Connect with us
le-bizzarre-avventure-di-jojo-recensione le-bizzarre-avventure-di-jojo-recensione

Anime e Manga

Recensione della prima stagione de Le bizzarre avventure di JoJo

Published

on

È arrivata anche in Italia, attraverso la piattaforma Netflix, la prima stagione de “Le bizzarre avventure di JoJo”, trasposizione anime – affidata alla David Productions – della prima parte dell’omonimo manga ideato da Hirohiko Araki; l’opera prosegue ininterrottamente dalla fine degli anni ’80, riconosciuta come una delle più importanti nel panorama fumettistico internazionale ha il merito di aver influenzato tutti gli autori successivi e aver lasciato un segno indelebile nel mondo dell’intrattenimento in generale. 

I primi 9 episodi – degli attuali 26 usciti su Netflix – ricoprono la prima saga del manga, conosciuta col nome di Phantom Blood, e saranno l’oggetto di questa recensione, che ricordiamo contiene spoiler. I restanti episodi invece ripercorrono le vicende della seconda grande parte del manga, Battle Tendency, sulla quale ci concentreremo in un’altra occasione per evitare di appesantire troppo questa recensione perché di carne al fuoco ce n’è davvero molta. 



L’importanza di Phantom Blood

La trasposizione anime di questa prima parte de Le bizzarre avventure di JoJo è sicuramente un prodotto di qualità, i ragazzi di David Productions sono riusciti a confezionare un prodotto molto fedele al manga – alcune scene sono prese tali e quali al cartaceo – e questo è un bene perché chiunque si voglia approcciare all’opera di Araki non è costretto a recuperare il manga originale, che potrebbe non essere così allettante visto che risale agli anni ’80 e per forza di cose risente del peso degli anni.

Il primo impatto con l’anime di JoJo è un turbinio di colori e musiche quasi psichedelico, dalle vesti colorate alla resa grafica dei rumori – in stile fumetto – tutto è fatto per focalizzare lo sguardo dello spettatore che non deve vedere altro; in questo senso non può tacersi una critica all’anime che a causa di questa varietà di colori non riesce a cogliere a pieno quelle atmosfere gotiche e dark che invece regnano nel manga e che erano state volutamente scelte dall’autore, dichiaratosi fan dei film horror.



Quello che l’anime è riuscito a fare molto bene, nonostante l’esiguità delle puntate, è sottolineare il rapporto che lega i due protagonisti: Jonathan e Dio. Leggendo il riassunto (a seguito) possiamo capire che questo loro legame è il fulcro della storia; l’evoluzione di Jojo, da ragazzo buono ma irruento a uomo degno del nome Joestar è stata possibile grazie alla malvagità di Dio Brando, personaggio che ha gettato via la propria umanità per raggiungere i suoi scopi. In questo senso i due fratelli sono ai poli opposti ma sono necessari l’uno per la progressione e la trasformazione dell’altro.

Guardare l’anime di Phantom Blood è come leggere un buon romanzo di formazione – non a caso abbiamo scelto di dividere il riassunto in capitoli – perché in questa storia la crescita dei personaggi principali è il fulcro e le loro vicende sono la base che porterà al resto delle disavventure della famiglia Joestar. 

Gustatevi questi primi episodi senza pregiudizi e, rimanendo in tema di romanzo, per quanto riguarda questa recensione se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.



Chapter One: Le (dis)avventure della famiglia Joestar

La storia narrata dalla penna del maestro Araki segue le avventure degli appartenenti ad una famiglia di origine inglese, i Joestar, che di generazione in generazione si trovano ad affrontare i nemici più strani e le situazioni più bizzarre.

