Connect with us
tito-faraci-intervista tito-faraci-intervista

Fumetti e Cartoni

Intervista a Tito Faraci: scrittore e sceneggiatore di Topolino e Diabolik

Published

on

Invitati al Giffoni Film Festival, abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Tito Faraci, pietra miliare della sceneggiatura italiana. Faraci era presente al festival per presentare, durante una Masterclass, la graphic novel Un Sogno Chiamato Giffoni, realizzata in collaborazione con Wallie.

Ciao Tito, partiamo subito dalla collaborazione con Wallie, come vi siete incontrati e com’è stata?

Ciao Matteo. Be’ le collaborazioni in generale sono imprevedibili, vorrei raccontarti un aneddoto di quand’ero ragazzo.

Lavoravo per topolino e scrissi una storia che si intitolava La lunga notte del commissario Manetta senza sapere chi me l’avrebbe disegnata. All’epoca non esistevano mail e facevo un altro lavoro. Il disegnatore, che poi scoprii essere Giorgio Cavazzano, chiamò per farsi mettere in contatto con me perché mi voleva parlare della storia. Appena lo sentii pensai subito che avevo sbagliato qualcosa ed invece lui mi fece i complimenti, era rimasto colpito in senso positivo dalla mia sceneggiatura. Mi disse che per lui era un momento difficile, un periodo in cui era particolarmente demotivato e la mia storia l’aveva aiutato, gli aveva dato una spinta per proseguire meglio di prima.

Ecco, non me lo sarei immaginato eppure poi abbiamo continuato a lavorare insieme per altre storie. Io avevo l’età che adesso ha Wallie e, a distanza di molti anni, ho capito quello che Giorgio mi diceva: trovare nei giovani la voglia di fare. Avevo quest’occasione e sarebbe stato facile per me scegliere un disegnatore già rodato eppure ho voluto affidarmi ad un disegnatore che non aveva mai lavorato con uno sceneggiatore – perché Wallie ha pubblicato sempre libri come autore unico.

Per questo progetto mi ero riproposto due cose: la prima che non volevo scrivere un libro puramente celebrativo, la seconda è che volevo un disegnatore non scontato, e sono riuscito in entrambi gli intenti.

Come le è venuta l’idea di creare il personaggio di Edo in Un Sogno Chiamato Giffoni?

In realtà ho fatto una chiacchierata col direttore del festival, Claudio Gubitosi, e mi aveva raccontato di quand’era ragazzo: questa cosa di inseguire un sogno ma anche di come li odiasse, di come preferisse l’idea di provare a realizzare qualcosa anche quand’è difficile, e questo non lo considera un sogno perché è un qualcosa di realizzabile.

Ho cercato di raccontare la tenacia in maniera ironica e metterla nel personaggio. L’idea è partita soltanto da questo, da questa chiacchierata.

Poi abbiamo provato con Wallie a fare queste specie di strisce orizzontali che danno una lettura, quindi, verticale; e non solo anche i balloon disordinati fra loro che costringono il lettore a seguire il giro delle pipette, per suggerire la confusione delle voci in un set. Quindi c’è stato un vero studio per dare col fumetto un’idea di cinema senza imitarlo, Ironizzandolo.

Sinceramente trovo molto acuta l’idea delle vignette in widescreen che ricordano la camera o lo schermo. Parlando di ispirazione, passiamo a Spigole, il tuo nuovo libro. Quanto è difficile avere sempre nuove idee senza mai esaurirsi?

Molte volte è proprio dura inventarsi ogni giorno nuove cose, però alla fine mi pagano per fare qualcosa che pagherei per fare. Non esiste il lavoro facile e forse non sarebbe nemmeno giusto se esistesse. A me serve il mio carburante e poi avere la libertà di non scrivere sempre lo stesso personaggio ma di spaziare il più possibile.

Come mai spigole?

