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Letteratura

The Witcher: in che ordine leggere i libri Andrzej Sapkowski?

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Dopo la fortunata serie di videogiochi e l’adattamento Netflix, in molti è nato il desiderio di leggere i libri di Andrzej Sapkowski per conoscere meglio il mondo di The Witcher. Ma una domanda sorge spontanea: da dove cominciare?

Leggerli in ordine di uscita oppure in ordine cronologico? E la serie di racconti, è indispensabile?

Abbiamo deciso di fare chiarezza, nonostante non sia un’impresa facile fare ordine.

 La storia è cominciata negli anni ’80 su un magazine di fantasy polacco, su cui Sapkowski pubblicò un racconto e arrivò al terzo posto in una competizione per trovare autori emergenti di talento. Le storie diventarono così popolari da spingerlo a scrivere dei libri, pubblicati inizialmente in Polacco nel 1993, Inglese nel 2007 e in italiano solo nel 2010.

Ma da dove cominciare a leggerli?

 L’ordine cronologico
 I racconti

 Si consiglia di iniziare dalla raccolta di storie che precede la trama principale, e che permette di conoscere meglio il mondo dello strigo e le sue dinamiche interne, oltre che i personaggi principali che ri-incontreremo nei romanzi. Da Yennefer a Ranuncolo, fino a Tris e Ciri. La pubblicazione delle opere non segue la cronologia interna: Il Guardiano degli Innocenti si sofferma sulla presentazione dei vari personaggi, approfondendo le loro dinamiche; La Stagione delle Tempeste, da molti fan considerato “saltabile”, è un racconto che si intreccia con le altre antologie; ne La spada del Destino, invece, conosciamo finalmente Ciri (o Cirilla), uno dei personaggi cardine della saga principale. La prima stagione dell’adattamento Netflix riprende molti degli avvenimenti narrati tra queste pagine, ma non tutti, quindi è un ottimo modo per approfondire e conoscere al meglio le dinamiche interne.

 I romanzi

 La serie si compone di cinque romanzi, scritti da Sapkowski dopo il grande successo ricevuto con le storie brevi. In questo caso l’ordine di pubblicazione coincide con la timeline interna:

 I romanzi sono stati pubblicati in Polonia a partire dal 1994 fino al 1999, ma sono arrivati in Italia solo dopo qualche anno grazie a Casa Editrice Nord. Evitiamo di raccontarvi la trama dei singoli romanzi per non rovinare la sorpresa, ma basti sapere che si entra nel vivo delle vicissitudini. Politica spietata, avventure, combattimenti e triangoli amorosi riempiono le pagine della saga di Geralt, con colpi di scena inaspettati che hanno conquistato migliaia di lettori.

 I racconti extra

 Pensavate fosse finita così? Il mondo di The Witcher è davvero enorme: i romanzi e le raccolte di storie brevi non sono le uniche ad essere state scritte, esistono anche due storie mai tradotte ufficialmente in nessuna lingua. Risalgono al 1988, e la scelta (che potrebbe sembrare strana vista la popolarità della storia) è dovuta alla volontà dell’autore, che non pensa siano organiche con il resto della saga. Si tratta di “Coś się kończy, coś się zaczyna” (Qualcosa finisce, qualcosa inizia) e “Droga, z której się nie wraca” (Una strada da cui non si torna).

Nel primo troviamo Geralt sposato con Yennefer, è un racconto umoristico dedicato a una coppia di amici che si stavano sposando. Il secondo segue l’incontro di Visenna e Korin.

Se siete curiosi di leggere anche questi racconti non temete, sono facilmente reperibili online grazie al lavoro di alcuni fan che li hanno tradotti. QUI trovate Qualcosa finisce, qualcosa inizia, QUI invece Una strada da cui non si torna.

 Le graphic novel

Se seguire l’ordine cronologico dei racconti e dei romanzi non è esattamente intuitivo, quando si aggiungono anche i fumetti e le graphic novel allora si rischia di entrare in un loop infinito. Il modo migliore di recuperarli è sicuramente attraverso l’edizione OMNIBUS pubblicata da Panini Comics. Si tratta di una raccolta di tre saghe già edite in passato e dei capitoli extra:

  • La casa di Vetro
  • I figli della Volpe
  • La Maledizione dei Corvi
  • Uccidere Mostri (capitolo extra)

 Queste saghe, proprio come i racconti, approfondiscono ulteriormente il mondo di The Witcher, oltre che mostrare nuove sfaccettature della personalità di Geralt e dei suoi compagni. Una serie di avventure, dalla trama abbastanza lineare, che ci permettono di immergerci nell’ambientazione fantasy con un approccio più videoludico rispetto ai romanzi, quasi stessimo vivendo una side-quest.

