Connect with us
samuele sciacca intervista videogiochi samuele sciacca intervista videogiochi

Interviste

Intervista a Samuele Sciacca, alfiere italiano dei meme-games

Published

on

Qualcuno di voi ricorderà sicuramente Al Bano vs. Dinos, divertentissimo videogioco dedicato alle dichiarazioni del cantante di Cellino sulla possibilità di sconfiggere il covid-19 data la nostra esperienza nell’abbattere i dinosauri. Altri ancora ricorderanno, invece, il videogame The Boys, dedicato alla omonima serie trasmessa su Amazon Prime Video. Entrambi hanno in comune la figura di Samuele Sciacca, developer nostrano.

Samuele Sciacca Al Bano vs. Dinos

Bene, in collaborazione con il canale partner Four To Play abbiamo intervistato Samuele Sciacca, promotore di quello che è praticamente n nuovo genere: il meme-game. In fondo all’articolo troverete la versione video completa dell’intervista.

Ciao Samuele, cosa fai nella vita?

Mi dedico allo sviluppo di un tipo particolare di videogiochi: gli adver-game e, inoltre, ho un canale YouTube tramite il quale tento di insegnare lo sviluppo di videogame agli altri.

Noi ti abbiamo conosciuto durante i mesi del lockdown con Al Bano vs. Dinos, come è venuta l’idea?

L’idea è stata a dire il vero di Manolo Saviantoni, in arte The Oluk che collabora con me in qualità di pixel artist. Un giorno mi ha proposto di realizzare questo ‘meme-game’. Inizialmente non volevo farlo perché ero strapieno di lavoro, poi però ho cambiato idea ed è successo quello che è succcesso.

Con il successo sei diventato praticamente un meta-meme.

Sì, beh c’è una cosa che non abbiamo ancora reso pubblica ma ne approfitto per annunciarla in esclusiva qui. Abbiamo comprato il dominio memegames.it sul quale portare da ora in avanti tutti i videogiochi che faremo basandoci sui meme. Dopo Al Bano Vs. Dinos vi ricorderete sicuramente di Capramento, il titolo dedicato a Sgarbi e alla strana sua uscita dal Parlamento italiano.

Dato che non lavori da solo forse è il caso di ricordare anche gli altri membri del team.

Sì, non ho un team fisso vero e proprio ma ci sono dei collaboratori coi quali lavoro più spesso. Uno lo abbiamo già citato ed è The Oluk che si occupa della pixel-art. Le musiche, invece, sono affidate a Jeff Sisti. Con loro ho realizzato i meme-games di cui abbiamo parlato. Certo, molto si basa anche sulle richieste che mi vengono commissionate. Se ad esempio mi viene richiesto uno stile grafico diverso dalla pixel-art bisogna adattarsi.

Samuele Sciacca Capramento

Torniamo alle origini. Come è iniziato tutto?

Ho iniziato a circa 10 anni col mio primo computer. Un Toshiba regalatomi da mio padre, quasi 700 euro di portatile. Nonostante fosse davvero un buon laptop ero costretto a formattarlo quasi ogni mese perchè non facevo altro che installare programmi nuovi ogni mese, RPG Maker, FPS Creator… Intorno ai 15 anni ho scoperto il framework Face RGS e, con quello, in una mattina che ero a casa da scuola, realizzai il mio primo videogioco vero e proprio.

Da lì nasce una storia interessante: qualche settimana prima per puro caso avevo scoperto il servizio Game Mix ma, quando sono andato a cercarlo su twitter, ho digitato per sbaglio Game Pix. Li contatto, convinto di essermi rivolto alle persone che cercavo inizialmente e scopro di stare parlando con dei publisher italiani a cui il mio progetto piace, e parecchio anche. Da lì ho scoperto che con i videogiochi si può anche guadagnare e allora ho iniziato a realizzarne parecchi.

Il lavoro ha ingranato fin da subito?

A dire il vero no. Ho continuato a provarci fino ai 20. In quel periodo stavo trascorrendo il classico anno a Londra dove sono finito a fare il lavapiatti. Fino a quando non vengo contattato dalla catena Mondo Convenienza che mi commissiona ben 7 adver-game. Solo dopo quell’esperienza ha iniziato a diventare un lavoro più serio. Torno a Messina, la mia città d’origine, per aprire la partita IVA e subito dopo mi trasferisco a Milano.

Quanti videogiochi hai già realizzato, più o meno?

