ricordi? Qualche paragrafo fa ti parlavo della spasmodica ricerca del posto nel mondo. Ecco. Io, quel posto, non l’ho ancora trovato. Lo sto cercando e c’è stato un momento in cui avevo anche rinunciato del tutto a ritagliarmi quello spazio.

Ci sono attività che porto avanti nel tentativo di trovare una giustificazione alla mia esistenza. Come Alice col pugilato, anche per me andranno bene finché basteranno. Non garantisco nulla, ma almeno ci voglio provare.

Adesso ti svelo un altro motivo per il quale ho deciso di parlarti. Più di una volta, hai sentito parlare di persone che ci hanno lasciato. Persone di cui non avresti mai sospettato; streamer, content creator eccetera. Sempre sorridenti davanti alla telecamera ma con l’inferno dentro. Quando ci penso mi torna alla mente Chester Bennington, fotografato in uno stato di apparente felicità assieme alla sua famiglia pochi giorni prima di salutare tutti per sempre.

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Mi viene in mente di come nemmeno io abbia mai parlato apertamente prima di non molti mesi fa. Forse non è questo il tuo caso, forse è qualcuno a te vicino e insospettabile che non ne parla. Non voglio farti paura. Anzi. Come ha fatto Zero, voglio cogliere l’occasione che mi ha fornito questo articolo per invitarti a tenere gli occhi aperti.

zero sara secco

Invece sotto l’occhi c’abbiamo solo ‘ste cartacce senza senso, che so’ proprio distanti dalla forma che avevamo pensato. Io non lo so se questa è ancora ‘na battaglia oppure se ormai è annata così, che avemo scoperto che se campa pure co ste forme frastagliate, accettando che non ce faranno mai giocà nella squadra di quelli ordinati e pacificati. Però se potemo comunque strigne intorno al fuoco e ricordasse che tutti i pezzi de carta so boni per scaldasse.

Zero

Quale che sia il tuo caso, non avere timore di prendere la parola. Non te lo nascondo. Si tratta veramente di un percorso lungo, faticoso, a tratti anche doloroso perché ti costringe a fare i conti con te stesso. Non posso nemmeno dirti quando sarà il momento in cui inizierà ad andare meglio. Potrebbe succedere molto presto, oppure potrebbe volerci tempo.

Per me ci sono voluti molti anni solo per raggiungere il coraggio di scriverti. Purtroppo anche sul risultato non posso illuderti. Il più delle volte con questo stato d’animo non si vince in maniera definitiva. Ci si scende a patti ma già quello è un traguardo ottimo e di tutto rispetto.

alice strappare lungo i bordi

La cicatrice non passa, è come una medaglia che nessuno ti può portare via

Alice

Voglio dirtelo almeno un’ultima volta. Non sei il solo. Non sei da solo.

Sara Secco Zero Strappare Lungo i Bordi

Ok, adesso… S’annamo a pijà un gelato?

Considerato mezzo scemo da chi lo conosce solo a metà, ha preso il primo controller in mano a 5 anni e a quella età pare essersi fermato. Porta la sua competenza ovunque serva sul web. Il suo sogno nel cassetto è avere la sua pagina su Wikipedia.

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Film e Serie TV

Su Apple TV+ arriva “Drops of God”, la dramedy ispirata al manga di Tadashi Agi e Shu Okimoto

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drops of god

Apple TV+ ha annunciato l’acquisizione di “Drops of God”, la nuova dramedy multilingue franco-giapponese di Legendary Entertainment, adattata dall’omonima serie manga bestseller del New York Times, creata e scritta dal pluripremiato Tadashi Agi, con artwork di Shu Okimoto e pubblicata da Kodansha.

Composta da otto episodi, “Drops of God” è interpretata da Fleur Geffrier (“Das Boot”, “Elle”) nei panni di Camille Léger e Tomohisa Yamashita (“The Head”, “Tokyo Vice”, “Alice in Borderland”) nei panni di Issei Tomine ed è prodotta da Les Productions Dynamic in associazione con 22H22 e Adline Entertainment. 