Il nome mi divertiva e poi c’è un fatto: a Milano tutti le chiamano erroneamente branzino e quindi trovavo divertente il fatto che lui invece volesse vendere spigole. Il protagonista, in carenza di idee, si convince che tutto il mondo là fuori non pensa ed è una cosa terribile, una spocchia imperdonabile: pensare che solo chi è creativo possa pensare mentre gli altri no. Infatti il mio protagonista avrà la giusta punizione.

Il suo romanzo lo vedrei quasi come un incitamento ai “creativi” a non mollare mai.

Sì, a capire che quella fatica è una fatica come molte altre che si trovano in qualsiasi lavoro. Da una parte non valorizzare troppo il proprio lavoro e anche apprezzare però la fortuna che si ha avuto per poterlo fare.

Durante la presentazione ha parlato della quarantena, come ha influito per quello che concerne il suo carburante? E a livello creativo, pensa che abbia influenzato le sue produzioni?

Qualunque tipo di storia io scriva, che sia fantascienza o western, che sembrano esistere in universi lontanissimi dal nostro, ho bisogno di un carburante che è camminare per strada, conoscere persone. Chi mi conosce lo sa, sono molto socievole – mi verrebbe quasi da dire un tipo da bar!

Mi piace frequentare gli amici, allargare la mia cerchia di conoscenze. Penso che quando scrivi una storia lontana, quello che percepisci per strada, quello che senti dalle persone: il raccontare le loro storie, le loro tragedie di vita, i loro problemi economici, relazionali; ecco tutto questo costituisce un enorme risorsa di carburante in cui tu puoi mettere anche un attacco di alieni. Perché sono situazioni reali che vivi. Penso che ogni autore dovrebbe farsi un giro per strada e conoscere quanto costa un chilo di pane o un biglietto della metropolitana. Durante la quarantena ho sentito che piano piano si esauriva questo carburante, tanto che piano piano sentivo difficoltà nell’ispirazione. Per fortuna adesso, come tutti, si ritorna a camminare per strada a risentire i vari contatti.

L’importante sono quindi i drammi reali, le storie di tutti i giorni, che poi possono essere messe anche in un contesto lontano o assurdo, perché i personaggi alla fine sono persone.

Sì, diciamo i personaggi risultano più coerenti delle persone, tuttavia dentro di loro albergano dei contenuti che sono veri, che vengono dall’osservazione delle persone.

Una cosa che mi ha aiutato molto, anche nel mondo Disney, è stata proprio rendere veri anche i topi ed i paperi, perché ci mettevo dentro le storie delle persone che conoscevo. In fondo con Topolino e Gambadilegno ho sempre cercato di raccontare l’impossibilità di essere amici ma allo stesso tempo anche di essere nemici.

Mi ha colpito questa cosa che lei dice del mondo Disney. Leggendolo fin da piccolo molte cose me le ha spiegate Topolino, anche temi pesanti. Per esempio da grandicello mi ricorderò sempre di una storia che parlava della morte, in cui Topolino e Pippo viaggiano nel tempo…

Certo ce l’ho presente, quella di Zemelo. Me la ricordo bene perché, nessuno lo sa, ma ho fatto io da editor.

Era l’epoca in cui facevo da editor esterno e tutor per i nuovi autori. Quella storia mi è stata portata e ho fatto di tutto per farla passare. È stata ripubblicata anche in varie occasioni, in molti Paesi del mondo; è una storia che parla di una cosa proibita come la morte ma era affrontata con un enorme delicatezza, e ne sono molto fiero. C’è anche un po’ il mio zampino, ma ho fatto di tutto per difenderla.

C’è una storia di Topolino che le è rimasta nel cuore?

Forse una che si intitola Dalla parte sbagliata in cui affronta in maniera viscerale il rapporto fra Gambadilegno e Topolino.

Per rimanere in tema disneiano, in un’altra intervista ha parlato della famiglia Topolinia e della famiglia Paperopoli. Vorrei approfondire un po’ l’argomento.