Capostipite di questo sfortunato lignaggio e protagonista delle vicende di Phantom Blood è un ragazzo della Liverpool di fine ‘800 di nome Jonathan Joestar, figlio del ricco George Joestar I e conosciuto con il nomignolo di Jojo. La vita del piccolo viene segnata da un tragico incidente in carrozza che porta alla morte della madre, il padre George avrebbe fatto la stessa fine se non fosse stato per l’arrivo di Dario Brando, un poco di buono che si era avvicinato per trovare qualche prezioso da rubare ma che invece dovette, suo malgrado, salvare la vita del povero Joestar senior, il quale lo ringrazia promettendogli che si sarebbe sdebitato se mai Dario gli avesse chiesto aiuto.



Jonathan viene educato dal padre con i dettami morali dell’epoca vittoriana e l’intento del suo genitore era di renderlo un vero gentiluomo che un giorno potesse prendere le redini del prestigioso casato. Jonathan ci viene presentato come un ragazzo buono e gentile ma dai modi piuttosto irruenti e che tende a cacciarsi nei guai molto spesso, proprio grazie alla sua tendenza a gettarsi in aiuto dei più deboli senza pensare troppo alle conseguenze egli conosce Erina Pendleton, con la quale inizia un’amicizia che si trasformerà nel tempo in qualcosa di più. 

La vita del ragazzo prosegue serena negli agi di casa Joestar fino a quando il destino, nella forma di un biondo ragazzo, torna a bussare alla porta; egli è Dio Brando, figlio di Dario Brando – ora deceduto – che aveva deciso di riscuotere il favore dovutogli da George Joestar facendogli adottare suo figlio. L’arrivo di Dio avrebbe significato l’inizio delle disavventure non solo per Jonathan ma anche per molti dei suoi discendenti.



Chapter Two: La devastante giovinezza con Dio

Quando Dio arriva alla magione dei Joestar Jonathan lo saluta come un fratello, nella speranza di poter gettare la prima pietra sulla quale costruire un legame di amicizia e complicità, tuttavia il giovane Brando non si attarda a mettere subito in chiaro che lui è giunto per farsi educare e prendere possesso di tutte le ricchezze della famiglia quando sarà arrivato il momento, e l’unico vero ostacolo è Jonathan in quanto erede legittimo.

Dio dedica quindi ogni suo sforzo e ogni momento della sua vita alla distruzione sistematica del povero Jojo, in questo frangente di storia viene volutamente evidenziato come quest’ultimo sia surclassato da Dio in tutto ciò che fa: se egli è un bravo studente Dio è meglio, se Jonathan è un discreto pugile Dio lo riesce a sconfiggere ad ogni incontro (non senza l’uso di trucchetti però) e se il giovane Joestar apprende con fatica le buone maniere per Dio queste sembrano una seconda natura, nonostante le sue umili origini. L’intruso sa bene di essere superiore al suo rivale e utilizza questo espediente per farsi vedere dal padre adottivo come il figlio perfetto.



Due episodi in particolare aiutano a capire quanto Dio sia perfido e astuto nella sua voglia di distruggere completamente Jonathan: il primo accade quando egli incontra Erina Pendleton e le strappa di forza il primo bacio, tale violazione le rende impossibile guardare ancora in faccia l’amato Jonathan che si trova attonito di fronte al comportamento dell’amica; il secondo episodio invece è una vendetta da parte di Dio nei confronti di Jonathan che – fuori di sé dalla rabbia per aver scoperto cosa egli ha fatto ad Erina – colpisce il fratello adottivo con un pugno , in risposta Dio fa bruciare vivo l’innocente Danny, amato cane della famiglia Joestar e compagno inseparabile di Jojo.

Jonathan ha perso il rispetto degli amici, ha perso la sua amata Erina e infine ha perso il suo fedele amico, tutto a causa del fratello adottivo. Jonathan ha perso tutto ed è solo.



Chapter three: Piano diabolico, speranza rinata

A questo punto della storia abbiamo un salto temporale di circa 8 anni, Jonathan e Dio stanno per concludere i loro studi universitari, sono diventati le due star della squadra di rugby e sembrano andare d’amore e d’accordo ma le fraterne strette di mano sono solo una sceneggiata, Dio è ancora pronto a spogliare i Joestar dei loro averi e Jojo – che non è più il ragazzino sprovveduto d’un tempo (qui infatti abbiamo la prima vera trasformazione caratteriale del personaggio)– lo sa bene perciò tiene costantemente d’occhio l’intruso.

