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Fumetti e Cartoni

Intervista a Tito Faraci: scrittore e sceneggiatore di Topolino e Diabolik

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Invitati al Giffoni Film Festival, abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Tito Faraci, pietra miliare della sceneggiatura italiana. Faraci era presente al festival per presentare, durante una Masterclass, la graphic novel Un Sogno Chiamato Giffoni, realizzata in collaborazione con Wallie.

Ciao Tito, partiamo subito dalla collaborazione con Wallie, come vi siete incontrati e com’è stata?

Ciao Matteo. Be’ le collaborazioni in generale sono imprevedibili, vorrei raccontarti un aneddoto di quand’ero ragazzo.

Lavoravo per topolino e scrissi una storia che si intitolava La lunga notte del commissario Manetta senza sapere chi me l’avrebbe disegnata. All’epoca non esistevano mail e facevo un altro lavoro. Il disegnatore, che poi scoprii essere Giorgio Cavazzano, chiamò per farsi mettere in contatto con me perché mi voleva parlare della storia. Appena lo sentii pensai subito che avevo sbagliato qualcosa ed invece lui mi fece i complimenti, era rimasto colpito in senso positivo dalla mia sceneggiatura. Mi disse che per lui era un momento difficile, un periodo in cui era particolarmente demotivato e la mia storia l’aveva aiutato, gli aveva dato una spinta per proseguire meglio di prima.

Ecco, non me lo sarei immaginato eppure poi abbiamo continuato a lavorare insieme per altre storie. Io avevo l’età che adesso ha Wallie e, a distanza di molti anni, ho capito quello che Giorgio mi diceva: trovare nei giovani la voglia di fare. Avevo quest’occasione e sarebbe stato facile per me scegliere un disegnatore già rodato eppure ho voluto affidarmi ad un disegnatore che non aveva mai lavorato con uno sceneggiatore – perché Wallie ha pubblicato sempre libri come autore unico.

Per questo progetto mi ero riproposto due cose: la prima che non volevo scrivere un libro puramente celebrativo, la seconda è che volevo un disegnatore non scontato, e sono riuscito in entrambi gli intenti.

Come le è venuta l’idea di creare il personaggio di Edo in Un Sogno Chiamato Giffoni?

In realtà ho fatto una chiacchierata col direttore del festival, Claudio Gubitosi, e mi aveva raccontato di quand’era ragazzo: questa cosa di inseguire un sogno ma anche di come li odiasse, di come preferisse l’idea di provare a realizzare qualcosa anche quand’è difficile, e questo non lo considera un sogno perché è un qualcosa di realizzabile.

Ho cercato di raccontare la tenacia in maniera ironica e metterla nel personaggio. L’idea è partita soltanto da questo, da questa chiacchierata.

Poi abbiamo provato con Wallie a fare queste specie di strisce orizzontali che danno una lettura, quindi, verticale; e non solo anche i balloon disordinati fra loro che costringono il lettore a seguire il giro delle pipette, per suggerire la confusione delle voci in un set. Quindi c’è stato un vero studio per dare col fumetto un’idea di cinema senza imitarlo, Ironizzandolo.

Sinceramente trovo molto acuta l’idea delle vignette in widescreen che ricordano la camera o lo schermo. Parlando di ispirazione, passiamo a Spigole, il tuo nuovo libro. Quanto è difficile avere sempre nuove idee senza mai esaurirsi?

Molte volte è proprio dura inventarsi ogni giorno nuove cose, però alla fine mi pagano per fare qualcosa che pagherei per fare. Non esiste il lavoro facile e forse non sarebbe nemmeno giusto se esistesse. A me serve il mio carburante e poi avere la libertà di non scrivere sempre lo stesso personaggio ma di spaziare il più possibile.

Come mai spigole?

Il nome mi divertiva e poi c’è un fatto: a Milano tutti le chiamano erroneamente branzino e quindi trovavo divertente il fatto che lui invece volesse vendere spigole. Il protagonista, in carenza di idee, si convince che tutto il mondo là fuori non pensa ed è una cosa terribile, una spocchia imperdonabile: pensare che solo chi è creativo possa pensare mentre gli altri no. Infatti il mio protagonista avrà la giusta punizione.

Il suo romanzo lo vedrei quasi come un incitamento ai “creativi” a non mollare mai.

Sì, a capire che quella fatica è una fatica come molte altre che si trovano in qualsiasi lavoro. Da una parte non valorizzare troppo il proprio lavoro e anche apprezzare però la fortuna che si ha avuto per poterlo fare.