Trama

La serie si apre con il mondo della gastronomia e dei vini pregiati in lutto perché Alexandre Léger, creatore della famosa Léger Wine Guide e figura emblematica dell’enologia, è appena morto nella sua casa di Tokyo all’età di 60 anni.

Il compianto Alexandre lascia una figlia, Camille (Fleur Geffrier), che vive a Parigi e non vede il padre dalla separazione dei suoi genitori, avvenuta quando lei aveva nove anni. Camille vola a Tokyo per assistere alla lettura del testamento di Léger e scopre che suo padre le ha lasciato una straordinaria collezione di vini, la più grande al mondo secondo gli esperti. 

Ma, per rivendicare l’eredità, Camille deve competere con un giovane e brillante enologo, Issei Tomine (Tomohisa Yamashita), che suo padre ha preso sotto la sua ala protettrice e che nel testamento di Léger viene indicato come il suo “figlio spirituale”. Ma la sua connessione con Issei è realmente solo spirituale?

Produzione

Scritto e ideato da Quoc Dang Tran (“Marianne”, “Parallel”), prodotto da Klaus Zimmermann (“Borgia”, “Trapped”) e diretto da Oded Ruskin (“No Man’s Land”, “Absentia”), “Drops of God” uscirà nel 2023 su Apple TV+, Giappone escluso. La serie è presentata in collaborazione con France Télévisions e Hulu Japan.

Kodansha, una delle più grandi case editrici giapponesi, è stata fondata nel 1909 e a oggi vanta una vasta gamma di attività editoriali. Da sempre impegnata nella promozione della lettura, offre numerosi premi letterari, come il Premio Noma e il Premio Yoshikawa, che riconoscono agli autori di maggior talento i contributi per il miglioramento della cultura editoriale.

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Film e Serie TV

Alice in Borderland, ne vale la pena? Decisamente sì

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Alice in Borderland main cast

Alice in Borderland è serie originale Netflix giapponese basata sull’omonimo manga di Haru Aso. Dopo il successo della prima uscita, la seconda stagione è arrivata su Netflix nel dicembre 2022, per catapultare nuovamente gli spettatori tra i giochi mortali del Borderland, insieme ad Arisu e agli altri protagonisti della serie.

Tra nuovi game e momenti di introspezione

Per fare un veloce recap, Alice in Borderland segue la storia di un gruppo di ragazzi che si sono ritrovati catapultati in una versione distopica di Tokio, dove l’unico modo per sopravvivere è partecipare a giochi mortali la cui difficoltà è determinata da carte da gioco. Con la prima stagione i protagonisti erano riusciti a superare il gioco del 10 di cuori, che aveva creato qualche problema nell’oasi felice che i giocatori erano riusciti a ritagliarsi. È accaduto di tutto, c’erano katane, sparatorie, flashback, momenti di riflessione profondi, e Chishiya che si è improvvisato 5 minutes craft per dare fuoco a Niragi (Dori Sakurada). 

Un finale che sicuramente lasciava ben sperare per questa seconda stagione, dove i protagonisti Ryōhei Arisu (Kento Yamazaki), Yuzuha Usagi (Tao Tsuchiya), Hikari Kuina (Aya Asahina) e Shuntarō Chishiya (Nijirō Murakami, per cui tantissimi fan sono diventati accaniti simp) devono superare i game delle figure, rimasti fino a quel momento avvolti dal mistero. La ripartenza non dà tregua ai personaggi, che dopo un breve momento di sollievo si trovano all’improvviso nel game del Re di Picche, dove il Re armato fino ai denti gioca al tiro al bersaglio con loro.

