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Recensioni

RuPaul’s Drag Race 13×06: Disco-mentary, un tuffo negli anni ‘70

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Eccoci qui con il sesto episodio della stagione #13 di America’s Next Drag Queen, tra pantaloni a zampa e nuove rivelazioni. WARNING: SPOILER ALERT!!

Lo scorso episodio ci siamo lasciati non solo con l’eliminazione di Joey Jay, ma anche con un’esplosione di negatività dopo un’accesissima discussione tra Kandy Muse e Tamisha Iman, che ci ha lasciato con il fiato sospeso ma curiosi di saperne di più.

Nonostante la ricerca di un confronto, il rapporto tra le due sembra ormai essere stato completamente compromesso. Avranno tirato fuori nuovamente gli artigli in questa puntata o avranno seppellito l’ascia di guerra?

Mini Challenge

Le queen entrano nella Werk Room e si pongono la nostra stessa domanda, prima di dover affrontare la mini challenge. RuPaul invita le ragazze a dividersi in coppie e a creare, in un quarto d’ora, un outfit fatto interamente con carta da parati con le fantasie più bizzarre. I gruppi si creano e Tamisha Iman ed Elliott With 2 Ts, le due più emarginate, si trovano a collaborare. Ne vediamo di belle: da Utica che decide di omaggiare una versione probabilmente ubriaca fine anni ’60 di Cugino Itt a Miss Lala Ri che non lascia nulla alla fantasia e offre persino della pizza a mamma Ru. Ma sono le nostre outcast che, a suon di battute, pose e doppi sensi, strappano la vittoria.

Maxi challenge: Disco-mentary

È il momento di passare alla rivelazione della grande sfida di questa settimana e Ru informa le queen che le coppie formatesi verranno mantenute anche per la maxi challenge: il Disco-mentary. Le contendenti dovranno esibirsi ballando in un documentario su una delle più grandi epoche della musica contemporanea: la disco music degli anni Settanta.

Lezioni di storia per giovani queen

Oramai sappiamo che RuPaul approfitta di queste challenge per istruire le giovani queen sulla storia della cultura pop, e questo episodio non fa eccezione. Molte delle ragazze non hanno quasi alcuna idea di cosa è stata la disco music e della rivoluzione che ha portato con sé non solo all’interno della pop culture, ma anche per la società. La disco music era un inno d’amore al liberalismo, che è sempre stato al centro di questo tipo di onde culturali.

Clamorosa è la totale ignoranza di Lala Ri e Symone riguardo Disco Sucks, movimento creatosi alla fine degli anni ’70 e che ha portato alla Disco Demolition Night: una promozione pubblicitaria per cui una cassa piena di album di musica disco venne fatta esplodere nell’intervallo di una partita di baseball.

Bring it to the runaway

Arriviamo alla runaway, il cui tema è Little Black Dress. Una dopo l’altra, le queen sfilando e vengono ammirate dai giudici, cui si aggiunge l’ormai ospite quasi fissa Loni Love. La comica americana aveva già partecipato come giudice in questa stagione di RPDR, ma non ce ne lamentiamo vista la sua simpatia e competenza.

Kandy, Tina, Elliott, Tamisha, Olivia e Utica sono le tops e bottoms della puntata. E la vera vincitrice dell’episodio non è sicuramente una sorpresa: non solo la telecamera è rimasta giustamente fissata tutto il tempo della performance sulla solare e splendida Olivia Lux, ma il taglio e la vestibilità del suo tubino nero, unito a una parrucca e a un trucco scelti ad hoc, sulla passerella gridavano: “P-E-R-F-E-Z-I-O-N-E”.

Le peggiori della settimana

Ma se la vincitrice era prevedibile, non altrettanto si può dire per le bottom two. Secondo i giudici, le peggiori della settimana sono state Kandy, Tamisha e Utica. Fin qui, nulla da dire: le tre non sono state allo stesso livello delle loro contendenti, sia durante la challenge che nella runaway. Durante le prove si scopre che Tamisha, ancora convalescente dopo l’intervento contro il cancro, ha una borsa per stomia attaccata allo stomaco, cosa che le impedisce la fluidità dei movimenti. Questa è la motivazione che la queen dà ai giudici per non essere riuscita a eseguire il ballo al pieno delle sue possibilità e, siamo onesti, è anche comprensibile.