Fino ad ora, di quelli pubblicati, sono 30 o forse più ma dovrei contarli, non sono sicuro.

Poco fa hai detto di avere realizzato il primo in una mattina a casa da scuola. Quanto ci hai messo?

Appena 4 ore. Il videogame si chiamava Blop, c’è anche un video dedicato sul mio canale. Si trattava ovviamente di qualcosa di veramente basilare. Però da lì ho capito che si può realizzare un business dai videogiochi. Credo di essere stato il primo della mia cerchia a intuire la possibilità di sviluppare browser-game in HTML-5 mentre tutti gli altri mi consigliavano dei più ‘comuni’ mobile-games per iOS o Android.

Se potessi scegliere di lavorare per una Major, quale sceglieresti?

A dire il vero non è il mio sogno. Mi piace già molto quello che faccio e vorrei continuare a farlo e rimanere indipendente. Ma, se proprio dovessi scegliere, direi che per i videogiochi su console sceglierei Rockstar Games e per mobile SuperCell, ma non so quanto sarebbero interessati a quello che faccio.

fangame-the-boys-samuele-sciacca

Come ti vedi da qui a 5 anni? Cosa pensi di realizzare?

Spero di riuscire a realizzare il mio piccolo sogno. Ovvero riuscire ad avere la mia azienda indipendente ed affermarmi come leader nella realizzazione di questo tipi di contenuti B2B. Ma mi piacerebbe anche insegnare, tantissimo. Insomma, se potessi vorrei aprire una vera e propria accademia dove tutti possano imparare a creare videogiochi e farne un lavoro. A tal proposito sto già cercando di capire come fare.

Ma come ti differenzieresti da altre realtà già esistenti sul territorio italiano?

Vorrei che la mia fosse davvero una accademia accessibile a tutti senza sostenere costi eccessivamente elevati. Provenendo da una determinata realtà capisco che non sia possibile per tutti sostenere una retta annuale da 8000 euro e oltre, magari in una città dispendiosa come Milano. Quindi sto valutando diverse soluzioni, compresa magari una piattaforma web.

Quanto influisce adesso quello che hai giocato in passato?

Posso dire parecchio, ma non perché io abbia avuto il cosiddetto occhio critico. Io non sono quel tipo di videogiocatore che passa molto tempo nella storia. Punto più al lato marketing della faccenda e questo, credo, mi ha permesso di realizzare videogiochi che sono effettivamente interessanti per i miei clienti o comunque ‘vendibili’. Ma una cosa di cui mi dispiaccio è che non riesco a giocare molto se non ogni tanto a Fall Guys.

Che messaggio vorresti lanciare a chi vuole intraprendere la tua strada?

Provateci. Non perdetevi d’animo e non ascoltate chi cerca di scoraggiarvi. Sono difficoltà che ho affrontato anche io ma vi assicuro che è possibile. Se potete provate a fare esperienza anche all’estero per aprirvi la mente. Credeteci. Credete tanto in voi stessi.


Sono tantissime altre le domande che abbiamo rivolto a Samuele Sciacca su di lui, la sua storia e come è nata la sua passione per i meme-games. All’interno del video troverete tutte le domande non trattate nell’articolo e come si evolveranno i suoi progetti futuri. Se volete scoprire tutte le novità che verranno da lui e dal suo team vi rimandiamo al suo sito ufficiale e al suo canale YouTube.

Considerato mezzo scemo da chi lo conosce solo a metà, ha preso il primo controller in mano a 5 anni e a quella età pare essersi fermato. Porta la sua competenza ovunque serva sul web. Il suo sogno nel cassetto è avere la sua pagina su Wikipedia.

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Fumetti e Cartoni

Intervista a Massimiliano Valentini: la sceneggiatura e l’insegnamento non si fermano

Published

on

Intervista a Massimiliano Valentini

Abbiamo avuto il piacere di poter scambiare quattro chiacchiere con Massimiliano Valentini, sceneggiatore da oltre vent’anni nell’ambito fumettistico italiano.

Ciao Max, per chi non ti conoscesse, chi sei e cosa fai?

Ciao Matteo, io sono uno sceneggiatore. Lavoro da 21 anni come sceneggiatore e precedentemente ho fatto per diversi anni il giornalista per una testata che ormai non esiste più, Piemonte Sportivo.

Come hai iniziato a sceneggiare?

