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Fumetti e Cartoni

JUNDO: Intervista all’autore Matteo Filippi

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Quest’oggi abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Matteo Filippi, insegnante di sceneggiatura e fumetto all’Accademia Internazionale di Comics, sceneggiatore ed editor per Jundo.

Buonasera Matteo, per chi non ti conoscesse, potresti fare una veloce presentazione di te?

Domanda difficile… Dunque sono Matteo Filippi, ho 28 anni sono di Livorno e faccio lo sceneggiatore ormai da 4-5 anni e sono anche insegnante alla Scuola Internazionale di Comics e per Jundo mi occupo di vari settori: sono autore, editor e responsabile dei diritti su licenza.

Come nasce la passione per i fumetti?

Penso sia iniziata all’età di 6 anni, appena si inizia a leggere, con i fumetti della Disney come Paperino. Poi sono passato ai manga e nell’adolescenza scoprii i fumetti americani, e successivamente il resto: fumetti francesi, italiani eccetera

Perché da amante dei fumetti hai deciso di farne un lavoro?

Io sono sempre stato innamorato da tutto quello che è multimediale o che comunque sia narrativo, quindi a partire dai libri, fumetti. I fumetti mi hanno sempre affascinato poichè avevano questa componente artistica del disegno; infatti ho iniziato disegnando e sono arrivato ad un’età adolescenziale dove ho capito che era l’unica cosa che potessi fare nella vita. Qualsiasi altra cosa non mi avrebbe saputo dare la stessa emozione.

Ho iniziato a studiarli, a capirli non solo da fan ma da “esperto” e quindi comprendere come utilizzarli, cosa mi piaceva, cosa mi coinvolgeva e quali erano le regole. Finito il liceo ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics e tutto l’iter classico che ne segue.

Hai avuto un’esperienza di studio sia per quanto riguarda il disegno che la sceneggiatura, è un qualcosa che torna utile nella professione di editor?

Certamente, molto più nella professione da editor che in quella da sceneggiatore, però già come insegnante è una cosa che ti serve e come editor è essenziale; perché se non sapessi niente di disegno mi limiterei soltanto al mio gusto o comunque a dei commenti approssimativi. 

Ho smesso di disegnare perché ho capito che non era quello che volevo fare, volevo più che altro sceneggiare, però è una passione che ho studiato ed un “effort” che metto in più nel mio lavoro.

Da docente ti occupi solo dei corsi di sceneggiatura o sia sceneggiatura che disegno? E come è nata la voglia di insegnare?

Io mi occupo principalmente della sezione di sceneggiatura, ma sono anche in quella fumetto e mi occupo principalmente di “storia del fumetto” e di “web comics”. 

Perché lo studio del fumetto è diventato un mio pallino fisso, avendo studiato tanto il fumetto e avendo delle qualità da portare, avevo notato che mancava in alcune scuole quest’approccio ed era una cosa, secondo me, essenziale per un nuovo autore.

Ho cercato di entrare in questo mondo e cerco sempre di sperimentare sia nel fumetto che nell’insegnamento. Faccio “storia del fumetto” ma anche “web comics” che potrebbero sembrare opposte, andando nell’innovazione, però non è così.

È importante avere delle buone basi storiche per proiettarsi nel futuro?

Sì, secondo me è essenziale. È proprio la base per un fumettista: capire la storia del fumetto aiuta a svolgere appieno il proprio lavoro.

Parlando di web comics, da cosa nasce l’idea di Jundo?

Allora, riguardo a Jundo io sono entrato in corsa, non era ancora ufficiale, ma sono entrato prima come autore e poi come editor. Jundo è una realtà che si occupa di web comics ma non solo. Noi stampiamo anche in cartaceo appena finisce l’albo online, perché crediamo fortemente che la commistione fra queste due aree produca effetti benevoli e non disintegrarsi l’una con l’altra.

È una qualità in più saper sfruttare sia l’online che il cartaceo.

La paura della scomparsa del cartaceo terrorizza molti lettori: tuttavia risulta essere un mito da sfatare?

Sì certo. Jundo funziona come una serie che viene pubblicata a capitoli, quando finisce la serie, o il primo volume della serie, noi lo pubblicheremo in cartaceo: dove l’autore prenderà il 100% delle royalties tolte le spese. Finanziandosi, quindi, con il cartaceo.

