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PlayStation celebra il mese del Pride e su Twitter esplodono i commenti degli haters

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Poco dopo il tweet di PlayStation a sostegno del mese del Pride e di tutti i giocatori, ecco che in risposta, oltre ai messaggi di supporto, sono arrivati prepotenti anche i commenti degli haters.

Non dobbiamo per forza essere dei buonisti e d’accordo con tutti, anzi un pensiero diverso, se critico e razionale, dovrebbe essere considerato un valore aggiunto, ma di razionale nei commenti sotto il tweet c’era davvero poco.

Oltre ai richiami biblici per il quale se c’erano all’origine di tutto Adamo ed Eva non potrebbe esistere l’omosessualità e video di bandiere arcobaleno bruciate, mi domando perché ANCORA nel 2020 le persone non siano in grado di condividere la propria opinione senza insultare gli altri.

Purtroppo non è certo la prima volta che questi commenti compaiono in risposta ai messaggi di sostegno di grandi compagnie che si erano espresse a favore di diversi movimenti di inclusione sociale, ma vederli, così numerosi, sotto un tweet di una console di gioco lascia un po’ l’amaro in bocca.

Siamo davvero così noi gamers? Chi non conosce questo mondo, leggendo quei commenti, rischierà poi di far di tutta l’erba un fascio e saremo noi giocatori per primi ad uscirne sconfitti. Ma per fortuna non siamo tutti così.

Possiamo esprimere il dissenso in modo chiaro e forte senza imporre il nostro punto di vista, possiamo rispettare il pensiero altrui senza condividerlo e allora perché questo teatrino dell’odio trova sempre spazio sui social?  

Ma questi sono anche quei “gamers” che hanno cercato di affondare The Last of Us Part 2 colpevole di essere troppo progressista, troppo inclusivo, troppo moderno, troppo impegnato, forse troppo vero? Anche i giochi finalmente parlano della realtà, quella vera, non c’è più spazio per nascondersi, non resta che giocare e se siamo capaci anche di divertirci.

Faccio parte di quella strana categoria di persone che, nonostante ci siano mille film da guardare, milioni di manga da leggere e trecento nuovi titoli di videogiochi, si fissa sempre sulle solite cose, per poi passare notti intere a rimettersi in pari con il mondo. Laureata in Lettere e in Editoria e Giornalismo, colleziono libri antichi in modo ossessivo, adoro piante e gatti e pratico judo da anni nella speranza di diventare, se non invincibile, almeno più saggia.

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Da Rushdie a J. K. Rowling, intellettuali contro l’intolleranza del “politically correct”

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Oltre 150 intellettuali e personalità internazionali, tra cui spiccano il saggista Ian Buruma, il linguista e attivista Noam Chomsky e la scrittrice J. K. Rowling, hanno firmato una lettera aperta pubblicata su “Harper’s Magazine”, un appello a non trasformare le proteste per la giustizia razziale “in un brand dogmatico e coercitivo” che spesso sfocia in un estremizzazione del politically correct.

Tra chi ha sottoscritto la lettera c’è pure la romanziera Margaret Atwood e afroamericani come il jazzista Wynton Marsalis e paladini della libertà di espressione come Salman Rushdie, tutti insieme per combattere il clima da oscurantismo medievale che domina nel mondo della cultura e dei media dopo l’uccisione di George Floyd.

Attenzione, sono tutti concordi che quello che è successo sia un fatto gravissimo e deprecabile, ma quello che è seguito a quel triste 25 maggio ritengono abbia fatto dilagare una nuova forma di intolleranza, quella degli estremisti dell’anti-razzismo e dei demolitori di statue, di tutti coloro che in nome del politically correct censurano le opinioni diverse e impongono un pensiero unico.

