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Interviste

Intervista a Giulia Maniglio, voce di Alice Synthesis Thirty e Toru Hagakure

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Abbiamo intervistato Giulia Maniglio, voce italiana di Toru Hagakure in My Hero Academia The Movie: Two Heroes, Lylia in Pokémon Sole e Luna, Alice Synthesis Thirty in Sword Art Online e tanti altri personaggi.

Ciao Giulia, innanzitutto volevo ringraziarti per averci concesso questa intervista e volevo complimentarmi per il tuo lavoro da doppiatrice. La prima domanda è un po’ di rito. Come e quando è nata la passione per il doppiaggio? E come hai iniziato?

Fin da piccola ho sempre amato recitare e cantare ma ero molto timida. Non riuscivo a esibirmi davanti a nessuno, nemmeno ai miei familiari. Questa timidezza ha fatto sì che iniziassi a chiudermi nella mia cameretta con un paio di cuffie, recitando a memoria i miei film o cartoni preferiti mentre li guardavo. All’epoca non sapevo cosa fosse il doppiaggio, avrò avuto una decina di anni. Sapevo solo che in quei momenti ero felice e potevo essere chi volevo. Non c’erano limiti alla fantasia. Poi questo passatempo è diventato una passione, un sogno per il futuro… sogno che fortunatamente si è avverato!

Sei stata la doppiatrice di uno dei film netflix più visti, Tutte le volte che ho scritto Ti amo, come descriveresti questa esperienza?

Doppiare Lara Jean è stata un’esperienza fantastica. Ricordo che il primo turno ero agitatissima, perché avevo paura di non essere all’altezza, ma ho avuto la fortuna di avere un bravo direttore che mi incoraggiò, rendendo ogni momento un’occasione per migliorarmi come artista. In più il film ha avuto un grande successo, tanto che spesso ricevo messaggi dai fan che vogliono che li saluti con la voce di Lara Jean. Credo sia una cosa bellissima, la conferma di aver fatto un buon lavoro. È una grande soddisfazione!

Sei anche la voce ufficiale di Lylia in Pokémon Sole e Luna, che impatto ha avuto su di te questo personaggio

Credo di aver adorato Lylia fin da subito. Mi sono ritrovata un po’ nella sua storia: lei non riesce a toccare i Pokémon ma cerca in tutti i modi di superare questa paura, per poter diventare una grande allenatrice; un po’ come io ho dovuto vincere – lo ammetto, non ce l’ho ancora fatta del tutto – la timidezza al leggio per poter fare la doppiatrice. Inoltre la serie di Pokémon Sole e Luna conta molti episodi perciò ho prestato la voce a Lylia per quasi tre anni, un periodo di tempo non indifferente che mi ha fatto affezionare ancora di più al personaggio.

In generale, i tuoi personaggi forgiano la persona che sei al di fuori dello studio?

Sicuramente tra un personaggio e il suo doppiatore si crea una sorta di legame. Seguiamo un copione e il lavoro svolto nella versione originale, ma usiamo le nostre emozioni che hanno anche origine da esperienze passate. Se per esempio devo doppiare un personaggio che ha subito una perdita, mi viene subito in mente quando ho perso mio nonno, al quale ero molto legata, e mentre doppio do al personaggio non solo la mia voce, ma anche i miei sentimenti.

Certo non nego che a volte rimango un po’ spiazzata nel corso della mia giornata: potrei doppiare una dolce bambina la mattina e alla sera, invece, una psicopatica. Ma è uno degli aspetti divertenti di questo lavoro.

Su Instagram hai scritto che l’anime Pokémon ti ha accompagnata durante tutta l’infanzia, come hai reagito quando ti è stato detto che avresti lavorato a Pokémon XY e Pokémon Sole e Luna?

È vero, amavo i Pokémon, soprattutto i videogiochi. Ricordo che quando feci il provino per la serie animata di Sole e Luna, avevo da poco ordinato la versione per Nintendo! Avevo visto i personaggi su un leak e pensai che sarebbe stato bello avere un ruolo in una serie tanto storica e che seguivo da bambina. Quando mi dissero che avevo ottenuto il ruolo quasi non ci credevo, fui davvero felice.

