Connect with us
persona videogioco recensione persona videogioco recensione

Gaming

Una storia lunga un anno: Persona 5 e gli ingredienti dell’immedesimazione

Published

on

Il ritmo a cui procede la trama in un videogioco è legato a doppio filo alla struttura del suo gameplay.

Per quanto l’affermazione possa escludere alcuni casi isolati, è innegabile che un’abbondante fetta del mercato sia ascrivibile a questa generalizzazione. Quale che sia lo stile di narrazione che il videogioco decida di adottare, attraversare più o meno lunghe sezioni ludiche è indispensabile per “procedere” verso la prossima cutscene, il prossimo dialogo, la prossima documentazione sbloccabile; il prossimo elemento che, narrando, faccia andare avanti la storia o ne espanda le fondamenta.

Viene dunque da sé che sia quantomeno inaccurato giudicare il ritmo e l’efficacia comunicativa di una trama videoludica con gli stessi criteri adottati per giudicare quelli di altri media. La storia è solo un elemento del prodotto completo; non risiede nell’iperuranio, pura e intoccabile, completamente isolata dal comparto ludico. Guardare su Youtube una raccolta di cutscene non restituirà mai l’interezza del messaggio autoriale, non tanto perché il fattore “divertimento” (inteso nella sua accezione più semplice, se vogliamo pura) vada perso nel processo, quanto perché chi guarda potrà sperimentare a malapena la metà dei linguaggi e delle grammatiche sperimentate da chi gioca.



Se tale riflessione può essere applicata a praticamente ogni aspetto di ciò che rende apprezzabile una narrativa (caratterizzazione dei personaggi, sviluppo degli stessi, coerenza nella consecutività delle azioni, colpi di scena, riferimenti e citazioni, ecc.), al già citato ritmo di progressione va riservato un occhio di riguardo, in quanto nella maggior parte dei casi il tempo materiale (ma anche quello di storia e racconto) passato giocando è molto più elevato di quello passato “solo” guardando, leggendo e ascoltando. Non è raro, anzi, è spesso la norma che il tempo stesso sia utilizzato come elemento di trasmissione di significato ed emozioni.

Volendo riassumere banalmente, definire “lenta” o “veloce” una trama o giudicare la sua efficacia comunicativa isolando i tratti non interattivi dal loro contesto può dimostrarsi un approccio critico superficiale nella maggior parte delle situazioni.

Il che ci porta al vero oggetto di questa analisi: la serie Persona (Atlus) nelle sue tre ultime iterazioni. Più nello specifico, il modo in cui Persona gestisce il suo ritmo e le sue tempistiche (dentro e fuori dal gameplay) per raccontare la sua storia e trasmettere il suo messaggio.

Gli appassionati l’avranno sentito dire, se non pensato loro stessi, almeno una volta: “la storia di questi titoli è troppo lenta”. Da un certo punto di vista, è difficile dare torto a quest’affermazione. L’estrema lunghezza del gioco (il primo playthough si aggira solitamente intorno alle 80 ore) rende del resto quasi impossibile ideare un insieme compatto di eventi, progressioni e colpi di scena che tengano il giocatore costantemente a bocca aperta. Gli eventi davvero fondamentali, davvero rilevanti ai fini della “trama principale” sono sparsi, distanti tra loro, spesso concentrati all’inizio e alla fine del gioco.

Vorrei tuttavia chiedermi e chiedervi: è davvero un male?

Per rispondere, occorre fare un passo indietro; spendere qualche parola sul modello che sta alla base dell’intera impalcatura del gioco: il sistema di gestione del tempo.



Un anno. Un anno viene concesso al giocatore. Un anno da spendere nei panni di un liceale giapponese, appena trasferitosi in una nuova città e in una nuova scuola, un anno di strani eventi, avventure paranormali e sfaccettate relazioni. Quasi ogni giorno di questo anno è “giocabile”: quasi ogni giorno si può decidere cosa fare del proprio tempo libero, quasi ogni giorno è possibile plasmare una nuova, piccola storia che faccia crescere, in un modo o nell’altro, il nostro alter ego.

E non è un mistero: il giocatore sa dall’inizio quale sia il tempo a sua disposizione, viene immediatamente informato del fatto che dovrà riuscire a fare del suo meglio con ciò che gli viene fornito. Un anno è lungo, certo, ma il contenuto da esplorare e le possibilità da sperimentare sono innumerevoli, quasi soverchianti. Le cosiddette “trame principali”, i fili narrativi riguardanti omicidi, mondi onirici e creature nate dai desideri distorti degli esseri umani, non sono altro che una colonna dell’edificio. La colonna portante, forse, quella che fa sì che il complesso non crolli, ma che di tutto il resto – almeno allo stato attuale delle cose – non può fare a meno.