Come dicevo nel 1993 ho iniziato a lavorare come giornalista; poi nel 1997 Agrippino Musso propose un corso che frequentai. Successivamente provai ad entrare come sceneggiatore per Topolino e mandai, così, 3 soggetti. Ricevetti una telefonata da Alessandro Sisti che me ne chiese altri due. Così feci, frequentai l’Accademia Disney e poi iniziai a scrivere e sceneggiatore Topolino.

Di quale personaggio ti piace di più scrivere? Sei per gli oconi o i topi?

Ti dirò: vado a periodi. Per esempio ci sono momenti in cui mi appassiono ad un personaggio come è successo per Indiana Pipps, personaggio di Bruno Sarda. Ultimamente fra i paperi sto avendo la passione per Gastone. Secondo me è un personaggio molto profondo. Nasconde una profonda solitudine e tristezza perché è un vincente e quindi viene evitato dagli altri che lo allontanano.

Topolino è stata la testata che hai maggiormente sceneggiato. Ma gli altri lavori?

Oltre a Topolino, posso dire con gioia che scrivo da 3 anni alcune storie per Diabolik e ti confesso che non è stato semplice, è stata una vera sfida durata diversi anni. Sembra semplice ma non lo è affatto, per il semplice motivo che Diabolik fa una cosa sola: ruba.

Poi con la IF edizioni ho scritto alcuni racconti illustrati del Comandante Mark da poco in edicola, e altri progetti per case editrici meno conosciute ad un pubblico di non appassionati.

Inoltre sappiamo anche che non ti limiti a questo ma fai altro.

Sì, è vero. Scrivo alcune rubriche per Enigmistica Più e da 11 anni insegno sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Torino.

Mi sembra di capire che tu lavori molto nel seriale ed in prodotti che comunque vanno in edicola. Come hai vissuto questo periodo?

Ti dirò la verità: ci sono colleghi che non se ne sono nemmeno accorti. Io, si potrebbe dire che sono in lockdown da 21 anni. Sostanzialmente la mia routine è rimasta invariata se non fosse per il fatto che non avendo possibilità di sfogo e rimanendo a casa, ho lavorato 7/7.

Il tuo lavoro è rimasto invariato?

Direi di sì. In termini di vendite è completamente crollato il fumetto da libreria, invece le edicole sono rimaste aperte durante il lockdown e ha permesso che continuasse la normale produzione.

Durante la quarantena, molti sono tornati a leggere fumetti da edicola e per noi molti si sono messi a fare enigmistica. Non tutti riescono a stare incollati a Netflix tutto il tempo.

Per quanto riguarda l’insegnamento?

Siamo riusciti a finire l’anno anche se ovviamente online e non in aula.

La Scuola Internazionale di Comics è stata celere e responsiva. Nel giro di una settimana ha organizzato tutto spiegando il programma, dando modo ad insegnanti ed allievi di apprendere l’utilizzo dei programmi e continuare lo svolgimento delle attività.

Nonostante tutto siamo riusciti a mantenere i prefissati standard qualitativi e abbiamo potuto dare facoltà agli studenti di scegliere se svolgere gli esami finali di persona, distanziati ovviamente, oppure online.

Logicamente è mancata la parte relazionale con gli allievi: non potendoli vedere dal vivo ma solo attraverso uno schermo era più difficile.

Cos’è per te insegnare sceneggiatura, e perché lo fai?

Penso che insegnare sceneggiatura significa cercare di far capire a chi ho di fronte come si scrive un fumetto. Molti pensano che è tutto disegno, ma in realtà la parte letterale è importante. La storia è come se fosse la vera spina dorsale di un fumetto.

Scrivo per un motivo ma forse potrei dare due risposte: la prima è che faccio questo perché non credo di saper fare altro. La seconda risposta è che credo che ognuno abbia un talento ed il mio credo sia quello di raccontare.

Insegno perché ho la presunzione di poter raccontare e lasciare qualcosa di me agli altri; così cerco di trasmetterlo ai miei allievi perché possano imparare anche loro a lasciare qualcosa di sé agli altri.


E da quello che so sei anche il migliore a farlo. Ti ringrazio per il tempo dedicatoci e al prossimo appuntamento in edicola!

Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, se ti piace quello che leggi sul nostro sito sostienici!



Continue Reading

Fumetti e Cartoni

Mariano Rose, la sceneggiatura ai tempi del covid-19

Published

on

ci scusiamo per il disagio intervista

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Mariano Rose, autore esordiente con già diverse pubblicazioni alle spalle, che ci parlerà di alcune esperienze riguardo l’editoria fumettistica da libreria.