Sei la voce ufficiale di Toru Hagakure nel film di My Hero Academia, conoscevi l’anime anche prima? Ti è piaciuto il tuo personaggio

Sì, conoscevo già My Hero Academia, ma come manga prima che anime. Doppiare Toru è stato davvero divertente: lei è invisibile, quindi a volte in sala mi capitava di dire “Toru? Ma dove sei?” perché non riuscivo ad identificarla sullo schermo. Spero davvero che questo personaggio continui ad esserci nella serie e che si sviluppi di più, sono certa che ha ancora molto da offrire.

Nell’anime sword art online doppi il personaggio di Alice Synthesis Thirty. Parlaci un po’ di lei.

È buffo perché, a differenza di altri anime che mi è capitato di doppiare, ho sempre seguito Sword Art Online: guardavo l’anime e avevo letto le light novel, inoltre Alice era il mio personaggio preferito! Quindi quando mi chiamarono per il turno fu una vera sorpresa, non me lo aspettavo proprio. Ricordo che feci il primo episodio con le mani tremanti e, appena annunciarono la pausa caffè, mi chiusi in bagno e iniziai a saltellare dalla gioia con le lacrime agli occhi!

Adoro Alice per via della sua storia e del suo carattere, doppiarla è sempre un piacere… e poi ha un drago!

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere la strada del doppiaggio?

Consiglio di avere molta pazienza e tenacia. In questo settore si è costantemente messi alla prova: si continua a sostenere provini per quasi tutta la carriera. Ci sono dei dei “sì” e ci sono dei “no”.
Per questo, soprattutto agli inizi, non bisogna lasciarsi scoraggiare dalle porte chiuse.

Certo non è facile ma, come disse Walt Disney, se puoi sognarlo, puoi farlo!

Grazie mille per l’intervista e la disponibilità. Non vediamo l’ora di sentire nuovamente la tua voce nei nostri anime e film preferiti.

Appassionata di Animal Crossing e The Sims, si avvicina al mondo nerd all'età di 4 anni grazie ai fratelli maggiori. Trascorre l'infanzia tra serie tv e pomeriggi incollata alla PlayStation Uno. Scoprirà poi anche la passione per i libri.

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Fumetti e Cartoni

Mariano Rose, la sceneggiatura ai tempi del covid-19

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ci scusiamo per il disagio intervista

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Mariano Rose, autore esordiente con già diverse pubblicazioni alle spalle, che ci parlerà di alcune esperienze riguardo l’editoria fumettistica da libreria.

Innanzitutto, presentati a chi ancora non ti conosce.

Mi piace definirmi uno sceneggiatore nel senso più ampio. Non ho molte pubblicazioni alle spalle, ma per chi volesse leggermi un po’: ho esordito con un episodio di Dylan Dog insieme ad altri colleghi; poi una storia nel volume de L’ultimo Tokusatsu edito da Manfont e, sempre per Manfont, Ci scusiamo per il disagio.

Qual è stato il tuo approccio con la sceneggiatura?

Sicuramente la mia passione è iniziata diverso tempo fa. Mi sono laureato presso il DAMS di Bologna, poi mi sono trasferito a Torino dove ho seguito il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics.

L’anno successivo ho conseguito anche il master, mentre già iniziavo a pubblicare qualcosina e a lavorare ai miei vari progetti.

So che non ti occupi solo di fumetti, ti va di parlarne?

Sì, non scrivo e sceneggio solo in ambito fumettistico ma cerco sempre di spaziare.

Scrivo anche in prosa e, da relativamente poco, sto lavorando in ambito televisivo; sceneggiando, con altri colleghi, un progetto che andrà in onda sulla RAI.

Sappiamo però che non è l’unico progetto che bolle in pentola, dato che li stavamo aspettando.

Hai ragione. Avevo altri tre progetti completi che dovevano uscire con Tunuè, NPE e DOUbLe SHOt.

Quando usciranno?

Questa è una bella domanda. L’uscita di tutti questi tre fumetti è stata posticipata a causa della situazione cui abbiamo assistito in questo 2020.

Come mai?

Vedi la maggior parte delle case editrici, oltre a curare la storia e i disegni, spende molte risorse per quanto riguarda la promozione. Oltre che a livello social, la promozione e la pubblicità, è fatta in maniera, diciamo, fisica: tramite fiere, raduni, incontri, eventi in librerie, centri commerciali ecc.ecc.

