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Gaming

Resident Evil Village è un successo: già 3 milioni di copie vendute

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Dopo soli quattro giorni dalla sua release ufficiale (avvenuta il 7 maggio), Resident Evil Village,  l’ultimo capitolo di una tra le serie horror più famose di tutti i tempi, è già un incredibile successo di mercato: come recentemente annunciato da Capcom, infatti, l’ottavo capitolo di Resident Evil ha già distribuito l’incredibile cifra di 3 milioni di copie vendute, superando, nello stesso intervallo, il già impressionante traguardo raggiunto dal suo immediato predecessore, Resident Evil VII (2.5 milioni di copie distribuite).

Resident_Evil_Village

Se il buongiorno si vede dal mattino, Resident Evil Village potrebbe tranquillamente superare il numero complessivo di copie totalizzate da Resident Evil VII (che, ricordiamo, è ad ora il titolo più venduto della serie) al 31 dicembre 2020, pari a 8.5 milioni di copie. Un traguardo importante, ma non certo completamente inaspettato per una serie che ha fatto (e, si direbbe, ha tutte le intenzioni di continuare a fare) la storia del videogioco.

Dal 1996, anno d’uscita del primo e storico capitolo della serie, Resident Evil ha totalizzato un numero complessivo di 100 milioni di copie, eguagliato da ben pochi altri franchise a livello mondiale.

L’ultimo horror di Capcom, tra l’altro, non si sta dimostrando un successo unicamente monetario: con un punteggio su Metacritic che sulle varie piattaforme si aggira attorno all’85, sia come media dei pareri della critica di settore, sia come media delle valutazioni personali degli utenti, Resident Evil Village può tranquillamente dirsi anche un successo di pubblico e di critica

Letterato e giornalista di formazione, scansafatiche poliedrico di professione. Il mio super potere è la capacità di interessarmi di pressoché qualsiasi cosa e dedicargli un’attenzione media di 7,8 secondi. Con le dovute eccezioni. Quando non perdo tempo, lavoro. Quando non lavoro, scrivo. Quando non scrivo, consumo media o gioco di ruolo. Quando non consumo media e non gioco di ruolo, perdo tempo. Il cerchio della vita.

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God of War Ragnarok sarà l’ultimo capitolo della saga norrena

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God of War Ragnarok sarà l’ultimo capitolo della saga norrena

Le avventure di Kratos in terra di Grecia hanno ricoperto, senza considerare capitoli extra e spin-off, tre titoli principali nei quali il generale spartano è passato da guerriero succube della volontà altrui a dio a uccisore di (praticamente) tutto il pantheon greco. Stando alle ultime novità arrivate da Santa Monica Studio, però, non sarà così anche per la saga norrena che, infatti, andrà a concludersi con il secondo capitolo in arrivo: God of War Ragnarok.

A darci conferma di ciò – e delle motivazioni alla base di tale scelta – è Cory Barlog, colui che può essere definito il padre di God of War. L’ex director è stato intervistato da Kaptain Kuba su YouTube ma le sue parole sono state riportate sul sito dedicato TheSixthAxis, noi vi proponiamo la traduzione:

Credo che una delle motivazioni principali sia che lo sviluppo del primo gioco ha richiesto cinque anni, per quanto riguarda il secondo non so quanto potrebbe richiedere, ma credo che le tempistiche siano molto simili. Dunque se ci si pensa, un terzo gioco prodotto nello stesso periodo di tempo porterebbe il tutto a 15 anni per una singola storia, e ritengo sia un po’ troppo”.

Mi pare di chiedere troppo, portare a conclusione la storia mettendoci così tanto tempo sembra troppo, prendendo in considerazione il punto in cui era arrivato il team e dov’era Erik (Williams, ndr) e che cosa volesse fare, mi sono detto che va bene così e che possiamo finire con il secondo capitolo”.

La motivazione principale che ha spinto Santa Monica a decidere di concludere le avventure di Kratos, iniziate nel 2018, con Ragnarok è squisitamente temporale. Produrre tre giochi nell’arco di tempo di 15 anni sembra troppo a Barlog, anche tenuto conto di quelli che erano i piani iniziali di tutto il team. Una decisione che noi, da fan, dobbiamo prendere per quella che è e che potremo giudicare, col senno di poi, una volta che avremo giocato a God of War Ragnarok.