Le cose si complicano quando George Joestar viene colpito da un male misterioso che lo costringe a letto per molto tempo, Jonathan insospettito dalla condizione del padre ritiene che non sia un malessere qualunque e decide di indagare. A questo punto il protagonista scopre che è stato Dio ad avvelenare il suo padre adottivo e così aveva fatto anche con suo padre biologico, Dario Brando, per poter essere adottato dallo stesso George; il piano che aveva orchestrato era stato messo in moto molti anni prima. Per smascherare definitivamente il perfido Dio Jonathan si reca a Londra per indagare sul veleno utilizzato sul padre, qui fa la conoscenza del simpatico Robert E. O. Speedwagon che lo aiuterà in varie occasioni. Trovato il venditore da cui Dio si riforniva per il veleno Jojo torna a casa con l’intenzione di far arrestare il fratello.



Nel frattempo Dio ha scoperto le intenzioni di Jonathan e si reca a Londra per impedirgli di trovare il venditore, in una strada si scontra con due ubriaconi e – volendo provare la Maschera di Pietra, cimelio della famiglia Joestar che avrebbe utilizzato per uccidere Jonathan – Dio la fa indossare di forza ad uno dei due malcapitati che viene trafitto dagli spuntoni (che escono dalla maschera stessa quando questa viene sporcata di sangue umano) ma, con sorpresa del giovane Brando, questi viene trasformato in un essere abominevole dalla forza sovrumana, il mostro però sarà subito distrutto dalla luce dell’alba. Intrigato dalle nuove possibilità della maschera Dio torna a casa.

I due fratelli si incontrano nuovamente nella magione Joestar dove tutto è iniziato, entrambi hanno gettato ogni apparenza e sono decisi ad andare fino in fondo. Dopo aver fatto confessare il fratello Jonathan fa entrare dei poliziotti che stanno per arrestare Dio, egli però si ribella alle manette e cerca di uccidere Jojo finendo per colpire a morte il padre. Nella frenesia del momento i poliziotti sparano a Dio mentre questi indossa la maschera, dopo qualche secondo di morte apparente egli si rialza e uccide un poliziotto per poi berne il sangue, ora Dio è diventato un vampiro capace di trasformare in mostri anche gli altri esseri umani. Per nulla intimorito dalla trasformazione del fratello Jonathan prende coraggio e lo affronta, resosi conto della grande superiorità fisica del nemico egli decide di bruciare tutta casa Joestar per permettere agli altri di fuggire e finisce con l’impalare Dio su una statua. Speedwagon, che era sempre stato al fianco di Jonathan, torna per salvare l’amico, ma anche Dio Brando il vampiro è riuscito a scappare dalle fiamme…



Alcuni giorni dopo l’incidente Jonathan si risveglia in ospedale e scopre che Erina era rimasta al suo fianco per tutto il tempo della degenza, l’amore ritrovato dona un po’ di sollievo all’animo in lutto del giovane Joestar. Durante una normale passeggiata incontrano un personaggio alquanto particolare, tale Will A. Zeppeli che con una strana tecnica guarisce istantaneamente il braccio rotto di Jonathan, quest’ultimo incuriosito chiede all’uomo come abbia fatto ed egli risponde introducendo il ragazzo alla tecnica dell’Hamon che, grazie alla forza del corpo e ad una particolare tecnica respiratoria, permette di utilizzare un’energia simile a quella del sole con la quale si possono compiere imprese altrimenti impossibili. Dopo essersi allenato per qualche tempo con le nuove tecniche, e aver superato l’esame finale di Zeppeli che consisteva nello sconfiggere Jack lo Squartatore (diventato un accolito di Dio), Jojo ora sa di poter affrontare Dio alla pari e decide di andare a Windknights Lot, dove il fratello ha la sua fortezza e sta creando la sua armata di mostri.