L’ordine di lettura di The Witcher (ordine cronologico)

In che ordine leggere i libri di The Witcher?

Questa è la cronologia di uscita, voi da dove comincerete a leggere?

Giornalista pubblicista e Laureata in Lingue e Culture per l’Editoria. Procrastinatrice seriale, vado avanti a forza di caffeina e ansia e in qualche modo sta funzionando. Mi piacciono la lettura, i Beatles, lo Spritz Campari e le maratone (Netflix). Non mi piacciono il caffè annacquato, scrivere biografie e fare liste.

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Letteratura

Illusi – Diario di favole mai raccontate, il romanzo fantasy d’esordio di Simone Vannetti

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Dal 15 luglio 2021 è disponibile nelle librerie italiane il romanzo fantasy d’esordio di Simone Vannetti dal titolo: Illusi – Diario di favole mai raccontate. L’opera, nata durante un periodo particolarmente difficile, il primo lockdown, è un inno al folklore ed alle tradizioni dell’Occidente.

Trama

La Storia segue il protagonista, Martin Weber, durante una serie di missioni assegnate alla sua unità: il Primo Squadrone Cacciatori d’Illusioni. Corpo militare adibito alla gestione del Sottomondo, l’insieme delle creature magiche facenti parte del folklore occidentale. Il Romanzo si struttura come una sorta di diario ed ogni capitolo racconta una missione portata a termine dal protagonista e dai suoi colleghi.

Porto Seguro Editore ha creduto nell’opera e nell’idea portando sugli scaffali delle librerie italiane una storia che si discosta dai canoni del fantasy classico e racconta di come il nostro mondo possa convivere con quello invisibile fatto di magia e creature fantastiche. Un racconto ambientato negli anni del 900 dove la Prima guerra mondiale fa da sfondo alla narrazione e si rende catalizzatrice del caos che si è generato nel mondo magico, denominato dall’autore: Sottomondo.

I primi anni del 900 sono forse l’ultimo periodo storico in cui le tradizioni, il folklore e la magia hanno avuto un ruolo di primaria importanza e forte connessione con l’umanità. Poi il progresso e la globalizzazione hanno spazzato via tutto ciò che di magico c’era nel nostro mondo. Complice anche l’abbandono delle comunità rurali a favore delle città moderne e all’avanguardia. Per questo ho voluto ambientare il romanzo in questo periodo storico perché ancora si credeva che, nei boschi dietro casa o nelle montagne all’orizzonte, potessero vivere davvero strane creature che avevano il potere di interferire con gli esseri umani”. Questo spiega l’autore in merito al contesto del suo romanzo. Un inno alle tradizioni e ad un passato non troppo lontano ma carico di sensazioni, simboli e credenze che oggi sono diventati solamente favole.   

Quarta di copertina

Martin, un ragazzo toccato dalla magia in giovane età, viene arruolato nel Primo Squadrone Cacciatore di Illusioni, i cosiddetti Illusi. Il loro compito è quello di gestire e risolvere le interferenze tra le creature magiche del Sottomondo che abitano le terra e gli essere umani, ai quali ne è preclusa la vista. Il caos, generato dalla Prima guerra mondiale, dall’avanzare del progresso e della modernità, ha infatti turbato la stabilità tra i due mondi, creata agli albori dell’universo dagli Antichi. Quando l’equilibrio fra Sottomondo e umani si incrina, spetta proprio al giovane far fronte alla situazione, tentando di scongiurare una guerra di proporzioni catastrofiche.

L’autore

Simone Vannetti ha 30 anni e vive a Firenze. Di mestiere fa il geometra e il fantasy Illusi – Diario di favole mai raccontate è il suo primo romanzo.

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Letteratura

Elbrus, la recensione del romanzo fantascientifico di Giuseppe Di Clemente e Marco Capocasa

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In un futuro prossimo il nostro mondo è stato sconvolto dal cambiamento climatico già in corso, ma che nell’anno 2113, in cui il romanzo Elbrus è ambientato, ha cambiato radicalmente l’aspetto e gli equilibri del pianeta.

Le migrazioni, la politica, la scienza e la gestione delle risorse si sono dovute adattare a questi nuovi equilibri, e ormai l’umanità è al collasso. In particolare la ricerca scientifica è arrivata a saggiare la propria impotenza, fallendo nell’esplorazione dello spazio nel tentativo di trovare nuovi pianeti colonizzabili.