Kandy, invece, viene criticata principalmente per la semplicità del suo outfit durante il Disco-mentary e per non aver ancora dimostrato la sua versatilità. Sebbene Kandy non condivida queste critiche, davvero alla tredicesima stagione c’è ancora chi non comprende che bisogna avere il pacchetto completo? Infine, la queen forse più peculiare della stagione sembra ricevere le critiche più pesanti tra le tre. Utica non solo durante la prova di ballo si è tirata fuori dall’illusione anni ’70 per colpa delle sue espressioni, ma ha anche dovuto spiegare ai giudici il suo outfit ispirato ai suoi stessi orecchini. Lo scontro finale sembra ormai deciso, quando avviene il plot twist!

Colpo di scena

Utica viene salvata e comincia lo scontro tra Kandy e Tamisha – part 2 sulle note di Hit ‘Em Up Style (Oops!), di Blu Cantrell. Il lip sync sembra abbastanza ad armi pari: entrambe le queen si esibiscono in maniera espressiva e drammatica, senza però riuscire a mettere completamente in ombra l’altra. Tuttavia, man mano che la canzone va avanti, una cosa diventa chiara come il sole: Kandy non avrebbe perso questo lip sync per nulla al mondo.

Sebbene la decisione di mettere Tamisha nel bottom two sia questionabile, soprattutto se si pensa alla sua condizione fisica e a quanto sia riuscita a fare nonostante gli impedimenti, è innegabile che Kandy abbia messo anima e corpo in quell’esibizione.

Alessandra D’Ancona

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Daily Nerd è un Magazine di cultura Nerd e Geek. Non si tratta semplicemente di riportare notizie, ma di approfondire e riflettere sulla cultura che ci circonda.

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Fumetti e Cartoni

Donatello, l’arte come ricerca continua

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Oggi vi parlerò di un fumetto per il quale avevo tantissime aspettative, che sono state pienamente ripagate. Si tratta di Donatello, un fumetto edito da Kleiner Flug, con i testi di Guglielmo Favilla e i disegni di Alessandro Balluchi, che fa parte della collana Prodigi fra le nuvole.

Un gioiello, che il generoso formato 21×28,5 cm esalta, permettendo al lettore di godere appieno dei disegni. Un fumetto che si apprezza non solo per la qualità grafica e la profondità della narrazione, ma soprattutto per la ricerca storica che contestualizza il racconto in uno dei periodi più floridi per l’arte. Ma bando agli indugi, è tempo di parlare di Donatello!

Trama

Donato di Niccolò di Betto Bardi, in arte Donatello, è uno dei padri del Rinascimento. Alla ricerca continua della perfezione artistica, di quell’afflato capace di dare vita perfino al marmo, non è mai pago dei suoi traguardi.

Lui sperimenta, lavora materiali diversi, studia, viaggia e tutto questo si vede nel suo stile diviso tra la modernità e un amore smisurato per l’arte classica. Donatello è tutto questo e molto di più. Amato (e odiato come tanti geni) dai contemporanei, ha letteralmente scolpito il suo nome nella storia.

Ma Apollo, Dio delle Arti, che dall’alto osserva tutto, come un deus ex machina, non ci sta: è geloso e irritato da questo mortale che cerca di forzare le regole dell’arte e sfida così gli Dei. Come può un uomo sviluppare idee tanto rivoluzionarie e ottenere nel contempo opere così sublimi?
Apollo deciderà quindi di intervenire, con una trovata niente male!

La narrazione

La storia è fluida e lineare e a sommi capi segue alcuni degli eventi più rappresentativi della vita di Donatello. Quello che traspare, e che rappresenta il grande punto di forza del personaggio – e tiene in piedi tutta la storia -, è questa continua ricerca, non tanto della perfezione, quanto del perfetto connubio tra forma e sentimento, tra l’armonia delle forme e l’intensità delle emozioni umane.

