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Interviste

Intervista ad Alex Polidori, la voce italiana di Spider-Man

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Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Alex Polidori, la voce ufficiale italiana del nuovo Spider-Man interpretato da Tom Holland. In questa lunga chiacchierata abbiamo parlato di tante cose dai suoi primi passi nel mondo del doppiaggio, fino al successo Marvel e non sono mancati momenti divertenti e riflessioni su come il covid-19 abbia cambiato anche la routine lavorativa in studio di doppiaggio.

Silvia: Hai iniziato a doppiare da piccolissimo, com’è avvenuto il tuo primo incontro con questo mondo?

Alex Polidori: È iniziato tutto per caso, mi sono ritrovato in studio di doppiaggio seguendo mio fratello (Gabriele Patriarca, la voce italiana di Neville Paciock). Io volevo fare tutto quello che faceva lui e così lo accompagnavo sempre alle registrazioni. Si inizia con piccole parti e poi hanno notato che ero predisposto, non ero per niente timido e impacciato, anzi. Non siamo nati in una famiglia di doppiatori, ma chissà forse saremo noi a iniziare la tradizione.

Lucrezia: Adesso siamo curiosi di scoprire qualcosa in più del dietro le quinte di uno studio di registrazione. Come avviene la magia?.

Alex Polidori: È un lavoro affascinante, soprattutto visto da fuori, e ci si diverte a farlo, ricordo quanto fossero entusiasti i miei amici quando da bambino li portavo a vedere una registrazione. Nell’ambiente possono anche nascere importanti amicizie e relazioni, la mia ragazza è Sara Labidi (la doppiatrice di Arya Stark) e pure mio fratello sta con una doppiatrice. È un bell’ambiente, ma come tutti i lavori ha pro e contro e c’è della competizione tra colleghi, ma resta una grande famiglia, io passo più tempo in studio che a casa.

Silvia: Come hai affrontato lavorativamente questo periodo di quarantena e com’è stata la ripartenza?

Alex Polidori: All’inizio in qualche studio si è cercato di incidere con la mascherina chirurgica perché non modifica troppo il suono e bastano piccoli accorgimenti tecnici per risolvere il problema, ma la maggior parte degli studi la fa togliere, solo per la durata della registrazione. In studio poi abbiamo diverse precauzioni, come un po’ dappertutto. Non c’è più il copione cartaceo ma un tablet che viene usato da remoto, ci sono pannelli di plexiglas che dividono lo staff e non si doppia più assieme ai colleghi, ma ognuno registra la propria parte che poi viene unita a quella degli altri, ma questa era un’abitudine che stava prendendo piede già prima di questo periodo.

Lucrezia: Hai doppiato davvero tantissimi personaggi, qual è stato il più difficile e il più divertente?

Alex Polidori: Un personaggio difficile in sé non esiste perché credo che ognuno a modo suo sia particolare e unico. La difficoltà semmai è doppiare un attore che non è molto bravo o poco espressivo e che quindi non ti suggerisce come comportati. Doppiare un attore in carne ed ossa è un processo anche interpretativo: ad esempio con Tom Holland che è molto dinamico mi sono trovato benissimo perché era lui che mi suggeriva come fare la parte e il lavoro così risulta più semplice.

Silvia: Spider-Man ha avuto tre diverse versioni cinematografiche, con alterne fortune, tu come ti sei rapportato a questo personaggio?

Alex Polidori: Questo personaggio per me era molto importante perché mi è sempre piaciuto, da bambino mi vestivo da Spider-Man, e ho guardato i cartoni e i film. Ma quando lavoro non mi faccio trascinare dal mio essere fan e cerco di essere distaccato e professionale perché altrimenti si rischia di perdere di vista diversi aspetti tecnici. Quando doppio Spider-Man e vedo delle scene entusiasmanti mi emoziono anche io, ma noi dobbiamo far emozionare anche lo spettatore. Per questo quando rivedo alcuni dei lavori che ho doppiato sono abbastanza critico e ci metto due o tre volte per apprezzare appieno il film perché prima mi concentro sulla mia voce e quella dei miei colleghi. E infatti se il doppiaggio di un film è fatto bene si vede ed è piacevole per chi lo guarda. Poi trovo che Spider-Man sia nelle mie corde, ha sempre la battuta pronta ed è maldestro, in questo senso mi somiglia e in più Tom Holland è un bravo attore e non mi rende difficile il lavoro.