È una visione un po’ estremizzata però, secondo me, corretta. Il mondo dei paperi è un mondo dominato dai rapporti familiari sostanzialmente, salvo eccezioni, e quindi c’è l’obbligo di frequentarsi. In realtà è come se Paperino non avesse amici. Se facessi una storia di Paperino che va a trovare fuori città un vecchio amico, la redazione direbbe: Ma che strano!. Se invece iniziassi una storia con Topolino che va a trovare un vecchio amico la redazione non direbbe nulla, tutto normale.

Invece il mondo di Topolino è dominato soprattutto dai rapporti di amicizia e di amore. Topolino è amico di Pippo, di Basettoni, di Orazio; Orazio è innamorato di Clarabella, Topolino ama Minnie, Gambadilegno ama Trudy, Topolino e Gambadilegno hanno un rapporto di amicizia negata. La parentela è lo scegliersi. Quindi nessun rapporto del mondo di topolino è obbligatorio. Questo mi ha sempre fatto interessare, almeno fino ad oggi, di più il mondo dei topi: perché il fatto che tutti si scelgano, non siano obbligati e che ogni rapporto che sia di amicizia, amore o rivalità può finire da un momento all’altro.

Però ultimamente la difficoltà fra parenti di trovare un’intesa ed anche il peso della responsabilità della famiglia, forse perché sono cresciuto negli anni e ho avuto dei figli, mi hanno fatto trovare interesse per il mondo dei paperi.

Penso che paradossalmente dipenda dalla propria esperienza di vita e dalle fasi che uno attraversa.
Parlando di differenze nel corso degli anni: suo figlio so che le ha fatto scoprire Sio, com’è stato?

Quando mio figlio aveva sedici anni, mi ha fatto vedere che mi aveva nominato in qualche intervista. Poi ho visto che mi seguiva su Twitter così l’ho seguito anch’io e gli ho scritto ringraziandolo per la stima nei miei confronti. Poi io cercavo qualcuno per Topolino e quindi gli ho fatto provare a scrivere delle storie perché ho capito quanto lo amava. Siamo diventati amici ed è nata un’ottima collaborazione che spero continuerà.

Dopo tutta una vita passata scrivere e sceneggiare si potrebbe definire arrivato o c’è ancora qualcosa che cerca?

Non mi sento arrivato. Questa forse è una virtù o una maledizione, non lo so. C’è ancora ambizione di fare qualcosa di nuovo, di provare una nuova sfida anche a costo di perderla, questa non mi è mai passata! Dal punto di vista personale, penso, non si possa dire: Ah va bene così per ancora un po’!. Penso che dal punto di vista creativo sia una benedizione non sentirsi mai arrivato.

Come molte persone creative quando riceviamo una critica positiva seguono attimi di felicità, mentre ad ogni critica negativa seguono ore o giornate di tormento. Abbiamo in tanti la sindrome dell’impostore, per cui pensiamo di essere stati messi a fare qualcosa senza alcun merito e abbiamo paura di essere smascherati come truffatori. Io non riesco a godermi le critiche positive e non riesco a passare sopra a quelle negative.

La sua passione per la scrittura com’è nata?

È nata dalla passione per la lettura e per le storie in generale dai fumetti ai libri, piuttosto che ai film sia in televisione che al cinema. In ogni scrittore c’è un lettore.

E si ricorda qual è stato il primo libro o fumetto che ha letto?

Non ce la faccio. Ne ho letti tantissimi che non saprei. Per quanto riguarda i fumetti potrei ipotizzare un Topolino o un Asterix. Per quanto riguarda la narrativa ho veramente problemi a ricordare.

Parlando di storie mi viene in mente l’aneddoto che hai raccontato: “se avessimo 4 dita invece che 5?”, in cui bisognava cambiare il nostro sistema decimale. Ecco quanto pensa che la fantasia sita nelle storie possa in qualche modo influenzare la scienza?

Penso non siano territori così lontani. La capacità di astrazione, di spingersi verso l’ignoto in territori ancora non esplorati appartiene alla creatività. Nell’esplorazione del pensiero confluiscono la scienza e la creatività. Il pensiero creativo è stato alla base dell’umanesimo, per esempio. Spingere il proprio cervello ad analizzare ipotesi che fino a quel momento sembravano insensate.

