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Letteratura

J. K. Rowling è transfobica?

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Non è la prima volta che J. K. Rowling si ritrova nel pieno di una polemica. Negli anni la scrittrice britannica, conosciuta principalmente per la saga di Harry Potter, ha dovuto affrontare accuse di transfobia, pink washing, poca inclusività nelle sue storie e di essere una TERF (trans-exclusionary radical feminist). Ma partiamo dall’inizio.

Pink Washing

Le prime critiche arrivarono dopo aver terminato il settimo libro, quando durante un incontro con i fan Rowling ha rivelato l’omosessualità di Albus Silente. Alla gioia iniziale riguardante la dichiarazione però per molti fan si è unito anche un senso di fastidio. In tutti i sette libri non viene infatti mai affrontato l’argomento, e a molti è sembrato un caso di pink washing. Un’aggiunta “off screen” per rendere felice la comunità LGBTQ+ senza però intaccare l’opera originale con contenuti “rischiosi”.

Di tutto questo non abbiamo conferme, ovviamente, e rimangono solo ipotesi dei fan.

Inclusività

La saga di Harry Potter è stata scritta in un preciso contesto, in cui la sensibilità verso l’inclusione di minoranze non era sentito come adesso. Oggi fa quasi ridere pensare che l’unico personaggio asiatico dell’intera saga si chiami Cho Chang, ma la situazione non è mai stata considerata troppo problematica. Le cose sono però cambiate con l’opera teatrale Harry Potter and the Cursed Child, in cui l’attrice che interpreta Hermione è nera. Chiunque sia appassionato di teatro sa bene che questo tipo di reinterpretazione è normale in quest’ambito, in cui si guarda più alla bravura dell’attore rispetto alla somiglianza fisica effettiva al personaggio. Rowling ha quindi spiegato la sua scelta, ma la risposta ha scatenato polemiche.

Canon: occhi marroni, capelli ricci e molto intelligente. Il colore bianco della pelle non è mai stato specificato. Rowling ama Hermione nera.

Il problema quindi? Rowling ha più volte descritto il suo volto come pallido o bianco, e invece che spiegare che le convenzioni a teatro sono diverse di quelle nel cinema ha preferito aggiungere dettagli postumi, proprio come con Silente. A molti fan è sembrato di intravedere un pattern, senza però poterne essere certi.

Like-gate: Uomini con vestiti

Queste però non sono le uniche polemiche che ha dovuto affrontare Rowling. Nel 2018 infatti pochi like sono riusciti a dividere nuovamente i fan. J. K. Rowling ha messo like a dei tweet che denunciavano come in politica le donne transessuali (chiamati uomini che indossano vestiti in tono dispregiativo) venissero considerate maggiormente rispetto alle donne biologiche, e di come non avessero diritto a “rubare” i ruoli delle donne. I like sono stati presto rimossi e la scrittrice ha dato la colpa al suo essere maldestra, ma ancora una volta i fan si sono divisi.

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Gli uomini mi hanno urlato contro al mio primo incontro del Labour Party all’età di 18 anni perché ho chiesto loro di rimuovere la terza pagina del calendario. Mi hanno detto di essere più forte, più rumorosa, indipendente. Spesso non mi sono sentita supportata. Uomini che indossano vestiti ricevono solidarietà “brocialist” (un socialista o progressista di sesso maschile che minimizza i problemi delle donne n.d.a.) che non ho mai avuto. Questa è misoginia!

Tweet-gate: #IStandWithMaya

Arriviamo finalmente alle polemiche più recenti. Il 19 dicembre 2019 ha pubblicato un tweet in favore di Maya Forstater, una ricercatrice il cui contratto di lavoro non è stato rinnovato a causa delle sue dichiarazioni offensive e discriminatorie nei confronti delle persone transgender sui social. Più in specifico opponendosi alla riforma del UK’s Gender Recognition Act, che avrebbe permesso alle persone di auto-identificare la loro identità sessuale, invece che attraversare un lungo processo medico-burocratico.

Vestiti come preferisci.
Chiamati come preferisci.
Dormi con qualsiasi adulto consenziente che ti avrà.
Vivi la tua vita migliore in pace e sicurezza.
Ma forzare le donne a lasciare il proprio posto lavoro per aver affermato che il sesso (biologico n.d.a.) è reale? #IStandWithMaya #ThisIsNotADrill

Per molti questo tweet è stato la conferma delle idee transfobiche di J. K. Rowling, che come alcuni hanno fatto notare appare anche nelle sue opere letterarie (no, non Harry Potter).

