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Gaming

Online dei leak del gameplay di Assassin’s Creed Valhalla?

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L’attesa per il nuovo titolo di Ubisoft Assassin’s Creed Valhalla è già alle stelle e mentre anche su Amazon sono già disponibili i pre-order, su Twitter è uscito un video che mostra un work in progress del possibile gameplay del videogioco.


Nel video si vede una imbarcazione vichinga che attraversa il mare, osteggiata da una pioggia di frecce di fuoco. L’immagine è suggestiva, ma per il momento non è altro che un leak, e anche i fan hanno ipotizzato che non sia il gameplay definitivo, ma un assaggio di come potrebbe essere.

Voi pensate che sia finita qui? E invece no, perché è spuntato un altro video, di ben 30 minuti, in cui si vede più nel dettaglio come sarebbe il gioco. Corse a cavallo, combattimenti all’ultimo sangue, arrampicate sulle fortificazioni, insomma sembra già di percepire l’atmosfera di Assassin’s Creed Valhalla. Resta però la scritta in basso work in progress, quindi non possiamo essere certi che questo sarà il prodotto definitivo, ma già così sembra molto interessante.

Ecco la trama di Assassin’s Creed Valhalla disponibile sul sito di Ubisoft:

Vesti i panni di Eivor, combattente senza paura e leggenda tra tutti i vichinghi. Conduci il tuo clan dal desolante gelo della Norvegia fino al cuore delle praterie dell’Inghilterra del IX secolo. Fonda il tuo insediamento e parti alla conquista di una terra ostile con ogni mezzo necessario: tutto pur di ottenere la gloria del Valhalla.

Nell’epoca dei vichinghi l’Inghilterra è una nazione divisa, in cui ciascun regno è pronto a muovere guerra al vicino. Questo caos cela una terra ricca e sorprendente, che attende solo di essere conquistata. Sarai tu a farlo?

Vi lasciamo qui sotto il trailer del videogioco e vi consigliamo un nostro articolo su serie tv, film, anime e manga per entrare nel mood di questo nuovo titolo a tema vichinghi!

Daily Nerd è un Magazine di cultura Nerd e Geek. Non si tratta semplicemente di riportare notizie, ma di approfondire e riflettere sulla cultura che ci circonda.

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Pokémon: qual è lo starter preferito dai fan di tutto il mondo?

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Quella che avete letto nel titolo è probabilmente la domanda delle domande nel mondo Pokémon, e come ogni grande domanda difficilmente ha una sola e univoca risposta. Ma se da una parte è sacrosanto che ognuno abbia le sue preferenze, dall’altra si possono trarre dei dati oggettivi basandosi sulla soggettività delle risposte. Dunque: qual è lo starter preferito dai fan del brand Pokémon? Andiamo a scoprirlo.

Il sito Tierlist  ha permesso agli utenti di votare le loro prime forme di starter preferite, attenzione solo le forme base – niente Charizard o Greninja, per capirci. Le preferenze accumulate dai più di 4000 utenti che hanno risposto hanno prodotto la classifica che trovate di seguito. Fra parentesi la generazione di appartenenza del Pokémon:

  • Rank S: Squirtle (I), Bulbasaur (I), Mudkip (III), Charmander (I)
  • Rank A+: Cindaquil (II), Totodile (II), Treeko (III), Piplup (IV)
  • Rank A: Torchic (III), Rowlet (VII), Chimchar (IV), Turtwig (IV)
  • Rank B: Froakie (VI), Snivy (V), Litten (VII), Oshawott (V)
  • Rank C: Fennekin (VI)
  • Rank D: Scorbunny (VIII), Chikorita (II), Grookey (VIII), Sobble (VIII)
  • Rank E: Tepig (V), Popplio (VII), Chespin (VI)

Com’era prevedibile gli starter della prima generazione si piazzano tutti e tre in vetta, il mitico trio di mostriciattoli tascabili della prima avventura ha ancora un posto saldo nel cuore degli appassionati. A pari merito anche il simpatico Mudkip, starter di tipo acqua della terza generazione. In seconda posizione Cindaquil e Totodile, entrambi di seconda generazione, seguono Treeko e Piplup.

Scendendo in terza posizione troviamo Torchic, lo starter di fuoco della terza generazione, assieme a Rowlet della settima e Chimchar e Turtwig della quarta generazione. Più sotto troviamo il primo Pokèmon iniziale della sesta generazione, ovvero Froakie, in compagnia di Snivy, Litten e Oshawott. La quinta posizione vede un solitario Fennekin, lo starter di fuoco della sesta generazione.

