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Recensioni

Recensione: Il fottuto Uomo Rana, crudo, geniale e folle

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Crudo, geniale, folle e più profondo di quello che ci si aspetta, ecco com’è Il fottuto Uomo Rana, fumetto che nasce dalla collaborazione tra la casa editrice Leviathan Labs e l’associazione culturale DOUbLe SHOt, scritto da Massimo Rosi per i disegni di Vito Coppola.

Un fumetto che va controcorrente, che non parla di supereroi o della lotta del bene contro il male, ma di un eroe, decisamente ante litteram, che per salvare gli animali e l’ecosistema naturale farebbe di tutto…perfino uccidere senza pietà le persone!

Personaggi e disegni

Il nostro protagonista è l’Uomo Rana, e vi starete chiedendo: “Quali super-poteri ha e come li ha acquisiti?” Beh la follia inizia qui, da un delirio: non si sa se l’uomo abbia davvero acquisito i poteri mangiando le rane o semplicemente si sia “fottuto” il cervello perché queste erano allucinogene.

Insomma un eroe, mai consacrato, che si elegge a paladino della giustizia, la “sua” almeno. L’Uomo Rana è un personaggio complesso e fin troppo serio, ma crea situazioni che sono talmente stranianti ed estreme da strappare qualche volta un mezzo sorriso.

Lui è folle, ma nella sua follia c’è un piano, un ideale e uno scopo: non è il supereroe buonista al quale alcuni fumetti ci hanno abituato, ma un “punitore” determinato a contrastare chiunque metta a rischio animali e ambiente, che si tratti di una piccola rana vittimizzata per strada o per vendicare dei cani periti per degli esperimenti.

I testi di Massimo Rosi prendono forma in maniera sorprendete attraverso i fantastici disegni di Vito Coppola, che sono energia pura e riescono a trasmettere la forza vibrante del fumetto, anche grazie all’attento uso dei colori di Renato Stevanato.

Il fottuto Uomo Rana: la trama

Grande come un armadio a sei ante il nostro eroe è pronto a lanciarsi contro chiunque faccia del male agli animali, grandi o piccoli che siano. Chi è? Da dove viene? Nessuno lo sa. Quel che è certo è che è armato fino ai denti, ha un brutto carattere e se ne va in giro con un copricapo a forma di rana. Ed è pronto ad usare qualsiasi mezzo per portare la giustizia, la sua almeno, contro chi abbia intenzione di sfruttare dei poveri animali per i propri fini malvagi. Che gli animalisti e i gruppi non violenti si facciano da parte. C’è un nuovo eroe in città.

La storia

Questo primo volume introduce alcuni aspetti della trama collocandoli in un contesto storico realistico e drammatico, che si rifà a diversi fatti della storia recente come la guerra in Afghanistan, inserendo anche personaggi reali in contesti però nuovi.

La narrazione procede alternando al presente alcuni flashback ben studiati, che spiegano come il soldato si sia trasformato nell’Uomo Rana, senza però far perdere il filo al lettore. In un certo senso l’estremismo del protagonista si trasforma in un perversa forma di giustizia dopo aver capito meglio come tutto è nato.

Buoni, cattivi ed ecoterroristi

In questo fumetto non ci sono i classici “buoni e cattivi”, questo dualismo ha un po’ stancato e non risponderebbe al bisogno di una narrazione che vuole volutamente presentare un personaggio sopra le righe: non è un uomo, né un animale, non è cattivo, né tanto meno buono.

Starà al lettore cercare di capire le ragioni dell’Uomo Rana: in questo modo il fumetto diventa decisamente moderno poiché affronta tematiche forti e attuali come la protezione dell’ambiente e degli animali. L’Uomo Rana è un ecoterrorista senza freni e senza remore, per alcuni potrebbe sembrare un pazzo per altri un eroe.