Chapter four: La fine della rivalità e l’inizio della discendenza

Il gruppo formato da Jonathan, Zeppeli e l’immancabile Speedwagon arriva a Windknights Lot e viene subito messo di fronte alle orde di Dio, in particolare lo zombi di Bruford – un antico cavaliere – ingaggia Jonathan in un difficile scontro in un lago vicino, mancando la possibilità di respirare sott’acqua il ragazzo non può usare le sue abilità (che, ricordiamo, richiedono una particolare tecnica respiratoria) ma con un pizzico d’ingegno riesce a vincere l’insidioso nemico che gli consegna la sua leggendaria spada. 

I nostri eroi però non hanno tempo di riposare e vengono prontamente attaccati dallo zombi di un altro famoso guerriero, Tarkus che li trascinerà in un vecchio campo di addestramento per soldati. Lì egli li sfiderà ad un gioco di forza e riuscirà ad uccidere Zeppeli il quale, subito prima di spirare, passerà la sua forza vitale rimasta – nella forma di Hamon – a Jonathan che riuscirà nell’impresa di vendicare il suo maestro uccidendo il perfido avversario.



Jonathan e compagnia, tornati sulla strada per la fortezza di Dio, incontrano Tonpetty, Dire e Straizo, rispettivamente maestro e compagni del defunto Zeppeli, e si uniscono alla spedizione per uccidere il vampiro. Giunti alle stanze del nemico Dio riesce ad uccidere Dire mentre Speedwagon, Tonpetty e Straizo tengono a bada le orde nemiche, Jonthan si scontra con il fratello utilizzando la spada donatagli di Bruford per passare le difese del vampiro e colpendolo poi con la tecnica dell’Hamon pone fine allo scontro.

Dopo la sconfitta di Dio e la distruzione della Maschera Jonathan ed Erina si sposano e decidono di andare in America per la loro luna di miele. Durante la traversata dell’Oceano Atlantico Jonathan scopre che a bordo della nave c’è anche il venditore di veleni che anni prima era stato trasformato in zombi da Dio, scopre anche che Dio è ancora vivo, pur rimanendo solo la sua testa; dopo essere stato colpito al collo dal vampiro Jonathan non ha più modo di utilizzare le sue tecniche ma riesce a portare il motore della nave al limite della deflagrazione. Avendo convinto Erina a salvare un bambino, unico essere umano ancora rimasto sulla nave – in quanto gli altri erano già stati zombificati –, se stessa e il figlio nel suo grembo, Jonathan abbraccia la testa del fratello in un commovente addio.

Giurista appassionato di videogiochi che ama passare delle ore a guardare anime e serie tv, sembra una descrizione strampalata ma quando si aggiunge anche un sano amore per la palestra... il risultato è ancora peggio. Eppure una volta ero capace di vendermi bene.

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Anime e Manga

The Seven Deadly Sins Cursed by Light: nuovo trailer

Published

on

the-seven-deadly-sins-cursed-by-light-film

The Seven Deadly Sins: Cursed by Light (Nanatsu no Taizai: Hokari no Norowareshi Mono-tachi) è il prossimo lungometraggio dedicato all’opera del mangaka Nakaba Suzuki, The Seven Deadly Sins appunto. Come secondo film questo racconterà le vicende del protagonista Meliodas e dei Peccati Capitali dopo la fine dell’opera cartacea, in un’avventura ancora inedita. A dare conferma delle varie novità che saranno visibili nella pellicola ci pensa il nuovo trailer rilasciato per Cursed by Light in questi giorni.

Il video, caricato sul canale YouTube di AnimeUS, lo potete trovare qui di seguito:

The Seven Deadly Sins: Cursed by Light arriverà in Giappone il 2 luglio!

Una storia completamente nuova dall’autore del manga originale Nakaba Suzuki che si svolgerà dopo la stagione anime The Seven Deadly Sins: Dragon’s Judgement.