Robert Galbraith

J. K. Rowling ha scritto romanzi anche sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, e ne Il Richiamo del Cuculo compaiono diverse scene o riferimenti che possono essere considerati “poco sensibili”, se non apertamente transfobici. Il tutto però appare all’interno di un romanzo, che adotta una visione diversa da quella dell’autrice e quindi inizialmente la cosa non ha destato scalpore. Alla luce del tweet incriminato però sono molti i fan che hanno cominciato a chiedersi se non fosse un altro segno delle sue convinzioni, più che invenzione letteraria.

The Ickabog, il ritorno delle accuse di transfobia

Il 26 maggio Rowling ha annunciato la pubblicazione online, in modo gratuito, del suo nuovo libro per bambini The Ickabog. I problemi, però, sono arrivati anche qui. Nicola Spurling, attivista LGBTQ+ transgender, ha aspramente criticato la scrittrice, in un tweet ora eliminato.

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Di sicuro è qualcosa da tenere sott’occhio. Negli ultimi anni Rowling ha mostrato chiaramente che non le può essere data fiducia quando ci sono di mezzo i bambini.

Rowling, in questo caso, non l’ha presa bene, tanto che ha minacciato l’attivista di azioni legali.

A meno che tu non voglia avere notizie dagli avvocati, potresti voler ripensare quel tweet. Non perdo tempo a discutere false dichiarazioni intenzionali sulle mie opinioni sul transgenderismo – la tua cronologia mostra che non sei un’amante della verità – ma fare insinuazioni serie come questa ha delle conseguenze.

Nicola Spurling ha poi risposto, spiegando che secondo lei, la transfobia che ha promosso è pericolosa per i bambini.

Se ritieni che la transfobia che hai propagato nel mondo non sia pericolosa per i bambini, sei la benvenuta a chiedere al tuo avvocato di inviarmi una lettera di cessazione e di rinuncia. Sono sicura che i media adorerebbero scrivere articoli su come attacchi le persone trans cercando poi di zittirle.

La verità è sempre stata molto più importante per me del clickbait, Nicola. Fornisci la prova che a) non mi si può dare fiducia vicino ai bambini e b) che “attacco persone trans”.

Sono anche io molto interessata alla verità. Twittare il proprio supporto per qualcuno che è indiscutibilmente transfobico è transfobico in sé e per sé. I tassi di suicidio tra le persone trans sono così alti a causa della mancanza di accettazione, quindi la transfobia è pericolosa per i bambini.

Spurling ha poi eliminato i tweet originari, spiegando che l’ha fatto sotto consiglio dei suoi avvocati e su richiesta di J. K. Rowling.

Su richiesta di J. K. Rowling e su consiglio dei miei avvocati, ho cancellato il mio tweet originale. Il tweet, se letto da solo, mancava di chiarezza e, giusto o sbagliato, la ricchezza è potente.

Detto questo, sostengo l’intento del tweet, che è quello di evidenziare la pericolosa natura della transfobia. I bambini sono particolarmente vulnerabili e devono essere accettati per quello che sono, senza che sia detto loro chi è sbagliato. Da un grande potere deriva una grande responsabilità.

Non è nemmeno la prima volta che Sturling critica Rowling. In passato ha infatti spiegato che Harry Potter è parte della sua infanzia, e nulla, nemmeno la sua creatrice, potrà portarglielo via, ma che si rifiuta di darle anche solo un centesimo a causa delle sue idee transfobiche.

Tara Wolf e TERF

Le cose sembravano essersi fermate qui, e la promozione di The Ickabog è continuata senza intoppi. Questo finché Rowling non ha risposto a un tweet contenente la foto di un disegno di un bambino inserendo per sbaglio parte di un messaggio privato.

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Amo questo meraviglioso Ickabog, con le sue orecchie da pipistrello, gli occhi spaiati e terrificanti denti macchiati di sangue! In tribunale Wolf ha dichiarato che il post di Facebook in cui lui dichiarava di voler “incasinare” qualche TERF era solo spavalderia. #TheIckabog

Un errore che non è passato inosservato. Ma di cosa si tratta? Rowling stava parlando di Tara Wolf, una donna transessuale condannata per aver assalito la femminista radicale Maria Caclachlan durante una protesta a Londra, nel 2017. Le critiche sono piovute sulla scrittrice principalmente a causa dell’uso del pronome sbagliato nei confronti di Wolf, nata biologicamente uomo ma che si identifica come donna.