Considerazioni finali

Questo fumetto era una di quelle cose che mancava, un eroe che non è un eroe, un personaggio folle e allo stesso tempo carismatico che ci pone più domande che risposte. Le tematiche trattate avrebbero potuto renderlo un fumetto noioso, didascalico e perbenista, ma non è così: il nostro eroe è pronto a fare giustizia e la farà a modo suo, senza pietà!

Se vi interessano altri volumi targati Leviathan Labs/DOUbLe SHOt potete leggere la nostra recensione di Gaijin Salamander.

Faccio parte di quella strana categoria di persone che, nonostante ci siano mille film da guardare, milioni di manga da leggere e trecento nuovi titoli di videogiochi, si fissa sempre sulle solite cose, per poi passare notti intere a rimettersi in pari con il mondo. Laureata in Lettere e in Editoria e Giornalismo, colleziono libri antichi in modo ossessivo, adoro piante e gatti e pratico judo da anni nella speranza di diventare, se non invincibile, almeno più saggia.

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Fumetti e Cartoni

Recensione Salomè: uno spin-off sorprendente

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Salomè, edito da Leviathan Labs, scritto da Barbara Giorgi con i disegni di Nicolò Tofanelli e i colori di Angelo Razzano, si presenta come un semplice fumetto spin-off della saga di The Barbarian King, con l’intento di dare un contesto più ampio ad uno dei personaggi chiave dei due volumi della serie: Salomè, strega di Khauran dalla straordinaria potenza. Per quanto, apparentemente, umile sia dunque l’intenzione dietro Salomè, l’opera che ne consegue è una piccola gemma preziosa, curata nei dettagli, nelle tavole, nei dialoghi, nella storia stessa; la discesa negli inferi di Salomè e il suo ritorno tra i mortali sono rappresentati in modo tanto narrativamente lineare quanto emotivamente caotico, in grado di catturare il lettore fin dalle prime pagine e di tenerlo incuriosito e ammaliato fino all’ultima.

Salomè: la trama

Colpevole di aver tentato di assassinare la principessa Taramis, sua sorella gemella, Salomè viene uccisa e spedita negli inferi. In questo regno di orrori e nefandezze l’aspetta Humbaba, il traghettatore infernale, che ha in serbo per lei la proposta di una nuova vita: Salomè potrà infatti tornare nel regno dei vivi, a patto che metta al mondo il figlio di Humbaba. Lasciata con ben poche alternative, Salomè accetta e riemerge dalla morte.

Ma, come sapientemente sottolineato dal breve incipit di presentazione sul retro del fumetto, fare patti con il Male ha sempre delle conseguenze terribili. Salomè torna, mutilata, sofferente, ma conserva la sua identità forte e inaffondabile, pronta a trascinarsi in un mondo che l’ha uccisa già una volta, e a sopravvivere. Salomè comincerà così una sorta di cammino di redenzione, che la vedrà mettere al mondo il figlio di un demone, lottare e soffrire per proteggere quel poco che, mano a mano, riuscirà a riconquistare nel corso della sua nuova vita e incassare ogni colpo, senza mai veramente crollare. Questo, fino all’incontro con Conan, caduto in basso almeno quanto lei, ormai non più un nemico, ma un pietoso relitto di se stesso. Qui, Salomè si riaggancia al naturale corso degli eventi narrati in The Barbarian King – Le spade spezzate, chiudendo la parentesi dedicata alla strega di Khauran.

La narrazione e i personaggi

Dietro alla vicenda di Salomè c’è una sceneggiatura curata, approfondita, studiata e realizzata con un’attenzione quasi filmografica. Tra le singole tavole si spiega un intreccio di “detti” e “non detti” che dipinge un percorso umanamente complesso, che va ben al di là di ciò che ci si aspetterebbe da un semplice fumetto spin-off. Il lettore finisce inesorabilmente per empatizzare e simpatizzare per il personaggio di Salomè, che cresce e matura nel suo percorso. Nonostante Salomè venga presentata come una strega estremamente potente, l’utilizzo della magia e della stregoneria non riveste un ruolo di primo piano: la crescita di Salomè non si inerpica in direzione del potere, ma della piena umanità che tra le pagine di The Barbarian King non aveva avuto modo di godere, né dimostrare.