Il comparto animazione del lungometraggio sarà interamente nelle mani dello studio DEEN (Rave Master, Fate/Stay Night, Fruits Basket), che già aveva animato una stagione precedente de I Sette Peccati Capitali. Del team di produzione faranno parte Takayuki Hamana, come direttore, e Rintarō Ikeda, alla scrittura.

Il trailer, oltre a confermare la data di uscita – per la sola utenza giapponese, almeno al momento – annunciata in precedenza, ci mostra anche i due nuovi misteriosi antagonisti delle vicende. Non si conosce ancora nulla di loro, motivi, poteri, nomi ma dal video abbiamo visto che Meliodas e suo fratello Zeldris si sono dovuti alleare nuovamente per combattere la nuova minaccia, e questo la dice lunga sul potere degli antagonisti.

A quanto pare torneranno tutti i personaggi che hanno reso celebre l’opera, oltre ai Peccati Capitali anche gli abitanti di Liones, fate, giganti e il re di Camelot, Arthur. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per un ottimo film. Speriamo che arrivi il prima possibile anche qui da noi.

Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, se ti piace quello che leggi sul nostro sito sostienici!



Continue Reading

Anime e Manga

La via del grembiule – Lo yakuza casalingo

Published

on

la-via-del-grembiule-anime-anime-netflix

Prodotto dal caro J.C.Staff e diretto da Chiaki Kon, La via del grembiule (titolo originale The way of the househusband) è l’agognata animazione del manga di Kōsuke Ōno, nonchè l’ultima new entry dell’archivio comico-demenziale di Netflix.

La serie ruota attorno a Tatsu “L’Immortale”, un ex boss malavitoso diventato casalingo per supportare la carriera di sua moglie Miku. Abbandonata la lotta in strada per quella ai coupon, Tatsu ha cambiato vita ma il suo passato sembra non volerlo abbandonare, così tra una lezione di vita (domestica) al discepolo Masa e un corso di cucina scatta spesso la violenza, insieme a una sfilza di malintesi dovuti al suo background criminale.

Ed è proprio il contrasto fra la banalità della sua nuova vita e l’aspetto ambiguo di Tatsu – ultratatuato, con una vistosa cicatrice in faccia e uno sguardo truce – ciò che rende la serie esilarante. Fra gag slapstick e umorismo deadpan, quelle che altrimenti sarebbero noiose situazioni da slice of life diventano scenari gangster così ridicoli e drammatici da essere divertenti, dove anche le pulizie di casa diventano una battaglia all’ultimo sangue.

Per quel che riguarda i contro della serie, ciò che potrebbe non convincere è l’animazione, che spinge un po’ troppo verso il motion comic per i miei gusti. Infatti pur essendo guidata dalla volontà del produttore di restare fedele al manga, la scelta di usare uno stile “a fumetto” ha in parte penalizzato il disegno e le scene di azione, il che mi ha lasciato un po’ d’amaro in bocca.

Considerazioni personali a parte, nel complesso La via del grembiule è una mini commedia senza troppe pretese, buona per farsi una risata senza impegno o come palate cleanser dopo aver concluso una serie lunga e pesante. Sicuramente non si tratta di una gemma nascosta come Saiki K (seriamente, fatevi un favore e guardatela) e il potenziale non sfruttato c’è e si vede, ma nel suo piccolo è senz’altro originale e degna di essere guardata.

Per ora gli episodi rilasciati sono solo cinque, divisi in più sketch da pochi minuti l’uno e che per di più finiscono in un lampo, quindi non c’è davvero ragione per perderseli. Netflix ha annunciato di avere in programma una seconda parte per questa prima stagione ma ancora non si sa nulla rispetto a un eventuale sequel, anche se esiste già una versione live action della storia per chi volesse approfondire.

Se non vi siete ancora convinti a guardare l’anime, nel frattempo potete godervi il suo trailer e la voce di Kenjirō Tsuda (Tatsu), che da sola vale tutta la serie.

Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, se ti piace quello che leggi sul nostro sito sostienici!