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Sony pensa già a PlayStation 6? Si, ma non lo dice esplicitamente

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Sony pensa già a PlayStation 6? Si, ma non lo dice esplicitamente

PlayStation 5 è l’ultima arrivata in casa Sony, da fine novembre 2020 la nuova piattaforma è diventata sulla carta il nuovo punto di riferimento per la branca videoludica del colosso nipponico Sony, un po’ meno nei fatti viste le difficoltà di reperimento della macchina per i fan. Siamo dunque ancora in una situazione di passaggio: PS5 è arrivata da parecchi mesi ma PS4 rimane un’enorme fetta di mercato per Sony, e di questa situazione ne sono testimoni i titoli cross-gen che stanno uscendo e che usciranno anche l’anno prossimo. La società di Tokyo però non è ferma al presente, anzi è lanciatissima verso il futuro, tanto che sta già iniziando a cercare personale per lavorare su PlayStation 6.

Dire così forse è fare il passo un po’ più lungo della gamba, Sony non ha mai parlato di PS6, ma le ricerche di impiegati sono reali – qui il link alle posizioni aperte per PlayStation Europe – e sono tutte indirizzate allo sviluppo delle prossime piattaforme PlayStation (viene dunque da pensare a PS6). Ecco un tweet, dell’utente Zuby_Tech, con una interessante dicitura:

La lista delle posizioni aperte per PlayStation suggerisce che PlayStation 6 sia in fase di ricerca e di sviluppo!

Contribuire all’identificazione e sviluppo di un portfolio tecnologico per le future piattaforme PlayStation”.

Nulla di ufficiale, ripetiamo che Sony non ha mai neanche lontanamente citato o parlato di PlayStation 6 – ha già le mani piene con PS5, questo è certo – tuttavia un’azienda di tali dimensioni, lo dicevamo, è sempre proiettata al futuro. Se pensiamo che PS5 avrà una vita di 7/8 anni – e che il primo è ormai allo scadere -, non è irragionevole pensare che SIE sia già alla ricerca di personale per iniziare a lavorare sulla prossima PlayStation.

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God of War Ragnarok: Barlog parla del suo abbandono come direttore creativo

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God of War Ragnarok: Barlog parla del suo abbandono come direttore creativo

God of War Ragnarok è stato presentato con un trailer in occasione del PlayStation Showcase del 9 settembre scorso e i fan sono subito andati in visibilio, il titolo di Santa Monica Studio è uno dei più attesi degli ultimi anni e il team di sviluppo lo sa bene, ecco perché ancora non si ha una data di uscita – se non un fin troppo generico 2022. Team di sviluppo che ha visto alcuni cambiamenti per questa seconda avventura di Kratos nelle terre del nord, lo storico direttore creativo Cory Barlog ha lasciato la sua posizione ed è stato sostituito da Eric Williams.

Il sito dedicato Gamesradar ha raccolto alcuni commenti di Barlog riguardanti il suo abbandono dal ruolo di creative director. Qui di seguito potrete leggere una nostra traduzione di ciò che ha avuto da dire:

Sono come in panchina. Sono come Burgess Meredith (l’allenatore di Rocky Balboa, ndr), me ne sto seduto fuori dal ring e gli dico: “Nessun dolore, Rock, nessun dolore”, senza aiutare davvero”.

È decisamente strano, una sensazione eterea, come uscire dal concetto che si ha di se stessi, dove ogni giorno si è sfidati a sapere quando togliere le mani dal volante, mi spiego? Poter essere lì – essere al banco di prova – prendere in considerazione alcune delle aspettative e dire: “Queste sono importanti, dobbiamo centrarle in pieno”, ma mettersi nei loro panni. Come direttore non vuoi che qualcuno ti dica come farebbe questa o quella cosa”.

I suoi (di Eric Williams, ndr) modi sono i suoi e i suoi modi sono influenzati dalle relazioni con il team e da come lavorano. Perciò è questa sorta di amalgama – questa combinazione – di ogni singola cosa che è unica in questi momenti”.

Cory Barlog lavora con il team di Santa Monica sin dal primo God of War e la sensazione di essere messo da parte, che traspare chiaramente dalle sue parole, è più che comprensibile. L’ex direttore creativo si era sempre sentito come un punto di riferimento per il team che, nonostante ciò, cercava di mettersi nei panni dei suoi collaboratori. Eric Williams, ovviamente, ha il suo modo di lavorare e speriamo che sappia fare bene e che sappia dare alla serie quanto Barlog ha dato.

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