Quindi a causa delle misure anti-covid, è stato impossibile progettare un sistema di promozione e sponsorizzazione adeguato. La chiusura di fiere ha messo a dura prova la maggior parte degli editori e nel mio caso si è preferito quindi posticipare.

Hanoi Swing doveva uscire con la Double Shot, sapresti darci qualche informazione in più?

Le informazioni che ti posso dare sono le stesse che so io. Hanoi Swing (DOUbLe SHOt) era pronta già da un anno, come anche Gulguvit (NPE). Dopo il primo lock-down erano stati rinviati, ma adesso hanno subito un altro rinvio, facendoli slittare fino a primavera 2021.

Si tratta di molto tempo…

Sì. La realizzazione di un fumetto richiede a prescindere molto tempo. Questi fumetti li seguivo da ormai tre anni e vederli rinviati mi dispiace tuttavia voglio essere positivo poiché spero che quando finirà tutto potranno avere la giusta attenzione.

Che impatto ha avuto e avrà quest’anno e questi rinvii nella tua vita professionale?

Sicuramente questi rinvii hanno influito sul mio lavoro e sul mio piano produttivo.

Oltre che causare un danno a livello economico, c’è stato un impatto lavorativo poiché speravo di pubblicare questi volumi per avere del materiale che fungesse da trampolino per progetti più ambiziosi. In questo mondo ogni pubblicazione può servire da “bigliettino da visita” per entrare in altre case editrici e lavorare a progetti con maggiori entità.

Dopotutto questi disordini mi sono trovato costretto a fermarmi. E come me anche il disegnatore con cui ho collaborato si è trovato a non poter aggiungere nel suo portfolio le tavole dei fumetti che, ovviamente, per contratto non possono essere divulgate.

Potresti fare previsioni riguardo la ripresa “normale” dei tuoi lavori?

Fare previsioni è difficile, il fatto è che il mondo dell’editoria fumettistica e soprattutto il fumetto da libreria, ha subito un tracollo.

La condizione quotidiana influisce in maniera esponenziale sul mercato del fumetto italiano. Però spero che entro Natale dell’anno prossimo riprendano fiere e quindi si apra un varco per poter riprendere a respirare.


Lo speriamo anche noi. Grazie per il tuo tempo e ci manterremo in contatto per novità riguardo le tue pubblicazioni.

Se ti è piaciuta questo approfondimento insieme a Mariano Rose, puoi recuperare tutte le altre nostre interviste a questo LINK!

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Fumetti e Cartoni

Intervista a Anna Giada Altomare di Another Coffee Stories

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another coffee stories annie sui tetti

Abbiamo intervistato Anna Giada Altomare, del progetto Another Coffee Stories. Conosciamo meglio insieme questa nuova realtà.

Partiamo dall’inizio: cos’è e come è nato Another Coffee Stories?

Another Coffee Stories è il progetto di un gruppo di amici, dalle vite molto diverse, con tre passioni in comune: l’arte, gli animali… e il caffè! Lo scopo del progetto è la creazione di una serie di racconti illustrati e graphic novel che possano far identificare il lettore nel vissuto dei vari personaggi. Another Coffee non è una biografia, adoro chiamarla la grande biografia, una sorta di mix delle nostre vite reali che si intrecciano e si mescolano nella creazione del personaggio iconico di Annie.

Abbiamo deciso di raccontarci perché pensiamo che tutto delle nostre vite ci ha portati ad incontrarci, nonostante siano estremamente diverse, ed ognuno di noi sperimenta almeno una volta nella vita l’incontro con persone assolutamente sconosciute che sente già come “casa” dal primo istante, e ciò inevitabilmente cambia la propria routine, i propri percorsi.

È appena uscito il libro Annie sui tetti, ma è solo il primo step di un piano più grande. Cosa ci possiamo aspettare per il futuro?

Another Coffee: Annie sui Tetti è il primo libro dell’antologia, ma soprattutto è il background del vissuto di Annie che permetterà, seppur non esplicitamente, di dare una chiave di lettura sul personaggio, sulla sua vita e sulle sue emozioni.

Il personaggio di Annie è un mosaico di esperienze passate dei vari autori, come siete riusciti a conciliare tutto in un’unica figura?