Ci troviamo dunque in una situazione in cui le fondamenta stesse del gioco fanno sì che la distinzione tra contenuto primario e secondario sia incredibilmente sottile. Del resto siamo noi, con le nostre scelte, a decidere le priorità del protagonista. Ne consegue un’esperienza particolare, unica, a suo modo, in cui le normali convenzioni che gravitano attorno ad un fluido e “corretto” svilupparsi della narrazione non sono più valide.

Basti pensare – a proposito di convenzioni – alla sola struttura a tre atti, modello applicabile a moltissime storie che si esauriscano nell’arco di un romanzo o di un libro. Per quanto non manchino esempi di narrativa non videoludica che si “perdano” in quello che nel videogioco chiameremmo contenuto secondario, le limitazioni fisiche e convenzionali dei mezzi rendono impossibile lo stesso grado di approfondimento (o dispersione, a seconda del punto di vista) del più basilare degli open world moderni. In un mondo in cui una quest secondaria può avere lo stesso grado di profondità o addirittura la stessa durata di quella principale, il senso di stabilire dei paletti che modulino la progressione della narrativa si perde completamente. Del resto, se ci si pensa, la struttura dei giochi moderni è pensata appositamente per permettere di interrompere e riprendere una linea narrativa in qualsiasi momento.



Eppure Persona riesce in qualcosa di particolare: creare una sopraffina interazione tra contenuto primario e secondario.

Ciò è attribuibile a due fattori, già in parte toccati in corso d’opera: la chiara, ben definita struttura temporale e la natura stessa delle attività che è possibile compiere.

Ogni attività implica una spesa di tempo in-game. Può sembrare banale, ma non lo è. Entrare in una delle dimensioni alternative (il Metaverse, nel caso di Persona 5) richiede un investimento temporale paragonabile a quello che richiederebbe un’attività semplice come uscire con uno dei social link per consolidare il rapporto che abbiamo con lui. Stiamo vivendo una vita, del resto, una vita vincolata da regole e doveri precisi. Ogni azione ha un suo peso, ogni scelta contribuisce a plasmare una storia, diversa da qualsiasi altra.

Ne consegue che tutto è storia, ma non allo stesso modo in cui lo è nello scenario arzigogolato e confusionario di un GDR open world. Decidendo di adottare una struttura temporale verosimile, Persona fa in modo che molti degli elementi che contribuirebbero a incrinare la sospensione dell’incredulità siano pressoché annullati.

Basti pensare a uno degli esempi forse più esilaranti (nonché più datati) di incoerenze narrative accettate in nome della varietà del gameplay: il tipico protagonista di JRPG che accetta la banale fetch quest subito dopo aver saputo di essere destinato a salvare il mondo; magari dopo aver visto i suoi genitori e il suo intero villaggio uccisi davanti ai suoi occhi. È chiaro: trattandosi di un contenuto secondario, l’attivazione del classico “portami la lana di tre pecore e ti darò dieci monete” può avvenire anche molto più avanti nella progressione del singolo giocatore, quando il tempo passato dal traumatico o epico incipit si dimostri sufficiente a giustificare la presa in carico di un compito così triviale. Eppure la possibilità esiste, e chiunque non sia disposto ad accettare un compromesso logico così pesante potrebbe rimanerne infastidito.



Il fascino della struttura temporale di Persona sta proprio in questo: nella possibilità offerta al giocatore di portare avanti una moltitudine di sotto-trame mantenendo una fondamentale coerenza logica di fondo. Una volta accettato il compromesso di base (insomma, che degli adolescenti riescano a combattere le forze del male, andare a scuola, avere una vita sociale e fare pure un lavoro part time di tanto in tanto non è il più realistico degli scenari), la facilità con la quale ci si sente coinvolti e immersi nel mondo, nei personaggi e nelle vicende ha davvero dell’incredibile. Perché a quel punto, dicevamo, tutto diventa storia: ogni scelta più banale, ogni rapporto stretto, ogni statistica sociale migliorata. L’idea di una trama “lenta” comincia a farsi accettabile, quasi indispensabile per la corretta riuscita dell’immedesimazione. Stiamo vivendo un anno, in fondo. Giorno dopo giorno, conquista dopo conquista. Tutto è progressione. Tutto è unico e irripetibile.