Ma se da una parte vi è la razionale constatazione dei limiti dell’umanità, dettati dalla scienza stessa, dall’altra il protagonista del libro, Lubomìr, viene tormentato dalle irrazionali visioni che sconvolgono la sua mente.

Una misteriosa Dama e un Viaggiatore dominano queste crisi, insieme ad altri squarci di situazioni apparentemente sconnesse. Ma la risposta alle molte domande su cui si sviluppa la storia avranno sede proprio nei sentimenti, nella mente, nella coscienza stessa, nelle voragini misteriose e profondissime del legame e dell’incontro.

Incontro che si avrà tra mondi tra loro lontanissimi, ma allo stesso tempo talmente vicini da riconoscersi, più che conoscersi, appoggiando la mano su quella dell’altro, anche attraverso un vetro.

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Copertina Elbrus

La narrazione

Elbrus è da molti punti di vista quasi un ritratto. Un ritratto di un mondo a volte irriconoscibile, a volte uguale a quello che conosciamo. I paesaggi, le case, le strutture adibite alla ricerca scientifica ci appaiono a tratti trasfigurate, razionalizzate, e vengono descritte dettagliatamente, in maniera quasi cinematografica.

La meccanizzazione del lavoro, degli inservienti e delle attività quotidiane contribuisce alla sensazione di straniamento. Anche le più piccole azioni vengono compiute in maniera diversa, con strumenti diversi, con abitudini diverse e queste ci vengono dipinte in maniera minuziosa, per permetterci di vedere un mondo che altrimenti non potremmo capire, per trasportarci in un luogo altro che possiamo conoscere e capire davvero solo camminando per i suoi corridoi, assaporando le sue bibite, suonando i suoi campanelli o viaggiando coi suoi mezzi di trasporto.

Ma non vi è il ritratto solo di un luogo. Questo libro è anche il ritratto di un’umanità che, sebbene viva e progredisca nella razionalizzazione e nella conoscenza, è rimasta innamorata dei suoi piccoli antri di irrazionalità. Il pianto, il riso, l’innamorarsi, il pentirsi, sentire una morale che non si capisce da dove arrivi o sentire il bisogno di raccontare la propria storia.

È un’umanità che ha visto morire il sogno antropocentrico di una scienza che ha tutte le riposte, tutte le soluzioni, uomini e donne che hanno ritrovato, accettato e in fondo anche amato la propria piccolezza, ma anche, citando il libro:

“l’emozione per aver intuito qualcosa di incomprensibile, l’eccitazione per aver sfiorato il significato profondo delle cose, l’inquietudine del vuoto che lasciava le domande senza risposta su quello che, non essendo osservabile e misurabile, rimaneva senza ragione”.

Oltre la fantascienza

Il romanzo Elbrus è un intreccio di storie di uomini e donne che sono entrati a contatto con questa vertigine, che davanti al limite hanno incontrato la propria limitatezza, ma hanno sentito di intuire l’inconoscibile, si sono sentiti una fibra dell’universo, a contatto con gli altri in maniera inscindibile e misteriosa.

Un po’ come nell’indimenticabile capolavoro di Christopher Nolan, Interstellar, passato, presente e futuro si intrecciano, insieme alle storie di varie persone, ed è grazie a questo intreccio e legame misterioso che tutto acquisisce senso.

Dove si può spingere la scienza? Da dove arriva l’etica e come integrarla con la ricerca, già di per sé in difficoltà? Quali sono le reti misteriose che collegano esseri coscienti ai margini opposti dell’universo? L’incontro con l’altro può cambiare tutto, dandoci risposte su noi stessi? Queste sono le domande nascoste con delicatezza ma anche con urgenza in questo libro. La risposta è abbozzata non con parole, ma tramite i legami, i contatti, le lacrime e i dialoghi tra i personaggi.

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Letteratura

Niente a parte il sangue: recensione del romanzo di Adil Bellafqih

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niente a parte il sangue recensione

La notte mi piaceva. Mi faceva sentire al sicuro. Di giorno sembra sempre che se non fai nulla butti via la vita; dalla notte no nessuno si aspetta niente – e quando sei con lei nessuno si aspetta niente neanche da te.
Niente a parte il sangue

È così che inizia la discesa negli inferi di Alì. Parte tutto da una notte spezzata, interrotta e che non pretende nulla, almeno all’apparenza. Una notte come le altre, che è però l’inizio di un viaggio, o meglio una caduta, che sembra non avere mai fine. Dopo il romanzo Nel grande vuoto, Adil Bellafqih è tornato per Mondadori con Niente a parte il sangue, un lavoro brutale e straziante, ma allo stesso tempo lucido, quasi fosse uno specchio di una realtà che non vogliamo vedere, ma che è sempre davanti ai nostri occhi.