Salomè, infatti, più che fisicamente potente, è psicologicamente inarrestabile: anche gettata a terra, distrutta e tormentata dal presente e dal passato, da ciò che brulica nella pancia dell’inferno, Salomè si rialza, con un’identità solida e coriacea, e fa dell’occasione di una seconda possibilità e del desiderio di sopravvivere la sua ancora. Salomè non si racconta, ma si mostra con le sue luci e con le sue ombre; i flashback del suo passato sono laconici, lasciano forti sottintesi e ampio spazio al desiderio del lettore. Il ritmo non presenta l’accanimento e la fretta di molti altri fumetti, ma è misurato e calcolato, appunto, quasi filmografico.

Qualunque altro personaggio si trova a rivestire un ruolo di contorno, vicino a Salomè; ma anche se non si fosse trattato di una scelta programmata –in fondo, il centro del fumetto è Salomè stessa – il loro destino sarebbe stato comunque quello di tramutarsi in piccole virgole di fronte al grosso punto esclamativo rappresentato da Salomè.

I disegni

Ad una sceneggiatura simile, una realizzazione spettacolare può solo che accompagnare.

Al contrario di The Barbarian King, dove il disegno era sporco e movimentato, la resa grafica di questa piccola gemma è più pulita, controllata, ma non per questo spoglia o dissonante con gli eventi narrati. Attraverso le tavole, Salomè e tutte le sue vicende prendono vita nelle forme nitide e curate dei disegni, e nel tripudio di colori che esplode attorno al suo personaggio. Le movenze dei protagonisti sono sinuose, le linee cinetiche azzeccate, i dettagli impeccabili.

L’atmosfera è totalizzante, gli scenari assolutamente immersivi, al punto che all’inferno, tra i demoni, i defunti e i peccatori, lo stesso lettore si trova al fianco di Salomè. La sabbia del deserto sembra scorrere tra le dita, il fumo delle pire soffia attraverso le pagine e l’acqua ha una trasparenza e un corpo quasi sovrannaturali.

In conclusione

Pur trattandosi di uno spin-off, Salomè di Leviathan Labs non ha nulla da invidiare ai due volumi della saga principale. La narrazione scorre con una piacevolezza sublime, l’horror e il macabro viaggiano spediti sul filo dell’attrattiva, le atmosfere sono ipnotiche, i disegni meravigliosi e i colori eccelsi. Si tratta di una piccola gemma da non lasciarsi sfuggire!

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Fumetti e Cartoni

The Barbarian King: la recensione di “Le Spade Spezzate” e “Il Re Caduto”

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Anche chi non fosse familiare con le opere di Robert E. Howard avrà se non altro una vaga idea di quante incarnazioni abbia ricevuto, nel corso degli anni, il personaggio del barbaro più famoso del mondo della fantasia. Conan ha preso vita non soltanto tra le pagine di racconti e romanzi, ma anche al cinema, nei videogiochi e, naturalmente, tra le pagine di fumetti e graphic novel. Adattamenti, retelling e sequel, com’è il caso di The Barbarian King, edito da Leviathan Labs e scritto da Massimo Rosi e Alessio Landi. Una storia coraggiosa, ardita, che “osa” posizionarsi molto più in là, temporalmente e in un certo senso tematicamente, rispetto alle opere letterarie loro progenitrici.

In questa recensione avrò il piacere di parlarvi del Volume 1, Le Spade Spezzate e del Volume 2, Il Re Caduto.

La Trama

The Barbarian King ci mette di fronte a un Conan vecchio e stanco, già da tempo re di Aquilonia. Lontani i giorni di gloria e d’onore, lontana l’eccitazione del sangue e della battaglia. La corona sul suo capo è un fardello, un peso prima che un onore, un’ancora che lo tiene lontano da ciò che è nato per fare e per essere. 