Poi sia chiaro: non sto sostenendo che determinati episodi appartenenti al contenuto secondario non stonino mai con la progressione della trama principale. Decidere di spendere un giorno pescando o studiando quando un tuo conoscente o amico è in pericolo di vita può indubbiamente suonare stupido; e lo è. Ma lo è anche agli occhi del gioco, che non si risparmierà nel ricordarti che dovresti mettere in ordine le priorità, tramite i compagni del protagonista che non mancheranno mai di incitarlo a portare prima a termine il compito più urgente. È un sistema giocoso, certo, ma credibile: e in fondo, è questo l’importante.



Si dice spesso che il contenuto secondario non dovrebbe essere solo un riempitivo; ebbene, aggiungerei che un ottimo contenuto secondario non dovrebbe neanche isolarsi completamente dal contenuto principale. Del resto, il sistema utilizzato da Persona per ottenere un simile risultato non è certo l’unico; “vincolarsi” a una struttura così rigida non è una condizione necessaria al raggiungimento di una commistione ben riuscita.

È però per me innegabile come la formula collaudata e perfezionata dagli ultimi tre Persona e da Persona 5 in particolare riesca a creare delle esperienze videoludiche con cui pochissimi possano competere in termini di progressione e immersione. Sembrerà banale, sembrerà melenso, ma sarei disonesto con me stesso se negassi che terminare uno di questi giochi non lasci ogni volta in me un piccolo vuoto. Nel momento in cui salgono i titoli di coda, subito dopo l’ultima cinematica, è quasi impossibile schivare l’idea che si stia davvero dicendo addio a degli amici. Ci siamo stati assieme un anno, in fondo: un anno che, grazie agli arcanismi del game design, è riuscito ad apparire come qualcosa di concreto, di verosimile e di irripetibile.

Letterato e giornalista di formazione, scansafatiche poliedrico di professione. Il mio super potere è la capacità di interessarmi di pressoché qualsiasi cosa e dedicargli un’attenzione media di 7,8 secondi. Con le dovute eccezioni. Quando non perdo tempo, lavoro. Quando non lavoro, scrivo. Quando non scrivo, consumo media o gioco di ruolo. Quando non consumo media e non gioco di ruolo, perdo tempo. Il cerchio della vita.

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gaming

PlayStation 5 si arricchisce di una modalità co-op locale

Published

on

PlayStation 5 si arricchisce di una modalità co-op locale

PlayStation 5 è forse il simbolo principale delle console di ultima generazione, della tecnologia e delle nuove frontiere del medium videoludico – anche le sue forme, pur criticate, rimandano ad un’idea di futuro e avanguardia. A fare da contraltare a questo “sguardo proiettato al domani” della console Sony c’è però una modalità che ha un gusto quasi rétro (diciamo da inizi anni 2000), ossia la co-op locale, presentata in un trailer dedicato.

Il trailer di cui sopra è stato caricato sul canale di PlayStation, eccolo:

Prendi un altro controller wireless DualSense e scopri una vasta gamma di avventure immersive in co-op ed epiche modalità di multiplayer locale – tutto costruito appositamente per PS5.

La modalità cooperativa che Sony ha presentato non ha niente a che vedere, a livello di tecnologia, con quella disponibile nei pomeriggi passati con gli amici davanti ai picchiaduro, agli sparatutto e, soprattutto, ai giochi di sport. Il gusto rétro – di cui parlavamo prima – non riguarda l’aspetto tecnologico, quanto più l’idea alla base del co-op locale: condividere un momento di sano gioco con qualcuno nella stessa stanza, sullo stesso divano. Idea ancor più lontana e quasi utopica, in questo momento di sconfortante distanza sociale.

Negli ultimi anni i videogiochi online hanno rubato la scena a tutti i concorrenti, anche titoli che sono nati per i single-player – come GTA V – hanno trovato fortuna implementando una modalità online che permettesse ai gamer di giocare in rete, ma questo fenomeno non ha allontanato Sony dalle tradizioni.

È interessante notare come PlayStation 5 sotto questo aspetto non si discosti molto dalle console precedenti, non era scontato che ci fosse la possibilità di un multiplayer locale. Eppure c’è e allora potrebbero tornare anche le ore con amici e parenti passate davanti ad uno schermo a giocare; niente classifiche, niente community (più o meno) tossiche, niente “GG” anche quando l’avversario ha fatto schifo, solo tanto divertimento in compagnia.