Innanzitutto, presentati a chi ancora non ti conosce.

Mi piace definirmi uno sceneggiatore nel senso più ampio. Non ho molte pubblicazioni alle spalle, ma per chi volesse leggermi un po’: ho esordito con un episodio di Dylan Dog insieme ad altri colleghi; poi una storia dal titolo “L’ultimo Tokusazu” nel volume Yamazaki 18 Years edito da Manfont e, sempre per Manfont, Ci scusiamo per il disagio.

Qual è stato il tuo approccio con la sceneggiatura?

Sicuramente la mia passione è iniziata diverso tempo fa. Mi sono laureato presso il DAMS di Bologna, poi mi sono trasferito a Torino dove ho seguito il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics.

L’anno successivo ho conseguito anche il master, mentre già iniziavo a pubblicare qualcosina e a lavorare ai miei vari progetti.

So che non ti occupi solo di fumetti, ti va di parlarne?

Sì, non scrivo e sceneggio solo in ambito fumettistico ma cerco sempre di spaziare.

Scrivo anche in prosa e, da relativamente poco, sto lavorando in ambito televisivo; sceneggiando, con altri colleghi, un progetto che andrà in onda sulla RAI.

Sappiamo però che non è l’unico progetto che bolle in pentola, dato che li stavamo aspettando.

Hai ragione. Avevo altri tre progetti completi che dovevano uscire con Tunuè, NPE e DOUbLe SHOt.

Quando usciranno?

Questa è una bella domanda. L’uscita di tutti questi tre fumetti è stata posticipata a causa della situazione cui abbiamo assistito in questo 2020.

Come mai?

Vedi la maggior parte delle case editrici, oltre a curare la storia e i disegni, spende molte risorse per quanto riguarda la promozione. Oltre che a livello social, la promozione e la pubblicità, è fatta in maniera, diciamo, fisica: tramite fiere, raduni, incontri, eventi in librerie, centri commerciali ecc.ecc.

Quindi a causa delle misure anti-covid, è stato impossibile progettare un sistema di promozione e sponsorizzazione adeguato. La chiusura di fiere ha messo a dura prova la maggior parte degli editori e nel mio caso si è preferito quindi posticipare.

Hanoi Swing doveva uscire con la Double Shot, sapresti darci qualche informazione in più?

Le informazioni che ti posso dare sono le stesse che so io. Hanoi Swing (DOUbLe SHOt) è pronto da tempo, come anche Le origini della paura (NPE). Dopo il primo lock-down erano stati rinviati, ma adesso hanno subito un altro rinvio, facendoli slittare fino al 2021.

Si tratta di molto tempo…

Sì. La realizzazione di un fumetto richiede a prescindere molto tempo. Questi fumetti li seguivo da ormai due anni e vederli rinviati mi dispiace tuttavia voglio essere positivo poiché spero che quando finirà tutto potranno avere la giusta attenzione.

Che impatto ha avuto e avrà quest’anno e questi rinvii nella tua vita professionale?

Sicuramente questi rinvii hanno influito sul mio lavoro e sul mio piano produttivo.

Oltre che causare un danno a livello economico, c’è stato un impatto lavorativo poiché speravo di pubblicare questi volumi per avere del materiale che fungesse da trampolino per progetti più ambiziosi. In questo mondo ogni pubblicazione può servire da “bigliettino da visita” per entrare in altre case editrici e lavorare a progetti con maggiore entità.

Dopo tutti questi disordini mi sono trovato costretto a fermarmi. E come me anche il disegnatore con cui ho collaborato si è trovato a non poter aggiungere nel suo portfolio le tavole dei fumetti che, ovviamente, per contratto non possono essere divulgate.

Potresti fare previsioni riguardo la ripresa “normale” dei tuoi lavori?

Fare previsioni è difficile, il fatto è che il mondo dell’editoria fumettistica e soprattutto il fumetto da libreria, ha subito un tracollo.

La condizione quotidiana influisce in maniera esponenziale sul mercato del fumetto italiano. Però spero che entro Natale dell’anno prossimo riprendano le fiere e quindi si apra un varco per poter riprendere a respirare.


Lo speriamo anche noi. Grazie per il tuo tempo e ci manterremo in contatto per novità riguardo le tue pubblicazioni.

Se ti è piaciuta questo approfondimento insieme a Mariano Rose, puoi recuperare tutte le altre nostre interviste a questo LINK!