Ognuno di noi ha qualcosa di unico, spiazzante, pazzesco da raccontare… capita spesso di chiedersi “ma capitano tutte a me?” e allora perché non rendere Annie la “me” in cui ognuno può riconoscersi? È stato facile raccontarsi tra di noi, liberatorio, un esercizio che tutti dovremmo imparare a fare con dei perfetti sconosciuti… divertente e costruttivo!

Il progetto è nato da cinque persone diverse, ma a differenza di quello che si potrebbe pensare non tutti provengono da un background strettamente “artistico”. Questo ha creato problemi?

Io provengo da un background totalmente giuridico, ma sono da sempre stata appassionata d’arte e cinema, motivo per cui ho deciso che sarebbe stato questo il momento giusto per creare davvero qualcosa di mio, finalmente un mio progetto artistico. Lucia Ferrari è una disegnatrice, lo fa per mestiere e per passione, così come Mario Congiusti, uno scrittore. Loro sono gli unici che nella vita fanno esattamente ciò che hanno fatto nel progetto, cioè illustrare e scrivere.

Le nostre evidenti differenze non hanno causato alcun tipo di problema se non sketch divertenti che non smettiamo di raccontare e per cui ci prendiamo costantemente in giro… il mio essere puntuale e puntigliosa, Lucia, che invece è  costantemente tra le nuvole e Mario che da sempre buca agli appuntamenti.

Ho sentito che avete creato una raccolta fondi, di cosa si tratta?

Chiunque adotterà uno dei nostri mici, abilmente recuperati dalla strada e vaccinati, riceverà un set di benvenuto firmato Another Coffee Stories, per chi invece non ha la possibilità di adottare può fare una donazione su Go fund me e riceverà in base all’importo della donazione una nostra spilletta o un disegno in originale.

Bruce, il gattino di cui leggerete nella storia, è stato realmente adottato da noi. Personalmente adoro i gatti, sono una gattara convinta. Sono degli esseri che rispecchiano enormemente la mia personalità. In realtà tutti e tre adoriamo gli animali in generale, ma abbiamo deciso di focalizzarci su quest’iniziativa perché un gatto sarebbe stato il perfetto compagno di avventure di Annie e perché è certamente un animale impegnativo, ma anche solitario e autonomo. E nel nostro piccolo, pensiamo di poter trovare una casa a tante piccole vite nella consapevolezza che un gatto, oltre ad avere bisogno di amore, è anche un animale perfetto per una città caotica come Milano.

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Film e Serie TV

Intervista a Massimiliano Caiazzo, l’esperienza da dietro le quinte

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massimiliano caiazzo mare fuori intervista

I cinema sono stati chiusi e come loro anche i teatri. Per il mondo dello spettacolo sembra non ci siano molte nuove positive. Ma come vivono la situazione le persone per cui cinema e teatri sono un vero e proprio posto di lavoro? Per saperne di più abbiamo intervistato Massimiliano Caiazzo, attore emergente che ha sbalordito tutti con la serie Mare Fuori andata in onda Rai2.

Iniziamo con le presentazioni: Massimiliano, come hai iniziato a recitare?

Fin da piccolino, quando guardavo i film e cartoni, mi veniva detto che questa roba non era reale, e a me questa cosa non stava bene. Non volevo credere che non potesse esistere un Gandalf, uno Spiderman, un Harry Potter, un Goku: non mi stava bene. Quindi crescendo mi divertivo a ripetere, nella mia cameretta, le scene dei film che guardavo. Soltanto dopo ho capito che esisteva il mestiere dell’attore in cui puoi vivere qualsiasi cosa.

Ho cercato una scuola dove apprendere questo mestiere. La primissima esperienza fu con l’oratorio della mia città, subito dopo ho conosciuto Gianfelice Imparato che mi ha dati i primi rudimenti. Combattendo in dinamiche familiari non positive, sono riuscito a recarmi a Roma: il primo anno ho appreso la tecnica Chubbuck e scritto il mio primo spettacolo, Diario di un bambino cresciuto. Sono entrato in un’agenzia, ho preso una borsa di studio e sono entrato in un’altra scuola, il Duse International.