La vita del re è tuttavia anche circondata di amore e di affetti – mogli e figli che lo sostengono non soltanto a livello emotivo, ma anche nella gestione stessa dei doveri imposti dalla corona di Aquilonia. Pur nella stasi, pur nel lento decadimento del corpo e della mente, non si può certo dire che il cimmero stia vivendo una vita miserabile.

È tuttavia proprio su quest’ultimo aspetto – gli affetti – che un nemico al tempo stesso vecchio e nuovo decide di colpire il Re Barbaro. Yara, il negromante comparso nel famoso racconto La torre dell’elefante, è riuscito a rompere il ciclo di perenne tortura impostogli dallo spirito di Yag-Kosha e, nel farlo, ha trovato un nuovo, terribile potere. Non più un semplice negromante, ma una nuova, terribile entità dotata di incredibili poteri, il neo-battezzato Yar-Kosha riesce a colpire il re in maniera subdola, indiretta, portandogli via tutto ciò che ha di più caro nell’arco di una sola notte.  

Martoriato dal dolore degli eventi di quella notte (nei quali non ci addentreremo per evitare di rovinare l’esperienza di eventuali nuovi lettori), Conan raggiunge forse il suo punto più basso – come re, come guerriero e come uomo. Da lì, non si può che risalire. E risalire è proprio ciò che il cimmero farà, grazie anche all’aiuto di una nemica del passato, la strega Salomè.

Abbandonati i pensieri più oscuri, messo da parte lo spettro della resa, nella mente del cimmero non resta spazio che per la vendetta. Dopo aver appreso da Salomè che Yara fosse all’origine dell’assalto alla sua casa e alla sua famiglia, per il Re prende il via un viaggio fatto di spade e di sangue, che lo vedrà costretto a rivestire i panni del Barbaro di Cimmeria. Nel secondo volume, Il Re Caduto, quel viaggio lo porterà prima a incontrare un altro spettro del suo passato (la lama maledetta forgiata dal maestro Kara-Mun), per poi proseguire verso la “tana” di Yara e del suo nuovo, cosmico padrone. In The Barbarian King più che mai, insomma, il cimmero sembra trovarsi alle prese con forze ben al di là di quelle che dovrebbero essere le capacità di un “semplice” uomo in carne ed ossa, di un bruto che ha dalla sua la sola forza del braccio e della spada. Un viaggio all’apparenza disperato, senza speranza, ma in grado di riservare innumerevoli sorprese e soddisfazioni.

La Narrazione

Già interessante e intrigante sulla carta, la trama dei due volumi di The Barbarian King può vantare un’esecuzione di prim’ordine. Il ritmo del racconto è serrato e incalzante, alternando magistralmente momenti di azione viscerale e sanguinaria a momenti più pacati, di esplorazione psicologica e caratteriale. Particolarmente degni di nota alcuni flashback – atti a contestualizzare meglio determinati stati d’animo e decisioni presenti del re, oltre che a fornire ad eventuali neofiti del personaggio e dell’universo narrativo le opportune basi di contesto. I dialoghi si presentano efficaci, essenziali e taglienti nelle scene di battaglia e di tensione e più calcolati negli attimi di stasi ed esposizione.

Un’ulteriore nota di merito va alla chiarezza e all’accessibilità: pur avendo a che fare con un personaggio, un universo e delle vicende con un’innumerevole quantità di “background”, seguire il racconto risulta semplice e immediato. Un’esperienza di lettura, insomma, che sebbene risulti innegabilmente arricchita da un’eventuale conoscenza pregressa, può comodamente risultare accessibile anche a chi del Barbaro non abbia mai sperimentato nessuna precedente incarnazione.