Donatello è un uomo figlio del suo tempo, ma non dimentica i grandi insegnamenti della storia e per questo non vuole rappresentare “una figura che sta, ma una figura che passa nello spazio e nel tempo”, ne è un esempio magnifico il monumento equestre al Gattamelata che si trova a Padova, un bronzo immenso che rivendica però tutta la sua umanità.

Una vita fatta di commissioni importanti e compromessi, quella di Donatello, affiancato anche da allievi ai quali trasmettere il suo entusiamo. Una ricerca artistica che culmina nella struggente immagine della Maddalena Penitente. In due anni aveva fatto un salto in avanti di secoli.

E Favilla ci racconta tutto questo, seguiamo insieme a lui la crescita personale dell’artista, il suo continuo sperimentare, il costante studio del modelli classici e delle innovazioni del suo tempo per arrivare ad una ‘forma’ di arte, che deve essere percepita prima di essere realizzata.

I disegni

Ad accompagnare in modo entusiasmante la narrazione sono dei disegni magistrali. Magistrali perché riescono a rendere la scena vibrante, viva, come quando Donatello scolpisce. Si percepisce la tensione del gesto artistico, la concentrazione e le aspettative per la buona riuscita del lavoro.

Un capitolo a parte meritano le tavole nelle quali Balluchi ripropone alcune delle grandi opere di altri maestri del Rinascimento come Raffaello e la sua “Madonna del Cardellino” o l’intenso e drammatico “Sacrificio di Isacco” del Brunelleschi. Non capita tutti i giorni di vedere in un fumetto queste opere e mi hanno piacevolmente colpita.

Anche i colori, che restituiscono quasi la sensazione tattile dei materiali usati da Donatello, sono ben bilanciati. Ben riuscita l’idea di dare anche uno stacco tonale tra il mondo terreno e quello etereo delle divinità.

L’arte come ricerca

Ogni artista, indipendentemente dall’epoca nella quale ha vissuto (almeno fino a certi lavori più vicini ai giorni nostri), sente di dover dare alla propria arte un senso ed uno scopo. Questo senso per Donatello non è la bellezza, come lo scopo non è la fama. Ma la ricerca continua di una forma perfetta, che esprimesse la complessità dell’animo umano e insieme la composta eleganza dell’arte classica.

Leggendo questa recensione, avrete notato la mia passione per l’arte e per questo particolare periodo storico, ricco di tensioni politiche, artistiche, culturali e scientifiche, sulle quali, non è certo un mistero dirlo, sono stati piantati i pilastri del mondo moderno.

Come dicevo all’inizio, avevo delle aspettative per questo fumetto, e avevo paura che per raccontare Donatello ci si perdesse in mille rivoli e ci si dimenticasse dell’uomo, ma non è stato così. Il lettore diventa una sorta di ‘altro’ spettatore delle vicende dell’artista e alla fine di tutto, anche noi, non possiamo che ammirarlo.

E soprattutto Donatello ha il grande merito di insegnarci una cosa: l’arte non è solo genio, ma è anche tradizione, che solo i più grandi possono lasciare in eredità a chi verrà dopo di loro.

Se vi interessano altri fumetti della Kleiner Flug vi consigliamo Leonardo da Vinci, Giovanni dalle Bande Nere e Vincent e Van Gogh.

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Gaming

Gli occhiali Nowave contro la luce blu funzionano? – La nostra recensione

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recensione occhiali nowave anti luce blu

Qualche settimana fa sono arrivati in redazione degli occhiali anti-luce blu targati Nowave. Lo diciamo subito per trasparenza: gli occhiali sono stati un regalo, ma le opinioni che andrete a leggere non sono state influenzate da questo fatto. Li abbiamo testati, passando ore e ore davanti alla console e facendo binge watching di serie Netflix (per la scienza questo e altro), e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo.

Quindi: gli occhiali Nowave contro la luce blu funzionano?