Durante la presentazione ha parlato della quarantena, come ha influito per quello che concerne il suo carburante? E a livello creativo, pensa che abbia influenzato le sue produzioni?

Qualunque tipo di storia io scriva, che sia fantascienza o western, che sembrano esistere in universi lontanissimi dal nostro, ho bisogno di un carburante che è camminare per strada, conoscere persone. Chi mi conosce lo sa, sono molto socievole – mi verrebbe quasi da dire un tipo da bar!

Mi piace frequentare gli amici, allargare la mia cerchia di conoscenze. Penso che quando scrivi una storia lontana, quello che percepisci per strada, quello che senti dalle persone: il raccontare le loro storie, le loro tragedie di vita, i loro problemi economici, relazionali; ecco tutto questo costituisce un enorme risorsa di carburante in cui tu puoi mettere anche un attacco di alieni. Perché sono situazioni reali che vivi. Penso che ogni autore dovrebbe farsi un giro per strada e conoscere quanto costa un chilo di pane o un biglietto della metropolitana. Durante la quarantena ho sentito che piano piano si esauriva questo carburante, tanto che piano piano sentivo difficoltà nell’ispirazione. Per fortuna adesso, come tutti, si ritorna a camminare per strada a risentire i vari contatti.

L’importante sono quindi i drammi reali, le storie di tutti i giorni, che poi possono essere messe anche in un contesto lontano o assurdo, perché i personaggi alla fine sono persone.

Sì, diciamo i personaggi risultano più coerenti delle persone, tuttavia dentro di loro albergano dei contenuti che sono veri, che vengono dall’osservazione delle persone.

Una cosa che mi ha aiutato molto, anche nel mondo Disney, è stata proprio rendere veri anche i topi ed i paperi, perché ci mettevo dentro le storie delle persone che conoscevo. In fondo con Topolino e Gambadilegno ho sempre cercato di raccontare l’impossibilità di essere amici ma allo stesso tempo anche di essere nemici.

Mi ha colpito questa cosa che lei dice del mondo Disney. Leggendolo fin da piccolo molte cose me le ha spiegate Topolino, anche temi pesanti. Per esempio da grandicello mi ricorderò sempre di una storia che parlava della morte, in cui Topolino e Pippo viaggiano nel tempo…

Certo ce l’ho presente, quella di Zemelo. Me la ricordo bene perché, nessuno lo sa, ma ho fatto io da editor.

Era l’epoca in cui facevo da editor esterno e tutor per i nuovi autori. Quella storia mi è stata portata e ho fatto di tutto per farla passare. È stata ripubblicata anche in varie occasioni, in molti Paesi del mondo; è una storia che parla di una cosa proibita come la morte ma era affrontata con un enorme delicatezza, e ne sono molto fiero. C’è anche un po’ il mio zampino, ma ho fatto di tutto per difenderla.

C’è una storia di Topolino che le è rimasta nel cuore?

Forse una che si intitola Dalla parte sbagliata in cui affronta in maniera viscerale il rapporto fra Gambadilegno e Topolino.

Per rimanere in tema disneiano, in un’altra intervista ha parlato della famiglia Topolinia e della famiglia Paperopoli. Vorrei approfondire un po’ l’argomento.

È una visione un po’ estremizzata però, secondo me, corretta. Il mondo dei paperi è un mondo dominato dai rapporti familiari sostanzialmente, salvo eccezioni, e quindi c’è l’obbligo di frequentarsi. In realtà è come se Paperino non avesse amici. Se facessi una storia di Paperino che va a trovare fuori città un vecchio amico, la redazione direbbe: Ma che strano!. Se invece iniziassi una storia con Topolino che va a trovare un vecchio amico la redazione non direbbe nulla, tutto normale.

Invece il mondo di Topolino è dominato soprattutto dai rapporti di amicizia e di amore. Topolino è amico di Pippo, di Basettoni, di Orazio; Orazio è innamorato di Clarabella, Topolino ama Minnie, Gambadilegno ama Trudy, Topolino e Gambadilegno hanno un rapporto di amicizia negata. La parentela è lo scegliersi. Quindi nessun rapporto del mondo di topolino è obbligatorio. Questo mi ha sempre fatto interessare, almeno fino ad oggi, di più il mondo dei topi: perché il fatto che tutti si scelgano, non siano obbligati e che ogni rapporto che sia di amicizia, amore o rivalità può finire da un momento all’altro.