Alice in Borderland main cast della serie originale Netflix 2020-2022

La seconda stagione punta, oltre che a esplorare nuovi game, ad approfondire ulteriormente i protagonisti, separandoli e dislocandoli in giro per Tokio, ognuno con uno scopo preciso in mente. Chi vuole trovare un senso, chi vuole scoprire cosa si cela dietro questi game, chi ancora piano piano sta cedendo e pensa che non sarebbe così male smettere di combattere e rimanere per sempre nel Borderland. Non c’è mai la reale preoccupazione che uno dei protagonisti venga trapassato da un laser, ma ugualmente lo spettatore può rimanere investito dalle situazioni in cui ognuno di loro si ritrova, domandandosi se sarebbe mai possibile sopravvivere a qualcosa di simile – la risposta è che forse noi saremmo morti nei primi minuti del game di Picche, perché non abbiamo la plot armor.

Modi diversi per arrivare alla stessa morale

All’interno della serie, Arisu, Usagi, Kuina e Chishiya sono sicuramente i personaggi più interessanti e quelli che vengono approfonditi di più. Arisu è il protagonista indiscusso dell’anime: partito come disoccupato senza prospettive, nel Borderland si ritrova spesso a essere il leader che trascina, motiva tutti a sopravvivere e trovare un senso nei giochi, dando speranza.

È lui Alice, deve trovare lui la soluzione finale per far uscire tutti dal Borderland e in questa seconda stagione diventa molto più consapevole del suo ruolo. Il suo legame con Usagi è la spinta definitiva che lo porta a perseguire questo obiettivo, anche se i dubbi sono dietro l’angolo. Dubbi che nutre anche Usagi stessa, che invece rappresenta il Coniglio Bianco, un po’ per il nome (Usagi significa letteralmente “coniglio”), ma soprattutto per il fatto che soprattutto in questa seconda stagione Arisu deve continuamente “inseguirla”, perdendola e ritrovandola nel Borderland, cercando di buttare giù il muro che Usagi si è costruita intorno.

Usagi durante il gioco della Regina di Picche

Ad accompagnarli ci sono altri personaggi più o meno ricorrenti, alcuni dei quali si pensava fossero morti ma che scoprono all’ultimo di essere anche loro nel cast principale e quindi devono finire i giochi. Tirando le somme comunque, ogni personaggio risulta funzionale a un aspetto diverso della trama e del percorso di Arisu. Alcuni ci riescono in modo più incisivo, altri meno, ma arriva il momento in cui ognuno riesce ad avere un momento di gloria.

La serie ci presenta personaggi che pur incarnando archetipi riescono a risultare complessi e umani, con motivazioni e desideri comprensibili, anche se talvolta discutibili. La seconda stagione ne esplora l’evoluzione psicologica, mostrando come la pressione del gioco possa cambiare una persona e come queste esperienze possano influire sulle loro relazioni con gli altri.

Ogni personaggio diventa portatore di un determinato modo di pensare e reagire alle difficoltà che incontra nel Borderland. Kuina ad esempio, che per l’estetica un po’ ricorda il Brucaliffo, dopo essere scesa a patti col suo passato nella prima stagione, ora riflette sulla necessità di avere con sé compagni di viaggio fidati piuttosto che continuare da sola. Come lei, anche Chishiya intraprende un percorso isolato dal resto del gruppo, sfruttando la sua intelligenza per sopravvivere a game di Cuori e Denari. Nonostante lo scarso minutaggio, il personaggio di Chishiya è tra quelli che per i fan “buca lo schermo“.

Sguardo enigmatico e un po’ strafottente, arrogante e calcolatore (seppur edulcorato rispetto al manga), Chishiya è anche tendenzialmente annoiato e privo di spinte per dare un senso alla propria vita. Mentre Arisu all’interno del Borderline trova una ragione per continuare, Chishiya va ancora con l’auto-pilota, affronta i game ma non riesce a trovare una motivazione profonda. Rispetto alla prima stagione, da Stregatto che osserva la situazione dall’alto, lontano da tutti, in attesa di godersi il chaos che scaturisce da ogni gioco, poco a poco anche Chishiya rimane sempre più investito da Arisu. E alla fine diventa lui stesso protagonista di uno dei momenti più interessanti della stagione, dove comprende finalmente quel senso che gli sfuggiva e intravede la speranza di cui Arisu aveva sempre parlato sin dall’inizio.