Continue Reading

Fumetti e Cartoni

Intervista a Anna Giada Altomare di Another Coffee Stories

Published

on

another coffee stories annie sui tetti

Abbiamo intervistato Anna Giada Altomare, del progetto Another Coffee Stories. Conosciamo meglio insieme questa nuova realtà.

Partiamo dall’inizio: cos’è e come è nato Another Coffee Stories?

Another Coffee Stories è il progetto di un gruppo di amici, dalle vite molto diverse, con tre passioni in comune: l’arte, gli animali… e il caffè! Lo scopo del progetto è la creazione di una serie di racconti illustrati e graphic novel che possano far identificare il lettore nel vissuto dei vari personaggi. Another Coffee non è una biografia, adoro chiamarla la grande biografia, una sorta di mix delle nostre vite reali che si intrecciano e si mescolano nella creazione del personaggio iconico di Annie.

Abbiamo deciso di raccontarci perché pensiamo che tutto delle nostre vite ci ha portati ad incontrarci, nonostante siano estremamente diverse, ed ognuno di noi sperimenta almeno una volta nella vita l’incontro con persone assolutamente sconosciute che sente già come “casa” dal primo istante, e ciò inevitabilmente cambia la propria routine, i propri percorsi.

È appena uscito il libro Annie sui tetti, ma è solo il primo step di un piano più grande. Cosa ci possiamo aspettare per il futuro?

Another Coffee: Annie sui Tetti è il primo libro dell’antologia, ma soprattutto è il background del vissuto di Annie che permetterà, seppur non esplicitamente, di dare una chiave di lettura sul personaggio, sulla sua vita e sulle sue emozioni.

Il personaggio di Annie è un mosaico di esperienze passate dei vari autori, come siete riusciti a conciliare tutto in un’unica figura?

Ognuno di noi ha qualcosa di unico, spiazzante, pazzesco da raccontare… capita spesso di chiedersi “ma capitano tutte a me?” e allora perché non rendere Annie la “me” in cui ognuno può riconoscersi? È stato facile raccontarsi tra di noi, liberatorio, un esercizio che tutti dovremmo imparare a fare con dei perfetti sconosciuti… divertente e costruttivo!

Il progetto è nato da cinque persone diverse, ma a differenza di quello che si potrebbe pensare non tutti provengono da un background strettamente “artistico”. Questo ha creato problemi?

Io provengo da un background totalmente giuridico, ma sono da sempre stata appassionata d’arte e cinema, motivo per cui ho deciso che sarebbe stato questo il momento giusto per creare davvero qualcosa di mio, finalmente un mio progetto artistico. Lucia Ferrari è una disegnatrice, lo fa per mestiere e per passione, così come Mario Congiusti, uno scrittore. Loro sono gli unici che nella vita fanno esattamente ciò che hanno fatto nel progetto, cioè illustrare e scrivere.

Le nostre evidenti differenze non hanno causato alcun tipo di problema se non sketch divertenti che non smettiamo di raccontare e per cui ci prendiamo costantemente in giro… il mio essere puntuale e puntigliosa, Lucia, che invece è  costantemente tra le nuvole e Mario che da sempre buca agli appuntamenti.

Ho sentito che avete creato una raccolta fondi, di cosa si tratta?

Chiunque adotterà uno dei nostri mici, abilmente recuperati dalla strada e vaccinati, riceverà un set di benvenuto firmato Another Coffee Stories, per chi invece non ha la possibilità di adottare può fare una donazione su Go fund me e riceverà in base all’importo della donazione una nostra spilletta o un disegno in originale.

Bruce, il gattino di cui leggerete nella storia, è stato realmente adottato da noi. Personalmente adoro i gatti, sono una gattara convinta. Sono degli esseri che rispecchiano enormemente la mia personalità. In realtà tutti e tre adoriamo gli animali in generale, ma abbiamo deciso di focalizzarci su quest’iniziativa perché un gatto sarebbe stato il perfetto compagno di avventure di Annie e perché è certamente un animale impegnativo, ma anche solitario e autonomo. E nel nostro piccolo, pensiamo di poter trovare una casa a tante piccole vite nella consapevolezza che un gatto, oltre ad avere bisogno di amore, è anche un animale perfetto per una città caotica come Milano.

Continue Reading

Supporta il sito

Aiutaci a mantenere il sito aperto! Daily Nerd è un progetto gestito interamente da volontari, ma mantenere un sito ha dei costi. Se vuoi sostenerci basta un euro per aiutarci.

Be brave, be #Nerd

.

Advertisement

Trending