La luce blu

Partiamo dalle basi: cos’è la luce blu? Come si legge sul sito di Nowave “è la luce emessa dai dispositivi LCD e LED, come gli smartphone, tablet, TV e PC e dai sistemi di illuminazione a basso consumo energetico”.

Le luci blu sono diventate famose, soprattutto negli ultimi anni, a causa dei loro effetti negativi sugli occhi e a causa dei disturbi che provocano all’orologio biologico umano. Al giorno d’oggi moltissimi hanno esperienza con le onde derivanti da questo tipo di luce – emesse dai più comuni dispositivi – perché, per lavoro o per diletto, moltissimi si trovano a passare diverse ore di fronte agli schermi. Per coloro che vogliono tutelare la propria vista ci sono alcuni accorgimenti da prendere: uno di questi è indossare un paio di occhiali che possano schermare gli occhi dalla luce blu, come gli occhiali Nowave.

Recensione: Alessandro

Ora vi porto la mia esperienza con questo tipo di occhiali, che ho indossato per circa 10 giorni prima di scrivere questa recensione. Bisogna subito dire che io non sono una persona che necessita di portare occhiali da vista, fortuna vuole che io ci veda molto bene quindi vi parlo da neofita assoluto degli occhiali. D’altra parte, però, sono anche un videogiocatore che passa svariate ore della sua settimana davanti ad una console, ed è proprio qui che ho deciso di testare più a fondo i Nowave.

Li ho indossati soprattutto durante le mie sessioni di gaming e devo dire che fanno egregiamente il loro lavoro. Considerate che sto utilizzando gli occhiali neutri modello Ground e la differenza si vede – è proprio il caso di dirlo.

Il primo impatto è notevole, soprattutto per chi non ha mai avuto esperienza con questo tipo di occhiali: alcuni colori assumono sfumature diverse, altri vengono smorzati, ma è una cosa alla quale ci si abitua quasi subito e, alla lunga, l’occhio è meno provato. Ma quello che, personalmente, mi ha lasciato più stupefatto (in senso positivo) è stato l’effetto che i Nowave hanno sugli occhi quando si gioca la sera, momento in cui questi ultimi sono naturalmente più stanchi. In questo caso ho notato che gli occhiali mi aiutavano a stressare meno l’occhio, dunque questo si stancava meno e reggeva delle sessioni di gioco prolungate. In parole povere: non dovete mollare il pad dopo un’ora perché non ce la fate più. E questo per un gamer non ha prezzo.

recensioni occhiali luce blu nowave

In definitiva la mia esperienza con gli occhiali neutri Nowave contro la luce blu, provati per circa dieci giorni, si è conclusa in maniera positiva.

Recensione: Silvia

Basta guardare le ore di utilizzo del computer giornaliere per capire perché abbia bisogno di occhiali contro la luce blu, nonostante possegga ancora tutte le diottrie: circa 8 di media, con picchi di dieci ore e mezza e minimi di sei ore. A queste si deve poi aggiungere il tempo passato sul cellulare e la televisione. Insomma, basta poco per accorgersi che non è la situazione migliore per i propri occhi.

Come già detto da Alessandro, la differenza si fa sentire subito. Il bianco viene “smorzato”, senza però compromettere la leggibilità. Per chi lavora ore e ore davanti a un computer, magari correggendo articoli oppure perché nuovamente bloccati a casa tra smartworking e didattica a distanza, si rivelano quindi uno strumento prezioso per evitare di arrivare a fine giornata con mal di testa e poca voglia di vivere.

Quindi alla domanda: funzionano davvero? Non posso far altro che rispondere con un semplice e secco: sì.

L’unica pecca, che però non è direttamente imputabile al prodotto, è che in questo periodo il “rischio appannaggio” è un fattore molto fastidioso a causa delle mascherine. Nulla però che qualche piccolo accorgimento non possa sistemare.

Una nota di valore va al sito, sul quale è possibile fare una “prova virtuale” degli occhiali prima di acquistarli. Un piccolo accorgimento che ci salva però dalla fatidica domanda “ma se poi arrivano e mi stanno male?”.