Lucrezia: Ti seguiamo sui social e abbiamo visto che ti stai cimentando anche come cantante, ci racconti qualcosa in più di questa tua passione?

Alex Polidori: La mia vita parallela al doppiaggio, ma che a volte incontra il doppiaggio, è quella di cantautore, ho fatto uscire alcuni singoli e ne sto producendo degli altri. Mi sono tolto alcune soddisfazioni, partecipando anche ad un contest all’Arena di Verona e sono arrivato secondo nella categoria dei cantanti emergenti. Ho prodotto 6 singoli e a fine mese uscirà una canzone sul tema dell’ambiente che mi sta molto a cuore. Ho sperimentato vari generi, tra cui il rap, ho suonato anche al Piper di Roma e quando vado a fiere dedicate al mondo nerd spesso mi accompagna la mia band e il mio ukulele, che è un po’ il mio marchio di fabbrica (ride). È una strada che mi piace e spero di poter avere un giorno un mio seguito di fan, ma il doppiaggio resta la mia vita.

 

Potete trovare i lavori di Alex Polidori su Youtube e Spotify.

YoutubeSpotify

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Fumetti e Cartoni

Mariano Rose, la sceneggiatura ai tempi del covid-19

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ci scusiamo per il disagio intervista

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Mariano Rose, autore esordiente con già diverse pubblicazioni alle spalle, che ci parlerà di alcune esperienze riguardo l’editoria fumettistica da libreria.

Innanzitutto, presentati a chi ancora non ti conosce.

Mi piace definirmi uno sceneggiatore nel senso più ampio. Non ho molte pubblicazioni alle spalle, ma per chi volesse leggermi un po’: ho esordito con un episodio di Dylan Dog insieme ad altri colleghi; poi una storia nel volume de L’ultimo Tokusatsu edito da Manfont e, sempre per Manfont, Ci scusiamo per il disagio.

Qual è stato il tuo approccio con la sceneggiatura?

Sicuramente la mia passione è iniziata diverso tempo fa. Mi sono laureato presso il DAMS di Bologna, poi mi sono trasferito a Torino dove ho seguito il corso di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics.

L’anno successivo ho conseguito anche il master, mentre già iniziavo a pubblicare qualcosina e a lavorare ai miei vari progetti.

So che non ti occupi solo di fumetti, ti va di parlarne?

Sì, non scrivo e sceneggio solo in ambito fumettistico ma cerco sempre di spaziare.

Scrivo anche in prosa e, da relativamente poco, sto lavorando in ambito televisivo; sceneggiando, con altri colleghi, un progetto che andrà in onda sulla RAI.

Sappiamo però che non è l’unico progetto che bolle in pentola, dato che li stavamo aspettando.

Hai ragione. Avevo altri tre progetti completi che dovevano uscire con Tunuè, NPE e DOUbLe SHOt.

Quando usciranno?

Questa è una bella domanda. L’uscita di tutti questi tre fumetti è stata posticipata a causa della situazione cui abbiamo assistito in questo 2020.

Come mai?

Vedi la maggior parte delle case editrici, oltre a curare la storia e i disegni, spende molte risorse per quanto riguarda la promozione. Oltre che a livello social, la promozione e la pubblicità, è fatta in maniera, diciamo, fisica: tramite fiere, raduni, incontri, eventi in librerie, centri commerciali ecc.ecc.

Quindi a causa delle misure anti-covid, è stato impossibile progettare un sistema di promozione e sponsorizzazione adeguato. La chiusura di fiere ha messo a dura prova la maggior parte degli editori e nel mio caso si è preferito quindi posticipare.

Hanoi Swing doveva uscire con la Double Shot, sapresti darci qualche informazione in più?

Le informazioni che ti posso dare sono le stesse che so io. Hanoi Swing (DOUbLe SHOt) era pronta già da un anno, come anche Gulguvit (NPE). Dopo il primo lock-down erano stati rinviati, ma adesso hanno subito un altro rinvio, facendoli slittare fino a primavera 2021.