La nostra intenzione è continuare a sviluppare questi due fattori.

In questo periodo, in cui l’editoria italiana sta avendo diversi crolli, una realtà come questa può dare speranza a nuove reclute che si affacciano a questo mondo?

È esattamente la missione di Jundo. Noi ci vantiamo di poter abbattere queste barriere del fumetto. Una fra tutte lo sdoganamento di alcune tipologie ristagnanti nel mercato italiano. Abbiamo deciso di abbattere questo muro per aprire di più un possibile mercato.

Il mercato fumettistico italiano è il quarto per importanza a livello mondiale, però è un mercato che va sempre sul sicuro evitando rischi. Una cosa che noi cerchiamo è di puntare sui giovani e sugli esordienti, cercando di aiutarli e incanalare le loro qualità per ottimizzare il prodotto.

Devo ammettere che ci stiamo riuscendo ed è questo il nostro obiettivo: cercare di aprire un varco a chi non potrebbe pubblicare, non perché non idoneo, ma perché il mercato italiano, con le sue rigidità, non lo consentirebbe.

Una capacità di incentivare nuove creazioni, dovuta anche all’abbattimento di alcuni costi, che serve per abbattere e sdoganare alcuni standard italiani.

Questo è proprio il punto di snodo di Jundo. Noi abbiamo fumetti con dei generi che in Italia difficilmente potrebbero uscire, ma per il semplice fatto che non rischiando si condannano interi generi a prescindere.

La vostra realtà permette il fiorire di novità, ma quant’è importante, allora, lo studio del mercato?

Lo studio del mercato è fondamentale. Ogni giorno studiamo sia il mercato italiano che estero per capire quali sono le novità, quali sono le regole da infrangere o seguire per una corretta produzione: è uno studio continuo.

Come funziona Jundo?

Jundo ogni settimana propone un prodotto: che sia un nuovo Jundo original, che sia un capitolo II o III, o, che sia da Aprile, uno dei diritti esteri che abbiamo iniziato ad acquisire. Jundo funziona con un abbonamento di 1,99 euro/mensili che ti permette di leggere qualsiasi materiale online sulla piattaforma; ma soprattutto i lettori potranno beneficiare di spese di spedizione gratuite per il cartaceo.

Cartaceo che, abbiamo ipotizzato, inizierà a Maggio con la conclusione dei primi volumi.

Un’opzione molto vantaggiosa per i lettori!

Esattamente. Senza considerare il fatto che noi di Jundo non guadagnamo sul cartaceo. Noi ci rimborsiamo soltanto le spese di stampa di ogni cartaceo venduto non del cartaceo iniziale. Tutti i proventi vanno al team creativo – scrittore, sceneggiatore, disegnatore, colorista, letterista…-–. Cerchiamo di incentivare la vendita del cartaceo tagliando, appunto i costi di spedizione e, non avendo distribuzione, non dovendoci guadagnare noi di Jundo, il cartaceo avrà un prezzo concorrenzialmente basso. 

Volumi che si aggirano sui 9,90 euro in base ovviamente alla tipologia di cartaceo che si sceglie – brossurato, cartonato con magari parti extra…–, cercando di andare incontro al lettore che colleziona o che, quando ripartiranno le fiere, si vorrà far fare uno sketch dall’autore.

Una proposta molto interessante, considerando che offrite numerosi titoli ad un costo notevolmente contenuto. Voi siete attivi da Dicembre 2020: che feedback state ricevendo?

In realtà abbiamo dei grandissimi feedback soprattutto positivi, tuttavia incentiviamo anche critiche che possano spingerci a migliorarci. Stiamo avendo una community bella solida: una pagina instagram molto attiva dove riceviamo commenti, un canale telegram, gruppi interni con gli autori dove non ci sono gli editor…

Cerchiamo di rendere la community sempre più forte per essere una Famiglia Jundo sia con i lettori che con gli autori che spesso dialogano insieme scambiandosi opinioni. 

Molti hanno chiesto all’autore, per esempio, che tipo di tecnica usa per disegnare o  qual è il suo percorso di studi, insomma tutte curiosità che formano una community bella forte che ci impegniamo a portare avanti giorno dopo giorno.

Da cosa deriva il nome Jundo?

Il nome Jundo è un top secret e che purtroppo non posso rivelarlo. Ci penseranno altri a dirlo, per ora è un mistero.