I firmatari della lettera sostengono che le reazioni violente che si sono susseguite in tutto il Mondo abbiano soffocato il libero dibattito e che:

Questa atmosfera soffocante alla fine danneggerà le cause più vitali del nostro tempo. La restrizione del dibattito, da parte di un governo repressivo o di una società intollerante, fa invariabilmente male a chi manca di potere e rende tutti meno capaci di partecipazione democratica.

Quello che denunciano i firmatari è poi il “public shaming” (la gogna pubblica), una tendenza che va aumentando senza freni e che cancella il dibattito, mettendo all’angolo ogni opinione diversa dalla propria.

Nella lettera si legge:

Le cattive idee si sconfiggono attraverso la loro esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà, che non possono esistere l’una senza l’altra

Di certo in questo ultimo periodo abbiamo visto troppo spesso censurare contenuti – ricordiamo il caso di HBO con Via col vento – o trovare soluzioni “creative” per spiegare che il razzismo è un atteggiamento sbagliato. Vi abbiamo pure parlato delle 7 carte da gioco rimosse da Magic: The Gathering a causa di questa cieca e spesso illogica epurazione.

Eppure a nessuno è venuta in mente la cosa più semplice: confrontarsi in modo chiaro, aperto e inclusivo e ascoltare le ragioni dell’una e dell’altra parte per trovare un accordo, una convivenza pacifica, se non per capirsi, almeno per rispettarsi.

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Decapitata la statua di Spirou della stazione di Angoulême

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La statua di Spirou, che si trova nella stazione di Angoulême, è stata decapitata sabato scorso durante la notte. Il consigliere dipartimentale Philippe Bouty avrebbe visto due giovani dirigersi nella hall e prenderla a calci.

L’Angoulême Comics Festival ha reagito rapidamente, con il solito tagliente umorismo.

Chi ha colpito il nostro amico? Pensiamo immediatamente a tutti i cattivi i cui misfatti è sempre riuscito a fermare per tutta la sua lunga carriera. In prima linea a Zorglub. Ma questa pista non sembra seria, perché quest’ultimo non avrebbe ceduto a un crimine così codardo, dopo tutto indegno di lui.

Il povero Spirou, protagonista di un fumetto, il buono per antonomasia, non meritava tanto disprezzo. Quale potrebbe essere la ragione del gesto? L’opposizione alla possibile apertura di un parco a tema? Forse l’azione di qualche pazzo ubriaco?

Troppo presto per dirlo, ci saranno delle indagini e intanto alla stazione di Angoulême non ci saranno più il sorriso di Spirou e il suo fedele scoiattolo Spip ad accogliere i passeggeri.

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A Cinecittà apre il primo cinema drive in di Roma

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Ai tempi del Covid-19, e di cinema chiusi per ridurre il rischio contagio, ecco che la soluzione arriva dal passato: il drive in!  Negli studios di Cinecittà, nello spazio davanti al Teatro 2, in un clima retrò e nostalgico alla Happy Days, apre il primo drive in di Roma con uno schermo di ben 100 mq.

Le proiezioni iniziano con il sempreverde Flashdance e segue, nella serata di debutto, Kill Bill, in programma anche Frankenstein Junior, Pulp Fiction, e Dal tramonto all’alba.

Per le auto sono disponibili 160 spazi – con una capienza massima 320 persone, due per vettura –, ci sono distanza e norme da rispettare, ma la serata è stata un successo con grande soddisfazione degli organizzatori.

Per ascoltare il film bisogna sintonizzarsi sulla frequenza radio 104.3 (chi non avesse uno stereo in macchina può richiedere una radio all’organizzazione oppure connettersi tramite smartphone) e poi basta solo lasciarsi trascinare dall’atmosfera sospesa nel tempo. E quello di Cinecittà non sarà l’unico drive in di Roma, è pronto anche quello dell’Axa, il “Paolo Ferrari”, che sarà il più grande d’Europa, con centinaia di posti e debutterà il 9 luglio.

Ecco che la pandemia ci permette di riscoprire un tipo di socialità che avevamo perso e di vedere tanti classici intramontabili.

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