Rowling ha presto spiegato cosa è successo, senza però nominare le polemiche sull’uso del pronome, bensì chiedendo scusa per l’uso del termine “fuck up” in un tweet di commento a un disegno di un bambino.

Mi dispiace per la frase casuale e totalmente sconnessa che si è fatta strada lì dentro. Ho accidentalmente incollato parte un messaggio molto non-Ickaboggish che avevo appena ricevuto

People who menstruate

La polemica sembrava essersi placata, finché J. K. Rowling non ha pubblicato un tweet contenente un articolo e criticando l’uso del termine “persone con mestruazioni”. Secondo l’autrice, infatti, avrebbero dovuto semplicemente usare la parola “donne”.

Le persone che hanno le mestruazioni.’ Sono sicura che c’era una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud? (storpiatura di women, n.d.r.)

Le critiche a questo tweet sono state aspre, infatti molti hanno commentato indignati dato che gli uomini trans, nonostante spesso abbiano le mestruazioni, non si considerano donne. L’ironia di Rowling è stata aspramente criticata, fino ad arrivare agli insulti, e molti l’hanno accusata (di nuovo) di essere TERF (trans-exclusionary radical feminist).

“Nazifemminista”, “TERF”, “Stronza”, “Strega”.

Il tempo passa. L’odio verso le donne è eterno.

La risposta di Rowling non si è fatta attendere, e ha imputato questi insulti all’odio diffuso verso le donne, per poi chiarire meglio la sua posizione in una serie di tweet.

Se il sesso biologico non è reale, non c’è attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta dalle donne a livello globale viene cancellata. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle loro vite. Non è odio dire la verità.

L’idea che le donne come me, che sono empatiche per le persone trans da decenni, che sentono una connessione perché sono vulnerabili allo stesso modo delle donne – vale a dire, alla violenza maschile – “odiano” le persone trans perché pensano che il sesso sia reale e abbia conseguenze nella vita reale – è un’assurdità.

Rispetto il diritto di ogni persona trans di vivere in un modo che sia autentico e confortevole per loro. Marcerei con voi se foste discriminati sulla base dell’essere trans. Allo stesso tempo, la mia vita è stata plasmata dall’essere femmina. Non credo porti odio dirlo.

La risposta definitiva

A seguito delle enormi polemiche sollevate dai suoi tweet e risposte, Rowling ha pubblicato un lungo post sul suo sito in cui spiega le sue posizioni sull’identità di genere, le persone transgender e la parola TERF. La risposta però non ha fatto altro che mettere ancora più benzina sul fuoco, sollevando aspre critiche nei confronti della scrittrice.

Nell’articolo Rowling ricostruisce tutte le vicende che abbiamo riportato, da Maya Forstater ai più recenti tweet sulle “persone con le mestruazioni”, spiegando dettagliatamente il perché delle sue posizioni. Ha anche rivelato di essere stata vittima di un’aggressione sessuale, oltre che di violenza domestica, e che queste esperienze hanno profondamente segnato la sua vita e le sue posizioni politiche e sociali.

Potete trovare l’intero scritto in questo articolo, ne riportiamo qui una parte:

(…) Voglio essere molto chiara: so che la transizione sarà una soluzione per alcune persone che con disforia di genere, anche se sono anche consapevole attraverso ricerche approfondite che degli studi hanno costantemente dimostrato che tra il 60-90% degli adolescenti disforici di genere supereranno la loro disforia.

(…) Ho letto tutte le argomentazioni sul fatto che la femminilità non risieda nel corpo sessuato e le affermazioni secondo cui le donne biologiche non hanno esperienze comuni, e le trovo anch’esse profondamente misogine e regressive. È anche chiaro che uno degli obiettivi di negare l’importanza del sesso è quello di erodere ciò che alcuni sembrano vedere come l’idea crudelmente segregazionista delle donne che hanno (o vivono, n.d.a.) le loro realtà biologiche o – altrettanto minacciose – realtà unificanti che le rendono una classe politica coesiva. Le centinaia di email che ho ricevuto negli ultimi giorni dimostrano che questa erosione riguarda molti altri, in egual modo. Non è abbastanza per le donne essere alleate trans. Le donne devono accettare e ammettere che non vi è alcuna differenza materiale tra donne trans e loro stesse.