Allora manterremo il mistero. Tra i tuoi fumetti, qual è quello che consiglieresti di leggere per farti conoscere dal pubblico?

Bella domanda! Ti parlo di due fumetti che sto scrivendo su Jundo. Uno è Belle epoque e l’altro è Forelsket. Entrambi rispondono alla tua domanda.

Mi è rimasto di più impresso Forelsket perchè è uno dei fumetti che ho scritto per primo, stavo ancora a scuola ed ha avuto numerosi rimaneggiamenti fino ad arrivare ora ad avere un’evoluzione che a me soddisfi ancor prima di farlo vedere a Jundo.

Per conoscermi meglio, invece, penso sia Belle epoque, che è quello che rappresenta meglio cosa voglio fare a fumetti, e cosa mi riguarda in particolare. È strano poiché è ambientato a Parigi nel 1900 e quindi non dovrebbe essere quello che mi rappresenta, però è il fumetto che mi descrive meglio.

Al di là dell’ambientazione, l’anima del fumetto rispecchia cosa vuoi fare?

Sì, esatto, è quello più rappresentativo della mia persona e della mia professione.

Consigliamo a tutti di andarlo a recuperare. Da sceneggiatore qual è stato il percorso che ti ha portato ad avvicinarti a Jundo?

Io sono stato uno sceneggiatore atipico: ho lavorato molto durante il periodo scolastico per case editrici minori italiane. Per approcciarmi subito dopo la scuola all’estero, soprattutto in Inghilterra. Dopo ho avuto un arresto perché mi sono spinto molto per l’insegnamento. Era un pallino che avevo fisso, e per insegnare non mi bastava la mia conoscenza: ho dovuto ristudiare per capire come essere pedagogicamente un buon insegnante, cosa che cerco di essere.

Dopo un paio d’anni ho deciso di ritornare alla sceneggiatura buttandomi in America, dove ho dei lavori che stanno per uscire, in Francia, ma soprattutto su Belle epoque con Lorenzo Grassi. Belle epoque mi ha portato da Jundo, poiché era un lavoro che volevamo fare, ma ci siamo accorti che parlavamo di tematiche che difficilmente avrebbero trovato un mercato.

Quindi Jundo mi è apparsa ed ho detto: “Vediamo cosa succede!”.

A livello di insegnamento qual è l’aspetto più importante che vorresti trasmettere ai tuoi allievi?

Io sono tanto per la sperimentazione. Mi piace tanto capire cosa si è fatto finora nel fumetto e dove si può andare, come si può funzionalmente stravolgerlo? Il fumetto è un medium giovanissimo ma che si può stravolgere in mille modi pur rimanendo sempre quello. 

La cosa che mi fa sempre sobbalzare con i miei studenti è quando vedo qualcosa che non ho mai visto, là io capisco che c’è talento, che c’è qualità. Magari qualcosa è merito mio, ma un qualcos’altro è veramente fuori dagli schemi: una regia inaspettata o un modo di scrivere delle battute, una storia fuori dai canoni.

La sperimentazione continua è fonte di ringiovanimento costante. Quant’è importante, quindi, per uno sceneggiatore valutare il mercato per riferirsi ad un contesto socio-economico contemporaneo?

Di base penso che il 90% di un autore è valutare il mercato. Perché come dico sempre ai miei studenti lo sceneggiatore non si limita soltanto a scrivere ma dev’essere anche il p.r. della sua storia. Deve capire qual è il mercato, come vendere il suo prodotto, a chi venderlo, quali diritti tenere, quale tipo di contratto è migliore, quale editore te lo prende ma non te lo prende.

Quindi conoscere il mercato per uno sceneggiatore, ma anche per un autore unico, o anche un disegnatore è fondamentale e necessario. Altrimenti rischi di mirare al vuoto sprecando energie e storia.

Puntare ad un mercato italiano implica che con quello che riuscirai a guadagnare difficilmente riuscirai a camparci. Perché il mercato italiano, che adoro, difficilmente ha un giro di soldi che ti permette di avere uno stipendio; perché, proprio per com’è strutturato è più complesso rispetto ad altre realtà come la Francia, l’America, soprattutto per uno sceneggiatore. 

Poi, per esempio, molte volte cito mercati in evoluzione come quello della Corea del Sud, dell’India e Sudafricano. Ovviamente sono tutte situazioni che vanno studiate e valutate. Sta a noi capire qual è la destinazione migliore.