Una domanda un po’ più personale: quanto costa in termini emotivi scrivere?

Un tempo pensavo che fosse particolarmente influente nella mia vita. Diciamo che qualsiasi lavoro uno faccia influisce nella vita privata di una persona, quando torni a casa te ne porti un po’. Il fatto che il mio lavoro possa essere svolto ovunque, il fatto che anche adesso potrei tornare in albergo e mettermi a scrivere, il fatto che ti segua ovunque e che la notte ti possa svegliare, ecco queste cose sono pratiche e a livello psicologico è impegnativo. Devi imparare a conviverci, a scaricare ogni tanto.

Purtroppo gli sceneggiatori in Italia non sono riconosciuti. Molte persone non sanno nemmeno che lavoro svolgano, ed ecco: quando ha iniziato a studiare e lavorare in quest’ambito la sua famiglia, le sue amicizie cosa le dicevano?

La mia famiglia non sapeva e tutt’ora non sa esattamente cosa stia facendo, ma in realtà neanche i miei vicini di casa! Quindi è un lavoro che malgrado adesso stia diventando più noto, rimane pur sempre sconosciuto e misterioso. Tant’è che c’è chi pensa che consista nel semplice scrivere i dialoghi, c’è chi pensa che lo sceneggiatore scriva solo il soggetto, è un mestiere ancora inesplorato, ma anche difficile da spiegare ed incredibile.

Però ho imparato a convivere con questa storia.

Penso che passerò tutta la vita a trovare gente che dice: Ciao ho letto il tuo fumetto, mi disegni qualcosa? ed in realtà non stanno mentendo solo che associano il mio nome alla storia disegnata. Alla fine scrivendo per fumetti popolari è normale che si sia più devoti al personaggio e non all’autore.

Immagino, lei preferisce più scrivere in seriale o opere uniche?

Non c’è una risposta, dipende dai momenti. Dopo un po’ che faccio seriale mi vien voglia di sperimentare altro… no, non c’è proprio una risposta. Scrivo tante cose diverse e mi piace, perché dopo un po’ che scrivo sempre lo stesso tipo di storie mi vien voglia di cambiare. Anche come lettore mi annoierei a leggere lo stesso tipo di libro o vedere lo stesso tipo di film e mi annoierei anche come autore a fare lo stesso tipo di storia con gli stessi personaggi.

In qualche modo, mi dà idea che lei sia molto libero. Riesce a spaziare tanto fra generi e tipologie diverse ma anche soltanto in Topolino, che alcuni lo definisco rigido, lei è capace di saper essere libero all’interno di quelle regole. Come fa?

In realtà sì. Penso principalmente perché non sento molto il limite anche in una storia disneiana e variare molto la scrittura mi permette di non avere un tipo di storia da non poter scrivere. Questo mi rende libero probabilmente.

Ultima domanda: ai nuovi giovani autori, cosa consiglierebbe?

Di essere giovani autori. Di capire che anche i più vecchi erano dei giovani immaturi e quindi non cercare di copiarli, ma rinnovare sempre.

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Fumetti e Cartoni

Aumento dei prezzi dei fumetti, Panini rassicura i lettori

Published

on

aumento prezzi fumetti

Anche Panini Comics ha dovuto annunciare, a malincuore, tramite un post su Facebook (e sugli altri social), l’aumento dei prezzi per quanto riguarda alcuni dei loro fumetti.

Ma la rassicurazione ai lettori non tarda ad arrivare, la casa editrice infatti si è impegnata a comunicare che farà il possibile per contenere l’aumento.

Come mai un rincaro?

Purtroppo non è una diretta volontà di Panini l’aumento dei prezzi, ma la conseguenza di un problema che sta colpendo vari settori dell’editoria e non solo.