Si tratta di molto tempo…

Sì. La realizzazione di un fumetto richiede a prescindere molto tempo. Questi fumetti li seguivo da ormai tre anni e vederli rinviati mi dispiace tuttavia voglio essere positivo poiché spero che quando finirà tutto potranno avere la giusta attenzione.

Che impatto ha avuto e avrà quest’anno e questi rinvii nella tua vita professionale?

Sicuramente questi rinvii hanno influito sul mio lavoro e sul mio piano produttivo.

Oltre che causare un danno a livello economico, c’è stato un impatto lavorativo poiché speravo di pubblicare questi volumi per avere del materiale che fungesse da trampolino per progetti più ambiziosi. In questo mondo ogni pubblicazione può servire da “bigliettino da visita” per entrare in altre case editrici e lavorare a progetti con maggiori entità.

Dopotutto questi disordini mi sono trovato costretto a fermarmi. E come me anche il disegnatore con cui ho collaborato si è trovato a non poter aggiungere nel suo portfolio le tavole dei fumetti che, ovviamente, per contratto non possono essere divulgate.

Potresti fare previsioni riguardo la ripresa “normale” dei tuoi lavori?

Fare previsioni è difficile, il fatto è che il mondo dell’editoria fumettistica e soprattutto il fumetto da libreria, ha subito un tracollo.

La condizione quotidiana influisce in maniera esponenziale sul mercato del fumetto italiano. Però spero che entro Natale dell’anno prossimo riprendano fiere e quindi si apra un varco per poter riprendere a respirare.


Lo speriamo anche noi. Grazie per il tuo tempo e ci manterremo in contatto per novità riguardo le tue pubblicazioni.

Se ti è piaciuta questo approfondimento insieme a Mariano Rose, puoi recuperare tutte le altre nostre interviste a questo LINK!

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Fumetti e Cartoni

Intervista a Anna Giada Altomare di Another Coffee Stories

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another coffee stories annie sui tetti

Abbiamo intervistato Anna Giada Altomare, del progetto Another Coffee Stories. Conosciamo meglio insieme questa nuova realtà.

Partiamo dall’inizio: cos’è e come è nato Another Coffee Stories?

Another Coffee Stories è il progetto di un gruppo di amici, dalle vite molto diverse, con tre passioni in comune: l’arte, gli animali… e il caffè! Lo scopo del progetto è la creazione di una serie di racconti illustrati e graphic novel che possano far identificare il lettore nel vissuto dei vari personaggi. Another Coffee non è una biografia, adoro chiamarla la grande biografia, una sorta di mix delle nostre vite reali che si intrecciano e si mescolano nella creazione del personaggio iconico di Annie.

Abbiamo deciso di raccontarci perché pensiamo che tutto delle nostre vite ci ha portati ad incontrarci, nonostante siano estremamente diverse, ed ognuno di noi sperimenta almeno una volta nella vita l’incontro con persone assolutamente sconosciute che sente già come “casa” dal primo istante, e ciò inevitabilmente cambia la propria routine, i propri percorsi.

È appena uscito il libro Annie sui tetti, ma è solo il primo step di un piano più grande. Cosa ci possiamo aspettare per il futuro?

Another Coffee: Annie sui Tetti è il primo libro dell’antologia, ma soprattutto è il background del vissuto di Annie che permetterà, seppur non esplicitamente, di dare una chiave di lettura sul personaggio, sulla sua vita e sulle sue emozioni.

Il personaggio di Annie è un mosaico di esperienze passate dei vari autori, come siete riusciti a conciliare tutto in un’unica figura?

Ognuno di noi ha qualcosa di unico, spiazzante, pazzesco da raccontare… capita spesso di chiedersi “ma capitano tutte a me?” e allora perché non rendere Annie la “me” in cui ognuno può riconoscersi? È stato facile raccontarsi tra di noi, liberatorio, un esercizio che tutti dovremmo imparare a fare con dei perfetti sconosciuti… divertente e costruttivo!