I Personaggi

Per quanto The Barbarian King adotti un forte focus sul protagonista (come del resto dovrebbe suggerire il nome stesso degli albi), nel racconto viene anche lasciato un discreto spazio alla definizione di antagonisti e alleati, che riescono a catturare l’attenzione, l’interesse e – in alcuni casi – l’affezione del lettore. Le figure femminili in particolare, dalle mogli di Conan a Salomè, ricevono poche ma dense pagine di approfondimento, sufficienti a darci una precisa idea del loro carattere, delle loro capacità e del loro ruolo, grazie anche – in alcuni casi – a dei sapientemente posizionati flashback.

Le luci dei riflettori sono tuttavia quasi tutte puntate sul Re Barbaro. Il cimmero riceve un trattamento rispettoso e interessante, che tra Le Spade Spezzate e Il Re Caduto lo vedrà ripercorrere una sorta di “viaggio dell’eroe” alternativo, che osa partire direttamente dalle profondità dell’Abisso, dalla morte e dalla successiva, sanguinosa rinascita del protagonista. Un approccio coraggioso, immediatamente intrigante e incredibilmente efficace, in grado di dare nuova linfa a un personaggio che, all’inizio del racconto, sembrava quasi alla fine della sua vita “eroica”. Un viaggio di redenzione, vendetta e catarsi che rispetta ed esalta la grandezza di un personaggio fuori dal tempo – sia quello narrativo che quello terreno.

I Disegni e i colori

La componente visiva di The Barbarian King è di assoluto pregio sotto ogni punto di vista. Protagonisti, comprimari e antagonisti presentano un design accattivante ed efficace, in grado di percorrere la sottile linea di demarcazione tra l’eroico e il terreno, tra l’idealistico e il realistico. I mostri e le creature aberranti incontrati dal Re sono impattanti, aliene e terrificanti, in grado di generare al tempo stesso soggezione e (positivo) disgusto.

L’azione, protagonista di buona parte degli albi, è sporca, dinamica e viscerale, in grado di fungere, come tale, a imprescindibile pilastro nel processo di definizione dell’identità e dell’atmosfera degli albi. La supporta nell’impresa un sapiente, suggestivo uso dei colori. Marroni, rossi e neri fanno da padroni nella stesura di un quadro composto di terra, sangue e oscurità – un insieme visivo fatto di opprimente, ferraginosa bellezza.

Nonostante gli artisti responsabili di disegni e colori cambino da un volume all’altro (Luca Panciroli, Federico de Luca e Alessandro Bragalini sono ai disegni in Le Spade Spezzate, con i colori di Marco Antonio Imbrauglio; Il Re Caduto è invece disegnato da Nicolò Tofanelli, con i colori di Pamela Poggiali, Aurora De Rito e Francesco Cricelli), la continuità artistica è tutt’altro che persa, risultando in un prodotto finale coerente, costante e d’impatto, in grado di lasciare il solco sull’immaginario del lettore.

In conclusione

Le Spade Spezzate e Il Re Caduto raccontano una storia coraggiosa e coinvolgente, che al contempo espande e rende omaggio alla figura del barbaro più famoso del mondo della narrativa. Lo fa con una narrazione serrata ma non sconsiderata, con dei personaggi ben delineati e ben disegnati, e con una straordinaria capacità di creare atmosfera, identità e anima. Che siate o meno fan delle opere di Howard, poco importa: se vi piace il genere, non lasciatevelo scappare.

Se vi è piaciuta questa recensione vi consigliamo quelle di Il fottuto Uomo Rana e Gaijin Salamander (DOUbLe SHOt/Leviathan Labs),

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Recensioni

Recensione: Gaijin Salamander, il guerriero che anela alla pace

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Gaijin Salamander – Samurai a Sangue Freddo è un fumetto confezionato da Massimo Rosi (storia), Ludovica Ceregatti (disegni), Renato Stevanato (colori) e Mattia Gentili (lettering e design). Il titolo nasce come primo esperimento di collaborazione fra l’associazione culturale DOUbLe SHOt e la casa editrice Leviathan Labs e – possiamo dirlo fin d’ora – l’esperimento è riuscito in pieno. Abbiamo infatti tra le mani un prodotto di qualità, sotto tutti i punti di vista.