Un’adolescenza come tante

«Non starai bene» disse prendendomi per le spalle, aggrappandosi alle mie spalle. Non l’avevo mai visto così vulnerabile. Così sperduto. Doveva essersi accorto dal deserto che tutti abbiamo dentro intorno. Fa paura la prima volta che lo vedi. Poi ci si abitua.

Non c’è niente di speciale in Amir: nato e cresciuto in un paesino della provincia emiliana è come tanti altri ragazzi, con il suo cerchio di amicizie, le uscite nei soliti posti, la noia della scuola che sembra non finire mai. Quella che è inizialmente solo noia diventa pian piano una gabbia da cui è impossibile uscire.

Alì, dall’essere un ragazzo come tanti, imprigionato nel languore della provincia e in una situazione sociale stagnante, comincia il suo viaggio. Inizia tutto quasi per inerzia, trainato dall’amico Amir, che più che amico è una vera e propria figura di riferimento, un punto fisso in un mondo sempre più intricato che sembra non offrire certezze. Un mondo che pian piano sembra perdere di senso, finché non rimangono solo la violenza e il sangue.

Gioventù spezzata

«Lui è come noi. È spezzato.»

Tutti i ragazzi coinvolti, pian piano, cominciano la loro personale discesa nell’inferno. Da giovani senza prospettive diventano giovani spezzati, persi in una rete più grande di loro e che non comprendono appieno. Ognuno, a modo suo, si trova a dover affrontare i propri demoni personali. Una discesa fatale e insensata, da cui sembra non ci sia fuga.

L’odio è universale

Sono io che cambierò qualcosa, vero?, chiesi alla bomba, e la bomba disse certo.

Dostoevskij ne L’Idiota diceva: la bellezza salverà il mondo. Una bellezza morale prima che estetica. Qui, la bellezza, sembra aver abbandonato le strade della provincia modenese per fare spazio alla crudeltà e all’insensatezza. C’è chi, come Alì e Amir, che l’ha capito già da tempo, chi invece deve ancora aprire gli occhi.

La bomba di Alì cambierà tutto, cambierà le cose una volta per tutte. Ma a che costo? La bellezza, forse, può ancora salvarli dall’inferno di sangue e fiamme che loro stessi hanno creato.

Niente a parte il sangue: la Trama

Prima di legarsi la bomba al petto e incamminarsi verso una piazza gremita, Alì è un ragazzo qualunque, nato e cresciuto in un paesino della provincia emiliana. Frequenta per la seconda volta l’ultimo anno delle superiori, racimola qualche soldo che spende soprattutto in fumo, trascorre serate indolenti tra strade grigie e stanchi bar insieme al solito gruppo di amici, uniti quasi esclusivamente dall’assoluta disillusione. Niente sembra in grado di scalfire l’armatura di gomma che si è creato: non la madre o il padre, non la professoressa che gli vede nel cuore e nella testa qualità che nemmeno lui crede di avere, non la sensazione sottopelle che la vita già stia passando.

L’unico a sfuggire alla coltre di indifferenza è Amir, il suo migliore amico, piccolo spacciatore solitario e fascinoso. E che un giorno gli propone di entrare in un giro più oscuro di quel che sembra.

Amir ha una sola regola: non esiste niente a parte il sangue. Il mondo non ha nulla da offrire se non fregature e sogni laccati a buon mercato. Allora perché non vendicarsi? Perché non spazzarlo via? Alì lo ascolta affascinato, e piano piano si lascia scivolare in un gorgo allucinatorio che non risparmia né lui né gli amici di sempre e perfino i genitori.

Sullo sfondo di un misterioso piano ordito da un burattinaio ambiguo, la discesa all’inferno costringerà Alì ad affrontare il vuoto che ha dentro, a fare i conti con i giorni buttati, a rovistare nel buio in cerca di una via d’uscita, una sola buona ragione per non premere quel pulsante.

Adil Bellafqih: l’autore

Adil Bellafqih è nato nel 1991 a Sassuolo, dove vive. Dopo un triennio concluso su Stephen King, ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia a Parma con una tesi sulla pulsione creativa, ispirata a Nietzsche e a Jung. Nel grande vuoto, il suo romanzo d’esordio, si è aggiudicato la menzione speciale della giuria alla XXXI edizione del Premio Calvino ed è arrivato secondo al Premio Kihlgren Opera Prima. Ha pubblicato numerosi racconti partecipando a vari concorsi letterari.

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