(…) Ma, come molte donne hanno detto prima di me, “donna” non è un costume. “Donna” non è un’idea nella testa di un uomo. “La donna” non è un cervello rosa, il fatto che piacciano le (scarpe n.d.a.) Jimmy Choos o qualsiasi altra idea sessista ora propagandata in qualche modo come progressiva. Inoltre, il linguaggio “inclusivo” che chiama le donne “persone con mestruazioni” e “persone con vulva” colpisce molte donne come disumanizzanti e umilianti. Capisco perché gli attivisti trans considerano questo linguaggio appropriato e gentile, ma per quelle di noi che hanno ricevuto insulti degradanti, a cui hanno sputato addosso uomini violenti, non è neutrale, è ostile e alienante.

Quindi?

Non è mai stato semplice confrontarci con i nostri idoli, e al tempo dei Social Network le cose si sono persino complicate. Per molte persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ Hogwarts è stato per anni un luogo sicuro, una seconda casa (anche se di fantasia) in cui sentirsi accettati, dove l’essere considerato diverso era un pregio e non uno stigma. Le idee di J. K. Rowling non sono condivise da molte persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, ma questo non significa che non possiamo continuare ad apprezzare il suo lavoro e il mondo che ha creato. Come spesso accade la sua opera è cresciuta, diventando qualcosa di molto più grande di lei. Nessun tweet potrà mai rovinare la magia di Hogwarts.

Giornalista pubblicista e Laureata in Lingue e Culture per l’Editoria. Procrastinatrice seriale, vado avanti a forza di caffeina e ansia e in qualche modo sta funzionando. Mi piacciono la lettura, i Beatles, lo Spritz Campari e le maratone (Netflix). Non mi piacciono il caffè annacquato, scrivere biografie e fare liste.

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Letteratura

George R. R. Martin, autore del Trono di Spade, dovrebbe essere in prigione

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No, non ha commesso qualche tipo di reato, a meno che essere estremamente lenti a scrivere non possa essere considerato tale. George R. R. Martin, autore della saga del Trono di Spade, un anno fa ha dichiarato che se non avesse finito The Winds of Winter entro il 29 luglio 2020 i fan sarebbero stati in pieno diritto a metterlo in prigione. Un’affermazione che all’epoca poteva sembrare esagerata, ma che ora conferma la fama dello scrittore: geniale ma discontinuo.

La sfida era stata lanciata dallo stesso autore sul suo blog parlando della sua presenza alla World Science Fiction Convention, cancellata a causa del coronavirus.

Per quanto riguarda il completamento del mio libro… temo che la Nuova Zelanda mi distrarrebbe troppo. Meglio lasciarmi qui a Westeros per il momento. Ma vi dico questo: se non avrò The Winds of Winter in mano quando arrivo in Nuova Zelanda per Worldcon, avete il mio permesso scritto formale di imprigionarmi in una piccola capanna a White Island (isola vulcanica della Nuova Zelanda n.d.a.), con vista su quel lago di zolfo acido, fino a quando ho finito. Finché i fumi acri non rovinano il mio vecchio elaboratore di testi DOS, starò bene.

The Winds of Winter, sesto capitolo della saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, è atteso dai fan ormai da anni. Molti speravano che sarebbe uscito dopo la fine della serie tv, per poi trovarsi smentiti. A quanto pare nell’ultimo periodo, complice la quarantena forzata, George R. R. Martin ha ricominciato a scrivere, e a quanto pare spera di finirlo prima del prossimo CoNZealand, che di solito si svolge a fine luglio o inizio agosto, rimandando quindi di un altro anno l’uscita.

George R. R. Martin al momento non ha accennato alla promessa, forse dimenticandosene, forse sperando che nessun fan lo abbia preso sul serio. Non ci resta che aspettare – di nuovo – e sperare che il libro sia pronto il prossimo anno.