Il progetto è nato da cinque persone diverse, ma a differenza di quello che si potrebbe pensare non tutti provengono da un background strettamente “artistico”. Questo ha creato problemi?

Io provengo da un background totalmente giuridico, ma sono da sempre stata appassionata d’arte e cinema, motivo per cui ho deciso che sarebbe stato questo il momento giusto per creare davvero qualcosa di mio, finalmente un mio progetto artistico. Lucia Ferrari è una disegnatrice, lo fa per mestiere e per passione, così come Mario Congiusti, uno scrittore. Loro sono gli unici che nella vita fanno esattamente ciò che hanno fatto nel progetto, cioè illustrare e scrivere.

Le nostre evidenti differenze non hanno causato alcun tipo di problema se non sketch divertenti che non smettiamo di raccontare e per cui ci prendiamo costantemente in giro… il mio essere puntuale e puntigliosa, Lucia, che invece è  costantemente tra le nuvole e Mario che da sempre buca agli appuntamenti.

Ho sentito che avete creato una raccolta fondi, di cosa si tratta?

Chiunque adotterà uno dei nostri mici, abilmente recuperati dalla strada e vaccinati, riceverà un set di benvenuto firmato Another Coffee Stories, per chi invece non ha la possibilità di adottare può fare una donazione su Go fund me e riceverà in base all’importo della donazione una nostra spilletta o un disegno in originale.

Bruce, il gattino di cui leggerete nella storia, è stato realmente adottato da noi. Personalmente adoro i gatti, sono una gattara convinta. Sono degli esseri che rispecchiano enormemente la mia personalità. In realtà tutti e tre adoriamo gli animali in generale, ma abbiamo deciso di focalizzarci su quest’iniziativa perché un gatto sarebbe stato il perfetto compagno di avventure di Annie e perché è certamente un animale impegnativo, ma anche solitario e autonomo. E nel nostro piccolo, pensiamo di poter trovare una casa a tante piccole vite nella consapevolezza che un gatto, oltre ad avere bisogno di amore, è anche un animale perfetto per una città caotica come Milano.

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Film e Serie TV

Intervista a Massimiliano Caiazzo, l’esperienza da dietro le quinte

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massimiliano caiazzo mare fuori intervista

I cinema sono stati chiusi e come loro anche i teatri. Per il mondo dello spettacolo sembra non ci siano molte nuove positive. Ma come vivono la situazione le persone per cui cinema e teatri sono un vero e proprio posto di lavoro? Per saperne di più abbiamo intervistato Massimiliano Caiazzo, attore emergente che ha sbalordito tutti con la serie Mare Fuori andata in onda Rai2.

Iniziamo con le presentazioni: Massimiliano, come hai iniziato a recitare?

Fin da piccolino, quando guardavo i film e cartoni, mi veniva detto che questa roba non era reale, e a me questa cosa non stava bene. Non volevo credere che non potesse esistere un Gandalf, uno Spiderman, un Harry Potter, un Goku: non mi stava bene. Quindi crescendo mi divertivo a ripetere, nella mia cameretta, le scene dei film che guardavo. Soltanto dopo ho capito che esisteva il mestiere dell’attore in cui puoi vivere qualsiasi cosa.

Ho cercato una scuola dove apprendere questo mestiere. La primissima esperienza fu con l’oratorio della mia città, subito dopo ho conosciuto Gianfelice Imparato che mi ha dati i primi rudimenti. Combattendo in dinamiche familiari non positive, sono riuscito a recarmi a Roma: il primo anno ho appreso la tecnica Chubbuck e scritto il mio primo spettacolo, Diario di un bambino cresciuto. Sono entrato in un’agenzia, ho preso una borsa di studio e sono entrato in un’altra scuola, il Duse International.

L’anno successivo è stato veramente difficile: studiavo e lavoravo portando pizze come fattorino, ma poi ho fatto il provino per Mare Fuori e sono stato preso. La serie mi ha portato enormi soddisfazioni: il premio kineo giovane rivelazione a Venezia, Premio talento campano al Giffoni Film Festival… mi ha fatto crescere tanto ed adesso continuo a studiare per poter accedere ad altri ruoli.