Alice in Borderland: i protagonisti Chishiya in primo piano, Arisu e Kuina sullo sfondo

Alice in Borderland: una sorta di Squid Game giapponese?

Qualcuno se l’è chiesto e la risposta a questa domanda molto probabilmente è: no. Per quanto entrambe le serie ruotino attorno a un gruppo di persone che, volenti o nolenti, si trovano costretti a partecipare a sfide mortali per sopravvivere, le due opere presentano importanti differenze che riflettono poi anche le culture da cui derivano. 

Squid Game ha un’estetica, personaggi e tematiche molto diverse da Alice in Borderland, riprende temi sociali legati all’economia coreana che sono molto cari alle serie tv di questa nazione, e l’approfondimento dei personaggi viene affrontato in maniera diversa. Alice in Borderland è giapponese dall’inizio alla fine: si respira proprio l’atmosfera da anime (solo, in live action), cosa che non rende la serie meno seria e attuale, dal momento che offre anche più momenti di riflessione e introspezione dei personaggi rispetto a Squid Game. 

Le due serie sono apprezzabili per ragioni diverse e sicuramente la popolarità di serie tv con tematiche distopiche e sociali ha aiutato entrambe a raggiungere la loro attuale popolarità nel pubblico di Netflix.

Alice in Borderland, Arisu e Usagi durante un game

Alice in Borderland, la pecca è il finale lento

Anche questa seconda stagione gli autori hanno esplorato ogni tipologia di game (cuori, fiori, picche e denari) e lo hanno fatto rendendo ogni sfida unica e creativa, senza dimenticare la morale di fondo. Insomma, Alice in Borderland non si è fatta mancare di nuovo nulla: giochi ingegnosi, personaggi con incredibili plot armor, momenti romantici, epifanie e un tizio nudo. Un insieme di elementi che in realtà permette alla serie di passare da momenti assurdi e divertenti (per lo spettatore, per i personaggi che stanno per morire meno) a situazioni in cui ognuno si ferma per riflettere a fondo su ciò che rende davvero una vita degna di essere vissuta. Il tutto senza che le scene vengano tagliate con l’accetta, rendendo la visione fluida e mantenendo lo spettatore immerso nel Borderland. 

Il difetto della seconda stagione non sono atmosfera o tematiche in sé, ma la velocità con cui viene affrontato il tutto. Se nella prima parte di Alice in Borderland tutto si sviluppa con un ritmo un po’ più incalzante, questa seconda stagione fa il contrario: parte con mitra spianato e tensione, per rallentare inesorabilmente sul finale. Il che può avere senso, dal momento che la storia volge poco a poco al suo termine, eppure non funziona del tutto. Negli ultimi episodi i momenti di introspezione e le scene di circostanza per dare una pausa tra i game vengono dilatati a volte in modo eccessivo. Arrivati sul finale sembra esserci un climax, ma viene tranciato da dialoghi che anziché mantenere il ritmo lo rallentano ulteriormente, facendo quasi arrancare uno dei game più importanti della serie. 

Alice in Borderland poster con Usagi e Arisu sopra la carta del 7 di cuori

Gli ultimi momenti nel Borderland non sono intrisi di adrenalina, ma di grandi riflessioni sull’amicizia e su ciò che davvero ci porta ad andare avanti ogni giorno. Pensieri e dialoghi che portano con sé una morale coerente con la storia e i suoi personaggi, ripercorrendo ciò che è accaduto dall’inizio e dando una chiusa alle sfide affrontate sino a quell’istante. Chi non è però amante delle lunghe conversazioni sul senso della vita, però, è avvisato, perché come detto il ritmo cala vertiginosamente e gli appassionati dell’azione pura potrebbero non esserne felici. Viene da chiedersi se c’era un modo per bilanciare meglio lo “spiegone” finale e la tensione che prima di allora era stata centrale per la serie. 