Che poi è quello a cui servono i videogiochi: divertire e unire.

Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, se ti piace quello che leggi sul nostro sito sostienici!



Continue Reading

Gaming

Animal Crossing New Horizons: ecco le creazioni a tema Super Mario

Published

on

Animal_Crossing_New_Horizons

Sono passati pochi giorni dall’ultimo Nintendo Driect. Durante l’evento dedicato alle novità in arrivo su Switch è stato annunciato l’arrivo di decorazioni e oggetti a tema Super Mario su Animal Crossing New Horizons. Il gioco è l’esclusiva per Nintendo Switch più giocata in Europa nel corso del 2020.

Il connubio tra due dei franchise più famosi di Nintendo è oramai consuetudine. Fin dalla sua prima apparizione del 2002 e in tutte le successive incarnazioni, il brand ha ospitato elementi provenienti dal mondo dell’idraulico baffuto. Elementi che, però, erano ancora assenti in Animal Crossing New Horizons a quasi un anno dalla sua uscita.

La pazienza è stata però ripagata e l’appuntamento rinnovato. Gli utenti, dunque, hanno pensato bene di inondare il web con immagini e video che immortalano le loro creazioni sull’isola gestita da Tom Nook. Reddit in particolare pare essere il mezzo di diffusione preferito dai videogiocatori. Vediamone insieme qualcuna!

Wakey, wakey Gullivarrr😏😂 from r/AnimalCrossing
Tunnels can be made with the new blocks from r/AnimalCrossing
I saw a bunch of people doing subway entrances and wanted to give it a try too; my boyfriend suggested I use the pipes to make a working subway system on my island! from r/AnimalCrossing

C’è chi ha abbellito semplicemente la propria isola, chi ha deciso di camuffarsi con le sembianze di Luigi e chi ha utilizzato le tubature e le nuove funzionalità per dotare la propria isola di un vero e proprio sistema di metropolitana. Insomma, non mancano certo le creazioni.

Queste novità approdate di recente su Animal Crossing New Horizons non saranno però per sempre disponibili. Il primo videogioco dedicato interamente all’idraulico italiano ha debuttato per la prima volta in Giappone nel 1985. Le celebrazioni per il trentacinquestimo anniversario del brand sono ancora in corso ma gli appuntamenti fissati da Nintendo scadranno a fine marzo.

Nel frattempo, l’attuale console ammiraglia della casa di kyoto, nintendo Switch, segna un nuovo record di vendite con 80 milioni di esemplari in circolazione. I dati provenienti dal Sol Levante suggeriscono che Switch, al momento, stia dominando su PlayStation e Xbox probabilmente anche a causa del cambio generazionale di Sony e Microsoft che fatica a decollare a causa della scarsa disponibilità di esemplari per la prima e la scarsa stima dei giapponesi nei confronti della seconda.

E voi avete già scaricato queste nuove customizzazioni per Animal Crossing New Horizons?

Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, se ti piace quello che leggi sul nostro sito sostienici!



Continue Reading

Gaming

Twitch: come è andata la moderazione nel 2020?

Published

on

Twitch

Sono trascorsi circa dieci anni dall’attivazione del servizio di streaming di proprietà di Amazon. Nel corso del tempo, la popolarità di Twitch è cresciuta esponenzialmente fino a rendere la piattaforma una delle più utilizzate dai content creator di tutto il mondo.

Il fatto che l’utenza di Twitch sia cresciuta a dismisura – a febbraio 2020 si contavano circa 15 milioni di utenti giornalieri – ha portato la piattaforma ad optare per l’adozione di regole sempre più stringenti. Avere un’utenza così vasta significa avere una gran varietà di contenuti. Tale vastità, a causa della legge dei grandi numeri, porta con se anche messaggi non condivisibili o comunque offensivi per un gran numero di persone. Ecco perchè, a dieci anni dalla nascita della piattaforma, si è deciso di pubblicare per la prima volta un report completo delle attività di moderazione messe in atto da Twitch.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità (Ben Parker)

Proprio per questo, sempre più spesso, Twitch ha optato per una moderazione più stringente che si è spesso esplicata attraverso il ban – temporaneo o definitivo – di streamer e utenti irrispettosi sia dei ToS che del buon senso. A tal proposito, il report pubblicato sul sito ufficiale della piattaforma ci restituisce una immagine del 2020 costellata da luci e ombre. Di fronte ad una generale crescita di spettatori e trasmissioni, c’è stata, contestualmente, una crescita anche di interventi di moderazione da parte sia di bot e algoritmi sia da parte di moderatori in carne ed ossa. Nei dati diffusi è possibile notare una netta differenza tra il primo e il secondo semestre del 2020.