In caso siate anche voi intenzionati a provarli, vi lasciamo il nostro codice sconto, DAILYNERD10, attraverso il quale riceverete uno sconto del 10% sui prodotti acquistati sullo store online.

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Fumetti e Cartoni

L’invocazione di Ion: il controllo del potere

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Invocazione-di-ion

Oggi ci troviamo a recensire “L’invocazione di Ion” un fumetto edito dalla Leviathan Labs. Il volume si presenta con la copertina flessibile in formato 20X28,5 con alette dove è riportata una breve sinossi e i cenni biografici degli autori: Manuel Gutierrez e Alex Nieto.

Il volume si mostra spazioso al suo interno, con tavole ampie e non troppo pesanti. Nel complesso molto piacevole da sfogliare e tenere in libreria.

La storia si snoda lungo una sessantina di tavole, al cui seguito si aggiunge un’interessante parte in prosa di approfondimento dei personaggi e dell’ambientazione di cui parleremo più avanti.

L’invocazione di Ion: la trama

La storia parla di Ion, un giovane apprendista stregone, che tuttavia non è in grado di controllare e gestire appieno il suo potere. Ozoa è la sua insegnante che cerca di guidarlo, ma lui vuole fare di testa sua e diventare potente come la nonna ormai deceduta. Ozoa, tuttavia, sa che Ion nasconde un immenso potere. Per sbaglio il ragazzo, tramite una tavoletta, riesce a resuscitare la nonna Ereti.

Questa lo avverte che, dal momento della sua resurrezione, un essere malvagio di nome Enneko è stato attirato dalla tavoletta. Sarà compito di Ion ed Ereti fermare Enneko e ci riusciranno solo se Ion sarà in grado di controllare il suo potere.

Narrazione e disegni

La storia conserva un divertente colpo di scena alla fine, anche se intuibile, e, sebbene all’inizio possa confondere il lettore, andando avanti viene spiegato tutto il background di questo mondo fantasy e leggendario. La storia è alquanto lineare e rapida nonostante ci siano diversi spunti intelligenti. Molto bella la cura ad alcuni riferimenti runici e simbolistici della cultura celtica.

I disegni, molto saturi e oserei dire cartooneschi, accompagnano dolcemente la storia, una storia che, nonostante i toni cupi e le tavolozze scure, risulta comunque colorata.

La seconda parte del volume è dedicata agli approfondimenti: in particolare ho trovato ispirata la parte della bibbia (schede personaggi) e il bestiario. Infatti entrambe queste due parti riportano per ogni soggetto: uno studio grafico, una breve descrizione e un insieme di caratteristiche con una valutazione a fianco, rappresentata dal livello del colore della spada. Le caratteristiche sono FOR, DES, ABI,COS, PER e COM; per esempio Ion ha una tacca a Forza ma due ad Abilità ecc. ecc. (capirete tutto quando legegrete in fumetto!)

Conclusioni

L’invocazione di Ion è un fumetto molto rapido e forse proprio questo potrebbe essere sia un pregio che un difetto. Ad alcuni il ritmo costantemente incalzante e la brevità della storia potrebbero piacere; altri, invece, avrebbero preferito un fantasy più “respirato”, una storia meno prevedibile e magari un po’ più vissuta.

I personaggi sono molto belli in descrizione, ma nella storia fanno forse poco e questo non porta il lettore ad empatizzare con i soggetti allo stesso modo, nemmeno con il protagonista. 

Lo stile grafico è alquanto soggettivo da valutare, anche se lo trovo perfetto per questo tipo di storia e penso che sia un punto a favore del volume. Come lo sono anche tutta la gallery inserita all’interno e gli approfondimenti vari nella seconda parte.

Insomma il fumetto parte da delle buone promesse, ma poi nella narrazione queste non sono bilanciate a dovere. Questione di gusti e di prospettive.

Se vi interessano altri fumetti della casa del Leviatano vi consigliamo Nobody’s Child, Roman Ritual, The Barbarian King: la Dea della Vendetta.

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