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Final Fantasy 7 Remake: un romanzo dedicato ad Aerith e Tifa

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Final Fantasy 7 è probabilmente il capitolo più conosciuto della mitica serie GDR e questo titolo non ha mai realmente lasciato il cuore degli appassionati. L’arrivo del suo Remake poco più di un anno fa – a distanza di 23 anni dall’originale – ha confermato il sentimento degli appassionati segnando un altro punto a favore delle avventure di Cloud e compagnia. Ma il franchise che si è creato attorno a Final Fantasy 7 va ben oltre i soli videogiochi, abbracciando il cinema, il merchandise e oggi anche la letteratura: è stato infatti annunciato Trace of Two Pasts, il romanzo dedicato ai personaggi di Aerith e Tifa.

Un tweet dello Square Enix e-Store ci presenta la light novel in questione, post che trovate qui sotto:

I due personaggi femminili principali della settima fantasia finale saranno dunque le protagoniste del romanzo Trace of Two Pasts (titolo traducibile liberamente come “Tracce di Due Passati”). Nelle pagine dello scritto potremo scoprire qualcosa in più sul passato delle due eroine, quali sono stati i loro trascorsi e cosa le ha condotte a vivere le vicende di FF7 Remake. In realtà si sa già molto di Aerith e Tifa, le loro vite vengono spiegate nel dettaglio – soprattutto nell’originale capitolo per PlayStation 1 -, ma dobbiamo ricordare che questo romanzo si basa sul Remake e quindi è lecito aspettarsi tanto nuovo materiale.

Trace of Two Pasts è scritto da Kazushige Nojima, sceneggiatore di vari capitoli di Final Fantasy e anche autore di testi per alcune canzoni della saga, e arriverà in Giappone il prossimo 15 luglio. Non sappiamo se verrà localizzato anche in altri Paesi, o se perlomeno ne arriverà una versione in inglese per il mercato occidentale. Sarebbe molto interessante, però, riuscire a leggere del passato di due personaggi interessanti come Aerith e Tifa.

Per chi fosse interessato lo stesso giorno, sempre in Giappone, sarà pubblicato anche Final Fantasy 7 Remake: Material Ultimania, un artbook con immagini, concept e interviste. Di questo compendio sappiamo che ci sarà un’esportazione in occidente, che dovrebbe arrivare a dicembre.

Giurista appassionato di videogiochi che ama passare delle ore a guardare anime e serie tv, sembra una descrizione strampalata ma quando si aggiunge anche un sano amore per la palestra... il risultato è ancora peggio. Eppure una volta ero capace di vendermi bene.

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God of War Ragnarok sarà l’ultimo capitolo della saga norrena

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God of War Ragnarok sarà l’ultimo capitolo della saga norrena

Le avventure di Kratos in terra di Grecia hanno ricoperto, senza considerare capitoli extra e spin-off, tre titoli principali nei quali il generale spartano è passato da guerriero succube della volontà altrui a dio a uccisore di (praticamente) tutto il pantheon greco. Stando alle ultime novità arrivate da Santa Monica Studio, però, non sarà così anche per la saga norrena che, infatti, andrà a concludersi con il secondo capitolo in arrivo: God of War Ragnarok.

A darci conferma di ciò – e delle motivazioni alla base di tale scelta – è Cory Barlog, colui che può essere definito il padre di God of War. L’ex director è stato intervistato da Kaptain Kuba su YouTube ma le sue parole sono state riportate sul sito dedicato TheSixthAxis, noi vi proponiamo la traduzione:

Credo che una delle motivazioni principali sia che lo sviluppo del primo gioco ha richiesto cinque anni, per quanto riguarda il secondo non so quanto potrebbe richiedere, ma credo che le tempistiche siano molto simili. Dunque se ci si pensa, un terzo gioco prodotto nello stesso periodo di tempo porterebbe il tutto a 15 anni per una singola storia, e ritengo sia un po’ troppo”.

Mi pare di chiedere troppo, portare a conclusione la storia mettendoci così tanto tempo sembra troppo, prendendo in considerazione il punto in cui era arrivato il team e dov’era Erik (Williams, ndr) e che cosa volesse fare, mi sono detto che va bene così e che possiamo finire con il secondo capitolo”.

La motivazione principale che ha spinto Santa Monica a decidere di concludere le avventure di Kratos, iniziate nel 2018, con Ragnarok è squisitamente temporale. Produrre tre giochi nell’arco di tempo di 15 anni sembra troppo a Barlog, anche tenuto conto di quelli che erano i piani iniziali di tutto il team. Una decisione che noi, da fan, dobbiamo prendere per quella che è e che potremo giudicare, col senno di poi, una volta che avremo giocato a God of War Ragnarok.