Però ultimamente la difficoltà fra parenti di trovare un’intesa ed anche il peso della responsabilità della famiglia, forse perché sono cresciuto negli anni e ho avuto dei figli, mi hanno fatto trovare interesse per il mondo dei paperi.

Penso che paradossalmente dipenda dalla propria esperienza di vita e dalle fasi che uno attraversa.
Parlando di differenze nel corso degli anni: suo figlio so che le ha fatto scoprire Sio, com’è stato?

Quando mio figlio aveva sedici anni, mi ha fatto vedere che mi aveva nominato in qualche intervista. Poi ho visto che mi seguiva su Twitter così l’ho seguito anch’io e gli ho scritto ringraziandolo per la stima nei miei confronti. Poi io cercavo qualcuno per Topolino e quindi gli ho fatto provare a scrivere delle storie perché ho capito quanto lo amava. Siamo diventati amici ed è nata un’ottima collaborazione che spero continuerà.

Dopo tutta una vita passata scrivere e sceneggiare si potrebbe definire arrivato o c’è ancora qualcosa che cerca?

Non mi sento arrivato. Questa forse è una virtù o una maledizione, non lo so. C’è ancora ambizione di fare qualcosa di nuovo, di provare una nuova sfida anche a costo di perderla, questa non mi è mai passata! Dal punto di vista personale, penso, non si possa dire: Ah va bene così per ancora un po’!. Penso che dal punto di vista creativo sia una benedizione non sentirsi mai arrivato.

Come molte persone creative quando riceviamo una critica positiva seguono attimi di felicità, mentre ad ogni critica negativa seguono ore o giornate di tormento. Abbiamo in tanti la sindrome dell’impostore, per cui pensiamo di essere stati messi a fare qualcosa senza alcun merito e abbiamo paura di essere smascherati come truffatori. Io non riesco a godermi le critiche positive e non riesco a passare sopra a quelle negative.

La sua passione per la scrittura com’è nata?

È nata dalla passione per la lettura e per le storie in generale dai fumetti ai libri, piuttosto che ai film sia in televisione che al cinema. In ogni scrittore c’è un lettore.

E si ricorda qual è stato il primo libro o fumetto che ha letto?

Non ce la faccio. Ne ho letti tantissimi che non saprei. Per quanto riguarda i fumetti potrei ipotizzare un Topolino o un Asterix. Per quanto riguarda la narrativa ho veramente problemi a ricordare.

Parlando di storie mi viene in mente l’aneddoto che hai raccontato: “se avessimo 4 dita invece che 5?”, in cui bisognava cambiare il nostro sistema decimale. Ecco quanto pensa che la fantasia sita nelle storie possa in qualche modo influenzare la scienza?

Penso non siano territori così lontani. La capacità di astrazione, di spingersi verso l’ignoto in territori ancora non esplorati appartiene alla creatività. Nell’esplorazione del pensiero confluiscono la scienza e la creatività. Il pensiero creativo è stato alla base dell’umanesimo, per esempio. Spingere il proprio cervello ad analizzare ipotesi che fino a quel momento sembravano insensate.

Una domanda un po’ più personale: quanto costa in termini emotivi scrivere?

Un tempo pensavo che fosse particolarmente influente nella mia vita. Diciamo che qualsiasi lavoro uno faccia influisce nella vita privata di una persona, quando torni a casa te ne porti un po’. Il fatto che il mio lavoro possa essere svolto ovunque, il fatto che anche adesso potrei tornare in albergo e mettermi a scrivere, il fatto che ti segua ovunque e che la notte ti possa svegliare, ecco queste cose sono pratiche e a livello psicologico è impegnativo. Devi imparare a conviverci, a scaricare ogni tanto.

Purtroppo gli sceneggiatori in Italia non sono riconosciuti. Molte persone non sanno nemmeno che lavoro svolgano, ed ecco: quando ha iniziato a studiare e lavorare in quest’ambito la sua famiglia, le sue amicizie cosa le dicevano?

La mia famiglia non sapeva e tutt’ora non sa esattamente cosa stia facendo, ma in realtà neanche i miei vicini di casa! Quindi è un lavoro che malgrado adesso stia diventando più noto, rimane pur sempre sconosciuto e misterioso. Tant’è che c’è chi pensa che consista nel semplice scrivere i dialoghi, c’è chi pensa che lo sceneggiatore scriva solo il soggetto, è un mestiere ancora inesplorato, ma anche difficile da spiegare ed incredibile.