L’aumento del costo della carta infatti è un fattore che deriva dalla scarsità di cellulosa, quindi della materia prima alla basa della sua realizzazione. Questo è dovuto in parte ad una difficoltà di approvvigionamento negli ultimi anni (situazione Covid mondiale) così la domanda in continua crescita non si è potuta soddisfare. E questo ginepraio ha portato inesorabilmente ai risultati che conosciamo.

Effettivamente Panini non è la prima e non sarà l’ultima in Italia – abbiamo già visto i rincari di casa Sergio Bonelli Editore. Ma moltissime case editrici, piano piano, si stanno preparando ad alzare i prezzi.

Rincari, carta e costi

La difficoltà di approvvigionamento, l’aumento della domanda, quindi dei costi e di svariate spese che gli editori devono sostenere, porterà all’aumento complessivo dei prezzi del cartaceo, che si ripercuoterà sul consumatore finale, quindi i lettori. Ma è possibile quantificare questo rincaro?

In realtà da casa Panini non si sono sbottonati molto, anzi per niente. Il che non è detto sia un buon segno. Hanno scritto di voler contenere i costi anche se le previsioni di molti del settore prevedono un aumento significativo dei prezzi, proprio considerando la situazione mondiale cui stiamo assistendo.

Previsioni

I rincari saranno d’obbligo in molte realtà e la riflessione sorge naturale: cosa succederà? Probabilmente il mercato fumettistico si dovrà ripensare, soprattutto in determinate nazioni, in chiave digitale.

Già stiamo vedendo diverse realtà aperte a questa opzione e potrebbe essere la scelta migliore per non perdere lettori (avendo il digitale costi più contenuti), ma mantenendo un cartaceo facoltativo, sperando non diventi proibitivo e, quindi, solo per una élite ristretta.

Continue Reading

Fumetti e Cartoni

Ecco le novità editoriali Kleiner Flug – DOUbLe SHOt con cui si dà il via al nuovo anno

Published

on

novità kleiner double shot

Il nuovo anno parte con tante novità in casa Kleiner Flug – DOUbLe SHOt, eccole di seguito!

Per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, Kleiner Flug, con la preziosa collaborazione dell’Istituto per la lingua italiana di Mòntreal, propone una quadrilogia a fumetti su Dante Alighieri, che cerca di affrontare in maniera organica i temi principali (l’amore, l’amicizia, la politica e l’esilio) che hanno percorso la vita del Sommo Poeta. I volumi, proposti in una splendida veste deluxe cartonata e pagine d’alta grammatura, compongono il prezioso interno del cofanetto firmato da Michele Penco, mentre la loro costola ospita l’iconico profilo dantesco.