Parliamo un attimo di Mare fuori: cosa significa girare un prodotto seriale?

Per quello che sono i miei strumenti proverò a risponderti. Girare una serialità è molto complicato: hai più tempo per raccontare le vicende del personaggio ma allo stesso modo è molto più difficile mantenere la concentrazione per 18 settimane.

Ho avuto 2 settimane per studiare 12 fascicoli di sceneggiatura, così mi sono rimboccato le maniche.

Il tuo personaggio, Carmine, come ti sei approcciato al ruolo?

Parlando del mio personaggio, reputo Carmine un piccolo Amleto, immerso in un contesto marcio come la Danimarca. Una voce fuori dal coro, si troverà spesso di fronte a scelte difficili, tuttavia avrà dalla sua parte sia una grande sensibilità che la capacità di sognare, capacità che lo tengono in vita, a galla per andare avanti.

Cosa ti ha portato questa serie?

Inevitabilmente una scossa emotiva ogni volta che andava in onda. Anche tanta soddisfazione perché è stato riconosciuto dalla critica e dagli addetti ai lavori. Dal punto di vista umano, il pubblico è stato caloroso ed intelligente da capire ed empatizzare con i personaggi.

Rivedermi mi ha permesso di capire i miei difetti, i miei lati da migliorare ed ora mi alleno su quegli aspetti.

Mare fuori era pronto già da tempo, ma è uscito diversi mesi dopo, ti va di parlarne?

Era pronto proprio all’inizio del periodo di Covid, mancavano le ultime accortezze di postproduzione. A causa del Lockdown non è stato possibile ultimarle, così, invece di “spaccare” la serie dividendola in due parti si è preferito dare tutto “il pacchetto” successivamente, cavalcando l’onda di alcuni festival che nel frattempo ci sono stati.

Quindi avevi la serie praticamente pronta che è uscita dopo: da attore come hai vissuto questa posticipazione?

Ho cercato di prendere il lato positivo dalla cosa. Ovvio che, dando un’occhiata al contesto sociale, mi sembrava di vivere un film. Prima dicevo che peccato che la vita non sia un film, ed invece è stato così! Quindi ho cercato di viverla serenamente, mi sono convinto che anche se ci voleva più tempo era meglio.

Ho preso questo tempo per lavorare su me stesso: per scrivere, leggere, guardare film, ed è stato molto triste un pochino vedere l’atteggiamento nei confronti di questo settore. Abbiamo avuto un solo caso di contagio, forse due, nei cinema, e la prima cosa che chiudono sono cinema e teatri.
Non ci si è resi conto che il lockdown è stato un po’ più lieve proprio grazie al lavoro che noi attori facciamo.

Forte di questa convinzione ho cercato di usarla come motore creativo, uscendo solo con Pablo, il mio cane, godendomi quel surreale silenzio.

Prima parlavi dei teatri. Quest’estate potevano riaprire solo tramite severe restrizioni e purtroppo molti teatri storici italiani non hanno potuto riaprire poiché sarebbero falliti per i costi elevati. Cosa ne pensi? Pensi che a livello culturale ci sarà una ripercussione?

Sinceramente penso che già prima del lockdown ci fosse una crisi del teatro, una povertà di spettacoli e di interesse a portare determinati contenuti a teatro ma soprattutto un disinteresse ad andarci come pubblico.

Purtroppo sento poche volte dire a ragazzi Oggi me ne vado a teatro! ed è una realtà secondo me triste. Quindi penso che il lockdown sia stato solo la ciliegina su una torta che si accumulava da tempo. Mettendoci nei panni di questi direttori artistici, giustamente che dovevano fare? Però chi ci perde siamo noi…

In questo momento vorrei essere positivo e pensare a questa situazione come ad un momento negativo al quale succederà una rinascita. Un’apertura mentale dopo questi periodi repressivi, capace di svegliare tutti e innovare creativamente il mondo artistico.

Per quanto riguarda i set cinematografici, purtroppo, per il rispetto delle attuali norme alcuni sono costretti a chiudere, ma quante persone rimangono a casa? Quanti lavoratori ci sono dietro una produzione?

