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CD Projekt Red: gli sviluppatori di Cyberpunk 2077 crollano in borsa

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Brutto tonfo in borsa per CD Projekt Red che, da fine agosto ad oggi, ha perso il 25% del suo valore in borsa. Il dato è emerso grazie ad una analisi effettuata dal portale Game Industry. Secondo i redattori del sito specializzato nell’industria videoludica, gli sviluppatori di Cyberpunk 2077 pagano a caro prezzo i ritardi nello sviluppo e nel lancio del titolo.

Il valore di CD Projekt Red, che a fine agosto si era assestato sui 9,6 miliardi di euro, con il prezzo per singola azione fissato a circa 100 euro, è sceso a fine ottobre a circa 7 miliardi di euro con 75 euro ad azione. L’annuncio di un gioco mobile legato all’universo narrativo di The Witcher e il lancio di Cyberpunk 2077 che sembrava imminente, avevano contribuito al successo. Già in maggio, addirittura, CD Projekt Red si era fatta strada a spallate fino a scalzare il primato europeo, fino a quel momento detenuto da Ubisoft.

Pare che non siano solo i rinvii ad avere influito negativamente sul drastico calo delle azioni. Le accuse di crunch mosse da Jason Schreier, supportate dalle testimonianze di alcuni dipendenti, hanno inferto un duro colpo alla credibilità di CD Projekt davanti gli azionisti. Il CEO della compagnia Adam Kicinski, intervenuto più volte sui social per rispondere a critiche e minacce, è dovuto intervenire anche in una conference call con gli stake holder. Gli azionisti più importanti hanno posto a Kicinski e ai vertici aziendali quali siano i motivi dietro i ritardi e se, stavolta, siamo di fronte alla data di uscita definitiva.

Kicinski si è detto particolarmente sicuro del lavoro dei suoi dipendenti e ha rassicurato che questo rinvio sarebbe stato l’ultimo. La stessa promessa era però stata fatta diverso tempo fa ed era stata implicitamente rinnovata con l’annuncio dell’ingresso di Cyberpunk 2077 nella sua fase gold. Chissà se stavolta potremo fidarci.

Considerato mezzo scemo da chi lo conosce solo a metà, ha preso il primo controller in mano a 5 anni e a quella età pare essersi fermato. Porta la sua competenza ovunque serva sul web. Il suo sogno nel cassetto è avere la sua pagina su Wikipedia.

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Videogiochi: quanto hanno speso i gamers statunitensi nel 2020?

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Videogiochi:-quanto-hanno-speso-i-gamers-statunitensi-nel-2020?

Potrebbe sembrare una domanda oziosa, in fin dei conti a che pro conoscere la spesa dei gamers americani? Mettiamola in questo modo: sapere quanto è stato speso per i videogiochi negli Stati Uniti ci dà una buona idea di come sta andando il mercato videoludico a livello mondiale. Che piaccia o meno, gli States sono ancora l’ago della bilancia per molti mercati, e quello dei videogames non fa eccezione.

Capita l’importanza dell’interrogativo, andiamo a rispondere. Il sito Destructoid ci fornisce tutti i dati, avendoli presi da un tweet di Mat Piscatella – direttore esecutivo e advisor per i videogiochi all’interno della società di ricerche di mercato NPD Group. Post che trovate qui di seguito:

Dicembre 2020 ha fatto registrare una spesa, comprensiva degli hardware per i videogiochi, contenuti vari e accessori, pari a 7.7 miliardi di dollari, più di quanto era stato speso l’anno scorso (dicembre 2019 ndr). Anche la spesa complessiva dell’anno 2020 ha stabilito un nuovo record, arrivando a 56.9 miliardi, il 27% in più rispetto al 2019.

I numeri e i dati:

Questo il post più significativo, tuttavia Piscatella ci fornisce altre informazioni più precise nei suoi cinguettii successivi. Nel corso del 2020 – sempre in America – sono stati spesi ben 5.3 miliardi di dollari per i soli hardware (ossia le piattaforme di gioco), con un aumento del 35% rispetto all’anno precedente. Ancora: Nintendo Switch è la console che ha venduto di più – in termini di unità e di denaro speso – sia a dicembre 2020 che nel corso dello stesso anno, al secondo posto PlayStation 5 per il denaro speso e PlayStation 4 per le unità.

Per quanto riguarda i videogiochi invece Call of Duty: Black Ops – Cold War è stato il gioco più venduto negli USA nel 2020, seguito da Call of Duty: Modern Warfare e da Animal Crossing: New Horizons. Metà della top 20 dei giochi più venduti è occupata da titoli pubblicati da Nintendo.

I numeri appena letti fanno pensare: 57 miliardi di dollari spesi per il mercato videoludico solo in America sono una cifra mostruosa, che dà il senso e la misura di quanto quest’industria sia fuori da ogni crisi e di quanto il gaming faccia parte della quotidianità di tutti. Un breve cenno alla sempre presente Nintendo, che si conferma una colonna portante della summenzionata industria per quanto riguarda sia le console che i titoli venduti.

E voi quanto avete speso nel 2020 per i videogiochi?

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Pokémon: qual è lo starter preferito dai fan di tutto il mondo?