Continue Reading

Anime e Manga

Dota Dragon’s Blood: la recensione dell’anime Netflix

Published

on

Il matrimonio tra Netflix e le serie in stile anime – che siano queste effettive produzioni della terra del Sol Levante o soltanto ispirate ad esse – si è dimostrata, negli anni, un’unione piuttosto fruttuosa. Anche lasciando da parte le decine di serie i cui diritti sono stati acquistati “soltanto” per la capacità di mostrarle sul portale del titano dello streaming, la quantità e la qualità di serie originali prodotte da Netflix in questa nicchia (sempre che sia ancora definibile tale) si stanno rivelando sempre più sorprendenti.

Una nicchia nella nicchia nella quale il portale sembra decisamente credere sono gli anime tratti da (o ispirati a) importanti IP videoludiche. Dopo un fortunato e apprezzato adattamento di Castlevania e un decisamente meno apprezzato adattamento di Dragon’s Dogma, Netflix ha recentemente puntato su un altro gigante della scena videoludica – stavolta occidentale: DOTA 2 (Defense of the Ancients), celebre MOBA dell’altrettanto celebre Valve. Il risultato dell’unione dell’IP della casa di Gabe Newell e gli sforzi produttivi di Studio Mir (rinomato, tra le altre cose, per aver animato Avatar: The Legend of Korra) è una serie di otto episodi intotolata Dota: Dragon’s Blood. Una serie che, come si avrà modo di approfondire nel corso di questa recensione, rappresenta per Netflix qualcosa di decisamente più affine, in qualità, alla positiva esperienza di Castlevania.

Dota Dragon’s Blood: le premesse e l’ambientazione

Quando ci si confronta con la prospettiva di iniziare a guardare una serie ispirata a un universo narrativo già prestabilito il – legittimo – timore è sempre uno: sarà qualcosa di adatto soltanto ai fan sfegatati? O sarà accessibile e godibile anche per i totali neofiti?

Dal punto di vista di un totale neofita, possiamo confermarvi che Dota: Dragon’s Blood non è assolutamente un racconto indirizzato soltanto ai fan storici del videogioco. Per quanto non dubitiamo che Studio Mir abbia inserito qua e là citazioni e chicche apprezzabili da quel pubblico, ogni singolo pilastro della narrativa (dall’ambientazione, agli elementi fondanti della trama, ai personaggi e la loro storia) viene reso immediatamente e magistralmente accessibile fin dai primissimi episodi.

È certo complice il fatto che l’ambientazione sia, in generale, qualcosa di decisamente “familiare” a pressoché qualsiasi fan del genere fantasy. Lungi da noi, comunque, associare a questa familiarità una connotazione negativa: pur avvalendosi di capisaldi del genere (elfi, draghi, demoni e compagnia cantante), Dota: Dragon’s Blood non lo fa in maniera scontata o banale. Il mondo in cui si svolgono le vicende di questi otto episodi è ricco di personalità e di colore, dettagli interessanti che contribuiscono a distaccare il worlduilding quanto basta dallo stato di “generico mischiaticcio di Tolkien e World of Warcraft”.

Dota Dragon’s Blood: i personaggi e la trama

Per quanto importanti per comprendere ed apprezzare a fondo ciò che sta accadendo a schermo, il mondo e le sue regole passano in secondo piano se rapportati alle vicende e a come queste si intrecciano con i personaggi principali e le loro motivazioni.

Difficile identificare un vero protagonista in questo Dota: Dragon’s Blood. L’approccio scelto alla narrazione è uno piuttosto diversificato, e Davion, il cavaliere drago, per quanto spesso messo in copertina come apparente fulcro e centro degli eventi non è tanto più un protagonista di quanto lo fosse Eddard Stark nella prima stagione di Game of Thrones.

L’analogia con la popolare serie HBO non è così campata per aria: la trama segue i punti di vista di numerosi personaggi, con un ventaglio che si allarga mano a mano che gli episodi procedono. Diversamente da Game of Thrones, tuttavia, i vari punti di vista e le varie sotto-trame restano pressoché sempre “localizzate”, vicine e interconnesse tra loro, spesso l’una propedeutica alla risoluzione o alla migliore comprensione dell’altra.