Tirando le somme comunque, Alice in Borderland rimane un’ottimo originale Netflix, che è riuscito a vedere la luce in fondo al tunnel delle serie cancellate senza ragione e ha trovato la sua conclusione, andando in pari con il manga. Consigliatissima è la visione in lingua originale con i sottotitoli (così potete simpare meglio per Chishiya) e Reddit aperto sul cellulare, perché tanti stanno ancora speculando su cosa dovrebbe rappresentare il Joker. Idee?

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Film e Serie TV

Romantic Comedy Natalizia: 6 consigli per scriverne una

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Ashley Greene in Christmas on My Way romcom

Una Romantic Comedy Natalizia (o romcom natalizia) è un po’ il Michael Bublé del cinema: appena inizia la stagione, state certi che ve ne comparirà una su ogni canale in cui finirete facendo zapping. Perché se Michael Bublé riesce a prendere il controllo delle radio, una Romantic Comedy Natalizia ha la capacità di insinuarsi ovunque, anche sulle piattaforme di streaming. Non fa prigionieri tra piste di pattinaggio, recite natalizie e biscotti di pan di zenzero.

E puoi star certo che avranno tutte la stessa trama. Uguale identica, tanto che potresti persino scrivere tu una romantic comedy natalizia e presentarla a Netflix per il prossimo anno.

Step 1: l* protagonista perfett*

Il personaggio principale di una romantic comedy natalizia è, solitamente, una donna, ma per il bene della gender equality può essere anche un uomo. 

Qualsiasi sia il sesso, o l’orientamento sessuale, poco importa: ciò che conta è che sia una persona con un lavoro di successo nella Grande Città e una vita sentimentale disastrosa a inizio film. 

Quest’ultima caratteristica è fondamentale, perché lo scopo di vita di ogni single a Natale in una romcom è di trovare l’anima gemella prima dei titoli di coda. Per poter fare questo, il nostro Protagonista dovrà affrontare sfighe incredibili e figure da cioccolataio senza tregua perché si sa, se arrivi single a Natale sei anche un po’ sfigato.

Ashley Greene in Christmas on My Way romcom
Ashley Greene in Christmas on My Way, perché anche i vampiri festeggiano il Natale

Step 2: il ritorno alle origini nel paesino sperduto

Qui abbiamo addirittura due opzioni per sviluppare i dilemmi personali del nostro Protagonista.

Opzione 1 – una vita di rimpianti
Il nostro Protagonista pensava di aver trovato il lavoro dei suoi sogni, ma ora lo stress, la solitudine e perché no, magari anche il capo stronzo stanno mettendo alla prova le sue scelte di vita.

Opzione 2 – vicissitudini della vita
Il lavoro va alla grande. Il nostro Protagonista è un wedding planner, scrittore, grafico, cuoco di successo e per una serie di vicissitudini si trova (costretto) a dover tornare nel suo paese natale per un evento di qualche tipo. 

Quale che sia l’opzione, il risultato non cambia. Il nostro Protagonista è bloccato per l’intera durata delle vacanze natalizie nel paese natale (ah-ah), insieme ad amici d’infanzia e parenti invadenti. Evviva.

Emilia Clarke e Henry Golding in Last Christmas romantic comedy natalizia
Emilia Clarke in Last Christmas con un vestito assolutamente in palette, va’ che armocromia

Step 3: una Romantic Comedy Natalizia in palette

Ovviamente, nevica. Ovviamente, il paese d’origine del nostro Protagonista è la versione a grandezza naturale di Chinonsò, dove tutti attendono trepidanti l’arrivo dell’evento natalizio dell’anno avvolti dalla neve. Qui ci si può davvero sbizzarrire: caccia al tesoro natalizia, contest della miglior torta natalizia, recita di Natale, scambio dei regali con il Babbo Natale segreto e così via.

Ah, non scordiamoci poi che tutto deve abbracciare l’estetica natalizia, dagli addobbi cittadini, all’arredamento delle case, fino ai completi coordinati. Tutto il palette insomma. E nevica, l’abbiamo già detto che nevica?