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Quella che avete letto nel titolo è probabilmente la domanda delle domande nel mondo Pokémon, e come ogni grande domanda difficilmente ha una sola e univoca risposta. Ma se da una parte è sacrosanto che ognuno abbia le sue preferenze, dall’altra si possono trarre dei dati oggettivi basandosi sulla soggettività delle risposte. Dunque: qual è lo starter preferito dai fan del brand Pokémon? Andiamo a scoprirlo.

Il sito Tierlist  ha permesso agli utenti di votare le loro prime forme di starter preferite, attenzione solo le forme base – niente Charizard o Greninja, per capirci. Le preferenze accumulate dai più di 4000 utenti che hanno risposto hanno prodotto la classifica che trovate di seguito. Fra parentesi la generazione di appartenenza del Pokémon:

  • Rank S: Squirtle (I), Bulbasaur (I), Mudkip (III), Charmander (I)
  • Rank A+: Cindaquil (II), Totodile (II), Treeko (III), Piplup (IV)
  • Rank A: Torchic (III), Rowlet (VII), Chimchar (IV), Turtwig (IV)
  • Rank B: Froakie (VI), Snivy (V), Litten (VII), Oshawott (V)
  • Rank C: Fennekin (VI)
  • Rank D: Scorbunny (VIII), Chikorita (II), Grookey (VIII), Sobble (VIII)
  • Rank E: Tepig (V), Popplio (VII), Chespin (VI)

Com’era prevedibile gli starter della prima generazione si piazzano tutti e tre in vetta, il mitico trio di mostriciattoli tascabili della prima avventura ha ancora un posto saldo nel cuore degli appassionati. A pari merito anche il simpatico Mudkip, starter di tipo acqua della terza generazione. In seconda posizione Cindaquil e Totodile, entrambi di seconda generazione, seguono Treeko e Piplup.

Scendendo in terza posizione troviamo Torchic, lo starter di fuoco della terza generazione, assieme a Rowlet della settima e Chimchar e Turtwig della quarta generazione. Più sotto troviamo il primo Pokèmon iniziale della sesta generazione, ovvero Froakie, in compagnia di Snivy, Litten e Oshawott. La quinta posizione vede un solitario Fennekin, lo starter di fuoco della sesta generazione.

In penultima posizione abbiamo la prima comparsa degli starter dell’ultima generazione che sono presenti tutti e tre; questo conferma che l’ottava generazione è la meno preferita dai fan. Almeno per quanto riguarda la scelta iniziale dei Pokémon. Anche Chikorita si trova in penultima posizione (posto immeritatissimo, sappiatelo!). A chiudere la classifica ci sono Tepig, Popplio e Chespin.

In chiusura dobbiamo bacchettare sulle mani chi ha impostato la classifica, in quanto si è dimenticato di inserire fra le opzioni Pikachu ed Eevee. I due Pokémon sono gli starter dei titoli Let’s Go e, anche se la scelta è obbligatoria in dipendenza della versione acquistata, rimangono due starter e quindi meritano di poter entrare nella lista.

Siete d’accordo con la classifica? Come si è posizionato il vostro starter preferito?

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Nintendo apre un profilo Twitter solo per le notizie aziendali

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Chi è videogiocatore da molto tempo sicuramente starà notando un fenomeno piuttosto particolare negli ultimi anni: la sempre maggior attenzione a ciò che avviene dietro le quinte di una casa di produzione videoludica. Ai miei tempi – proposizione che lascia volutamente trasparire una certa anzianità – non eravamo interessati a queste cose: un titolo veniva annunciato, lanciato, giocato. Fine. C’era poco a che spartire con notizie inerenti al fatturato di Sony, piuttosto che alle spese sostenute per l’ultimo Dragon Quest. Oggi però le cose sono sensibilmente cambiate e i videogiocatori, soprattutto adulti, si interessano molto delle notizie aziendali di una società, Nintendo ha deciso di cogliere la palla al balzo e di aprire un nuovo profilo Twitter dedicato solo a questo tipo di news.

Ecco il post del profilo Nintendo Co. Ltd., dove viene spiegato il motivo e il fine dell’account stesso:

Abbiamo aperto questo account Twitter per dare notizie relative all’azienda Nintendo Co., Ltd., e ai suoi investitori. Annunci finanziari e altre informazioni incentrate sulla società saranno condivise da questo profilo. Vi preghiamo di non utilizzare questo canale per messaggi o richieste.

Ma dunque cosa ci dobbiamo aspettare da questo nuovo profilo Nintendo? In realtà la risposta è molto semplice e l’abbiamo appena letta: notizie riguardo l’azienda. Obiettivi economici, risultati finanziari e progetti futuri sono tutti papabili argomenti che potremmo trovare. Letta così sembra una noia – e in effetti sarebbe molto meglio leggere l’annuncio del nuovo titolo della grande N – ma avere una visione d’insieme di come lavora una società dà un punto di vista privilegiato e più preciso, e questo raramente è un male.

Occorre sempre ricordare che dietro a un nuovo videogioco ci sono interessi, investimenti e tanto lavoro. Dare il giusto spazio a quelle che sono le dinamiche societarie e aziendali aiuta a capire meglio come si è arrivati al prodotto finale.

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