Questa struttura fatta di continue interconnessioni, diversi punti di vista e occasionali salti nel tempo costituisce sia la forza, sia l’occasionale debolezza dell’opera nel suo complesso. Per quanto infatti le motivazioni dei personaggi e i loro rapporti vicendevoli siano entusiasmanti e spingano lo spettatore a voler sapere di più (Dragon’s Blood rientra tra le poche serie che abbiano “costretto” chi scrive di fronte allo schermo per finirla in un solo giorno), più ci si avvicina alla fine più ci si rende conto che la quantità di trame ancora aperte e relazioni non del tutto esplorate avrebbe richiesto molti più episodi per ricevere una completa giustizia; o, se non altro, episodi più lunghi. Il problema risulta particolarmente evidente soltanto nell’ultimo episodio, in cui le varie sotto-trame che compongono l’intrigo complessivo della prima stagione giungono a una conclusione forse troppo affrettata e, soprattutto, troppo concomitante.

Che la storia tenga incollati allo schermo, comunque, è indubbio: complici anche dei personaggi variegati e ben costruiti, il comparto narrativo complessivo di Dragon’s Blood si presenta solido, appassionante e ricco di una componente umana fatta di inaspettatamente sottili sfumature di grigio. Ben lungi dall’accontentarsi di una fiaba di luce contro oscurità e buoni contro cattivi, Dragon’s Blood orchestra una convincente storia di conflitti interni ed esterni, di personaggi fondamentalmente positivi, ma corrotti e spinti al limite della propria e altrui morale da un mondo e da vicende spietate.

Il comparto tecnico

Visivamente parlando, Dota: Dragon’s Blood sa essere un gioiello. A partire dai design dei personaggi, distinti e ben fatti, in grado di dare già un’ottima prima impressione di quelle che ci si possa aspettare dalle caratteristiche caratteriali più e meno evidenti, passando per l’animazione 2d, pulita nei momenti più tranquilli e dinamica e frenetica nelle frequenti, ben orchestrate scene d’azione. Suddetta azione è tuttavia spesso accompagnata anche da modelli 3d, che non si amalgamano sempre troppo bene con gli sfondi e al resto dei personaggi. Nulla di fastidioso o che distragga troppo, comunque – specie se lo si compare ad altre, già citate produzioni come Dragon’s Dogma.

Una particolare nota di plauso al casting dei doppiatori, farcito di nomi di tutto rispetto. Dalla tormentata, dolorosa e fatalista performance donata da Troy Baker alle labbra dell’Invocatore, a quella più leggera e scanzonata (ma puntellata di sprazzi d’ira e dolore) donata da Yuri Lowenthal a Davion, pressoché tutte le performance attoriali donano all’animazione ulteriore peso, ulteriore pathos e ulteriore credibilità.

Il resto del comparto tecnico, pur non distinguendosi in maniera plateale, tiene egregiamente in piedi il tutto, contribuendo a fornire un quadro visivo e uditivo d’insieme in grado di immergere lo spettatore nel fantastico, pericoloso e crudele mondo di Dragon’s Blood.

Tirando le somme

Dota: Dragon’s Blood è una serie coinvolgente, con un cast interessante e profondo e una trama che, anche se forse un filo troppo veloce e leggermente pasticciata a tratti, premette e promette grandi cose per il futuro. Nella speranza che l’apprezzamento del pubblico rifletta l’effettiva qualità del prodotto, possiamo affermare con una buona dose di certezza che, con Dragon’s Blood, Netflix potrebbe aver trovato un potenziale, promettente nuovo Castlevania.

Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, se ti piace quello che leggi sul nostro sito sostienici!



Continue Reading

Supporta il sito

Aiutaci a mantenere il sito aperto! Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, ma mantenere un sito ha dei costi. Se vuoi sostenerci basta un euro per aiutarci.

Be brave, be #Nerd

.

Advertisement

Trending