Però ho imparato a convivere con questa storia.

Penso che passerò tutta la vita a trovare gente che dice: Ciao ho letto il tuo fumetto, mi disegni qualcosa? ed in realtà non stanno mentendo solo che associano il mio nome alla storia disegnata. Alla fine scrivendo per fumetti popolari è normale che si sia più devoti al personaggio e non all’autore.

Immagino, lei preferisce più scrivere in seriale o opere uniche?

Non c’è una risposta, dipende dai momenti. Dopo un po’ che faccio seriale mi vien voglia di sperimentare altro… no, non c’è proprio una risposta. Scrivo tante cose diverse e mi piace, perché dopo un po’ che scrivo sempre lo stesso tipo di storie mi vien voglia di cambiare. Anche come lettore mi annoierei a leggere lo stesso tipo di libro o vedere lo stesso tipo di film e mi annoierei anche come autore a fare lo stesso tipo di storia con gli stessi personaggi.

In qualche modo, mi dà idea che lei sia molto libero. Riesce a spaziare tanto fra generi e tipologie diverse ma anche soltanto in Topolino, che alcuni lo definisco rigido, lei è capace di saper essere libero all’interno di quelle regole. Come fa?

In realtà sì. Penso principalmente perché non sento molto il limite anche in una storia disneiana e variare molto la scrittura mi permette di non avere un tipo di storia da non poter scrivere. Questo mi rende libero probabilmente.

Ultima domanda: ai nuovi giovani autori, cosa consiglierebbe?

Di essere giovani autori. Di capire che anche i più vecchi erano dei giovani immaturi e quindi non cercare di copiarli, ma rinnovare sempre.

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Fumetti e Cartoni

Ubisoft e Star Comics alleati nel mondo dei fumetti

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A trentacinque anni dalla sua fondazione, Ubisoft è oggi una realtà leader nel settore videoludico e vanta un ricco portfolio di marchi di fama mondiale, tra cui Assassin’s CreedFar CryJust DanceWatch Dogs e Tom Clancy’s The Division. A partire dal 2009, Ubisoft ha iniziato a trasporre a fumetti i suoi universi, ma è nel 2020 che è stato svelato un piano più ampio di produzione di contenuti originali a fumetti basati sui più celebri franchise.

È proprio in quest’ottica che le due aziende hanno trovato il più fertile terreno per la loro collaborazione, unite dalla passione e da una grande esperienza. Star Comics, da anni leader del comparto manga (Dragon BallOne PieceMy Hero Academia, fino alla recentissima hit Demon Slayer), vanta infatti un’esperienza di oltre trent’anni nel mondo del fumetto che l’ha portata a essere, nel 2020, il primo editore indipendente italiano per numero copie vendute.

«Star Comics è il miglior partner che potessimo sperare di avere in Italia, e sono certo che saprà offrire ai lettori italiani traduzioni fedeli e di qualità dei fumetti Ubisoft, proponendo edizioni che rispecchieranno appieno le visioni degli autori» ha dichiarato Etienne Bouvier, Publishing Content Manager EMEA di Ubisoft.

«Ubisoft è un partner prezioso, e siamo davvero contenti che ci abbiano scelti per questa bella avventura. I loro universi così straordinari e sfaccettati meritano di trovare la giusta dimensione anche per i fumetti: è proprio questo il nostro obiettivo. Sentiamo una grande responsabilità, e non vediamo l’ora di condividere quanto stiamo facendo», ha concluso Claudia Bovini, Direttore Editoriale di Star Comics.

Per celebrare l’inizio di questa collaborazione, Astra (la nuova etichetta dedicata al fumetto occidentale di Star Comics) pubblicherà un albetto – distribuito gratuitamente in libreria e fumetteria – con una breve storia di Assassin’s Creed: Valhalla e una serie di approfondimenti e anticipazioni. La prima ondata di titoli arriverà dopo l’estate; il debutto avrà come protagonisti i brillanti e divertentissimi Rabbids, serie tra le più apprezzate in casa Ubisoft. Subito dopo, non mancheranno grandi sorprese che riguarderanno il noto franchise Assassin’s Creed. I fumetti, prodotti originariamente per il mercato franco-belga da Éditions Glénat, saranno dei prestigiosi volumi cartonati di grande formato.

Di seguito vi lasciamo il video degli StarDays 2021, in cui trovate tutte le anticipazioni in merito a questa alleanza Ubisoft-Star Comics.