La trama, quando un episodio cambia la storia

La storia di Gaijin Salamander affonda le proprie radici in un Giappone feudale popolato da Rane antropomorfe che vedono il loro Paese invaso dalle Lucertole straniere, giunte sulle loro rive con l’intento di aprirsi una nuova base mercantile in Oriente. Con il passare del tempo gli invasori a sangue freddo si fanno strada in un Giappone ricco di storia e dedito alla propria cultura, soggiogando le Alte Cariche dello Stato fino ad arrivare al fianco dell’Imperatore.

Per molto questa è stata la terra di grandi eroi… una terra solcata da forza di volontà e onore. Una terra fatta per l’acciaio. Per la destrezza e per la devozione alla propria arte.

Ma se l’invasione per i primi periodi aveva ancora i tratti di un pacifico, ancorché subdolo, scambio di merci e culture, una morte spezza questo equilibrio… e porta la guerra.

Un giorno il Comandante Coda-Corta, figlio del Generale delle Lucertole Claude Grosso-Sauro e stimatore della forza e delle usanze dei Samurai, era a passeggio con lo Shogun Gonfia-Gote – fondatore di una scuola di spada molto famosa in Giappone – e i due vennero attaccati da un gruppo di banditi. Per sfuggire all’aggressione, vista la schiacciante superiorità numerica dei nemici, Coda-Corta e Gonfia-Gote si gettarono in un lago vicino ma la Lucertola accidentalmente morì annegata.

Il pretesto diede la possibilità al Gen. Grosso-Sauro di iniziare la conquista delle terre del Giappone, conquista che trova la strenua resistenza dello Shogun e dei Samurai, in particolare di un Gaijin – uno “straniero” – senza nome.

I personaggi e il disegno, un appagante contrasto

I personaggi che animano il fumetto Gaijin Salamander sono tutti contenitori di grandi emozioni: il protagonista senza nome è mosso dall’amore, lo Shogun Gonfia-Gote sente sulle proprie spalle tutto il peso di una cultura che senza di lui sarebbe cancellata completamente, il Comandante di Alto Grado John Philip Sputonero non vuole altro che la guerra; questo coacervo di forti emozioni però è contrastato dai disegni e dalle atmosfere, i primi sono semplici e le seconde – con poche eccezioni – pacate.

I personaggi che sono al centro della storia, ben caratterizzati e con il loro posto preciso all’interno della trama, sono al tempo stesso curati e semplici nel loro disegno. Un’espressione appena accennata – in pieno stile Samurai –, una veste con qualche piega scossa dal vento, un paio di grandi occhi gialli che fanno percepire al lettore un’emozione al confine fra l’animalesco e l’umano. Ma non si faccia ingannare il lettore, nonostante questa semplicità i soggetti sono riconoscibili a colpo d’occhio grazie allo stratagemma del “particolare”: ogni personaggio principale ha un segno distintivo, che lo caratterizza a livello visivo e lo rende diverso da tutti gli altri – nel caso del protagonista sono notabili delle macchie gialle sul corpo -.

Ciò, presumibilmente, è stato fatto per sopperire alla mancanza di una riconoscibilità fisiognomica – che l’occhio e il cervello umano attuano inconsciamente per distinguere i vari volti delle persone – visto che i protagonisti sono animali. L’espediente ha colto nel segno, dopo qualche pagina non ci accorge nemmeno più che i protagonisti non sono esseri umani.

Passiamo ora alle atmosfere, candidate per rubare il posto di protagonisti visivi ai personaggi. Abbiamo anticipato che tutto il fumetto, nonostante i forti argomenti trattati, è avvolto da un alone di calma e pacatezza. I colori degli sfondi sono tenui, dominano il verde, il marrone, il blu e solo uno schizzo di sangue dal rosso acceso o una vivida fiamma spezzano le morbide tonalità. I flashback in particolare eliminano completamente ogni colore forte, essi sono coperti da una patina in simil-pergamena che dona un misto di sacralità e nostalgia. Fanno eccezione a questa flemmatica predominanza solo un paio di scene, altamente concitate, che si accendono dei toni dell’arancione e del giallo, ma sono solo questo: eccezioni in una regola di calma e tenuità.