Prendiamo come esempio i messaggi pubblicati nelle varie chat. Da gennaio a giugno dello scorso anno sono censurati 77,3 milioni di messaggi. Buona parte di questi sono stati bloccati automaticamente grazie a bot e algoritmi (61,5 milioni), la parte restante è stata moderata manualmente. A partire dalla seconda metà del 2020, però, si assiste ad una decisiva impennata di tali censure: quasi 130 milioni in totale i messaggi bloccati. Di questi, 31 milioni sono stati eliminati dai modder e il resto dai bot della piattaforma.

Twitch-messages-canceled-2020

Secondo le prime stime, il motivo di tale impennata è da ricercare, lo abbiamo detto, nella naturale crescita della piattaforma. Non tutti gli utenti che si sono uniti al pubblico di Twitch è disposto a condividerne le linee guida o i termini di servizio. Secondo quanto riportato nei documenti, ad esempio, nel corso del 2020 sono triplicati i messaggi di propaganda terroristica con un preoccupante innalzamento man mano che si avvicinavano le elezioni presidenziali statunitensi.

twitch-messaggi-odio

In crescita vertiginosa anche le azioni nei confronti di messaggi di odio e molestie, di diverso tipo. Secondo il documento, l’aumento degli interventi è attribuibile ad una migliorata capacità della piattaforma e dei suoi dipendenti di verificare le segnalazioni degli utenti. Questo consentirebbe ai moderatori di Twitch di agire con maggiore sicurezza e tempestività.

messaggi-molestie

La tolleranza verso le infrazioni alle linee guida – che si parli o meno di questioni gravi come il terrorismo – è comunque prossima allo zero. Non solo i moderatori e gli algoritmi di Twitch, ma anche gli stessi creator sono molto attivi nello scovare e punire chi, queste regole, non riesce proprio a seguirle. Stando sempre al report infatti, dalla prima alla seconda metà del 2020 sono cresciuti TimeOuts (esclusione temporanea dalla chat) e ban permanenti. Nel primo caso si è passati da 3,2 milioni a 4,5 milioni di utenti mutati. Impressionante anche la crescita di ban definitivi da una community: appena 2,3 milioni fino a giugno e quasi 4 milioni nella restante parte dell’anno.

Twitch-azioni-sui-canali

Non puoi farti 500 milioni di amici senza qualche nemico (The Social Network)

Sebbene la piattaforma tenti di applicare regole atte a migliorare l’esperienza di tutti gli utenti, non sono mancate le critiche da parte di quegli streamer che hanno chiesto una maggiore chiarezza da parte di Twitch. Emblematico in Italia il caso del #NoStreamDay, iniziativa già adottata in passato e che da noi è stata ripescata come forma di protesta proprio per chiedere una definizione più puntuale dei comportamenti che è possibile adottare e non adottare sulla piattaforma.

Parte della protesta, inoltre, nasce dal malcontento generato da una presunta disparità di applicazione delle sanzioni nei confronti degli streamer che si sono resi colpevoli dell’infrazione di diverse regole. Il sito GameRant, in un suo articolo, ha riportato come esempio la differenza di trattamento tra il canale Forsen e quello di MissBehavinOfficial. Il primo è stato punito con un mese di ban dopo aver mostrato materiale esplicito per errore e per meno di un secondo. Di contro, il canale MissBehavinOfficial ha subito uno stop di appena tre giorni per avere mostrato contenuti espliciti per 18 minuti di live con il preciso intento di sponsorizzare alcune sue attività esterne.

Insomma, se da una parte assistiamo, fortunatamente, ad una migliore applicazione delle regole e dunque alla creazione di un ambiente libero da messaggi di odio, dall’altro manca ancora chiarezza sull’applicazione di alcune regole.

E voi cosa ne pensate? Trovate che Twitch sia un ambiente sicuro dove trascorrere del tempo?

Continue Reading

Supporta il sito

Aiutaci a mantenere il sito aperto! Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, ma mantenere un sito ha dei costi. Se vuoi sostenerci basta un euro per aiutarci.

Be brave, be #Nerd

.

Advertisement

Trending