Sei stato molto esaustivo, ti chiedo di salutare i nostri lettori che invitiamo a leggere i vari materiali offerti da Jundo.

Grazie dell’intervista, di avermi ospitato e spero che leggiate Jundo e che mi arrivino parecchi feedback poichè è una cosa a cui tengo particolarmente sia come autore che come editor.

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Dylan Dog 419: Albachiara

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albachiara

L’uscita di questo mese è, come già presentata nell’articolo relativo, il secondo numero della triade, della Sergio Bonelli Editore, dedicata a Vasco Rossi. In quest’albo vedremo Dylan alle prese con una storia ispirata all’omonomia canzone, appunto, “Albachiara“.

Dylan Dog 419: la trama

La storia inizia durante di ferie di Dylan, interrotte quando viene contattato da un ragazzo trasparente che racconta di essere diventato così perché emarginato e non ascoltato, che ha sempre preferito farsi da parte nella vita piuttosto che affrontarla. Tuttavia ci racconta che è innamorato di una ragazza: Alba.

Alba è una bellissima ragazza, però anche lei rischia di diventare invisibile, intrappolata nelle spire di un’entità maligna che cerca di demolirla e sconfiggerla, facendole credere di non essere mai abbastanza.

Dylan accetta il caso e tiene sott’occhio Alba fino a quando quest’entità non si manifesta mettendo in pericolo la ragazza. Sarà compito del nostro indagatore dell’incubo venirne a capo e scoprire come fermare l’avanzata angosciosa di quest’oscurità.

Narrazione e disegni

La storia, scritta da Gabriella Contu, riesce a catturare l’attenzione fin dalle prime pagine. L’inizio è davvero bizzarro ed incuriosisce, facendoci subito appassionare alla storia e ai personaggi, per poi diventare più drammatico creando così un buon ritmo ed una trama efficace.

La parte del disegno, lavorata da Sergio Gerasi, si sposa bene con questo tipo di storia. La caratterizzazione di alcuni personaggi come la stessa Alba o anche il ragazzo trasparente sono molto efficaci. In pochi tratti riesce a comunicare al lettore molto del personaggio rendendo quasi superflua una possibile presentazione. L’espressività che dà ai personaggi fa il resto, rendendo tutto molto diretto e conciso.

Conclusioni

Dylan Dog 419 è il penultimo episodio del terzetto vasconiano e, anche se non fosse abbinato alla canzone del celebre cantautore italiano, l’episodio sarebbe godibile lo stesso. La trama è appassionante e i disegni fanno respirare a pieni polmoni l’ambientazione della storia.

Anche in questo volume coesistono due copertine realizzate da Fabrizio De Tommaso, mentre sul retro abbiamo la fantastica illustrazione di Gigi Cavenago.

Non perdetevi neanche un’uscita, andate a leggere anche la recensione del numero precedente: “Sally”.

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Dylan Dog incontra Albachiara, secondo appuntamento di Bonelli con Vasco

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albachiara bonelli

Sta per uscire Albachiara, il secondo capitolo omaggio di Dylan Dog alle canzoni di Vasco Rossi: grazie alla collaborazione tra uno degli artisti italiani più amati di sempre e Sergio Bonelli Editore, l’Indagatore dell’Incubo è infatti il protagonista di un ciclo di tre episodi ispirati a tre canzoni del rocker di Zocca.

A distanza di un mese da SALLY, accolto con entusiasmo dai fan che sono accorsi in edicola inondando i social dei loro scatti in compagnia dell’albo appena acquistato, il 30 luglio debutta ALBACHIARA, il fumetto dedicato a una delle canzoni più celebri e amate del rocker.

Scritto da Gabriella Contu e disegnato da Sergio Gerasi, ALBACHIARA ci racconta la storia di Alba, una ragazza inseguita dagli sguardi insistenti e invadenti di chi le vuole bene e di chi le vuole male, di chi la idealizza e di chi la detesta, di qualcuno che non sa conoscerla per ciò che è davvero. Quanto violenti e pervasivi possono essere, a volte, gli sguardi degli altri, tanto da renderci a volte inconoscibili persino a noi stessi? In questo nuovo episodio, Dylan Dog si troverà così alle prese con l’incubo soffocante e straniante della vita di Albachiara.