In penultima posizione abbiamo la prima comparsa degli starter dell’ultima generazione che sono presenti tutti e tre; questo conferma che l’ottava generazione è la meno preferita dai fan. Almeno per quanto riguarda la scelta iniziale dei Pokémon. Anche Chikorita si trova in penultima posizione (posto immeritatissimo, sappiatelo!). A chiudere la classifica ci sono Tepig, Popplio e Chespin.

In chiusura dobbiamo bacchettare sulle mani chi ha impostato la classifica, in quanto si è dimenticato di inserire fra le opzioni Pikachu ed Eevee. I due Pokémon sono gli starter dei titoli Let’s Go e, anche se la scelta è obbligatoria in dipendenza della versione acquistata, rimangono due starter e quindi meritano di poter entrare nella lista.

Siete d’accordo con la classifica? Come si è posizionato il vostro starter preferito?

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Nintendo apre un profilo Twitter solo per le notizie aziendali

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Chi è videogiocatore da molto tempo sicuramente starà notando un fenomeno piuttosto particolare negli ultimi anni: la sempre maggior attenzione a ciò che avviene dietro le quinte di una casa di produzione videoludica. Ai miei tempi – proposizione che lascia volutamente trasparire una certa anzianità – non eravamo interessati a queste cose: un titolo veniva annunciato, lanciato, giocato. Fine. C’era poco a che spartire con notizie inerenti al fatturato di Sony, piuttosto che alle spese sostenute per l’ultimo Dragon Quest. Oggi però le cose sono sensibilmente cambiate e i videogiocatori, soprattutto adulti, si interessano molto delle notizie aziendali di una società, Nintendo ha deciso di cogliere la palla al balzo e di aprire un nuovo profilo Twitter dedicato solo a questo tipo di news.

Ecco il post del profilo Nintendo Co. Ltd., dove viene spiegato il motivo e il fine dell’account stesso:

Abbiamo aperto questo account Twitter per dare notizie relative all’azienda Nintendo Co., Ltd., e ai suoi investitori. Annunci finanziari e altre informazioni incentrate sulla società saranno condivise da questo profilo. Vi preghiamo di non utilizzare questo canale per messaggi o richieste.

Ma dunque cosa ci dobbiamo aspettare da questo nuovo profilo Nintendo? In realtà la risposta è molto semplice e l’abbiamo appena letta: notizie riguardo l’azienda. Obiettivi economici, risultati finanziari e progetti futuri sono tutti papabili argomenti che potremmo trovare. Letta così sembra una noia – e in effetti sarebbe molto meglio leggere l’annuncio del nuovo titolo della grande N – ma avere una visione d’insieme di come lavora una società dà un punto di vista privilegiato e più preciso, e questo raramente è un male.

Occorre sempre ricordare che dietro a un nuovo videogioco ci sono interessi, investimenti e tanto lavoro. Dare il giusto spazio a quelle che sono le dinamiche societarie e aziendali aiuta a capire meglio come si è arrivati al prodotto finale.

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Cyberpunk 2077 PS4 e Xbox One: vale la pena su old-gen?

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Vorrei anzitutto mettere in chiaro una cosa: quella che vi apprestate a leggere non è una recensione di Cyberpunk 2077 PS4. Non è un approfondimento nel dettaglio di ciascuno degli aspetti che normalmente vengono presi in analisi quando si dà una valutazione completa di un’esperienza videoludica. Non è neanche un processo, o un tentativo di giudizio etico-morale sulle pratiche attuate da CD Project prima, durante e dopo uno dei lanci più controversi, dibattuti e – perdonate il tecnicismo – schifosamente incasinati della più o meno recente storia del medium interattivo per eccellenza.

Questa è, né più, né meno, il racconto di un’esperienza personale. Il racconto di qualcuno che, come milioni di altri, è stato posseduto dallo spettro dell’hype, ha preordinato Cyperpunk 2077 PS4 e Xbox One e, con la forza dell’ostinazione e della testardaggine, è riuscito a passare sopra la delusione iniziale e in itinere, sopra i glitch, sopra i crash, sopra l’amarezza delle promesse non mantenute e delle smascherate bugie e a trarne comunque, contro ogni aspettativa, un’esperienza a cui ora guarda con affetto. Seppur con molti, obbligati cavilli.

A tutti coloro che sono ancora in dubbio sull’acquistare Cyberpunk 2077 su console old-gen; a tutti coloro che l’hanno già giocato e cercano una seconda opinione; a tutti coloro che, pur avendolo acquistato si sono rifiutati, vuoi per principio o per effettiva impossibilità a convivere con gli aspetti più aberranti delle insufficienze tecniche del titolo, di tenerlo nella propria console per più di cinque minuti: questo pezzo è per voi.