  • Il primo volume è la riedizione deluxe di un classico Kleiner già molto amato, Dante Alighieri. Amor mi mosse, best-seller sin dal 2015 che racconta del rapporto amoroso tra Dante e Beatrice dall’inedito punto di vista della dama angelicata.
  • Dante Alighieri. Primo de li miei amici“, secondo volume della quadrilogia e primo tra gli inediti, racconta la tormentata amicizia di Dante con Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Il libro insegue la scia narrativa del famoso sonetto dantesco “Guido i’ vorrei che tu Lapo e io”, in cui il poeta immagina di varcare i cieli di Firenze su un vascello incantato, su cui i suoi amici, le loro donne e lui possano trascorrere del tempo lieve. Ma la differenza di intenti e vedute dei tre amici mette a dura prova questo idillio, trasportando nella realtà dei contrasti che sembravano destinati a rimanere soltanto letterari. Scritta da Alessio D’Uva e Filippo Rossi, già sceneggiatori di “Amor mi mosse”, e disegnata da Angelica Regni, la storia è impreziosita da altri episodi che raccontano il rapporto di Dante con gli amici, come il musico Casella o Farese Donati, con cui Dante si esibisce in una tenzone comica di fronte ai fiorentini divertiti.
  • Dante Alighieri. Le fangose genti“, terzo capitolo scritto da Marco Cei e disegnato da Genny Ferrari, vede Dante, ormai privo del sostegno dell’amico Guido con cui la frattura si è fatta insanabile, coinvolto nella vita politica di Firenze. Il Sommo Poeta viene eletto Priore nel semestre in cui gli scontri fra le nascenti fazioni dei Bianchi e dei Neri si fanno più caldi, e alla perdita degli amici si aggiunge la comparsa di nemici sempre più potenti, da Filippo Argenti a Papa Bonifacio, passando per il “Barone” Corso Donati. La vita dell’Alighieri ne viene sconvolta irrimediabilmente, arrivando alla fatidica sentenza di condanna all’esilio. Solo la poesia potrà recargli le sue giuste vendette su quella marmaglia infame a lui contraria…
  • Chiude infine il cerchio “Dante Alighieri. La selva oscura“, quarto e ultimo volume della raccolta, che vede tornare ai disegni Astrid Lucchesi, già disegnatrice di “Dante Alighieri. Amor mi mosse”, per la sceneggiatura di Marco Rastrelli. Dante, esiliato da Firenze, trova riparo a Forlì, da Scarpetta degli Ordelaffi. Coinvolto in battaglie, trattative, complotti, il Sommo Poeta tenta tutte le carte possibili per poter rientrare nella sua città. Ma la fine è ben nota, come sappiamo. Non ritroverà la sua patria, ma da tutta quell’esperienza e dal turbinio di vizi nefandi di cui è stato testimone, saprà assurgere, con la sua arte, all’immortalità.

Sotto l’etichetta DOUbLe SHOt, invece, oltre a uscite editoriali che anch’esse vanno a celebrare importanti anniversari, abbiamo novità palpitanti e disturbanti visioni oniriche:

  •  “Hanoi Swing”, noir hardboiled vincitore del concorso 3 Bullets, scritto dai giovanissimi Mariano Rose e Simone Perlina. Sullo sfondo della capitale vietnamita, Punch, il protagonista, è uno strozzino che lavora per il boss della malavita Melvin, creatore di un impero del crimine a base di oppio, scommesse e sogni infranti. Punch, suo malgrado, dovrà mettersi sulle tracce di Xuan, debitore nei confronti di Melvin di una grossa cifra e che si è rifiutato di pagare, scomparendo nel nulla, ma finirà travolto da un’intricata trama di misteri che lo metterà a dura prova…
  • Il nuovo graphic novel di Michele Penco, “Le notti della falena” segna invece un grande ritorno. Già autore della nostra scuderia sin dal suo esordio, “Incubi”, e poi anche del nominato al Premio Boscarato e vincitore dell’”Audaci Awards”, “Racconti azzurri”, Michele Penco rispetta ancora una volta la sua cifra autoriale e scrive un thriller sovrannaturale, onirico e inquietante, in cui nulla è come appare e un misterioso manufatto legato al culto dei morti, il Vaso della Luna, guida la narrazione.
  • In occasione degli 80 anni dalla nascita di Muhammad Ali, DOUbLe SHOt omaggia la straordinaria parentesi esistenziale del più grande pugile di tutti i tempi con il graphic novel “Muhammad Ali”, scritto da Francesco “Baro” Barilli e Gabriele “Lele” Corvi. Una vita all’insegna della lotta, contro i propri avversari sportivi, il razzismo dilagante e il morbo di Parkinson, raccontata con una sintesi assoluta nel tratto e la lucidità del racconto di formazione di un mito.

Fino al 31 di Gennaio sarà possibile acquistare dal sito di Kleiner Flug tutti i volumi, anche le novità, con uno sconto del 5% inserendo il codice promozionale “Natale Kleiner!” prima di finalizzare il pagamento.

Le novità, però, non sono finite qui: di recente, infatti, Kleiner Flug è sbarcata sul web, grazie alla collaborazione con la piattaforma di lettura digitale Izneo, la prima in Europa per numero di utenti e ampiezza di catalogo.