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Film e Serie TV

Black Adam: iniziano le riprese del film

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Black Adam: iniziano le riprese del film

Uno dei progetti sul quale stanno maggiormente puntano Warner Bros. e DC è Black Adam, il futuro lungometraggio dedicato all’antieroe dell’universo di Shazam promette di deliziare gli spettatori con tanta azione e tanti effetti speciali. Al di là di ciò l’impegno si vede nella scelta del cast, all’interno del quale vi ricordiamo che è presente anche Pierce Brosnan – il quale vestirà i panni del misterioso Dr. Fate -; ormai tutto è pronto e infatti le riprese sono iniziate.

A dare la lieta novella è l’attore protagonista, Dwayne “The Rock” Johnson attraverso il suo canale Instagram. Ecco il post:

Si sta facendo la storia, sono estremamente eccitato e che momento emozionante questo da condividere con tutti voi.

Inizia ufficialmente il primo giorno di riprese per Black Adam.

Il nostro direttore, Jaume Collet-Serra. Il nostro candidato agli Academy Award (per Joker), il direttore della fotografia, Lawrence Sher.

Abbiamo un team di produzione pieno di stelle – incredibilmente talentuosi, galvanizzati, impegnati e concentrati per alzare l’asticella e portare al mondo qualcosa di speciale.

Questo è davvero un onore.

Com’era stato annunciato qualche settimana fa, le riprese sono iniziate con il mese di aprile e tutto sembra procedere secondo i piani, se le cose dovessero andare come previsto potremo vedere Black Adam dal 29 luglio 2022. Manca più di un anno, è vero, ma un progetto di questa grandezza necessita il suo tempo. E poi abbiamo capito cosa succede quando un progetto brucia le tappe e punta ad un’uscita prima del tempo, è meglio lasciare al team il tempo che gli serve.

Per chiunque non conoscesse il personaggio: Black Adam, il cui vero nome è Teth Adam, era uno schiavo nell’antico Egitto, a lui vennero affidati i poteri del mago Shazam per poter salvare l’immaginario Stato del Kahndaq dai pericolosi Sette Peccati Capitali. A seguito dell’uccisione del tiranno del Kahndaq, Adam venne imprigionato in una tomba proprio dal mago che gli aveva donato i poteri, solo per essere risvegliato dal malvagio Dottor Sivana molto tempo dopo.

Ora non vediamo l’ora delle prime foto dal set.

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Fumetti e Cartoni

Il primo fumetto di Superman venduto a prezzo record

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Superman

Tutti conoscono la casa editrice di fumetti DC – Detective Comics – che, assieme all’eterna concorrente Marvel, ha saputo stregare milioni di lettori in tutto il mondo per svariate decine di anni. Forse però non tutti sanno che uno dei personaggi più famosi della DC, Superman, era arrivato per la prima volta nel 1938 all’interno di un albo della collana Action Comics (AC), più precisamente il #1. Qualche giorno fa una copia in ottime condizioni di questo mitico albo è stato venduto per un cifra record.

Il sito CBR ci informa che la cifra spesa da un privato in un’asta online per accaparrarsi questo pezzo della cultura pop è pari a 3,25 milioni di dollari. Stiamo parlando della spesa più alta mai affrontata per questo particolare albo a fumetti che segna, nei fatti, l’inizio dell’epoca dei supereroi su carta. Epoca che ancora non è finita.

Sempre il sito fonte riporta che l’albo in questione è conservato in ottimo stato e questo, unito alla rarità di una copia originale di Action Comics #1, ha fatto lievitare il prezzo fino alla cifra che avete appena letto. L’asta è stata gestita dal sito ComicConnect.com e il suo co-fondatore, Vincent Zurzolo, ha lasciato qualche commento riguardo al fumetto di Superman:

Action Comics #1 è davvero l’inizio del genere supereroistico. Non esistono albi a fumetti che si potrebbero valutare più di una versione originale di Action Comis #1.”

Insomma abbiamo compreso l’importanza di questo fumetto, importanza che va ben oltre il valore monetario – pur importante – datogli alla conclusione dell’asta. Quando parliamo di AC #1 parliamo del più importante albo della storia e un vero pezzo di cultura. Chi scrive è un amante di questo genere di intrattenimento che, alle volte, diventa arte e da qui il suo valore.

E voi, avendone la possibilità, spendereste queste cifre per un albo a fumetti di questa rarità e significato?

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