Parlando della canzone, Vasco Rossi racconta: “L’ho scritta di getto, parole e musica, in dieci minuti. Ricordo che ero seduto sul divano, che mia madre teneva sempre coperto con la plastica, in salotto, e aspettavo di uscire. Il salotto mi piaceva perché aveva più privacy, un po’ di eco e la chitarra rimbombava. «Respiri piano per non far rumore…». A me sembrava bella ma non pensavo che sarebbe piaciuta così tanto e a così tanta gente (…). Ai miei concerti è sempre l’ultima, e non si cambia. Una volta ho provato a non cantarla ma nessuno andava via. Da allora “Albachiara” è il mio saluto finale… fino alla prossima volta”.

Aggiunge Michele Masiero, Direttore Editoriale di Sergio Bonelli Editore: “Che fine avrà fatto Albachiara (o Alba, come l’abbiamo chiamata nel fumetto)? Come ve la immaginate dopo così tanti anni? Sarà sbocciata d’improvviso modificando anche il proprio carattere e rinunciando a quella sua sorta di timidezza, oppure no? Per noi, è rimasta cristallizzata nella purezza di quella sua giovane età ed è così che ce la ricorderemo per sempre, “fresca come l’aria”.

La sceneggiatrice Gabriella Contu spiega: “Non esiste persona in Italia, di età compresa tra i sei e i centosei anni, che non conosca “Albachiara”. Eppure, di fronte alla domanda “Albachiara, chi è?” esitiamo. Generazione dopo generazione, grazie alle pennellate di Vasco, Alba l’abbiamo immaginata: l’abbiamo vista camminare, ognuno per le strade della propria città o paese; le abbiamo disegnato un volto, un corpo, scegliendo per lei il colore degli occhi, la lunghezza dei capelli; le abbiamo dato un’età e dei vestiti; l’abbiamo vista chiudersi alle spalle la porta della camera da letto, pensandola sola a darsi piacere”.

Così come accaduto per SALLY, così anche ALBACHIARA avrà una foliazione speciale e sarà arricchita da 16 pagine extra che conterranno un nuovo capitolo dell’intervista di Luca Crovi a Vasco, il testo della canzone cui si ispira l’episodio, l’editoriale di Michele Masiero, il commento di Gabriella Contu e un’intervista a Sergio Gerasi.

L’albo ALBACHIARA, curato da Roberto Recchioni, sarà come sempre disponibile in edicola, in fumetteria e sul sito di Sergio Bonelli Editore. L’ultimo appuntamento del ciclo dedicato a Vasco Rossi sarà invece con JENNY, scritto da Barbara Baraldi e disegnato da Davide Furnò, in uscita il prossimo 31 agosto.

Pronti a correre in libreria per comprare la vostra copia di Albachiara in esclusiva per Bonelli?

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MEGARETTE Savage New World – REQUIEM: è la fine?

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megarette 3 recensione

Eccoci qui a parlare, o meglio a scrivere, del terzo e ultimo volume della distopica saga fantascientifica sulle gesta della dea-gigantessa Megarette. Se l’anteprima dell’articolo o magari qualche immagine a riguardo vi avessero fatto venire voglia di recuperare i tre volumi, eccovi i link delle nostre recensioni a riguardo!

MEGARETTE Volume 1 – recensione senza spoiler

MEGARETTE Volume 2 – recensione senza spoiler

Bene, se avete recuperato tutto ora siete pronti a continuare. Ma entriamo nel vivo con l’ultima recensione dedicata alla trilogia, rigorosamente senza spoiler riguardanti il volume in merito!

Un accenno di trama

Avvertimento spoiler! Stiamo parlando del terzo e ultimo capitolo di una trilogia, se non avete letto i precedenti correte su WeirdBook o in fumetteria, rimediate, e poi tornate da noi per sapere cosa ne pensiamo! Eravamo rimasti dopo una battaglia. Dopo una piccola vittoria, utile ad Anna e ai suoi compagni per avere la possibilità di incontrare nuovi personaggi ora approfonditi. Una schermaglia non fondamentale ai fini di vincere la guerra contro i Neanderthal però.

Non tutti i nuovi arrivati si fidano delle due “donne guerriere”, il sentimento è ricambiato. Eppure, essi sono l’unica possibilità per loro di capire dove si trovi il nascondiglio dei nemici. Il mondo è al collasso, gli alleati scarseggiano e muoiono in continuazione. Ecco perché un’incursione al covo dei Neanderthal sembra ad Anna l’idea migliore… se non l’unica. 