Per Kleiner: Dante Alighieri (Amor mi Mosse); Dante Alighieri (Primo de li mei amici); Dante Alighieri (Le fangose genti); Dante Alighieri (La selva oscura); La dama degli Abissi – La storia segreta di Elisa Bonaparte; Horatio Nelson Vol. 1 and Vol. 2; Il filo Invisibile Vol. 1 and Vol. 2; Garibaldi Vol. 1 and Vol. 2; La preda più pericolosa; Rosso Malpelo; Leonardo Da Vinci; Giulio Cesare vol. 1; Giulio Cesare vol. 2; Napoleone Bonaparte Vol. 1; Napoleone Bonaparte Vol. 2

Per DOUbLe SHOt: Ford Ravenstock vol. 1; Carriera criminale di Clelia C.; Muhammad Ali; I 21 vaffanculo di Zeno; In Principio – Storie crudeli della Bibbia; Rocketo vol. 1 – Viaggio nel Mare Nascosto; Il viaggio di Tito.

Continue Reading

Fumetti e Cartoni

Memento: uno sguardo per non dimenticare, la recensione

Published

on

memento

Memento, scritto e disegnato da Arianna Calabretta è un’opera Jundo che adesso è disponibile anche in formato cartaceo. Si tratta di una graphic novel di circa 120 tavole colorate e, se volete saperne di più sull’artista, guardate la nostra intervista esclusiva.

Memento: la trama

La storia vede come protagonista una ragazza di nome Emma. Emma è una ragazza apparentemente normale: ha una famiglia, va scuola… ma ha qualcosa di diverso. Emma è tormentata da alcuni incubi tremendi che la fanno soffrire.

La faccenda si complica nel momento in cui questi incubi si iniziano a fondersi con la realtà facendole perdere quasi del tutto l’orientamento.

Lei si interroga su cosa siano questi incubi, da dove vengono. Però purtroppo a casa non trova un clima e una situazione ideali per poter chiedere aiuto, anzi. I genitori, alle prese con le loro litigate e la loro separazione, sembrano ciechi e sordi nei confronti di Emma, che dovrà cavarsela da sola.

Narrazione e disegni

La narrazione di “Memento” si intreccia fra tre tempi diversi creando un bellissimo flusso sempre molto movimentato. Il primo è la narrazione al tempo presente, quello che vive Emma ogni giorno e questo le fa vivere il secondo intreccio narrativo, ossia quello dei ricordi. I ricordi le riportano alla mente emozioni antiche, forti, incontrollabili. E l’unione di questi due produce il terzo intreccio, ossia gli incubi. Gli incubi si manifestano come esperienze e figure archetipiche che tormentano la protagonista.

Il tutto si suggella con dei tratti, come confermato anche dall’autrice nell’intervista, unici, che non si possono scoprire. Le vignette e le tavole assumono quindi una colorazione e una morbidezza diversa in base non solo agli intrecci temporali ma anche emotivi di Emma.

Conclusioni: Memento!

Come un monito Memento si pone l’obiettivo di raccontare per sensibilizzare, empatizzare e istruire il lettore nei confronti di alcune tematiche importanti. La tematiche principale è la malattia mentale, spesso sottovalutata o trattata in maniera superficiale e con pregiudizio, è invece la chiave per comprendere questa graphic novel che cerca di parlare a cuore aperto e di arrivare a delle orecchie che, speriamo, siano in grado di ascoltare.

A corollario di questo problema ci sono i rapporti interpersonali con la famiglia, che mettono in evidenza il problema delle dinamiche di non ascolto e, in un certo senso, quindi la solitudine che ne deriva, che porta le persone a chiudersi, ad isolarsi e a sprofondare in un oblio che piano piano ingloba qualsiasi forma di vita.

L’importanza di raccontare queste situazioni e la lettura di tali opere però possono aiutarci a riflettere su questi argomenti.

Se vi capita leggetelo e se volete collezionarlo la copia cartacea è assolutamente valida: buona qualità della carta, copertina morbida e colori vivi e non sbiaditi.

Continue Reading
Advertisement

Trending