L’anno successivo è stato veramente difficile: studiavo e lavoravo portando pizze come fattorino, ma poi ho fatto il provino per Mare Fuori e sono stato preso. La serie mi ha portato enormi soddisfazioni: il premio kineo giovane rivelazione a Venezia, Premio talento campano al Giffoni Film Festival… mi ha fatto crescere tanto ed adesso continuo a studiare per poter accedere ad altri ruoli.

Parliamo un attimo di Mare fuori: cosa significa girare un prodotto seriale?

Per quello che sono i miei strumenti proverò a risponderti. Girare una serialità è molto complicato: hai più tempo per raccontare le vicende del personaggio ma allo stesso modo è molto più difficile mantenere la concentrazione per 18 settimane.

Ho avuto 2 settimane per studiare 12 fascicoli di sceneggiatura, così mi sono rimboccato le maniche.

Il tuo personaggio, Carmine, come ti sei approcciato al ruolo?

Parlando del mio personaggio, reputo Carmine un piccolo Amleto, immerso in un contesto marcio come la Danimarca. Una voce fuori dal coro, si troverà spesso di fronte a scelte difficili, tuttavia avrà dalla sua parte sia una grande sensibilità che la capacità di sognare, capacità che lo tengono in vita, a galla per andare avanti.

Cosa ti ha portato questa serie?

Inevitabilmente una scossa emotiva ogni volta che andava in onda. Anche tanta soddisfazione perché è stato riconosciuto dalla critica e dagli addetti ai lavori. Dal punto di vista umano, il pubblico è stato caloroso ed intelligente da capire ed empatizzare con i personaggi.

Rivedermi mi ha permesso di capire i miei difetti, i miei lati da migliorare ed ora mi alleno su quegli aspetti.

Mare fuori era pronto già da tempo, ma è uscito diversi mesi dopo, ti va di parlarne?

Era pronto proprio all’inizio del periodo di Covid, mancavano le ultime accortezze di postproduzione. A causa del Lockdown non è stato possibile ultimarle, così, invece di “spaccare” la serie dividendola in due parti si è preferito dare tutto “il pacchetto” successivamente, cavalcando l’onda di alcuni festival che nel frattempo ci sono stati.

Quindi avevi la serie praticamente pronta che è uscita dopo: da attore come hai vissuto questa posticipazione?

Ho cercato di prendere il lato positivo dalla cosa. Ovvio che, dando un’occhiata al contesto sociale, mi sembrava di vivere un film. Prima dicevo che peccato che la vita non sia un film, ed invece è stato così! Quindi ho cercato di viverla serenamente, mi sono convinto che anche se ci voleva più tempo era meglio.

Ho preso questo tempo per lavorare su me stesso: per scrivere, leggere, guardare film, ed è stato molto triste un pochino vedere l’atteggiamento nei confronti di questo settore. Abbiamo avuto un solo caso di contagio, forse due, nei cinema, e la prima cosa che chiudono sono cinema e teatri.
Non ci si è resi conto che il lockdown è stato un po’ più lieve proprio grazie al lavoro che noi attori facciamo.

Forte di questa convinzione ho cercato di usarla come motore creativo, uscendo solo con Pablo, il mio cane, godendomi quel surreale silenzio.

Prima parlavi dei teatri. Quest’estate potevano riaprire solo tramite severe restrizioni e purtroppo molti teatri storici italiani non hanno potuto riaprire poiché sarebbero falliti per i costi elevati. Cosa ne pensi? Pensi che a livello culturale ci sarà una ripercussione?

Sinceramente penso che già prima del lockdown ci fosse una crisi del teatro, una povertà di spettacoli e di interesse a portare determinati contenuti a teatro ma soprattutto un disinteresse ad andarci come pubblico.

Purtroppo sento poche volte dire a ragazzi Oggi me ne vado a teatro! ed è una realtà secondo me triste. Quindi penso che il lockdown sia stato solo la ciliegina su una torta che si accumulava da tempo. Mettendoci nei panni di questi direttori artistici, giustamente che dovevano fare? Però chi ci perde siamo noi…

In questo momento vorrei essere positivo e pensare a questa situazione come ad un momento negativo al quale succederà una rinascita. Un’apertura mentale dopo questi periodi repressivi, capace di svegliare tutti e innovare creativamente il mondo artistico.