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Film e Serie TV

House of the Dragon: iniziano i casting per cercare i nuovi Targaryen

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Non è un segreto, il finale di Game of Thrones ha deluso molti fan, nonostante questo la serie resta una delle più amate degli ultimi anni, ed è stata capace di rivoluzionare un genere e di rendere le serie tv fantasy veri e propri eventi internazionali. Non sorprende quindi che i produttori abbiano deciso di cavalcare l’onda del successo e di mettere in cantiere una nuova serie prequel: House of the Dragon.

L’attesissimo prequel, sempre prodotto da HBO, è ora in fase di casting, ma non sono ancora stati rivelati i nomi dei protagonisti né una trama definita. La serie è tratta dal libro Fire & Blood, che copre l’ascesa della casata Targaryen dall’arrivo a Westeros dopo il disastro di Valyria – il misterioso cataclisma naturale che è stato la causa del collasso della Libera Fortezza di Valyria – fino al creatore del trono di spade, Aegon il conquistatore. Probabilmente il focus si concentrerà sulla guerra civile, denominata Danza dei Draghi, tra Aegon II e la sua sorellastra Rhaenyra a seguito della morte di loro padre, Viserys I.

House of the Dragon dovrebbe debuttare nel 2022, lo showrunner è Ryan Condal in collaborazione con il regista Sapochnik.

Ecco la sinossi ufficiale del libro:

La storia della dinastia Targaryen, quando i draghi regnavano su Westeros. Finalmente anche il grande mondo fantasy di George R.R. Martin ha il suo legendarium, un compendio inesauribile di episodi e dettagli che riecheggia “Il Silmarillion” di J.R.R. Tolkien: un banchetto fastoso per tutti gli appassionati e un potente specchio delle grandezze e miserie della natura umana, nei bassifondi della carestia o assisa su un trono, nel fango d’una battaglia o sul dorso d’un drago. 

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Letteratura

È tutto un MANGA MANGA: arriva in libreria il manuale satirico sui mecha

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Da oggi in libreria potrete trovare È tutto un Manga Manga manuale satirico sui robottoni giapponesi! Gli autori di questo volume – edito EF edizioni, collana Reika Libri – sono Roberto Corradi (testi) e The Hand (disegni), con la prefazione di Piero Pelù.

Robot che abbiamo amato, robot che abbiamo odiato, robot che abbiamo ignorato e che, anche dopo aver letto queste pagine, continueremo a ignorare… esiste un’enciclopedia dei fiori… poteva non esisterne una dei robot/cartoni animati di qualche decennio fa? Certo che poteva, però noi abbiamo deciso che no e È tutto un Manga Manga è l’enciclopedia robottonica che mancava fatta alla nostra maniera e con un gran vantaggio per tutti: non verremo di domenica mattina a vendervela a casa. Ci sono dettagli, a volte, che fanno la differenza.

31 robot schedati, raccontati, smontati ed illustrati più un “fuori programma” gravido di scarabocchi eretici e annotazioni sul tema, per un totale di 150 pagg … spaziali!

Elenco dei 31 robot:

Boss Robot, il Grande Mazinga, Daitarn 3, Mazinga Z, Ufo Robot Goldrake, Gundam, Trider G7, Daltanious, Jeeg Robot d’acciaio, Gordian, Supercar Gattiger, Voltron, God Sigma, Zambot 3, Diapolon, Astrorobot, Gaiking, Gackeen, Astroganga, Getter robo, Bryger, Vultus V, Megaloman, Tekkaman, Ultraman, Baldios, Spectreman, Godam, Daikengo, Danguard, Afrodite A

Gli autori

Roberto Corradi (1976)

Romano, deve i suoi inizi a Corrado Mantoni. Ha lavorato con Alberto Sordi, ha inspiegabilmente diretto quattro settimanali umoristici, ha fatto un po’ di personaggi a 610 e al Ruggito del Coniglio, ha pubblicato dei libri e scritto spettacoli per il teatro, la tv… cose così. Sa fare anche il pandoro che quando uno legge questa bio, è l’unica cosa che poi si ricorda.

Maurizio Di Bona – The Hand (1971)

È un disegnatore napoletano noto come “The Hand”. Si occupa di rockstar, fumetto, filosofia e satira. Ha collaborato con Beppe Grillo, Gillian Anderson e la compianta Dolores O’Riordan dei Cranberries. Ha scritto e disegnato Cose da Runners (Becco Giallo 2016) e Chi ha paura di Giordano Bruno (Mimesis 2006). Quando non disegna va a correre per trovare le giuste ispirazioni.

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