Inizialmente ritroviamo la ragazzina insicura e non convinta della propria vera natura, ancora alla ricerca di sé stessa, ma continuando e avvicinandoci alla fine ci renderemo conto che il viaggio di Anna non è solamente fisico.

Pensieri sulla saga MEGARETTE Savage New World

La saga di Megarette è sicuramente complessa, sia a livello di impostazione sia per quanto riguarda le tematiche trattate. Di genere fantascientifico, attraverso i capitoli arriva a toccare tematiche quali la libertà e l’oppressione, la ricerca delle proprie origini, il rapporto genitori-figli e la ricerca di un’identità personale non sempre facile da ritrovare. Inoltre, come abbiamo visto nelle prime recensioni, sono molto importanti le ricerche storiche e anatomiche che hanno precorso la creazione effettiva dei volumi. Quello a cui queste ricerche hanno portato è un fumetto ben costruito, in grado di collegare fra loro attraverso una storia non banale e per nulla immediata, tutte le tematiche appena elencate. Probabilmente non sono neppure complete, ecco perchè consiglio di leggere la saga.

I disegni che accompagnano la scrittura dei volumi di Megarette sono estremamente puliti e ordinati, non per questo mancano di potenza. Le esplosioni, le battaglie e gli scontri fisici sono resi con un ottimo dosaggio di chiari e scuri e nonostante il fumetto sia ovviamente un’arte muta, tutto è estremamente funzionale nel portare il lettore all’interno dello scontro e a farglielo ‘sentire’ al massimo. Tutto sempre in bianco e nero quindi, ed estremamente accattivante e ben strutturato

Protagonisti e comprimari sono diversi fra loro e riconoscibili, i paesaggi che cambiano ci accompagnano in un credibilissimo immaginario post apocalittico e i villain finali, beh… mi fermerei qui.

…e questo ultimo volume? 

Non sarà una riflessione troppo lunga e approfondita perché per le tematiche trattate e per il modo in cui sono state analizzate e risolte, rischieremmo di spoilerare alcune scelte di scrittura decisamente importanti ai fini della trama. Basti vedere il fatto che anche solo cercare di impostare un discorso sui villain del fumetto significherebbe analizzarne i rapporti coi protagonisti e con i mondi che abitano. 

Cosa dire allora? Il terzo volume della saga Savage New World è perfettamente in linea con i precedenti. Lo possiamo dire per quanto riguarda la continuità del racconto, capita a volte che interrompendo una storia per passare al volume successivo ci si senta un po’ spaesati. In questo caso la sensazione non è presente. La crescita dei personaggi (…oltre a quella fisica di Anna) va avanti e li porta su un altro livello di confidenza fra di loro e nei confronti della battaglia che ancora li aspetta. 

E la vera e propria conclusione è… soddisfacente. Molto soddisfacente, e qui parlo semplicemente abbandonandomi ai miei gusti personali. Quello che posso dire in generale però è che si tratta di un finale decisamente inaspettato per l’evoluzione di trama a cui si stava per giungere. Questa scelta lascia il lettore in preda alle domande, e le risposte che si cercano saranno probabilmente diverse per ognuno di noi lettori. O almeno questa è l’impressione che io ho avuto leggendo Megarette. 

Continuare a parlare del terzo volume in singolo però, dell’apice della vicenda, potrebbe essere controproducente nei confronti dell’effetto sorpresa e dell’aspettativa che speriamo di aver creato. Perciò chiuderei il paragrafo semplicemente affermando che, secondo me, Megarette funziona.

Per concludere…

Che cosa ne pensate quindi? Vi abbiamo creato un p’ di curiosità nei confronti di questa o altre saghe simili? Se non siete appassionati lettori di fumetti, sottolineo il fatto che Megarette sarebbe un ottimo titolo per affacciarsi alle potenzialità del mezzo. Chissà che da qui in poi non vi si apra un mondo nuovo! Festival del fumetto, presentazioni ed eventi organizzati in tutta Italia per promuovere e far conoscere i nuovi progetti non mancano, per esempio.

Certo con il primo volume di Megarette andiamo indietro di qualche anno, ma questo è solo un motivo in più per correre, mettersi in pari e continuare ad immergersi sempre di più in questo mondo meraviglioso che è quello del fumetto!

Buona lettura!

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