Cyberpunk 2077 PS4: quel fantomatico Day One

Quasi ogni storia comincia dal principio. E se nella vita mediatica di un videogioco quel “principio” è il fantomatico, maledetto, millantato “day one”, allora la storia di Cyberpunk 2077 PS4 (ma quella di un po’ tutte le sue versioni, ad esser sinceri) è cominciata nel peggiore dei modi.

Di certo lo è stato nella mia esperienza. Dopo i primi video gameplay emersi online, credere che quella sarebbe stata l’esperienza che mi avrebbe riservato Cyberpunk 2077 da lì a poche ore era quasi inconcepibile. Erano già emersi centinaia di glitch, report di crash, test di frame-rate che evidenziavano cali ben sotto i 15, screen e video che presentavano una resa grafica carente e sfocata, slavata e sciacquata.

Dalla fase di negazione alla rabbia

La prima fase del lutto è quella della negazione. “È impossibile”, mi ero detto. “È impossibile che la situazione sia così tragica. Questi video saranno stati caricati da simpatici burloni che in qualche modo sono riusciti a far girare Cyberpunk 2077 su un PC del 2005”. “Vedrai che quando inserirai il disco sarà tutto come l’avevi sempre immaginato”. “Nulla di tutto questo è reale”.

La seconda fase del lutto è quella della rabbia. Quando l’evidenza diventa troppo schiacciante per essere ignorata, quando il tuo disco acquistato con i tuoi soldi è entrato nella tua console e sta generando un output grafico sul tuo schermo. “Non è giusto”, si comincia a pensare. “Ci hanno fregati”, “non era quello che ci avevano promesso”, “ridò indietro il gioco”. Tutte lamentele legittime, tutti pensieri che pressoché chiunque abbia acquistato il titolo per old-gen avrà covato o ai quali avrà immediatamente obbedito.

La community, immediatamente prima e immediatamente dopo quel maledetto day one, era collettivamente furiosa, e più che pronta a cedere agli istinti più impulsivi della rabbia. E non esattamente a torto.

Cyberpunk 2077 PS4: le prime patch

Tranquilli, la pianto con l’analogia delle fasi del lutto: non voglio rendere il problema più grande di quanto non sia – e le iperboli, paradossalmente, sono forse più divertenti quando usate con moderazione. Sta di fatto che questa rabbia post day one, questa immediata, cocente frustrazione è stato uno spartiacque fondamentale nell’ancora giovanissima vita del titolo. Ha diviso coloro non disposti ad accettare lo smacco da coloro che, per un motivo o per un altro, hanno deciso di provare a conviverci e a dare, nel processo, l’opportunità a CD Project Red di rimediare ai propri pur drammatici errori.

Sia chiaro che non è mia intenzione giudicare il primo di questi gruppi, né dir loro che hanno fatto un errore ad assecondare la propria indignazione – soprattutto se questa è scaturita da un genuino fastidio che gli ha reso impossibile godersi il titolo. Settanta euro sono pur sempre settanta euro, e non sta certo a me stabilire il prezzo di concetti tanto personali quanto la frustrazione, la delusione e l’indignazione.

Soprattutto alla luce del fatto che, se CD Project non fosse intervenuta in modo pressoché istantaneo con delle prime, disperate patch correttive per Cyberpunk 2077 PS4 e Xbox One, probabilmente sarei stato io stesso dall’altro lato dello spartiacque. Si fossero limitati alla patch del day-one, Cyberpunk 2077 sarebbe ad oggi uno dei giochi più visivamente sporchi e carenti in performance che l’ottava generazioni di console avesse da offrire, nonché in assoluto il gioco con il più abissale, inscusabile, scandaloso divario a separarlo dalla versione uscita per PC; l’unica versione di cui, questo è sempre doveroso ricordarlo, CD Project ha tenuto a condividere materiale promozionale e copie destinate alla stampa di settore.

Fortunatamente, le tre patch successive si sono rivelate una manna dal cielo. Aumentata la pulizia dell’immagine, stabilizzato almeno parzialmente il frame-rate e diminuite le istanze in cui il gioco decidesse di morire in situazioni a dir poco insospettabili (non conto le volte in cui i crash sono avvenuti durante dei calmissimi dialoghi al chiuso), i problemi tecnici si sono assestati a un livello, se non accettabile, se non altro tale da far emergere gli altri aspetti della poliedrica esperienza videoludica. Aspetti sui quali, fortunatamente, Cyberpunk 2077 ha molto da dire.