Il cinema, come anche il teatro, non è fatto solo di attori, ma di tantissimi professionisti esperti nel loro campo che concorrono alla realizzazione di una produzione. Gli addetti ai lavori, produttori, cameraman, microfonisti, ecc. erano i primi a venire la mattina sul set di Mare Fuori e gli ultimi ad andarsene, dimostrando una grandissima professionalità. E come loro ci sono moltissime figure che lavorano dietro le quinte.

Quello che si vede in Tv, come in Mare Fuori, è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è un’industria gigantesca che abbraccia diversi campi. E anche il prodotto finale, la punta dell’iceberg, a sua volta coinvolge altri settori come il giornalismo. Per non parlare dell’impatto a livello socio-culturale.

Da quello che so ci sono anche alcuni set indipendenti, piuttosto che opere prime che stanno andando avanti. Il cinema, penso, sta scaldando i motori per poter rombare poi quando finirà tutto questo. Al momento però non ci sono aiuti in questo frangente, per questo molti lavoratori del mondo dello spettacolo sono scesi in piazza a protestare.

Queste sono le condizioni in cui vertono teatri e cinema, ma gli attori? Tu come hai vissuto e vivi questo periodo? Ti ha impensierito non fare provini? Come hanno influito a livello creativo ed anche economico questi ultimi mesi?

Su tutti e due i fronti ha influito a suo modo.

A livello creativo un po’ più positivamente. C’è stato un momento in cui tutto si è fermato: ci siamo e mi sono rallentato ponendomi anche delle domande. Dobbiamo sembra parlare con qualcuno o fare qualcosa, ed invece, fermandosi, le domande spingono al ragionamento e quindi ad una consapevolezza e maturazione di sé.

Dal punto di vista lavorativo mi ha impensierito, più che altro perché non si sapeva quando si sarebbe potuto tornare sui set. Io mi reputo uno dei miracolati che ha fatto provini, ma c’è chi non ha fatto casting perché magari progetti e produzioni non sono riusciti a partire. L’unico modo che ho avuto per sfruttare quest’impotenza è stato di studiare, leggere molto per prepararmi ed essere carico e pronto poi.

Poi tornare a respirare, tornare al museo, per esempio a fare una scena con un tuo amico per self tape da mandare, è stato bello ed è stato come farlo per la prima volta, riscoprire la vita che c’era. Vediamo come si evolverà il tutto.

Parlando di musei, non è l’unico ambiente in cui hai fatto visita finito il lockdown. Sei stato allo zoo per prepararti. Ti va di parlarcene?

Sì, ci sono tornato… mi mancava e mi intenerisco a pensare a quegli animali in gabbia com’eravamo in gabbia anche noi nel lockdown. Proprio perché mi piacciono mi dispiace vederli così.

Penso che dagli inizi dei tempi l’uomo ha sempre cercato di ispirarsi a loro e quindi trovo sempre un qualcosa di nuovo nei loro comportamenti che puoi riportare nella vita ed anche nei personaggi.

Adesso mi sono un po’ intenerito…

Mi ricordo che c’era una tigre che non vedeva gente da molto tempo e quando sono passato ha iniziato a sfilare quasi davanti allo specchio!

Un bel momento…

Sì senza dubbio.

Ti ringrazio del tempo concessoci, e speriamo di vederti presto in altri progetti.

Speriamo un saluto a tutti!


Se non avete ancora visto la serie Mare Fuori, in cui Massimiliano Caiazzo interpreta Carmine, potete recuperarla su RaiPlay a questo LINK.

Mare Fuori: la trama

L’Istituto di Pena Minorile di Napoli è a picco sul mare e ospita settanta detenuti: 50 maschi e 20 femmine. Quando entrano i ragazzi hanno sempre meno di 18 anni e lo fanno perché hanno “sbagliato”. Questa serie racconta le loro storie.

Alla regia troviamo Carmine Elia, mentre nel cast, oltre a Massimiliano Caiazzo, Carolina Crescentini, Carmine Recano, Valentina Romani, Nicolas Maupas, Giacomo Giorgio, Ar Tem, Vincenzo Ferrera, Antonio Orefice e Anna Ammirati

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