Insomma, scegliete tra quella serie di cose che porterebbero il Grinch a dare fuoco all’albero di Natale e avete fatto.

Cameron Diaz e Jude Law in The Holiday romcom natale
Jude Law ci svela che il vero segreto di Silente era aver recitato in The Holiday

Step 4: il love interest

È bello, popolare, fa un lavoro che lo tiene solitamente a contatto con la natura o con le persone del paese. Ma è anche introverso, burbero, chiuso al punto da rasentare la maleducazione o comunque del tutto disinteressato rispetto al nostro Protagonista. 

In una Romantic Comedy Natalizia è molto più probabile che sia odio-a-prima-vista e non amore. Soprattutto, uno dei due deve odiare il Natale o almeno mal sopportarlo per qualche ragione struggente che si scopre solo verso la fine.

Se solo il miracolo del Natale potesse far vedere loro quanto sono perfetti come coppia, eh?

Rose McIver e Ben Lamb in A Christmas Prince
A Christmas Prince è una Romantic Comedy Natalizia con un vero principe, che vuoi di più?

Step 5: l’incomprensione, il vero cuore di una Romantic Comedy Natalizia

Noi sappiamo che loro sono fatti l’uno per l’altra (o in generale, l’un* per l’altr*), ma loro proprio non ne vogliono sapere. Almeno, non all’inizio, perché per una serie di situazioni assolutamente non forzate per ragioni di trama, poco a poco i due Protagonisti inizieranno a provare del tenero. Proprio qui è preferibile inserire un momento sulla pista di pattinaggio – e se il nostro Protagonista non sa pattinare è meglio.

Non può andare tutto liscio però, perché ricordiamoci, sono pur sempre single a Natale. Ci deve essere quindi un equivoco improvviso che li allontanerà prima del punto di svolta.

Anche qui abbiamo l’imbarazzo della scelta: uno dei due crede che l’altro sia ancora innamorato del vecchio partner, o che stia lasciando il paese. Oppure ancora un ex geloso fa delle insinuazioni, uno dei due ascolta uno stralcio di una conversazione fuori contesto e tanto altro.

John Cusack e Kate Beckinsale in Serendipity romantic comedy natalizia
John Cusack fa jackpot in Serendipity, un film cui (spoiler) si baciano sulla pista di pattinaggio E nevica

Step 6: la soluzione, il lieto fine e la neve (di nuovo)

Niente da temere, però, rimane pur sempre una Romantic Comedy Natalizia e i titoli di coda sono vicini. I due Protagonisti si riuniscono sul finale, quando incredibilmente si accorgeranno che forse (forse) comunicare è meglio che presumere il peggio di qualcuno o qualcosa e tenersi tutto dentro.

Incredibile, davvero.

E così tutto è risolto. I Protagonisti si baciano sotto il vischio o sotto la neve, in lontananza ci sono campane di qualche tipo che suonano e perché no, magari c’è anche gente che guarda (forse i parenti impiccioni). A questo punto, il Natale è salvo e tutti possono festeggiare in un’atmosfera calda, famigliare e ricca – davvero, avete mai visto famiglie povere in una Romantic Comedy Natalizia? Hanno tutti la villa.

E poi certo che nevica, che domande.

Michael Urie e Philemon Chambers in Sigle all the Way Single per Sempre film romcom natale netflix
Netflix sperimenta fuori dalle regole dei romcom classici con Sigle All The Way, dove la coppia principale è LBGT+

Romantic Comedy Natalizia, vista una viste tutte

Con questo bagaglio, anzi, con questa slitta di conoscenze ora puoi andare a scrivere la sceneggiatura perfetta per una perfetta Romantic Comedy Natalizia che andrà in onda su un canale tv sconosciuto all’umanità o su Netflix. 

Comunque vada, le persone continueranno a preferire Love Actually, ma almeno ti sarai divertito a racchiudere tutti gli stereotipi possibili di un romcom in un solo film. Che dire, che lo spirito del Natale sia con te.

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