Una questione di priorità

Credo che l’atto di stabilire se Cyperbunk 2077 PS4 o Xbox One valga il proprio acquisto debba essere ridotto a una questione di priorità. Anche al di fuori dell’ultra esigente pubblico PC, anche tra i cosiddetti “console peasants” come il sottoscritto esistono gruppi di persone per i quali la stabilità della performance e la godibilità grafica (alla quale del resto, soprattutto in un gioco come questo, è legata a doppio filo anche l’immersività) giocano un ruolo fondamentale e imprescindibile. A questi gruppi di persone, consiglio sinceramente e senza remore: non acquistate Cyberpunk 2077 su old-gen. Non ora, almeno. Attendete l’upgrade a nuova generazione o, se la cosa non risulta fattibile nel prossimo futuro, attendete che il gioco sia stato ulteriormente patchato. Dopo il lavoro quasi miracoloso fatto da CD Project nel corso dei primi giorni di vita del titolo, ho fiducia che la casa di sviluppo polacca riuscirà col tempo a rimediare se non altro allo smacco sul lato tecnico.

Per coloro che invece guardano solitamente di più alla storia, ai personaggi, al mondo di gioco nel senso più ampio e narrativo del termine, per coloro che erano stati attirati dalle promesse di un’avventura costellata di decisioni, dilemmi e domande morali possibili solo in un distopico universo in cui la coscienza può essere digitalizzata, per coloro disposti a chiudere un occhio sulle mancanze e insufficienze tecniche, credo che Cyberpunk 2077 PS4 o Xbox One sia un acquisto assolutamente giustificabile anche oggi stesso. L’Odissea di V alla ricerca di una soluzione al problema che le sta divorando il cervello e che sembra destinato ad ucciderla è un viaggio costellato non soltanto di azione, adrenalina e folle combattimento futuristico, ma anche e soprattutto di legami e personaggi sfaccettati, diversi e interessanti, come da troppo tempo non se ne vedevano in una produzione tripla A. Complici un voice acting stellare e una scrittura in grado di raggiungere vette non indifferenti, è ironicamente la componente umana ad aver reso, nella mia esperienza personale, il mio tempo con Cyberpunk 2077 un tempo tutt’altro che da rimpiangere.

Sentimenti umani e coscienza digitale

Per quanto estreme, per quanto spesso esposte in maniera egomaniaca e umanamente frustrante, le costanti opinioni che Johnny Silverhand (il costrutto digitale impiantato nel cervello di V e motore principale della trama) riversa sul protagonista a ogni angolo della narrativa principale e di quelle secondarie diventano rapidamente un espediente atteso e interessante, un mezzo in grado di far riflettere non soltanto sulle opinioni personali di cui V può farsi specchio, ma anche delle intriganti implicazioni alla sempre più opprimente influenza che la psiche di Johnny e le sue convinzioni sembrano esercitare sull’evoluzione psicologica del protagonista.

La narrativa di una seconda psiche forzata all’interno di un’altra può sembrare trita e forse banale, ma Cyberpunk 2077 riesce a gestirla magistralmente, legando le sue implicazioni e i suoi sviluppi in maniera egregia alle unicità del medium videoludico e alle scelte dirette e indirette alle quali questo è associato. Un ciclo impeccabile di contestualizzazione e ri-contestualizzazione, interna ed esterna, in grado di far riflettere da più angolazioni su una narrativa già di per sé interessante e ricca di personaggi lodevoli.

It’s a Long Way to the Top

Onoriamo la scelta di Cyberpunk 2077 di intitolare le proprie quest a famosi pezzi rock adottando lo stesso espediente in questo paragrafo di considerazioni finali: “It’s a long Way to the Top”, per Cyberpunk 2077. Per quanto la mia personale esperienza (alla luce, come si è spiegato, di un particolare ordine valoriale) sia stata positiva, non significa che l’amaro in bocca sia scomparso del tutto.

Cyberpunk 2077 sarebbe potuto e dovuto essere meglio di così. E nonostante tutto, sono certo che un giorno lo sarà: quando le patch in arrivo elimineranno i glitch più ostinati e fastidiosi (come i quasi onnipresenti dieci/venti secondi di mobilità limitata dopo essere smontati da una moto, la telecamera a bordo di un veicolo che impiega ere geologiche a passare dalla prima alla terza, o in generale quasi qualsiasi cosa legata al sistema di guida), quando i promessi DLC gratuiti renderanno il mondo più pieno, ricco e vibrante, quando i crash la smetteranno di fare cucù persino nei titoli di coda (ebbene sì, è successo), CD Project Red potrà dire di aver finalmente consegnato nelle mani dei giocatori un prodotto all’altezza della loro visione originale e del marketing che vi avevano creato attorno.

Fino ad allora, l’acquisto stesso del gioco resterà qualcosa da valutare e pesare con la dovuta attenzione. Un processo che spero questo articolo abbia contribuito a facilitare.

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