Per quanto riguarda i set cinematografici, purtroppo, per il rispetto delle attuali norme alcuni sono costretti a chiudere, ma quante persone rimangono a casa? Quanti lavoratori ci sono dietro una produzione?

Il cinema, come anche il teatro, non è fatto solo di attori, ma di tantissimi professionisti esperti nel loro campo che concorrono alla realizzazione di una produzione. Gli addetti ai lavori, produttori, cameraman, microfonisti, ecc. erano i primi a venire la mattina sul set di Mare Fuori e gli ultimi ad andarsene, dimostrando una grandissima professionalità. E come loro ci sono moltissime figure che lavorano dietro le quinte.

Quello che si vede in Tv, come in Mare Fuori, è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è un’industria gigantesca che abbraccia diversi campi. E anche il prodotto finale, la punta dell’iceberg, a sua volta coinvolge altri settori come il giornalismo. Per non parlare dell’impatto a livello socio-culturale.

Da quello che so ci sono anche alcuni set indipendenti, piuttosto che opere prime che stanno andando avanti. Il cinema, penso, sta scaldando i motori per poter rombare poi quando finirà tutto questo. Al momento però non ci sono aiuti in questo frangente, per questo molti lavoratori del mondo dello spettacolo sono scesi in piazza a protestare.

Queste sono le condizioni in cui vertono teatri e cinema, ma gli attori? Tu come hai vissuto e vivi questo periodo? Ti ha impensierito non fare provini? Come hanno influito a livello creativo ed anche economico questi ultimi mesi?

Su tutti e due i fronti ha influito a suo modo.

A livello creativo un po’ più positivamente. C’è stato un momento in cui tutto si è fermato: ci siamo e mi sono rallentato ponendomi anche delle domande. Dobbiamo sembra parlare con qualcuno o fare qualcosa, ed invece, fermandosi, le domande spingono al ragionamento e quindi ad una consapevolezza e maturazione di sé.

Dal punto di vista lavorativo mi ha impensierito, più che altro perché non si sapeva quando si sarebbe potuto tornare sui set. Io mi reputo uno dei miracolati che ha fatto provini, ma c’è chi non ha fatto casting perché magari progetti e produzioni non sono riusciti a partire. L’unico modo che ho avuto per sfruttare quest’impotenza è stato di studiare, leggere molto per prepararmi ed essere carico e pronto poi.

Poi tornare a respirare, tornare al museo, per esempio a fare una scena con un tuo amico per self tape da mandare, è stato bello ed è stato come farlo per la prima volta, riscoprire la vita che c’era. Vediamo come si evolverà il tutto.

Parlando di musei, non è l’unico ambiente in cui hai fatto visita finito il lockdown. Sei stato allo zoo per prepararti. Ti va di parlarcene?

Sì, ci sono tornato… mi mancava e mi intenerisco a pensare a quegli animali in gabbia com’eravamo in gabbia anche noi nel lockdown. Proprio perché mi piacciono mi dispiace vederli così.

Penso che dagli inizi dei tempi l’uomo ha sempre cercato di ispirarsi a loro e quindi trovo sempre un qualcosa di nuovo nei loro comportamenti che puoi riportare nella vita ed anche nei personaggi.

Adesso mi sono un po’ intenerito…

Mi ricordo che c’era una tigre che non vedeva gente da molto tempo e quando sono passato ha iniziato a sfilare quasi davanti allo specchio!

Un bel momento…

Sì senza dubbio.

Ti ringrazio del tempo concessoci, e speriamo di vederti presto in altri progetti.

Speriamo un saluto a tutti!


Se non avete ancora visto la serie Mare Fuori, in cui Massimiliano Caiazzo interpreta Carmine, potete recuperarla su RaiPlay a questo LINK.

Mare Fuori: la trama

L’Istituto di Pena Minorile di Napoli è a picco sul mare e ospita settanta detenuti: 50 maschi e 20 femmine. Quando entrano i ragazzi hanno sempre meno di 18 anni e lo fanno perché hanno “sbagliato”. Questa serie racconta le loro storie.

Alla regia troviamo Carmine Elia, mentre nel cast, oltre a Massimiliano Caiazzo, Carolina Crescentini, Carmine Recano, Valentina Romani, Nicolas Maupas, Giacomo Giorgio, Ar Tem, Vincenzo Ferrera, Antonio Orefice e Anna Ammirati

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