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Sony pensa già a PlayStation 6? Si, ma non lo dice esplicitamente

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Sony pensa già a PlayStation 6? Si, ma non lo dice esplicitamente

PlayStation 5 è l’ultima arrivata in casa Sony, da fine novembre 2020 la nuova piattaforma è diventata sulla carta il nuovo punto di riferimento per la branca videoludica del colosso nipponico Sony, un po’ meno nei fatti viste le difficoltà di reperimento della macchina per i fan. Siamo dunque ancora in una situazione di passaggio: PS5 è arrivata da parecchi mesi ma PS4 rimane un’enorme fetta di mercato per Sony, e di questa situazione ne sono testimoni i titoli cross-gen che stanno uscendo e che usciranno anche l’anno prossimo. La società di Tokyo però non è ferma al presente, anzi è lanciatissima verso il futuro, tanto che sta già iniziando a cercare personale per lavorare su PlayStation 6.

Dire così forse è fare il passo un po’ più lungo della gamba, Sony non ha mai parlato di PS6, ma le ricerche di impiegati sono reali – qui il link alle posizioni aperte per PlayStation Europe – e sono tutte indirizzate allo sviluppo delle prossime piattaforme PlayStation (viene dunque da pensare a PS6). Ecco un tweet, dell’utente Zuby_Tech, con una interessante dicitura:

La lista delle posizioni aperte per PlayStation suggerisce che PlayStation 6 sia in fase di ricerca e di sviluppo!

Contribuire all’identificazione e sviluppo di un portfolio tecnologico per le future piattaforme PlayStation”.

Nulla di ufficiale, ripetiamo che Sony non ha mai neanche lontanamente citato o parlato di PlayStation 6 – ha già le mani piene con PS5, questo è certo – tuttavia un’azienda di tali dimensioni, lo dicevamo, è sempre proiettata al futuro. Se pensiamo che PS5 avrà una vita di 7/8 anni – e che il primo è ormai allo scadere -, non è irragionevole pensare che SIE sia già alla ricerca di personale per iniziare a lavorare sulla prossima PlayStation.

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God of War Ragnarok: Barlog parla del suo abbandono come direttore creativo

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God of War Ragnarok: Barlog parla del suo abbandono come direttore creativo

God of War Ragnarok è stato presentato con un trailer in occasione del PlayStation Showcase del 9 settembre scorso e i fan sono subito andati in visibilio, il titolo di Santa Monica Studio è uno dei più attesi degli ultimi anni e il team di sviluppo lo sa bene, ecco perché ancora non si ha una data di uscita – se non un fin troppo generico 2022. Team di sviluppo che ha visto alcuni cambiamenti per questa seconda avventura di Kratos nelle terre del nord, lo storico direttore creativo Cory Barlog ha lasciato la sua posizione ed è stato sostituito da Eric Williams.

Il sito dedicato Gamesradar ha raccolto alcuni commenti di Barlog riguardanti il suo abbandono dal ruolo di creative director. Qui di seguito potrete leggere una nostra traduzione di ciò che ha avuto da dire:

Sono come in panchina. Sono come Burgess Meredith (l’allenatore di Rocky Balboa, ndr), me ne sto seduto fuori dal ring e gli dico: “Nessun dolore, Rock, nessun dolore”, senza aiutare davvero”.

È decisamente strano, una sensazione eterea, come uscire dal concetto che si ha di se stessi, dove ogni giorno si è sfidati a sapere quando togliere le mani dal volante, mi spiego? Poter essere lì – essere al banco di prova – prendere in considerazione alcune delle aspettative e dire: “Queste sono importanti, dobbiamo centrarle in pieno”, ma mettersi nei loro panni. Come direttore non vuoi che qualcuno ti dica come farebbe questa o quella cosa”.

I suoi (di Eric Williams, ndr) modi sono i suoi e i suoi modi sono influenzati dalle relazioni con il team e da come lavorano. Perciò è questa sorta di amalgama – questa combinazione – di ogni singola cosa che è unica in questi momenti”.

Cory Barlog lavora con il team di Santa Monica sin dal primo God of War e la sensazione di essere messo da parte, che traspare chiaramente dalle sue parole, è più che comprensibile. L’ex direttore creativo si era sempre sentito come un punto di riferimento per il team che, nonostante ciò, cercava di mettersi nei panni dei suoi collaboratori. Eric Williams, ovviamente, ha il suo modo di lavorare e speriamo che sappia fare bene e che sappia dare alla serie quanto Barlog ha dato.

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