La forza delle tradizioni e degli insegnamenti

Non si può fare una recensione di Gaijin Salamander senza dedicare un commento agli insegnamenti che vengono evidenziati all’interno dell’opera. Il protagonista conosciuto come Gaijin è una Lucertola alla quale il grande Maestro Pugno-Sashimi insegna la Via della Spada, mentre questo evidente contrasto aiuta a caratterizzare il personaggio occorre soffermarsi sulla filosofia che sta alla base del Codice dei Samurai. I concetti di forza, dedizione, sacrificio e vita vissuta con la consapevolezza della morte enfatizzati nel fumetto sono piuttosto lontani dalla nostra filosofia occidentale – e anche questo è sottolineato nelle differenze fra le Rane giapponesi e le Lucertole straniere – ma sono ciò che fa di un Samurai un Samurai.

Un guerriero non è uno con grandi muscoli, o tecniche incredibili, figliolo. Quelli che pensi siano guerrieri non lo sono… essere guerrieri significa autopossedersi. Avere una propria centralità. Essere vuoti, e consapevoli.

Arriverai al punto in cui la tua mente si focalizzerà sul momento… In un mondo dove la morte è cacciatore, ragazzo mio, non c’è tempo per il rimpianto o il dubbio. C’è tempo solo per decidere.

Con queste parole il Maestro Pugno-Sashimi impartisce una grande lezione al suo alliveo Gaijin, una lezione che racchiude tutto il Credo dei Samurai e che potrebbe servire – oggi più che mai – per capire che molte delle cose che noi riteniamo importanti, non lo sono affatto. Beni effimeri non sono nulla se paragonati alla consapevolezza del proprio essere e del momento in cui si sta vivendo, la vita è troppo breve per perdersi in frivolezze passeggere, abbiamo solo tempo per decidere e agire.

Sono questi insegnamenti ciò che le Rane, all’interno di Gaijin Salamander, stanno tentando di proteggere. Non cercano di tutelare i propri beni, mai una volta i Samurai – a differenza delle Lucertole – fanno riferimento all’oro o alle proprietà. Ciò che lo Shogun Gonfia-Gote vuole è solo preservare una cultura fatta di tradizioni millenarie, le stesse tradizioni che identificano un popolo e gli danno un posto nel mondo.

Gaijin Salamander: considerazioni

Questa recensione, che non ha la velleità di essere completa, ha voluto dare una prima infarinatura a chiunque si voglia avvicinare alla lettura di un fumetto che, nonostante veda animali come protagonisti e una morale finale, non va preso alla leggera come una favola di Fedro (anche se si potrebbe aprire un dibattito sui suoi scritti, leggeri solo all’apparenza).

Gaijin Salamander è un comic profondo e ben scritto che affronta argomenti come la guerra, l’amore e la morte in maniera decisa e diretta; nonostante sia agilmente fruibile da chiunque – le scene di violenza non sono poche ma sono molto smorzate – si presta anche ad una lettura ben più profonda e introspettiva, magari accompagnata da una conoscenza dei fatti avvenuti in Giappone nella seconda metà del diciannovesimo secolo.

Se avete voglia di un fumetto bello a tutto tondo, dai disegni alla scrittura, dalla caratterizzazione dei personaggi ai temi affrontati, Gaijin Salamander di DOUbLe SHOt e Leviathan Labs è ciò che fa per voi. Non vi fate ingannare dalla presenza di Rane e Lucertole, la sua forza sta tutta nella semplicità dello stile, negli insegnamenti che trasmette e nelle riflessioni che fa scaturire nel lettore più attento.

Se siete alla ricerca di altri titoli da leggere trovate qui le nostre recensioni: Metro Zone, Anomalia, Oblio.

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